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Vecchio 09-10-2005, 06:53 PM   #1
Elimiel
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Predefinito Troppo forte incredibilmente vicino

Un libro sulla tragedia dell'11 settembre...mi è piaciuta perchè è la storia di un bambino che perde il padre...la storia commovente vista con gli occhi di chi non sa spiegarseli certi eventi e sente di camminare con le scarpe troppo pesanti e diventa un fine inventore...tra le pagine di fantasia...di poesia e di parole nude e crude si svolge tutto quanto il libro...bello molto bello.
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Non esiste nessuna notte così lunga ed infinita da non conoscere le luci dell'alba...
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Vecchio 06-12-2012, 12:20 PM   #2
delfina
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Predefinito Riferimento: Troppo forte incredibilmente vicino

"Molto forte, incredibilmente vicino" di Jonathan Sfran Foer



A New York un ragazzino riceve dal padre un messaggio rassicurante sul cellulare: "C'è qualche problema qui nelle Torri Gemelle, ma è tutto sotto controllo". È l'11 settembre 2001. Tra le cose del padre scomparso il ragazzo trova una busta col nome Black e una chiave: a questi due elementi si aggrappa per riallacciare il rapporto troncato e per compensare un vuoto affettivo che neppure la madre riesce a colmare.

Se avessi letto prima che Safran Foer è lo stesso autore di “Ogni cosa è illuminata” (la cui storia non mi è piaciuta per nulla) probabilmente non l’avrei neppure comprato, ma tant’è… Il modo in cui è scritto a lungo andare è davvero pesante: nonostante questo l’ho letto in due giorni, solamente perché diverse pagine sono piuttosto particolari (figure a parte). Se vi capita di trovarlo in libreria provate e sfogliarlo…e guardate soprattutto le immagini a sequenza delle ultimissime pagine…
Detto questo….non so se mi è piaciuto. Mi ha solamente dato la conferma che nella vita, a volte si rincorrono particolari ai quali diamo importanza ma che alla fine non fanno la differenza su nulla…che a volte ci intestardiamo a voler risolvere dei misteri, delle questioni, senza renderci conto che sembrano essere lì apposta per fregarci giorni di vita ad inseguire il nulla e neanche ce ne accorgiamo!
Mi pare che la conclusione, per il ragazzino, sia molto un finale ad effetto placebo…Mah, sicuramente sono io che non ho saputo cogliere la profondità della storia.



Pag.126
A me piace vedere le persone riunite, forse è sciocco, ma che dire, mi piace vedere la gente che si corre incontro, mi piacciono i baci e i pianti, amo l’impazienza, le storie che la bocca non riesce a raccontare abbastanza in fretta, le orecchie che non sono abbastanza grandi, gli occhi che non abbracciano tutto il cambiamento, mi piacciono gli abbracci, la ricomposizione, la fine della mancanza di qualcuno, mi siedo in disparte con un caffè e scrivo nel diario, controllo gli orari dei voli anche se ormai li conosco a memoria, osservo e scrivo, cerco di non ricordare la vita che non volevo perdere ma che ho perduto e devo ricordare, essere qui mi riempie di gioia il cuore anche se la gioia non è mia, e alla fine della giornata riempio la valigia di vecchie notizie.

Pag.296
“Guardami, o lasciami. Ma non restare , se guardi qualunque altra cosa”.
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Mettiti nel mio cuore e portami via dagli altri.
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Vecchio 06-17-2012, 05:48 PM   #3
delfina
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Predefinito Riferimento: Troppo forte incredibilmente vicino

“Sei troppo buon con me” ha detto, io ho appoggiato le sue mani sul mio capo e ho fatto sì e lei ha riso, mi piace tanto quando ride, anche se in verità non sono innamorato di lei, ha detto: “Ti amo”, io le ho spiegato come mi sentivo, gliel’ho spiegato in questo modo: le ho sollevato le mani di lato, le ho puntato gli indici l’uno verso l’altro e lentamente, molto lentamente, li ho avvicinati, e più si avvicinavano e più lentamente li spingevo finché, quando erano lì lì per toccarsi, quando erano solo a una pagina di dizionario dal toccarsi, premendo i lati opposti della parola “amore”, li ho fermati, li ho fermati e tenuti lì. Non so cosa ha pensato, non so cosa ha capito, o cosa non si è concessa di capire, mi sono voltato allontanandomi, e non ho più guardato indietro né lo farò.
Pag.153

Quando ti guardavo, la mia vita aveva senso. Anche le cose brutte avevano senso, perché erano necessarie a renderti possibile.
Pag.251
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