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Vecchio 03-16-2009, 07:49 AM   #1
enrichetto
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http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2009...a_scuola_.html
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Vecchio 03-16-2009, 10:18 AM   #2
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Forse sono prevenuta … non so …
O forse , è perché appartengo ad un’altra generazione …
O perché a me piacciono i libri … mi piace la carta … toccarla , sentire l’odore …
Non mi piace questa idea della Gelmini!!!
E per quanto riguarda il risparmio per le famiglie …bhè questo è da vedere !!!


Ciao Enrichetto ... un salutone e un sorriso a te
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La vita umana non vale niente , ma niente vale quanto una vita umana. -

Andrè Molraux

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Vecchio 03-16-2009, 03:13 PM   #3
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e le famiglie che nonse lo possno permettere?? regalano loro il necessario per scaricarsi l'e-book? sono abbastanza scettica...
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Vecchio 03-16-2009, 09:37 PM   #4
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Anche io sono un pò perplessa , benché sia favorevole alle nuove tecnologie penso che il libro di testo cartaceo sia necessario. Affiancare il testo cartaceo con uno multimediale mi sembra però una forza in più. L'importante è che si dia la possibilità a tutti di usufruirne. Pensare solo ad un testo multimediale quando anche nelle scuole pubbliche i laboratori sono spesso obsoleti e non ci sono i soldi per farne dei nuovi, mi sembra voler fare le nozze con i fichi secchi!
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Vecchio 03-16-2009, 10:03 PM   #5
goriziano
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da quest'anno propongo nelle scuole solo libri di testo "misti" come li definisce la signora Gelmini, cioè libri di carta con espansione su internet.
internet è una grande opportunità, ma sfruttarla in questo modo è una gran vaccata.
1 - i libri per la scuola elementare sono già gratuiti, ed a cosa serve internet per bambini dai 6 ai 10 anni?
come possono studiare sul web ?
2 - scuola secondaria di primo grado: libri in formato cartaceo ed espansioni in internet
ho un libro di scuola che ha un allegato di 144 pagine che costa 3.50 euro, ma è gratuito per gli studenti che lo scaricano da internet: quanto costa stampare 144 pagine a colori su carta mediocre?
siamo sicuri che i ragazzi dagli 11 ai 14/ anni sappiano usare internet per studiare e non solo per chattare?
3 - scuola secondaria di secondo grado: libri in formato cartaceo ed espansione su internet: esistono testi "completi" ad un prezzo e testi "leggeri" ad un prezzo più basso con il resto on line.
alcune case editrici importanti hanno deciso di fare pagare il download di ciò che posizioneranno su internet.
a che serve un libro elettronico se molto spesso i ragazzi non hanno il pc?
e quando lo hanno, non è detto che siano in possesso della linea veloce che costa dai 20 euro mensili in su, della stampante, delle cartucce e della carta.
vorrei fare un discorso politico / commerciale: nel prossimo triennio tutti i libri dovranno essere in formato misto, e si prevede che tra case editrici, agenti rappresentanti, indotto ( librerie, trasporti, logistica e quant'altro ) ci saranno non meno di 20.000 esuberi.
il mercato dell'editoria scolastica è in mano a 5 grandi gruppi che non sono "puristi", cioè non hanno la scolastica come prodotto principale.
questi 5 gruppi sono
De Agostini
Zanichelli
Mondadori
Pearson Paravia Bruno Mondadori
RCS
in 5 detengono il 75 % del mercato scolastico, il restante 25% è diviso tra circa 100 altre case editrici, delle quali la quasi totalità produce solo testi scolastici, e tra i quali la metà è destinata a scomparire nei prossimi 3/5 anni con tutto il personale che vi lavora.
questi 5 gruppi sono in mano a: presidente del consiglio, presidente dell'AIE ( associazione italiana editori ), a due grossi gruppi finanziari e ad un gruppo inglese.
io ci lavoro con i libri, e vi assicuro che quest'anno i prezzi sono scesi di molto per fare spazio a internet, e già sono cominciati i primi licenziamenti.
tra pochi anni avremo i libri di stato, magari i libri scritti da qualche revisionista seduto in parlamento, o il libro unico che narrerà la storia del grande fratello o di x-factor....
sono preoccupato, e non solo per il lavoro che rischio, ne posso trovare un altro.
sono preoccupato per come è considerata l'istruzione in questo paese disgraziato


Libri scolastici nel mirino

Articolo di Romano Luperini pubblicato su L'Unità del 29 ottobre 2008.

