Il sorriso
Il metallo si accartocciò, piegato, in un'espressione dolorante di desiderio e le fenditure tonde spremettero una goccia di liquido nero. L'edificio le si avvicinava con zoppicante speranza, fissando, con quell'agghiacciante espressione le sue scarpette rosse. Pulite e accuratamente ricamate. Il piccoli tacchi sonori erano rossi anch'essi, e vi si appoggiavano due esili gambe fasciate da calze bianche che irradiavano luce sul viso fresco e roseo. Si guardarono un istante interrogandosi in silenzio. La sua immagine di gracile vitalità, si rifletteva sul metallo, quasi sembrava carne addosso ad un'anima poligonale. Spigolose parabole stridenti avanzavano a fatica verso quell'andatura lenta e piccola, così femminile e sinuosa, sebbene s'arrestasse a tratti, a studiare con timore ciò che era sempre più grande. Curiosava all'interno di quella ferita strana, oltre quella superficie lacerata, le cui creste sembravano lettere scavate sulla pelle di latta. Parole senza suono, senon quello che moriva schiacciato tra le giunture asciutte. Con quel sorriso di dolorante dolcezza, stava enorme di fronte a lei. Fermi. Con tante parole sospese, stagnanti in un pensiero alieno e incomprensibile all'altro. Le mani piccole e bianche di lei stringevano un piccolo marchingegno rosso appeso ad una catenella, simile ad un orologio da taschino. I grandi fusi di latta che si articolavano nei palmi ammaccati, sfiorarono per pochi istanti, quei teneri e ossuti confetti di calore. Quel ghiaccio annerito fremette con un sibilo meccanico, addosso a quel roseo pulsare che tratteneva l'oggettino rosso. Su un sentiero dorato, L'uomo di Latta, riceveva il suo cuore.
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