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#1 |
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Moderatore*
Data Registrazione: Nov 2006
Località: milano, più o meno...
Messaggi: 7.764
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Nei ghetti d’Italia questo non è un uomo di Adriano Sofri
Di nuovo, considerate di nuovo Se questo è un uomo, Come un rospo a gennaio, Che si avvia quando è buio e nebbia E torna quando è nebbia e buio Che stramazza a un ciglio di strada, Odora di kiwi e arance di Natale, Conosce tre lingue e non ne parla nessuna, Che contende ai topi la sua cena, Che ha due ciabatte di scorta, Una domanda d’asilo, Una laurea in ingegneria, una fotografia, E le nasconde sotto i cartoni, E dorme sotto i cartoni della Rognetta, sotto un tetto d’amianto, O senza tetto, Fa il fuoco con la mondezza, Che se ne sta al posto suo, In nessun posto, E se ne sbuca, dopo il tiro a segno, “Ha sbagliato!”, Certo che ha sbagliato, L’Uomo Nero, Della miseria nera, Del lavoro nero, e da Milano, Per l’elemosina di un’attenuante, Scrivono grande: NEGRO, Scartato da un caporale, Sputato da un povero cristo locale, Picchiato dai suoi padroni, Braccato dai loro cani, Che invidia i nostri cani, Che invidia la galera, (un buon posto per impiccarsi) Che piscia coi cani, Che azzanna i cani senza padrone, Che vive tra un no e un no, Tra un Comune commissariato per mafia, E un centro di ultima accoglienza E quando muore, una colletta Dei suoi fratelli a un euro all’ora Lo rimanda oltre il mare, oltre il deserto Alla sua terra - “A quel Paese” Meditate che questo è stato, Che questo è ora, Che Stato è questo, Rileggete i Vostri saggetti sul Problema, Voi che adottate a distanza, Di sicurezza in Congo, in Guatemala, E scrivete al calduccio, né di qua né di la, Né bontà, roba da Caritas, né Brutalità, roba da affari interni, Tiepidi come una berretta da notte, E distogliete gli occhi da questa, Che non è una donna, Da questo che non è un uomo, Che non ha una donna, E i figli, se ha i figli, sono distanti E pregate di nuovo che i vostri nati Non torcano il viso da voi In questi giorni molti siti web hanno riproposto ai propri lettori la poesia di Adriano Sofri pubblicata dal quotidiano la Repubblica l’11 gennaio. Ispirata alla famosa poesia di Primo Levi posta in epigrafe al libro testimonianza su Auschwitz “Se questo è un uomo”, Sofri la ripropone dopo i tragici fatti di Rosarno e la dedica a tutti i migranti che vivono in condizioni di schiavitù. Una poesia inquietante, che colpisce, che sa suscitare giusti interrogativi, che ci aiuta ad uscire dal torpore e dall’indifferenza. Ma, soprattutto, una poesia che ci invita a riflettere sullo stato di barbarie in cui viviamo: Auschwitz è ormai tra noi e intorno a noi.
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L'unda de ieer porta l'unda de incöö l'öcc de un vecc l'era l'öcc de un fiöö giuseppe
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#2 |
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Amico*
Data Registrazione: Sep 2006
Località: Un'anima ferita dalla malvagità
Messaggi: 1.915
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.....è triste .....rendersi conto di che cosa siamo diventati.....
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Tutte le cose sono collegate. Tutto ciò che accade alla terra, accade ai figli e alle figlie della terra. L'uomo non ha intrecciato il tessuto della vita; ne è solamente un filo. Tutto ciò che egli fa al tessuto, lo fa a se stesso. Capo Seattle |
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#3 |
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Amico*
Data Registrazione: Oct 2005
Località: lo spazio che c'è in te
Messaggi: 4.505
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.....quanto è brutalmente vero tutto questo.
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"...Perché so che dove sono stato con te si va solo con te, attraverso te." pedro salinas
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