Dovrei vergognarmi. Sono autore di un manuale scolastico. E i manuali scolastici costano troppo. Sono inutili. Fatti male. Vecchi. Diseducativi. Noiosi. Andrebbero aboliti. Sostituiti da internet. Tutt’al più, se proprio non se ne può fare a meno, comprati usati e subito rivenduti.

Così ha martellato un’abile campagna di stampa che ha unito giornali di destra e di sinistra e ha preparato l’attuale proposta governativa di bloccare le adozioni per sei anni nei licei.

Eppure sono in buona compagnia. Prima di me o contemporaneamente a me hanno scritto manuali scolastici Russo, Sapegno, Salinari, Petronio, Asor Rosa e poi Ceserani, Segre, Ferroni, Barberi Squarotti, Raimondi, Santagata, i maestri della critica letteraria italiana e della filologia degli ultimi sessant’anni. E il discorso non cambierebbe se considerassimo i manuali di storia. Si deve ai manuali, e non alle iniziative dei vari ministeri, se ci sono stati un cambiamento e un adeguamento del canone, dei metodi critici, della didattica, se a scuola si legge Svevo invece di Fogazzaro, se dai medaglioni di autori e dei movimenti si è passati all’analisi del testo e poi ai percorsi tematici e così via. In nessun manuale si potrebbe leggere, come nella traccia dell’ultimo esame di stato, che Montale all’inizio degli anni venti era influenzato dall’ermetismo (che nasce più di dieci anni dopo) o che Ripenso il tuo sorriso… è poesia dedicata a una donna. Temo, insomma, che l’attacco ai manuali faccia parte integrante di quell’attacco alla cultura e alla scuola pubblica che caratterizza il governo di destra. Tutto ciò che è complesso e problematico va sostituito da ciò che è semplice. Al posto dei libri di testo, internet e tv. E poi i manuali di letteratura e di storia sono “di sinistra”, no?

È vero i manuali costano, anche se la metà o un terzo di un libro normale che abbia lo stesso numero di pagine. Ma, a parte che gli italiani spendono in videogiochi il doppio che in libri di scuola e nessuno ci trova da ridire (e non solo in videogiochi, anche in cellulari, iPod, zainetti griffati ecc.), perché non si propone la detraibilità fiscale dell’acquisto per le famiglie invece di colpire la cultura e l’educazione letteraria e storica e, insieme, un intero settore produttivo?

Il fatto è che Berlusconi negli ultimi anni è diventato proprietario di un undici case editrici scolastiche e insieme agli altri colossi editoriali “misti” (per i quali la scolastica è solo una parte trascurabile del fatturato) detiene il 50,5% del mercato contro il 49,5% degli editori scolastici “puri”. Con il blocco delle adozioni per sei anni questi ultimi saranno spazzati via e si passerà da un sistema concorrenziale e plurale a un sistema fondato su un monopolio o un ristrettissimo oligopolio. A questo punto la proposta dell’ex ministro Storace che qualche anno fa aveva ventilato censure e visti governativi per i manuali di storia appare davvero un inutile ferro vecchio. I manuali verranno riscritti senza bisogno di censure, ma seguendo la legge dei nuovi padroni, ormai unici e incontrastati.

Il manuale di letteratura e quello di storia sono spesso gli unici libri di cultura che entrano nelle famiglie italiane. Per oltre un secolo hanno costituito anche l’unico strumento di salvaguardia della identità culturale degli italiani. Pensiamoci due volte prima di buttarli sul nuovo rogo che si sta allestendo.

