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Vecchio 05-07-2008, 05:07 PM   #1
tarkus
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Creeping


Citazione:
“Quando non ci sarà più posto all’ inferno, i morti cammineranno sulla terra”
( George A. Romero )
Prologo

Negherò, negherò fino all’inverosimile la follia che mi circonda! Il tutto che divora è fuori di qui, non mi avrà, non avrà le mie carni… Sono asseragliato da due giorni nel buio della mia cantina, il corpo esanime di Nancy giace vicino a me, accanto a Me… E’ stata morsa… Morsa da Loro… Morsa dalle Carni Morte… Non avrò risposta ai miei perché, gli interrogativi che lacerano la mia anima insidiano la mia mente come virulenti parassiti provenienti da putrescenti recessi mai esplorati, senza una ragione, senza nessun motivo d’essere…
Nancy ritornerà dalle sue tenebre… E’ solo questione di tempo… E’ solo questione di “adattamento”… Devo sopravvivere a tutto questo delirio, devo affrontare l’orrore che mi circonda, fuggire è inutile…
L’ultimo bolletino radio confermava un insediamento umano a pochi isolati dalla mia abitazione … E’ l’unica… E’ l’ultima speranza che ho per ricominciare…
E’ solo questione di tempo… E’ solo una questione di adattamento…


Alba

Di giorno sono più lenti… La luce li confonde… Le Carni Morte si cibano di tenebre, non dovrebbe sorprendermi… Un rapido clone muscolare ha percorso le nivee dita di Nancy, le sue palpebre cominciano a schiudersi… Non posso, non voglio guardarla… L’ orrore tenta di imporre il suo sdegno nel mio universo, un universo che disperatamente cerco di non perdere… Non posso ora… Mi avvinghio con tutte le mie forze all’ unica speranza che ho: sopravvivere!
Dio, non posso… non voglio guardarla… Una sorta di spasimo febbrile scuote violentemente il suo corpo, ciò che rivedrò in Lei non mi apparterrà più, la vita che abbiamo condiviso è morta con Lei… E’… E’ Carne Morta… L’ abisso diviene Carne… E con essa la vita diviene orrore!
Devo andare, prima che il crepuscolo mi trovi… Il tempo è un predatore ed io la sua preda! Devo trovare il coraggio di non voltarmi indietro, il passato è stato divorato senza alcuna pietà, i ricordi pasteggiati voracemente da questo delirio… Nancy ora si erge esangue dietro di Me, i suoi rochi lamenti sembrano chiamarmi, ma non riconosco più ormai la sua voce, una voce persa nel tempo: un’eco spettrale di un sogno che fu… Devo andare… Devo svegliarmi!

Isolato urbano 5. Ne sono fuori. Nessuna Carne Morta. E’ questa l’apocalisse? No, nulla di tutto questo ha matrice biblica, l’aberrante spettacolo che mi si staglia davanti è solo un parto del cuore nero dell’ umanità… La Carne Morta è sempre stata in Noi, ma nessuno ne era consapevole… Nessuno ha avuto la volontà di avvedersene… Quale terrificante cecità! Isolato Urbano 7, questo il mio unico obiettivo… Uno squallido isolato urbano! La vita ridotta a mera sopravvivenza… Nessun altro anelito! Probabilmente è sempre stato così… Non l’ho mai accettato!

Nancy, mia cara Nancy… I ricordi non si spengono, rimarranno sempre in Me, nonostante tenti disperatamente di rinnegarli.
Solo una settimana fa la fievole luce emanata dalle numerose candele poste alla sua destra accanto alla finestra panoramica del suo loft, le conferivano, in virtù di un caravaggesco gioco di ombre, una drammatica profondità nel suo sguardo e nel riflesso dorato, il suo volto vivido mostrava occhi profondi, splendenti… Un volto di vetro lavorato squisitamente e dipinto d’oro… Le proporzionate ed armoniose sinuosità del suo corpo erano dolcemente coperte da una morbida maglia over-size grigio-blue mèlangè, sospesa al di sopra delle eburnee ginocchia. Mi attendeva là, con braccia conserte, accigliata, accennando un simil-broncio adolescenziale…
La osservavo, sospeso nella semi-oscurità, in preda ad una fascinazione silenziosa, quando il suo volto si raddolcì, profferendomi con maliosa gestualità le sue braccia, con l’intento di voler stringermi a sé con l’intensità di cui solo Nancy era capace… Un’ intensità che scaturiva dal coraggio di non celare le proprie emozioni, la propria vulnerabilità…
Nancy mi era vicino e senza esitazione mi attrasse a sé, per poi abbracciarci strettamente nella perduta dimensione della notte. Le sue mani si aggrappavano alla mia schiena, mentre la stringevo… Il mio viso sfiorava i suoi tiepidi e fulvi capelli. Li accarezzavo delicatamente, immergendo le dita in quei fili serici. Poi le nostre labbra si unirono a lungo e le sue braccia mi si avvolgevano in una stretta disperata intorno al mio collo. In quel momento era come se tutto il calore del mondo fosse condiviso nella nostra stretta e volessimo vivere intimamente quel calore… Stretti nell’ immoto silenzio di quel momento, nessuna parola era stata proferita, nessuna esclamazione…Nessuna corazza… Assenza di un cuore coriaceo…
In seguito ogni attimo di quella notte fu dipinto dell’ azzurro del più dolce dei sogni, i nostri sogni…
Ora tutto ciò non è più…
La cruda sopravvivenza svuota del sublime la vita di ognuno!!

