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#1 |
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Amico*
Data Registrazione: May 2007
Messaggi: 4.033
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Giuseppe Colombo - "Ci sono attimi lenti"
Ci sono attimi brevi. Come quando il treno si scuote sui binari e tu che stai dentro, chiuso in una clessidra di poltrone e lamiere, non capisci se sotto é la ferrovia che sta per cedere o é il capotreno ad essersi avventurato in una manovra un po’ troppo azzardata. La brevità è dentro il cervello dell’uomo che al sistema temporale oppone quello della volontà per frenare l’adrenalina partorita dall’emozione inaspettata. L’obiettivo è ridurre la sua durata perché incapaci di comprenderne preliminarmente l’essenza. Evitare, in definitiva, il rischio di essere investiti da qualcosa di negativo, di instabile e, perciò, da rifiutare. Un istante di questo genere portò Lorenzo a raccogliere le matite di legno dal tavolino dello scompartimento, facendo attenzione che tutte le punte fossero rivolte verso l’alto. Ma le estremità colorate non combaciavano. Erano disposte in modo irregolare, come le cime di una catena montuosa, dove i vari rilievi sembrano giocare a chi è più alto. Come due ragazzi che misurano la propria statura affidando a quest’ultima il ruolo di indicatore della superiorità dell’uno sull’altro. Gara. Competizione. Duello. Il legno dei pastelli sfregò lentamente la pelle delle sue mani, tutte impegnate a sgomberare il campo dal nemico numero uno: il disordine. Le matite gli apparivano come ostacoli a un disegno cosmico, puro e perciò perfetto. Sottrarle al tavolo, cielo limpido contaminato, e farle proprie, era un’operazione necessaria quanto imminente. Aveva una repulsione innata per il caos, per il subbuglio. Gli oggetti che lo circondavano gli apparivano come tarme desiderose di giocare con il suo cervello, rosicchiandone lentamente ma inesorabilmente ogni particella per convincerlo che lo stato caotico era l’habitat naturale del mondo e, quindi, anche il suo. Ma Lorenzo non si era mai arreso a quella lotta. Al contrario viveva gli oggetti intorno a lui come estensioni del proprio corpo e come tali doveva sempre esserne il solo padrone. Al vaglio delle sue mani, strumenti sublimi di conoscenza, spettava la certificazione dell’affidabilità di tutto ciò che lo circondava. Lorenzo iniziò a scarabocchiare su un foglio forme irregolari. Accanto alla pagina, vittima dei suoi pensieri, una settimana enigmistica rimasta aperta su un cruciverba a schema libero quasi ultimato. Mancava solo una definizione. Ventinove verticale. La lesse distrattamente, mentre la matita scivolava con forza sul foglio. Definizione: é famosa per i suoi pupi. Sicilia. La punta della matita cedette improvvisamente. E il suo viso si segnò di una lunga striscia di lacrime. Lunga come il binario che ora reggeva il peso del treno senza fatica. Dal web di trenitalia |
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#2 |
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Moderatore*
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Carino,Faby
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#3 |
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Amico*
Data Registrazione: May 2007
Messaggi: 4.033
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Anche a me è piaciuto Enry
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#4 |
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Member
Data Registrazione: Nov 2009
Messaggi: 77
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Bello molto bello.Ciao Faby
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#5 |
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Amico*
Data Registrazione: May 2007
Messaggi: 4.033
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Sì è molto carino questo racconto,grazie Carlo, anche per il tuo mp
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