lety
12-05-2007, 11:47 AM
Nell'ora violetta, quando gli occhi e la schiena
si levano dallo scrittoio, quando il motore umano attende
come un tassì che pulsa nell'attesa,
io Tiresia, benchè cieco, pulsando tra due vite,
vecchio con avvizzite mammelle di donna, posso vedere
nell'ora violetta, nell'ora della sera che contende
il ritorno, e il navigante dal mare riconduce al porto,
la dattilografa a casa all'ora del tè, mentre sparecchia la colazione, accende
la stufa, mette a posto barattoli di cibo conservato.
Pericolosamente stese fuori dalla finestra
le sue combinazioni che s'asciugano toccate dagli ultimi raggi del sole,
sopra il divano (che di notte è il suo letto)
sono ammucchiate calze, pantofole,fascette e camiciole.
Io Tiresia, vecchio e con le mammelle raggrinzite,
osservai la scena e ne predissi il resto-
anch'io ero in attesa dell'ospite atteso
Ed ecco arriva il giovanotto foruncoloso,
impiegato d'una piccola agenzia di locazione, sguardo ardito,
uno di bassa estrazione a cui la sicurezza gli si addice come un cilindro ad un cafone arricchito.
Ora il momento è favorevole, come bene indovina,
il pasto è ormai finito, e lei è annoiata e stanca,
lui cerca di impegnarla alle carezze
che non sono respinte, anche se non desiderate.
Eccitato e deciso, ecco immediatamente l'assale;
le sue mani esploranti non incontrano difesa;
la sua vanità non pretendeche vi sia un'intesa, ritiene
l'indifferenza gradita accettazione.
(E io Tiresia ho presofferto tutto
ciò che si riempe sul divano o questo letto;
io che sedei presso Tebe sotto queste mura
e camminai ra i morti che più stanno in basso).
Accorda un bacio finale di protezione,
e brancola verso l'uscita, trovando le scale non illuminate...
Lei si volta e si guarda allo specchio un momento,
si rende conto appena che l'amante è uscito;
il suo cervello permette un pensiero solo a metà formato
trascorra:"Bene, ora che anche questo è fatto:lieta che sia finito".
si levano dallo scrittoio, quando il motore umano attende
come un tassì che pulsa nell'attesa,
io Tiresia, benchè cieco, pulsando tra due vite,
vecchio con avvizzite mammelle di donna, posso vedere
nell'ora violetta, nell'ora della sera che contende
il ritorno, e il navigante dal mare riconduce al porto,
la dattilografa a casa all'ora del tè, mentre sparecchia la colazione, accende
la stufa, mette a posto barattoli di cibo conservato.
Pericolosamente stese fuori dalla finestra
le sue combinazioni che s'asciugano toccate dagli ultimi raggi del sole,
sopra il divano (che di notte è il suo letto)
sono ammucchiate calze, pantofole,fascette e camiciole.
Io Tiresia, vecchio e con le mammelle raggrinzite,
osservai la scena e ne predissi il resto-
anch'io ero in attesa dell'ospite atteso
Ed ecco arriva il giovanotto foruncoloso,
impiegato d'una piccola agenzia di locazione, sguardo ardito,
uno di bassa estrazione a cui la sicurezza gli si addice come un cilindro ad un cafone arricchito.
Ora il momento è favorevole, come bene indovina,
il pasto è ormai finito, e lei è annoiata e stanca,
lui cerca di impegnarla alle carezze
che non sono respinte, anche se non desiderate.
Eccitato e deciso, ecco immediatamente l'assale;
le sue mani esploranti non incontrano difesa;
la sua vanità non pretendeche vi sia un'intesa, ritiene
l'indifferenza gradita accettazione.
(E io Tiresia ho presofferto tutto
ciò che si riempe sul divano o questo letto;
io che sedei presso Tebe sotto queste mura
e camminai ra i morti che più stanno in basso).
Accorda un bacio finale di protezione,
e brancola verso l'uscita, trovando le scale non illuminate...
Lei si volta e si guarda allo specchio un momento,
si rende conto appena che l'amante è uscito;
il suo cervello permette un pensiero solo a metà formato
trascorra:"Bene, ora che anche questo è fatto:lieta che sia finito".