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Visualizza versione completa : Veto che parla, sabbia che canta - Anton Quintana


Francesco
11-20-2004, 10:45 AM
Un libro sicuramente, affascinante, e che si discosta dai normali canoni narrativi. Quando lo lessi, mi ci volle almeno una 50 di pagine per poter, capire. Anzi ,potrei quasi dire che mi ci vollero 50 pagine perchè potesse solo iniziarmi a piacere. E poi è stata un'immersione. Profonda e sicuramente poco banale, che lascia i nostri normali canoni di ciò che noi riteniamo giusto, per lasciarci quantomeno il dubbio, sulle normali questioni che ci poniamo ogni giorno.

Ps: appena posso posto delle citazioni...

Aurorablu
11-21-2004, 08:52 AM
Grazie Francesco, :-D
sembra davvero un libro interessante!

<center>http://www.tealibri.it/copertine/Ventocheparlag.jpg

Descrizione del libro in quarta di copertina:</center>
Dove la terra è ancora selvaggia e vuota, dove le praterie si ripetono all'infinito, l'uomo si sente piccolo e insignificante. Piccolo, insignificante e pieno di paure si sente Perregrin, giunto sulla soglia dell'età adulta che non osa varcare, anche perché ha un problema in più rispetto agli altri: una gamba che, dopo una prima frattura, continua a rompersi. Suo padre si rivolge, come ultima spiaggia, a Bod Pa, un vecchio amico, sciamano errante e valoroso guerriero.
Bod Pa non assomiglia affatto allo stereotipo dello sciamano, non porta amuleti, non fa magie, non evoca gli spiriti e a ben guardare non sa nemmeno guarire: è un nano cieco, col volto segnato da cicatrici, beone e filosofo. Come un piccolo Socrate, Bod Pa provoca il suo discepolo con un comportamento imprevedibile, ordini enigmatici, indovinelli esasperati, scherzi feroci, domande senza risposta che spostano sempre di sorpresa il baricentro delle questioni, mostrando gli aspetti meno consueti e più reali delle cose. E quando si parla di risanare la gamba malata del ragazzo, Bod Pa sembra indifferente e distratto come se non quello, ma altro, fosse il problema. Vagando per le pianure sterminate, Perregrin sperimenta la devastante solitudine della natura, parla del bene e del male, della vita e della morte e, sotto la guida del suo sciamano, cerca di seguire l'antico motto che permette il compimento del viaggio interiore dell'uomo verso la maturità: 'Conosci te stesso'.
Sullo spazio, sul tempo, sui personaggi, sulla nascita di questo libro sono sufficienti le parole dell'autore:
"Il periodo in cui la vicenda si svolge non ha alcuna importanza. Bod Pa infatti è un uomo di tutti i tempi, un angelo di passaggio sulla terra. Perregrin è il futuro Gengis Khan, che significa 'Cavaliere celeste'.
E nella figura di Gengis Khan sono fusi i tre protagonisti del mio libro: Perregrin, suo padre e Bod Pa. Perregrin è un uomo che vuole essere se stesso. Solo riuscendo a cavarsela con le proprie forze capisce la vera essenza della vita".

Ho trovato una recensione del libro anche in questa pagina:
http://www.racine.ra.it/orione39/attivita/attivita_ricerche/giornalismo/vento.html

Francesco
11-21-2004, 05:39 PM
Bellissima recensione... :OK :OK

Aurorablu
11-23-2004, 05:36 PM
Fa finta di nulla lui..
aspetto le citazioni!!! :lol: :LOL

Francesco
11-24-2004, 06:15 PM
Seccome sono belli i dialoghi ve ne riporto alcuni....