Romano Luperini
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giuseppe


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Vecchio 03-16-2009, 10:10 PM   #6
goriziano
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Si inserisce qui l'articolo che Pietro Cataldi ha pubblicato su Liberazione il 4 ottobre e in cui vengono esposte idee e prese di posizione che pienamente condivido.
Romano Luperini

La politica del governo e l’editoria scolastica
di Pietro Cataldi


Sono autore di libri per la scuola. Ho dedicato a questa attività gran parte delle mie energie e della mia fiducia in un futuro migliore. Ho conosciuto successi e fiaschi. Continuo a credere in questo lavoro, che è difficile e che considero nobile. E non ritengo di dovermene vergognare. Provo a spiegare perché.

Abbiamo in questo momento in Italia molte ragioni per essere preoccupati. Una delle più sconfortanti è la coincidenza fra un senso comune regressivo (con punte fasciste) e le posizioni del blocco di governo. Per chi pensi a un’alternativa sostanziale non mancherebbero però neppure significativi spiragli di ottimismo. Per esempio: l’alleanza fra destra e ceti popolari danneggia materialmente questi ultimi, che nonostante le televisioni potrebbero infine accorgersene. Ma anche: il senso comune che la destra in parte asseconda e in parte crea scientificamente è intriso di valori meschini, opposti a ogni idea alta di civiltà. Credo che questo secondo aspetto, diciamo culturale, non sia meno importante del primo; o almeno Gramsci non lo avrebbe ritenuto meno importante. Per chi desidera un riscatto da sinistra, dunque, si tratterebbe solo di enunciare e difendere valori alternativi a quelli della destra, e si avrebbe dalla propria il meglio di quanto la civiltà occidentale abbia prodotto: generosità anziché egoismo, condivisione anziché competizione, accoglienza anziché razzismo, ricerca di significato comune anziché arrivismo cinico, cultura anziché ignoranza. Invece troppo spesso finiamo con l’inseguire lo stesso senso comune su cui si fonda il successo della destra nella speranza di avvantaggiarcene, e con il restarci intrappolati facendo il gioco di Berlusconi e dei suoi alleati. Per paura di perdere non si prova neppure a vincere (e si perde di brutto). È una questione di egemonia.

Se ne sta avendo una prova sui temi della scuola e dell’università, rispetto ai quali il governo ha varato misure non di riforma ma di distruzione: meno soldi, meno lavoro, meno studio. E da sinistra siamo incapaci di denunciare la sostanza della posta in gioco, che non riguarda i dettagli ma l’insieme; e siamo incapaci di proporre un modello davvero diverso. Non mancano anzi prese di posizione cautamente favorevoli, come quella dell’ex ministro Luigi Berlinguer.

All’interno dell’attacco frontale (e strategico) alla scuola e all’università si colloca la delegittimazione del lavoro intellettuale; e si colloca la brutale aggressione all’editoria scolastica. Ecco: meno scuola, meno lavoro, meno studio; e dunque meno libri. Ora, senza dubbio alcune case editrici hanno gestito poco responsabilmente il proprio ruolo, in modi che potrebbero essere pacatamente denunciati e contenuti con accordi e interventi legislativi. Ma questo attacco ai libri di testo è nel suo insieme del tutto ingiustificato, ed esprime un’alleanza fra il senso comune più volgare e la strategia della destra. Il fatto che non una voce si sia levata per rivendicare la funzione di civiltà dell’editoria scolastica, e che anzi anche la stampa di opposizione abbia preferito lasciarsi trascinare nella stessa crociata ci aiuta a capire – sulla scorta di un dettaglio non del tutto secondario – perché la sinistra resti per ora destinata a una sconfitta così disastrosa.

