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#1 |
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Amico*
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" Ho immaginato un segreto, un segreto conficcato nel suo cuore come una spina, un segreto che non aveva mai rivelato a nessuno. Avevo voglia di starle vicino. Di essere con lei. A letto ho rimpianto di non averle chiesto quanti anni avesse, non mi davo pace. Sembrava così giovane. Nello stesso tempo, avevo l' impressione che conoscesse davvero la vita o, meglio, che conoscesse della vita qualcosa che faceva paura." "Prima di incontrare No, credevo che la violenza fosse nelle urla, nelle botte, nella guerra e nel sangue. Adesso so che la violenza è anche nel silenzio, e qualche volta è invisibile ad occhio nudo. La violenza è il tempo che risana le ferite, la sequenza irriducibile dei giorni, l' impossibile ritorno indietro. La violenza è quello che ci sfugge, che tace, che non si manifesta, la violenza è ciò che non ha spiegazione, che resterà opaco per sempre. " ![]() ![]() ![]() ![]()
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Sabrina (http://lalunanelmare-poesie.blogspot.com) |
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#2 |
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Amico*
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![]() " Un attimo e il sorriso era già scomparso. Ma c'era stato. L' avevo visto. - Vuoi che dia la caccia all' aquilone ? - Vidi il piccolo pomo d' Adamo do Sohrab salire e scendere come per deglutire. Il vento gli scompigliava i capelli. Mi parve di vederlo annuire. - Per te questo e altro - dissi senza rendermene conto. Poi mi voltai e mi misi a correre. Era solo un sorriso, niente di più. Le cose rimanevano quelle che erano. Solo un sorriso. Una piccola cosa. Una fogliolina in un bosco che trema al battito d' ali di un uccello spaventato. Ma io l' ho accolto a braccia aperte. Perchè la primavera scioglie la neve fiocco dopo fiocco e forse io ero stato testimone dello sciogliersi del primo fiocco. Correvo. Ero un uomo adulto che correva con uno sciame di bambini vocianti. Ma non m' imporatva. Correvo con il vento che mi soffiava in viso e sulle labbra un sorriso ampio come la valle del Panjsher. Correvo. " .....bellissimo.....
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Sabrina (http://lalunanelmare-poesie.blogspot.com) |
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#3 |
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Amico*
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A quindici anni, Mariam non è mai stata a Herat. Dalla sua "kolba" di legno in cima alla collina, osserva i minareti in lontananza e attende con ansia l'arrivo del giovedì, il giorno in cui il padre le fa visita e le parla di poeti e giardini meravigliosi, di razzi che atterrano sulla luna e dei film che proietta nel suo cinema. Mariam vorrebbe avere le ali per raggiungere la casa del padre, dove lui non la porterà mai perché Mariam è una "harami", una bastarda, e sarebbe un'umiliazione per le sue tre mogli e i dieci figli legittimi ospitarla sotto lo stesso tetto. Vorrebbe anche andare a scuola, ma sarebbe inutile, le dice sua madre, come lucidare una sputacchiera. L'unica cosa che deve imparare è la sopportazione. Laila è nata a Kabul la notte della rivoluzione, nell'aprile del 1978. Aveva solo due anni quando i suoi fratelli si sono arruolati nella jihad. Per questo, il giorno del loro funerale, le è difficile piangere. Per Laila, il vero fratello è Tariq, il bambino dei vicini, che ha perso una gamba su una mina antiuomo ma sa difenderla dai dispetti dei coetanei; il compagno di giochi che le insegna le parolacce in pashtu e ogni sera le dà la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra. Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile. Dall'intreccio di due destini, una storia che ripercorre la storia di un paese in cerca di pace, dove l'amicizia e l'amore sembrano ancora l'unica salvezza. ...toccante, mi ha commosso profondamente...
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Sabrina (http://lalunanelmare-poesie.blogspot.com) |
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