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#1 |
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Senior Member
Data Registrazione: Jun 2004
Località: Torino
Messaggi: 330
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![]() ![]() Alla vita La vita non è uno scherzo. Prendila sul serio come fa lo scoiattolo, ad esempio, senza aspettarti nulla dal di fuori o nell'al di là. Non avrai altro da fare che vivere. La vita non é uno scherzo. Prendila sul serio ma sul serio a tal punto che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate, o dentro un laboratorio col camice bianco e grandi occhiali, tu muoia affinché vivano gli uomini gli uomini di cui non conoscerai la faccia, e morrai sapendo che nulla é più bello, più vero della vita. Prendila sul serio ma sul serio a tal punto che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi non perché restino ai tuoi figli ma perché non crederai alla morte pur temendola, e la vita peserà di più sulla bilancia. Nazim Hikmet ![]() La guerra che verrà non è la prima. Prima ci sono state altre guerre. Alla fine dell'ultimac'erano vincitori e vinti. Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori faceva la fame la povera gente ugualmente.. Bertol Brecht Non voglio aggiungere parole. In silenzio...un ricordo per i figli della patria. By Laportadelcuore |
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#2 |
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Amico*
Data Registrazione: Jun 2004
Messaggi: 3.310
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http://www.giuristidemocratici.it/wh...20031121085616
Siamo un Soldato ed un Carabiniere,il nostro nome non è importante,il nostro cognome neppure. E’ importante quello che cercheremo di scrivere su di noi Soldati e Carabinieri inviati a Nassirya, in Iraq. Siamo di quelli che sono sopravvissuti all’attentato contro la Base italiana il 12 novembre 2003. Ci teniamo a dire che quanto leggerete l’abbiamo scritto perché,dopo due anni, ci siamo sentiti in dovere di farlo in memoria dei nostri colleghi deceduti nell’attentato. Lo facciamo perché eravamo convinti che le inchieste amministrative e penali, aperte nei giorni successivi l’attentato contro il contingente italiano, avrebbero portato ad accertare manifestatamente responsabilità specifiche, i nomi e il ruolo dei responsabili sulla mancanza di sicurezza delle nostre condizioni di vita nella base di Nassirya. Così non è accaduto e, anzi, ci sembra che si stia procedendo su una strada che porterà rapidamente a seppellire la verità. Pensiamo sempre di più che tutto quello che è accaduto finirà nel dimenticatoio. C’è stato persino chi ha fatto la sua bella figura sulla pelle dei colleghi morti e di noi sopravvissuti, elevando così il proprio “indice di gradimento”, arrivando a dichiarare che grazie a quel tremendo attentato è rinato nel nostro paese “l’amor di Patria”. Noi che partiamo, che moriamo, inesorabilmente saremo dimenticati. L’amor di Patria lo abbiamo sempre vivo nel nostro cuore e nella nostra ragione. Il nostro “amor di Patria” noi lo portiamo geneticamente nel nostro animo. Sempre. Ecco, questo è il nostro lavoro in Italia e nelle missioni alle quali partecipiamo nel mondo. Questo sarebbe dovuto essere il nostro compito una volta giunti in Iraq. Siamo sbarcati all’aeroporto di Tallil per una “missione umanitaria di guerra”, così l’abbiamo definita tutti Noi soldati, quasi un controsenso, perché dopo quattro mesi che eravamo nel teatro di guerra ancora non riuscivamo a capire, né a sapere, quali erano e dovevano essere esattamente i nostri compiti. Appena dentro l’aeroporto ci hanno fatto firmare subito un foglio sul quale era scritto che eravamo sottoposti (qualora si fosse verificato un episodio contemplato nel codice penale militare) al C.P.M.di Guerra ( codice penale militare di guerra ). Grande stupore e meraviglia da parte di tutti noi: eravamo in un territorio dove la guerra era appunto considerata tale, e non già terminata come ufficialmente proclamato ai quattro venti. E la nostra presenza era necessaria, quindi, per aiuti umanitari o per altri scopi che non conoscevamo?. Non l’abbiamo mai saputo. I disagi nell’aprire una nuova missione ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Non è stato questo il problema più