Perché il governo Berlusconi attacca i libri di testo? Nessuno pare esserselo chiesto; ma la domanda, prima di dargli man forte, sarebbe stata opportuna. Le ragioni sono quattro. Uno: perché l’avversione alla cultura e alla scuola che domina oggi in Italia gli permette di raccattare demagogicamente qualche facile consenso. Due: perché è proprietario di una decina di importanti case editrici scolastiche e ha significativi interessi in gioco; mettendo alle corde i concorrenti (e soprattutto gli invisi editori scolastici puri) può fare altri passi verso il sognato monopolio (o duopolio al massimo). Tre: perché l’editoria scolastica è prevalentemente di sinistra. Ministro Storace, alcuni anni fa, si pensava a censure e visti governativi per i manuali di storia (ma qualcuno se ne ricorda?); ora si è trovata una strada più efficace e più radicale. Quattro: per distruggere un secolare modello di formazione, affidato al libro e alla cultura critica, e sostituirlo con una girandola di Internet, Tv e becchime di altro genere; così da creare meglio il gorilla ammaestrato che produce e consuma e non sa e non pensa.

Come sono fatti i libri di testo? Chi ne ha parlato tanto male dovrebbe dargli uno sguardo. Sono per lo più ben fatti; diciamo pure incredibilmente ben fatti, in un paese in cui funzionano sempre meno cose. Ricchi, aggiornati, gradevoli. Secondo alcuni: troppo ricchi (ma chi chiede meno pagine chiede meno sapere e meno profondità per i nostri giovani), troppo aggiornati (ma chi chiede meno edizioni rinnovate vuole un sapere e dei metodi ignari dei ritmi della globalizzazione), troppo gradevoli (ma un libro fatto di blocchi in bianco e nero oggi non troverebbe udienza nei ragazzi). Costano troppo? Non è vero. Al contrario. Si misuri il prezzo di copertina con quello di libri simili non destinati alla scuola: la metà o un terzo. Le alte vendite sperate e i tetti di spesa permettono e impongono questo risultato.

Si tratta però di una spesa che grava pesantemente sulle spalle delle famiglie. Vero, ma il governo potrebbe permettere la detraibilità fiscale dell’acquisto, e darebbe un aiuto concreto. E poi: in videogiochi gli italiani spendono il doppio che in libri per la scuola. Ma evidentemente i videogiochi sono ritenuti più formativi per i ragazzi. E non diremo dei cellulari, degli I-pod, dei pc, delle scarpe o dei jeans o degli zainetti griffati. Però l’idea di spendere per la cultura – e spesso i libri di testo saranno gli unici libri a entrare in certe famiglie – dispiace assai di più. E dispiace che ci sia un’imposizione di acquisto. Infatti il modello è: io voglio consumare quel che mi piace e soprattutto cose frivole. Un modello che ci ha portato alla tv che tutti vedono, alla destra al potere e all’Italia di oggi.

Gli editori e gli autori farebbero alle spalle degli studenti e delle loro famiglie affari d’oro. I fatti dicono che negli ultimi dieci o vent’anni sono falliti numerosi editori scolastici, che con la sola editoria scolastica un editore fa fatica a sopravvivere, cioè a pareggiare il bilancio (e infatti i grandi gruppi si reggono su attività trasversali: giornali, editoria varia, ecc.). Berlusconi ha potuto acquistare a poco case editrici prestigiose in difficoltà. Altro che speculazioni e affari d’oro! Quanto agli autori, per uno che ha successo, e che guadagna bene (ma ci cambierà la macchina, non ci diventerà ricco), ce ne sono cento che restano al chiodo, e intascano poco o nulla in cambio di anni di lavoro durissimo e altamente qualificato.

Accanto alla vergognosa speculazione di chi i libri li inventa e di chi li stampa starebbe la filantropica rivendita di libri usati. Nei fatti, gli autori di un libro (che spesso sono anche cinque o sei) si dividono una percentuale complessiva oscillante fra i 4 e il 10 per cento sul prezzo di copertina, interamente tassata, mentre i rivenditori di libri usati (che spesso gestiscono più di metà delle vendite totali) guadagnano non meno del 30 per cento senza aver né scritto né stampato il libro, e non di rado evadono ogni forma di tassazione. Siamo certi che siano dei benefattori?

