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Vecchio 09-25-2011, 09:42 AM   #1
Vento_d'Autunno
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Predefinito Autunno: la stagione del coraggio.

Visto il tema e la stagione volevo proporre un piccolo stralcio che ho scritto per il “Il Diario di F.”
Credete nell’Autunno…

VdA

“Le nuvole oggi si sono raccolte nel cielo, sospinte da un vento freddo ed umido. In maniera repentina, con anticipo rispetto al calendario, è arrivata la mia stagione preferita: l’Autunno.
È facile amare il i colori accesi della primavera od il tepore dell’estate, ma l’autunno ha sempre esercitato un certo fascino su di me.
È vero le giornate sono umide; spesso il vento freddo ci perseguita nei mattini uggiosi, mentre le sue dita sottili frugano fra i nostri vestiti. Cosa dire poi di quel costante letto di fogli morte ed appiccicose che rivestono strade e marciapiedi, rendendoli un mosaico scivoloso? La luce del giorno rimane incerta, schermate spesso da un cielo plumbeo, mentre le giornate si accorciano. Senza contare che la combinazione di tutti i fenomeni descritti poco sopra, generalmente, si traduce in naso gocciolante e occhi arrossati.
Pensando a tutto questo è facile vedere l’Autunno, se non come la peggiore tra le quattro (l’estremo posto, in genere, è detenuto dall’inverno), sicuramente come la più fastidiosa ed insofferente.
Eppure è sempre stato nella mia natura la volontà di vedere oltre le apparenze.
In Autunno le meravigliose colline del M., dove sono cresciuto, s’impreziosiscono dei colori dell’oro e dell’argento. Le vigne, durante la vendemmia, sfoggiano mantelli di porpora donando i loro frutti più prelibati. Sì, il cielo spesso è grigio, ma, a volte, le nuvole si aprono e fanno intravedere degli scorci così nitidi e splendenti che sembrano surreali, in particolare al tramonto, proprio quando sembra che il cielo stesso sia fuso con i boschi sottostanti e ne abbia assorbito il colore.
Ma non è solo questo; l’Autunno è la stagione del coraggio.
I colori che hanno caratterizzato la nostra estate non sono tutti spariti, ma in un guizzo di ultima vitalità raddoppiano la loro intensità prima si sbiadire del tutto. È proprio questa, secondo me, la vera natura dell’Autunno: permetterci di ricordare, come in un sogno, il bello della nostra estate, in un ultimo fuggente e sfolgorante attimo di gloria, prima che il gelo arrivi.
L’Autunno ci dà il coraggio nel ricordo e la vitalità di combattere il freddo perché ancora i nostri cuori, agognanti dell’estate, possano rivivere quei meravigliosi sogni.
Mai ho temuto l’Autunno.
Quest’anno in particolare lo desidero, affinché alla fine di settembre possa permettermi di …”
__________________
"L’autunno è una seconda primavera, quando ogni foglia è un fiore." - Camus
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Vecchio 09-25-2011, 12:59 PM   #2
Rosanna
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Predefinito Riferimento: Autunno: la stagione del coraggio.

Per me l'autunno è una stagione così triste! Quando inizia a piovere rimpiango subito l'estate e la primavera. Le foglie iniziano a cadere e le piante perdono gli ultimi fiori che erano germogliati alla fine dell'estate. Le mattine si fanno più fredde e le sere più corte.
Anche il sole la sera quando cala ha un colore diverso. Eppure anche l'autunno ha i suoi colori.
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Vecchio 09-25-2011, 09:38 PM   #3
delfina
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Predefinito Riferimento: Autunno: la stagione del coraggio.

autunno è la mia stagione preferita

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Citazione:
Vento: Quest’anno in particolare lo desidero, affinché alla fine di settembre possa permettermi di …”
di...????? che peccato, mi ero immersa nel racconto...ci sono rimasta male

Citazione:
È proprio questa, secondo me, la vera natura dell’Autunno: permetterci di ricordare, come in un sogno, il bello della nostra estate, in un ultimo fuggente e sfolgorante attimo di gloria, prima che il gelo arrivi.
bellissimo questo passaggio!
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Vecchio 09-30-2011, 03:36 PM   #4
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Predefinito Riferimento: Autunno: la stagione del coraggio.

Citazione:
Originariamente inviato da delfina Visualizza Messaggio
autunno è la mia stagione preferita

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di...????? che peccato, mi ero immersa nel racconto...ci sono rimasta male

bellissimo questo passaggio!
sottoscrivo,amo questa stagione,ci regala colori intensi.....
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Vecchio 04-28-2012, 08:26 PM   #5
Vento_d'Autunno
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Predefinito Riferimento: Autunno: la stagione del coraggio.