importante nei primi giorni di permanenza a Nassirya. Si dormiva in tende con 50/55 gradi di calore durante il giorno e senza condizionatori d’aria. Ma questo non era un problema, siamo Soldati e Carabinieri e quindi bisognava adattarsi. Andava bene così. Non siamo mai riusciti a consumare due pasti completi durante il giorno. (E nessuno mai ha sollevato questo problema). Ma andava bene così. Non ci si poteva lavare con acqua pulita perché quella dei lavandini e delle docce era di colore marrone scuro. Non era un problema, andava ancora bene così. Tanti sono stati i problemi che abbiamo dovuto risolvere nelle prime settimane, ma siamo sempre riusciti ad affrontarli con il nostro spirito militare e con animo sereno pensando che il nostro lavoro sarebbe servito ai colleghi che ci avrebbero successivamente dato il cambio. Ma il problema numero uno, il problema che avevamo sotto gli occhi ogni ora del giorno e del quale parlavamo sempre tra noi era quello della posizione logistica della Base. Che qualcuno, chissà in base a cosa, definiva “strategica”. Eravamo nel pieno centro abitato, dislocati in due edifici. Uno era la Camera del Commercio e l’altro il Museo. A dividerci il fiume. Alcuni di noi andarono al Museo altri invece nella Camera di Commercio che subito soprannominammo “Animal House”, (il perché è facile a capirsi). L’intera Unità di Manovra, che poi è stata decimata dall’attentato terroristico del 12 novembre, si trasferì al di là del fiume. La sicurezza non era decisamente il punto forte di queste due basi. Erano vulnerabilissime. Come poi si è potuto vedere. Noi ne siamo usciti vivi ma le ferite che abbiamo dentro da quella mattina le porteremo per tutta la vita. Perché quelle morti potevano benissimo essere evitate. Come? Trasferendo i Carabinieri, ad esempio, in una Base nel mezzo del deserto. Come era accaduto per dislocare il contingente italiano dell’Esercito e come era stato fatto in precedenza dalle forze armate degli Stati Uniti. E come, purtroppo, è stato fatto solo dopo. Dopo la strage. Dovevano essere in mezzo alla gente tra la popolazione civile irachena. Era questo lo scopo della missione dei Carabinieri. Con la popolazione da subito ,sia Noi soldati sia i Carabinieri, eravamo riusciti a instaurare un buon rapporto di collaborazione, ma secondo il nostro parere, avremmo poturo ottenere il medesimo risultato anche se, con maggior prudenza,avessero fatto sgomberare Hanimal House. Noi non ci stiamo alle spiegazioni ufficiali. Noi non ci stiamo a tacere sull’assoluta mancanza di sicurezza nella quale siamo stati costretti ad operare. Non può esserci alcuna giustificazione per quello che è accaduto. Scriviamo e abbiamo scritto questa mattina non sappiamo neppure Noi per quale motivo. Perché vorremmo poter gridare al mondo intero tutta la nostra rabbia per i colleghi morti. Perché … perché …. perché … sono tanti i perché. Non riusciamo ad elencarli tutti. Tra tutti solo uno è quello che ci sta più a cuore l’aver ricordato ed aver parlato in memoria dei nostri colleghi caduti inutilmente. Si, inutilmente. Solo così riusciamo a lenire l’angoscia per quanto accaduto quel maledetto 12 novembre. Questo è solo lo sfogo di un militare e di un carabiniere,che hanno perso tanti amici,prima che commilitoni,e che comunque sono ripartiti,e sono pronti a ripartire anche domani stesso se dovessero essere chiamati e verso qualsiasi destinazione fossero comandati. Folgoree. Proprio perché non vengano dimenticati: Capitano Massimo Ficuciello,Sottotenente Filippo Merlino,Sottotenente Enzo Fregosi,Sottotenente Giovanni Cavallaro,Sottotenente Alfonso Trincone,Maresciallo Aiutante sUPS Alfio Ragazzi, Maresciallo Aiutante sUPS Massimiliano Bruno,Maresciallo Capo Silvio Olla, Maresciallo Capo Daniele Ghigne,Maresciallo Ordinario Riccardo Saccotelli,Brigadiere Giuseppe Colletta, Brigadiere Ivan Ghitti,Vice Brigadiere Domenico Intravaglia,Caporal Maggiore Emanuele Ferraro,Appuntato Horacio Majorana,Appuntato Andrea Filippa,1° Caporal Maggiore Alessandro Carrisi,Caporal Maggiore Pietro Petrucci,Brigadiere Cosimo Visconti,Appuntato Antonio Altavilla. Inoltre: Dottor Stefano Rolla (regista) Dottor Marco Beci (Funzionario della Cooperazione Italiana in Iraq). ehi lapo', un caro saluto
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