«Bod Pa?»
«Mmm?»
«Non dormivi ancora, vero?»
«No».
«Volevo farti una domanda».
«Sentiamo».
«Non che sia una cosa che mi preoccupa più di tanto...»
«Naturalmente».
« Si tratta della morte ».
«La morte. Cosa vuoi sapere?»
«Noi moriamo».
«Sarebbe una domanda?»
«Non mi va».
«Se vuoi posso anche parlartene, ma non la definirei una domanda».
«Perché si deve?»
«Cosa?»
«Morire».
«Be', per via del fatto che siamo nati. È una specie di accordo che hai fatto quando sei venuto al mondo».
«Io non me lo ricordo».
«Non preoccuparti; quando sarà il momento ti verrà ricordato».
«È una punizione per qualcosa che i nostri progenitori hanno
fatto?»
«Che cosa dovrebbero aver fatto?»
«Non so. Qualcosa di proibito».
«Be', se è una punizione io farei almeno in modo di meritarmela, perché tanto poi muori lo stesso».
«Non devi pensare così».
«Non posso pensare altrimenti».
«Capita anche a me, a volte. Ma in quei casi cerco di girarla in un altro modo».
«Devi starci attento. A forza di girare puoi confonderti ben be¬ne. E poi dove arrivi?»
«Allo stesso pensiero».
«Lo vedi?»
«Ma la morte...»
«È l'ultimo giro. Proprio come in un buon cavaturaccioli: il primo e l'ultimo giro devono trovarsi sullo stesso asse».
«Bod Pa?»
«Vuoi sapere cos'è un cavaturaccioli?»
«Sì».
«È quello che temevo. E va bene, il cavaturaccioli è un chiodo ritorto che avviti dentro un turacciolo. E un turacciolo è un pezzetto di corteccia di sughero che infili nel collo di una bottiglia. E una bottiglia è un orcio di vetro che liberi del turacciolo con il cavaturaccioli. A quel punto l'unica cosa che ancora ti serve è una sete come si deve. Capito?»
«Davvero non bevi più?»
Bod Pa non disse niente.
«Perché no?» chiese Perregrin.
«Perché voglio essere un vero sciamano».
«Be', nel frattempo hai già dimostrato di esserlo».
«Come?»
«Questo pomeriggio con il drago».
«Quello» disse Bod Pa, «era solo un trucco».
«Un trucco?»
«Certo. Come ogni magia».
«E i cavalli, allora?»
«Che c'entrano i cavalli?»
«Si sono spaventati anche loro».
«Sì. Di te».
«Perché mi ero spaventato io?»
«Le bestie sono fatte così».
Bod Pa tacque e anche Perregrin tacque. Alta sopra di loro la luna si liberò dalla rete di nebbie che l'avevano tenuta prigioniera.
«Se era un trucco, come l'hai fatto?» chiese a un tratto Perregrin.
Bod Pa non era affatto sorpreso. «Vuoi impararlo anche tu?»
«Si può?»
«Certo che si può. Perché non dovresti poter imparare un trucco? Stai bene ad ascoltare e non usarlo a sproposito. Te lo dico in gran confidenza. Quello che devi fare è cercare un sasso adatto e spaccarlo poi con cura a metà sperando che ci sia dentro un drago».
Silenzio. Le anatre non facevano più alcun rumore. Il vento e l'erba sussurravano.
«Buona notte, Bod Pa».
«Sogni d'oro, Pellegrino».


*******


«Una stella cadente» disse Perregrin «Posso esprimere un desiderio».
«Così cominciano molte storie tristi» commentò Bod Pa.
E un'altra stella solcò il ciclo scomparendo nella notte.
«Eccone un'altra. Mi spiace, ma non ti posso raccontare il mio desiderio, se no non si avvera».
Bod Pa si strinse nelle spalle. «Tanto i desideri son tutti uguali»
«Sì?»
«Sì. Cosa si può desiderare? Ricchezza. Salute. Bellezza. Eterna giovinezza. È un bene che non si avverino».
«Perché?»
«Perché poi desidereremmo di nuovo l'esatto contrario».
«Cosa, povertà, malattia, bruttezza e vecchiaia? Non ci credo».
Bod Pa proiettò un potente sputo lontano da sé. «Siamo proprio incorreggibili» disse. «Vogliamo sempre quello che non abbiamo». E si mise a cantare con voce roca:

Felicità, felicità,
quelli erano giorni, quando potevo
andare a caccia di felicità!

