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#1 |
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Administrator
Data Registrazione: Jun 2004
Località: Lo spazio che c'è in te
Messaggi: 2.640
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Parto prorio da questa parola: Sinestesia: (dal greco syn, "insieme" e aisthánestai, "percepire") procedimento che consiste nell'associare, all'interno di un'unica immagine, sostantivi e aggettivi appartenenti a sfere sensoriali diverse, che, proprio per le loro interferenze danno origine a un'immagine vividamente inedita. Un simile procedimento, usato anche nella poesia antica, diviene particolarmente frequente a partire dai poeti simbolisti e costituisce poi uno stilema tipico dell'area ermetica della poesia italiana del Novecento, ad esempio: Urlo nero della madre (S. Quasimodo) Un urlo puo' essere nero? No, ma è una immagine poetica fantastica, sinestesia appunto. Ora tocca alle vostre parole inusuali, chi accetta la sfida? |
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#2 | |
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Amico*
Data Registrazione: Oct 2005
Località: lo spazio che c'è in te
Messaggi: 4.505
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Anche io (visto che la prima me l'hai fregata :P , ke bello) voglio partecipare usando una parola di cui qui ho scoperto molto mia.. di un suono bellissimo...
si tratta di un aggettivo, comune ma nn troppo direi, tratto da una poesia di antilia: Citazione:
di|à|fa|no agg. 1 CO TS fis., di corpo, che lascia passare la luce e permette di vedere attraverso esso, trasparente: cristallo d. 2a CO di mano, di pelle, ecc., talmente delicato, sottile e pallido da sembrare trasparente 2b CO di qcn., dall’aspetto pallido ed esile dal latino vuol, dire guaradre attraverso.. indica qllla possibilità data dalla trasparenza.. io la trovo una parola magnifica.. perchè è trasparente essa stessa per la leggerezza del suo suono.
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"...Perché so che dove sono stato con te si va solo con te, attraverso te." pedro salinas
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#3 |
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Amico*
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Oggi la parola sinestesia è ultilizzata per indicare il connubio delle arti in una composizione.
Una poesia recitata con un sottofondo musicale dal vivo in una scenografia artistica... magari con una danza. Il tutto mixato con armonia seguendo un tema preciso. Sono qui a combattere un cerimoniere d’ombra che smuove vecchi sistri d’una danza infinita. (Michael in Scranni Silenti) sìstro: sìstro s. m., strumento musicale, usato dagli antichi egiziani, costituito da una lamina metallica, percorsa da verghette mobili anch'esse metalliche che, all'agitarsi dello strumento, emettevano dei suoni.
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![]() "Egli darà ordine ai Suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi " (Salmo 90/91) |
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#4 |
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Moderatore*
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Il verbo
DESIDERARE viene dall'omonimo verbo latino composto dalla particella DE- e da SIDERARE, che vuol dire "fissare attentamente le stelle" (in latino SIDERA). Pensiamo anche al verbo CON- SIDERARE, "fissare mettendo a confronto". Alcuni danno alla particella DE- un semplice valore intensivo, ma altri, più sottilmente, dando al prefisso il significato di allontanamento, interpretano come: "allontanare lo sguardo dalle stelle" perchè la lettura di esse non soddisfa colui che le interroga (ricordiamo che gli Antichi leggevano il futuro osservando la volta celeste), e quindi sentire la mancanza di una risposta. Altri ancora, continuando a leggere il DE- nel suo significato di movimento, interpretano "tirar giù dalle stelle", quindi afferrarne i segreti nascosti nelle costellazioni. In fondo, il desiderio non è proprio questo?...Guardare da lontano qualcosa a cui vorresti avvicinarti.
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#5 |
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Amico*
Data Registrazione: Nov 2005
Località: Veneto
Messaggi: 1.894
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molto bello enrichetto
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#6 |
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Amico*
Data Registrazione: Jan 2007
Località: sulla mia nuvola vagabonda
Messaggi: 1.847
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ERUBESCENZA
s.f., lett. Rossore provocato da vergogna o pudore;tendenza ad arrossire.[dal lat. tardo erubescentia,der. di erubescere 'arrossire',col suff. -ite] Oggi aiutavo un'amica per una piccola ricerca e sono incappata in questa parola che mi ha incuriosito.......
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Que yo sigo esperando como un niño..... Enseñémosle el camino a este loco corazón. Ay,quédate que aún hay tiempo para vivirlo entre los dos (Quedate conmigo_Chayanne) |
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#7 |
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Moderatore*
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LIFTEREI:
LIFTEREI (dal verbo LIFTARE: prima persona singolare, modo condizionale, tempo presente: “io lifterei”) 1lif|tà|re v.tr. Definizione tratta dal Dizionario De Mauro edito da Paravia: sport, nel tennis, colpire la palla di taglio imprimendole una forte rotazione ad effetto Eseguire un colpo secondo la tecnica del lift. 2lif|tà|re v.tr. Definizione tratta dal Dizionario De Mauro edito da Paravia: cosm., sottoporre a lifting Definizione tratta dal Dizionario Le Monnier Devoto-Oli: Rimettere al loro posto i tessuti dopo aver asportato l’eccesso di pelle.
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#8 |
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Senior Member
Data Registrazione: Oct 2007
Località: Le nebbie di Avalon
Messaggi: 375
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Quando ero piccola mi ero fissata con la parola...