Pietro Cataldi
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Vecchio 03-18-2009, 06:38 PM   #7
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che scempio...eliminiamo i libri dalla faccia della terra...poi ci si lamenta che i giovani stanno sempe davanti al pc...fa malissimo tenere gli occhi incollati allo schermo!
difendiamo la carta, soprattutto i libri stampati su carta riciclata! e che impngano agli editori di speculare meno sui libri...non eliminino l'ultima spiaggia della cultura!
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Vecchio 03-18-2009, 09:15 PM   #8
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e che impngano agli editori di speculare meno sui libri...non eliminino l'ultima spiaggia della cultura!
prova a leggere i due articoli che ho postato prima del tuo intervento, e poi magari anche il mio di intervento.
lavoro con oltre 30 case editrici scolastiche, e con i tetti di spesa fissati per legge da 7 anni nelle scuole medie e da 2 nelle superiori, i prezzi dei libri non possono proprio aumentare.
anzi, nella scuola media negli ultimi anni i prezzi sono addirittura scesi, perchè con il tetto di spesa invariato si sono inserite due materie in più, informatica e seconda lingua comunitaria, per cui a parità di spesa globale si sono comprati 2 libri in più.
da quest'anno si aggiunge un ulteriore volume che è "costituzione e cittadinanza", quindi i prezzi sono scesi ulteriormente, si sono inserite su internet le parti tolte dal cartaceo, sono cominciati i primi licenziamenti e si parla già dei possibili fallimenti di alcuni editori prettamente scolastici.
già da quando andavo a scuola io si parlava del caro libri, e la mia era la scuola giurassica.
spesso si raccontano un sacco di bugie per vendere notizie, ma il problema è che non si pubblicano mai le smentite o le scuse in caso di errori.
l'ultima che mi ricordo riguardava una divina commedia della Fabbri, in cui una associazione consumatori accusava l'editore di avere aumentato il prezzo del 40%
in realtà erano due distinte versioni: una antologia di canti senza parafrasi, ed una opera integrale completa di parafrasi, per cui era evidente che dovesse costare di più, visto che ci componeva di 150 pagine ulteriori.
la legge Gelmini è stata scritta da qualcuno che non è lei, ma purtroppo qui non posso farne i nomi: è semplicemente un gioco politico/commerciale per fare fuori la maggior parte di concorrenti possibili e rimanere in 5 a dividersi un mercato che vale 800 milioni di euro all'anno.
tutto qui.
non c'entra nulla il risparmio, perchè se ti stampi il testo da internet spendi il doppio.
nella scuola ci sono 87.600 esuberi, e dall'indotto dell'editoria spariranno ulteriori 20.000 lavoratori.
e molta concorrezza, molta cultura, molti fastidi.
poi ci si potrà mettere d'accordo su cosa scrivere nei libri.

http://www.pmli.it/storacelibriantifascisti.htm

http://archiviostorico.corriere.it/2...11255602.shtml

http://www.repubblica.it/online/poli.../rilancio.html

decidete voi che campana ascoltare.....
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giuseppe


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Vecchio 03-26-2009, 11:54 AM   #9
Demetra
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scusa gory...per la fretta ho scritto senza leggere i tuoi post...ora che li ho letti ho tirato un sospiro di sollievo per molte cose
ma ti dirò...ho visto lievitare i costi dei miei libri di testo anno dopo anno...spesso sono stata costretta a non comprarne alcuni, appena finiva il buono libri della regione...
e si, vero, la maggior parte rientrano in quei cinque editori...ma purtroppo non è l'alunno a scegliere i libri...
un abbraccio

Citazione:
generosità anziché egoismo, condivisione anziché competizione, accoglienza anziché razzismo, ricerca di significato comune anziché arrivismo cinico, cultura anziché ignoranza
se lo diciamo noi, non serve a molto, dovremmo ficcarlo nel cervello dei nostri "presunti" rappresentanti della sinistra...purtroppo pensano a fare i congressi, non a scendere in piazza...già siamo fuori dal parlamento, se poi non prendono le parti dei giovani.........mah... gory
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