Perregrin ascoltava sorpreso.
«Non è tanto strano che si voglia essere felici» disse Bod Pa, «ma piuttosto che immaginiamo di sapere come diventarlo. Se gli dèi ci vogliono punire, ascoltano le nostre preghiere».
«Allora è meglio non avere desideri?»
«Se se ne avvera uno, ne viene subito un altro. E poi un altro ancora. Per tutto quello che abbiamo sul nostro elenco dei desideri non ci sono abbastanza stelle».
«Non desiderare più niente, è questa la soluzione?»
«Soluzione? Soluzione di cosa? C'era una volta un re che poteva esprimere un desiderio. Non è una barzelletta, Pellegrino, o forse si, comunque non fa ridere».
«Chi era che gli aveva detto di esprimerlo?»
«Dio in persona».
«Allora Dio esiste?»
«Non saprei dirtelo così in quattro e quattr'otto, ma almeno per 1 durata di questa storia esiste. D'accordo? Bene, stai a sentire la toria. È già molto vecchia, e non devi confonderia con quell'altra toria di un re che poteva esprimere un desiderio. Quello infatti voleva che tutto quello che toccava si trasformasse in oro e poi è morto di fame o roba del genere. Ah no, ecco: sua figlia è andata a dargli un bacio e naturalmente si è tramutata anche lei in oro. Triste, no? La mia storia non parla di quel re avido. No, il re di cui ti parlo era già ricco per conto suo, e anche giovane e bello e amato, quindi che cosa poteva restargli da desiderare?»
«Che c'è, Bod Pa? Perché ti fermi?»
«Dov'è tuo padre? Voleva solo controllare che non ci fossero in giro attaccabrighe. Eh già, pensa se interrompessero la lista di quel bel poeta: tende di feltro, tende di feltro, tende di feltro...»
«Adesso continua la storia».
«Quella del re che voleva l'oro e per punizione gli vennero le orecchie d'asino?»
«No, non quello. L'altro, quello che aveva già tutto».
«Bene, quel re era molto ragionevole. Quando Dio gli apparve e disse: "Chiedi quello che vuoi", lui rispose: "Dammi la saggezza"».
«Ma se era già così ragionevole...»
«Non importa, la saggezza non è la stessa cosa della ragionevolezza. Sei ragionevole se riesci a ragionare in modo sensato. Sei saggio se ti sono chiare anche quelle cose che con la ragione non riusciresti a capire. Mi segui?»
«Vai avanti».
«Bene. Dio la trovò una scelta così giusta che disse: "Dato che mi hai chiesto la saggezza e non ricchezza, bellezza, potere, e tanto ineno la vita dei tuoi nemici, ti darò non solo la saggezza, ma anche ricchezza, bellezza e potere più di quanto qualsiasi altro re abbia mai posseduto né mai possederà dopo di te"».
«Però, bel colpo».
«E quello che avrei pensato anch'io. Quel re divenne talmente arnoso per la sua saggezza che alla sua corte convennero numerosi s udiosi da paesi lontani. Eppure tutta la sua saggezza non gli impedì di commettere un errore. Da vecchio infatti cominciò a non prendere più tanto sul serio il governo del suo regno e commise ogni sorta di stoltezze, tanto che i suoi sudditi insorsero contro di lui.
Questo però non vuol dire che il suo desiderio non fosse stato
esaudito fino in fondo, perché la più grande saggezza è proprio la conoscenza di tutte le stoltezze».
Tacquero per un momento. Le praterie giacevano vuote e gelide intorno a loro. Sopra le colline il gioco di luci delle stelle continuava, con il saltuario balenare di una scia.
«Eh sì» disse Bod Pa con un sospiro.
«Eh sì» ripetè Perregrin facendogli il verso.
«Puoi ben dirlo» fece Bod Pa con un'espressione «saggia».
«È una storia dal significato molto profondo, Bod Pa. Devo ancora pensarci bene».
«Bravo» lo elogiò Bod Pa annuendo benevolmente. Il fuoco illuminò ancora il suo sorriso prima che il vecchio si voltasse. Poco dopo si girò di nuovo verso il ragazzo e disse: «Ascolta il tuo guru, e il tuo guru dice: urubuguru».
Perregrin scoppiò a ridere. «Urubuguru?»
«Urubuguru»