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#1 |
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Amico*
Data Registrazione: May 2007
Messaggi: 4.033
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A trentaquattro anni, quando tanti muovono i primi passi nella vita letteraria, Màrai pubblicò un libro di memorie di allarmante, definitiva maturità: Confessioni di un borghese. E lo fece in un momento (la metà degli anni Trenta) in cui, anche se pochi se ne rendevano conto, tutto ciò che era accaduto in precedenza assumeva una tinta di vecchia Europa, sebbene si presentasse a volte come la punta della modernità più sfrenata, con tutti i suoi eccessi - sessuali, intellettuali, politici. E il caso della Berlino dove Màrai era vissuto pochi anni prima, e che gli era apparsa come un "unico, continuo ballo in maschera".
In questo che è anche uno scintillante romanzo di formazione seguiamo il narratore dall'infanzia nella cittadina di Kassa, sullo sfondo del tramonto di quella civiltà danubiana che la storia di lì a poco cancellerà, agli anni in cui, spinto da una vorace curiosità e irrequietezza, abbandona il suo paese per una destinazione a lui stesso ignota. Cominciano così le peregrinazioni nell'Europa fra le due guerre: da Lipsia a Weimar, da Francoforte alla Berlino degli anni Venti (in cui "tutti si davano alla pazza gioia, come avvertendo l'approssimarsi di una catastrofe"); quindi a Parigi, dove con la giovane moglie Loia condivide un'esistenza bohémienne, fra alberghi e-quivoci e miseri bistrot, templi della mondanità internazionale e caffè dell'emigrazione politica di Montparnasse. E ancora sarà a Firenze, a Londra, in Medio Oriente - sino al momento in cui, mettendo fine agli anni di apprendistato, deciderà di tornare in quella patria "ufficiale, poliziesca, imbandierata e fanatizzata" nella quale, nonostante tutto, per diventare uno scrittore bisognerà cercare "la vera patria, che è forse la lingua, o forse l'infanzia". Un brano: "Nei primi tempi del mio soggiorno berlinese vissi molte esperienze amorose sorprendenti. La confusione dei sessi regnava sovrana in quella città irrequieta. Conobbi donne che in segreto si trasformavano in ufficiali prussiani: privatamente portavano un monocolo, fumavano il sigaro, e spingevano il travestimento al punto da tenére sul comodino trattati di arte militare. E uomini che di giorno dirigevano fabbriche e di notte si trasformavano in incantatori di serpenti". L'ho ripreso in mano dopo un paio d'anni avendo lasciato la sua lettura a metà..Che dire, Sandor Marài ha uno stile scrittorio unico,bello, elegante...
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#2 |
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Moderatore*
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A me piace Sandor Marai.....cosiglio questi due.
http://www.aurorablu.it/phpBB2/viewt...light=le+braci http://www.aurorablu.it/phpBB2/viewt...t=sandor+marai Credo che leggero' anche questo prima o poi,il tema e' intrigante.
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#3 |
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Amico*
Data Registrazione: May 2007
Messaggi: 4.033
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L'altro suo..letto qualche anno fa,meno intigante de"Le confessioni di un borghese" ma altrettanto interesanteL'ererità di Eszter Per vent'anni Eszter ha vissuto in una sorta di sonnambulismo una vita senza pericoli aspettando, senza saperlo, il ritorno di Lajos, il solo uomo che abbia mai amato. Un giorno Lajos torna: Lajos, il bugiardo, il falsificatore, il mascalzone. Lajos che l'ha ingannata sempre, che mente, che aveva detto di amare lei sola e poi aveva sposato sua sorella. Torna nella casa dove Eszter abita con una vecchia parente. Torna a prendersela. Ed Eszter lo sa, sa anche che la storia non è finita, perché non passano gli amori senza speranza |
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