L'UOMO CHE ACCAREZZAVA I GLICINI

Mary voleva farla finita.
Le strade, in quella fredda domenica di inizio aprile, erano deserte. Tutto il mondo era ancora addormentato, come paralizzato dalla gelida promessa di primavera. Solo Mary si muoveva, senza una vera meta in verità. Paga del solo fatto di girare a caso, desiderando il solo spostamento per allontanarsi dall’orrore che era diventato la sua vita.
Perché fermarsi significava impazzire. Sì, Mary doveva scappare. Ma fuggire da se stessi è impossibile.
Le nuvole plumbee minacciavano pioggia, ma poco le importava. Ormai le vie silenziose si erano già trasformate in una macchia ondeggiante, man mano che calde lacrime le annebbiavano la vista, gonfiandole gli occhi. Altra acqua non avrebbe fatto differenza.
Senza accorgersene Mary, attraversando per intero Via Ungaresca, aveva raggiunto i confini di uno squallido parco di periferia. Il piccolo spazio verde non doveva sempre essere stato così. Fra le aiuole, ormai soffocate da incuria e rifiuti, si potevano ancora scorgere i segni di colture ordinate, dove, un tempo, i bambini potevano giocare contenti, nel caleidoscopico mutare del colore dei fiori e del loro profumo. Ora, tutto ciò che rimaneva, era solo uno sparuto gruppo di alberi solitari, che circondavano un campo ricolmo di erbacce. Graffiti osceni insozzavano ogni centimetro visibile di superficie, mentre lattine e bottiglie vuote erano sparpagliate qua e là, come frutti malati di una qualche coltura aliena. La natura stessa, nel tentativo di celare con un manto verde quello scempio, sembrava frenata, forse incapace di chiudere ferite così profonde.
In quel momento Mary lo vide.
E fu la cosa più assurda della sua vita.
Al limitare del parco, vicino ad una rete metallica strappata, vecchia e contorta, c’era un piccolo glicine. La pianta, nonostante il freddo, era fiorita, sfoggiando dei delicati fiori lilla, ma era come oppressa, quasi strangolata da quella stessa rete su cui si era arrampicata. Li vicino, impalato come un vecchio spaventapasseri, c’era un uomo sulla quarantina, completamente calvo e vestito di scuro, che parlava sottovoce, mentre accarezzava con delicatezza i grappoli fioriti di quel giovane glicine.
Ad un certo punto, a voce più alta e senza mai staccare gli occhi dai piccoli fiori, l’uomo disse: “Non serve piangere, la primavera tornerà”.
“Stattene alla larga vecchio scemo!” tuonò Mary che, in un primo tempo, si era fermata tanto la scena era surreale, ma che ora iniziava cautamente ad arretrare.
L’uomo trasali e voltandosi di scatto, con l’espressione d’estremo stupore ed imbarazzo di chi è stato colto in flagrante, arretrò a sua volta, inciampando contro la rete. Dopo aver caracollato, sbracciandosi inutilmente per alcuni secondi, rovinò al suolo.
“Ahia!” disse lui, mentre Mary, nonostante la giornata grigia, nonostante i suoi sentimenti disperati, nonostante la sporcizia di quel luogo, si era messa sommessamente a ridere. “Le chiedo scusa” disse riprendendosi “si è fatto male?”. L’uomo, in evidente imbarazzo, posò uno sguardo dissimulatore sulla ragazza, cercando, con quegli occhi grigi, di fingere indifferenza, mentre tentava di spolverare con la mano il fondo dei pantaloni, irrimediabilmente macchiati d’erba. Altre risate per Mary.
“Ehm… No, no. Tutto a posto. Beh, ho un po’ il sedere ammaccato, ma a parte questo sto bene”.
Il sedere ammaccato.
Mary dovette dare fondo al suo autocontrollo per far cessare le risate. Gli occhi le lacrimavano di nuovo, ma stavolta non a causa della malinconia.
“Lei è un giardiniere?” chiese timidamente Mary, un po’ per non sembrare troppo scortese, un po’ per trovare il tempo di riprendersi dal riso. “Chi io?” rispose l’uomo con un sorriso gioviale che partiva dagli occhi grigi e si dipanava in una ragnatela di rughe, in netto contrasto con la sua apparente età, “macché! Farei morire un cactus nel deserto! No, io in realtà accarezzo i glicini”.
Mary non rideva più.
“Mi scusi, devo andare.”
“No aspetti signorina, mi lasci spiegare, si, in un certo senso sono un giardiniere, ma non proprio ecco…” L’uomo era sempre più in imbarazzo e, incespicando con le parole aggiunse:
“Ecco… una volta ho letto su un libro che, parlando alle piante si riesce a farle stare meglio, così, siccome non sono un giardiniere e mi piacciono molto i glicini…”
All’istante Mary si rilassò non poteva fare a meno di credere alla spontaneità di quella persona imbarazzata. Sicuramente gli mancava qualche rotella, ma di certo non era pericoloso.
“Ha mai provato a sentire, sentire veramente, il profumo di un glicine in fiore Mary?”
“Chi le ha detto che mi chiamo Mary?!”
“Si rilassi!” fece l’uomo usando ancora quel suo strano e rassicurante sorriso tutto rughe. “È scritto sul braccialetto!”.
In effetti, al polso destro Mary portava un piccolo braccialetto, di nessun valore, che con lettere in corsivo intrecciava il suo nome. Ultimo ricordo felice di un mondo in frantumi.
Improvvisamente, il tumulto della sua vita era tornato con la prepotenza e la rabbia della disperazione. Il parossismo che Mary di nuovo viveva era insopportabile.
“Mi fanno schifano i glicini! Puzzano di morto!”.
Al susseguirsi di queste parole, l’uomo, attonito, si gettò a coprire il grappolo di fiori a se più vicino, quasi volesse schermarlo dalla crudeltà di quelle parole.
“No piccolino, non dice sul serio, la signorina è solo un po’ scossa”
“E tu sei solo un vecchio matto! Un fottuto vecchio matto!”
Ma mentre Mary già andava via, la voce dell’uomo la chiamò alle sue spalle.
“Sei sicura di volertene andare senza provare questo dolce profumo Mary? Certo un fiore non risolve i problemi, ma la tenerezza di un fiore può ricordarci che, a questo mondo, ci sono ancora delle cose belle. Fai un tentativo; provare non costa nulla.”
Ancora delle cose belle.
Sarebbe stato davvero un miracolo ne fossero rimaste.
Mary si avvicinò all’uomo prese fra le mani il piccolo grappolo di fiori lilla che lui le porse, chiuse gli occhi poi inspirò profondamente.
Aveva un odore dolcissimo: delicato e tenue, ma allo stesso tempo pungente. Inalandone la fragranza Mary pensò che il suo profumo doveva essere quello della tristezza stessa”.
“Ti sbagli Mary”, disse l’uomo, “il glicine porta l’aroma della speranza. Questa è la ragione perché io, da sempre, curo e venero questa pianta. La vita è difficile, è vero; ma non perdere la fiducia. Ci sono molte cose brutte a questo mondo, ma anche quelle belle. Solo che, a differenza delle prime, queste ultime vanno cercate. Ed anche in un oceano di disperazione possono affiorare delle meraviglie inaspettate, proprio come questi fiori meravigliosi in questo posto quasi dimenticato da Dio.”
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Vecchio 04-28-2012, 08:27 PM   #6
Vento_d'Autunno
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Predefinito Riferimento: Autunno: la stagione del coraggio.