Astrolabio L'astrolabio è uno strumento con cui si misurano gli angoli celesti. Il nome deriva dall’unione dei termini greci astron e lambano; letteralmente “prendo gli astri”. La sua invenzione è dovuta a Hypatia di Alessandria o secondo altri ad Ipparco di Nicea. Per molti secoli, fu il principale strumento di navigazione. Un astrolabio è formato da diverse parti: - Un cerchio graduato, come un goniometro, chiamato madre, o dal latino mater. La madre è scavata al centro per alloggiare le altre parti dello strumento. - Un braccio ruotante fissato al centro: l'alidada. - Una lamina. Un sottile disco alloggiato all'interno della madre su cui è incisa la proiezione stereografica della sfera celeste ad una determinata latitudine (la lamina si cambia a seconda della latitudine più prossima). - La rete. Una struttura ruotabile, a volte complessa e finemente decorata, che si sovrappone alla lamina e indica, tramite le punte (o fiamme), la posizione di particolari stelle "fisse" ben note. Il numero e le stelle scelte variano da modello a modello, solitamente sono presenti dalle 20 alle 30 fiamme.
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#9 |
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Amico*
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![]() ma anche v.tr. e intr. 1a v.tr. BU tagliuzzare malamente, rovinare con tagli mal fatti: c. un panno con le forbici 1b v.tr. CO estens., sgualcire, spiegazzare: c. un abito, c. un fazzoletto con le mani 2 v.tr. BU fig., balbettare, biascicare: c. delle scuse 3 v.intr. (avere) CO perdere tempo senza concludere nulla: smettila di c.!; estens., essere indeciso, incerto: cincischiava, incapace di decidersi |
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#10 |
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Moderatore*
Data Registrazione: Nov 2006
Località: milano, più o meno...
Messaggi: 7.764
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ANACOLUTO:
L'anacoluto è la figura retorica in cui non è rispettata, volutamente o per errore, la coerenza tra le varie parti della frase. È quindi una rottura della regolarità sintattica della frase. Ha effetto di mimesi del parlato. Diffuso anche nel linguaggio comune, nell'anacoluto il costrutto sintattico è privo di coerenza e di accordo logico-grammaticale tra gli elementi dello stesso periodo. Alcuni esempi: * di Alessandro Manzoni: "Quelli che muoiono, bisogna pregare Iddio per loro" * dal Vangelo secondo Matteo: "Qui habet, dabitur illi" (traduzione: "chi ha, a lui sarà dato") * di Niccolò Machiavelli: "mi pasco di quel cibo, che solum è mio, et che io nacqui per lui" * di Alessandro Manzoni: "I soldati, è il loro mestiere di prendere le fortezze" * di Alessandro Manzoni: "Il coraggio chi non ce l'ha non se lo può dare" * di Alessandro Manzoni: "Lei sa che noi altre monache, ci piace sapere le cose" http://it.wikipedia.org/wiki/Anacoluto
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L'unda de ieer porta l'unda de incöö l'öcc de un vecc l'era l'öcc de un fiöö giuseppe
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#11 |
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Moderatore*
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Prosopopea
Dal greco prósopon, 'volto' e poiéin, 'farÈ: figura retorica, di gusto classico, consistente nell'introdurre a parlare un personaggio assente o defunto, o anche cose astratte e inanimate, come se fossero persone reali. Molti e celebri sono gli esempi, che evidenziano come la poesia abbia sempre fatto un largo uso di una simile tecnica espressiva, dalla personificazione della Fama nell'Eneide virgiliana, a quella della Frode nell'Orlando Furioso di L. Ariosto, fino ai cipressi introdotti a parlare in una celebre lirica (Davanti San Guido) di Carducci.
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#12 |
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Amico*
Data Registrazione: May 2007
Messaggi: 972
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Qsta è una parola che m'è piaciuta fin da quando ho scoperto il suo significato e molteplice uso. Anche il suo "suono" mi affascina e diciamo, "mi carica" tantissimo:
Sinergia sinergìa sf. [sec. XIX; dal greco synergía, collaborazione]. Azione combinata di principi. La sinergìa è un principio cosmico, da cui risulta la struttura, nascente dal concorso di forze... e di quella concretizzante del pensiero. La sinergia potenzia l'effetto complessivo.
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#13 |
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Moderatore*
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Nemesi
Nemesi, dal nome della dea greca Némesis, ovvero la giustizia compensatrice, nemesis significa "distribuire". Con il termine greco "nemesi" si intende l'evento negativo che segue un periodo particolarmente fortunato come atto di giustizia compensatrice distribuito dal fato. L'idea che soggiace al termine è che il mondo risponda a una legge di armonia, per cui il bene deve essere compensato dal male in egual misura. La dea Nemesi distribuiva il male come forma di compensazione del bene.
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#14 |
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Senior Member
Data Registrazione: Jan 2008
Località: barbaggia
Messaggi: 163
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Bellissimo.
Esperire = provare, sperimentare, mettere in opera.
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“Sotto il cielo tutti sanno che il bello è bello, da cui il brutto. Che il bene è bene, da cui il male. È così che essere e non essere si danno nascita fra loro”. Lao Tze |
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#15 |
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Amico*
Data Registrazione: Mar 2008
Messaggi: 406
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OSSIMORO: figura retorica che consiste nell’accostare parole che esprimono sensi abitualmente contrapposti.
es. un brivido caldo |
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