Mary trasli a queste parole. Non tanto perché l’uomo che la fissava aveva gli occhi della tenue sfumatura lilla del glicine. Nemmeno perché le aveva letto nel pensiero. Ma semplicemente perché quelle erano le prime ed uniche parole di speranza che ricordasse di aver mai sentito.
“Chi sei?”
“Non c’è tempo ora. Guarda dietro di te. Arrivano.”
Era vero.
Non c’era più tempo.
E Mary scappo via senza guardarsi indietro, correndo più veloce che poteva.
Non tornanò mai più in quel luogo.

Ottobre era stato impietoso quell’anno, ma Novembre sembrava peggiore. Il primo giorno del mese portava tutto il gelo e la malinconia della sua ricorrenza.
Mary si doveva affrettare, aveva ancora un sacco di cose da fare e l’attendeva una spesa infinita al supermercato, per non parlare di tutto ciò che doveva ancora cucinare.
Appena arrivata al cimitero si mise di buona lena e con grande compostezza, ma anche serenità, si prese cura dei suoi cari.
Mentre stava per andare via, Mary notò, nell’angolo più vecchio del cimitero, una cappella ricoperta quasi per intero da una pianta rampicante che le sembrava familiare. La tomba pareva abbandonata, vista l’incuria e lo stato d’abbandono che la circondavano. Avvicinandosi, incuriosita, Mary capi perché il fusto contorto di quella pianta, diramata sulla pietra grigia, le sembrava così familiare: era un glicine! Naturalmente completamente spoglio, vista la stagione.
Sbirciando tra le sbarre arrugginite della piccola e solitaria cappella Mary trasli.
Con ineffabile dolcezza, un viso sorridente e solcato dalle rughe di un anziano le ammiccava.
Era la stessa persona.
Era la stessa persona che quindici anni prima le aveva salvato la vita.
Infatti, quella mattina di aprile, Mary avrebbe voluto veramente morire.
La lapide era così scolorita da rendere illeggibile il nome. Solo una data e poche altre parole erano visibili

De.. ..l

1901 1980

. ultimo dotato . infinito affetto stima
. grazie

Mary non ci pensò un istante.
Senza danneggiare la pianta, pulì l’intera cappella. Quando ebbe finito, la tenue luce di un lumino donava calore a quel posto di pace eterna.
Finite le sue commissioni e tornata a casa, Mary non fu molto sorpresa di trovare, sul tavolo della cucina, un bel fiore di glicine.
Un fiore che portava con se il profumo della speranza, ignaro ed incurante del più freddo mese dell’Autunno.
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Vecchio 04-29-2012, 12:10 PM   #7
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molto bello...Ciao V.d' A.

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