Il cielo è terso, la luce sarà il mio vantaggio su di Loro. Poco distante osservo con disgusto una Carne Morta che si ciba di una carogna di un cane. Il suo sguardo è vacuo , la sua voracità ferocemente viva! Un solitario sarcodivoratore… Strano, Loro si muovono in torma… Di presso c’è un’auto abbandonata, come tutto il resto di questa città! Se avrò fortuna, riuscirò ad avviarla.
Solo due maledetti isolati, devo percorrere solo due maledetti isolati!

Perché sentirmi in colpa, perché…? La sbarra d’acciaio che gli ho conficcato nel cranio protude dalla sua orbita, ma Esso continua a muoversi, sembra soffrire, il suo non è dolore, è solo fame, avverte la mia presenza, ha fame… Sono il suo cibo. Ho dovuto infierire su Esso, ho dovuto colpirlo convulsamente come in preda a follia omicida, ma il mio non è stato un assassinio… Era già morto, allora perché sentirmi in colpa… Perché?? Devo cancellare ogni riflesso della mia umanità, ogni traccia… L’anima non appartiene più a questa realtà! M’impedirebbe di sopravvivere!

Sopravvivenza! Insediamento urbano 7 : come ci sono riusciti?! La risposta la troverò prima del crepuscolo, devo avere una risposta, come hanno potuto?... Come sono sopravvissuti a tutto questo orrore?...
La estrema deumanizzazione: il risorgere dalla morte per rivendicare il cuore nero dell’ Uomo, per mostrarne la vera natura! E’ sempre accaduto… Solo che ora è più evidente! La realtà divora se stessa! Hobbs non aveva torto…

Dannata Chrysler, non parte, non parte!!! L’autoradio è ancora accesa, trasmette continuamente lo stesso messaggio “ Insediamento urbano 7 Santa Mira, se qualcuno ci sente, ci raggiunga, siamo ancora vivi”, essere ancora vivi… Quale paradosso! Due Carni Morte, in un modo a me ancora ignoto, hanno avvertito la mia presenza, nel loro lento ed incespicante incedere tentano di raggiungermi… Hanno fame!

Quando… Quando ha avuto inizio questo immondo delirio? Non volli credere ai numerosi bollettini dei media, no, no, io ero al sicuro a casa di Nancy, tutte quelle breaking news sembravano così irreali, spaventosamente irreali finchè Nancy non fu morsa dal suo vicino di casa. Credevamo che quest’ultimo avesse avuto un malore, nulla di più. Accadde improvvisamente, giaceva sul pianerottolo, pensavo ad una semplice lipotimia e nel soccorrerlo egli addentò l’avambraccio della mia Nancy. Ricordo l’ urlo agghiacciante di Nancy… L’ estrema sofferenza deformò il suo viso in una espressione che mai dimenticherò nel momento in cui con disumana violenza egli strappò le sue carni nella sua sanguinante morsa… Ricordo una fiumana di sangue, la sua camicia copiosamente intrisa di un rosso intensamente purpureo, la sua nivea pelle sgraziatamente lacerata… Poi svenne! La Carne Morta sembrava placarsi mentre pasteggiava con i brandelli di carne della mia Nancy… Sì, sembrava saziarsi… Nancy morì qualche ora dopo… Ed oggi l’ho rivista risvegliarsi dal suo mondo di tenebra… Non desiderava Me… Desiderava cibarsi… Loro si risvegliano, in cerca di cibo, mossi dall’ unico istinto primordiale che accomuna senza distinzioni ogni essere vivente: mangiare!!

Devo fuggire, per quanto siano esasperatamente lenti, il loro morso infonde il contagio, non riuscirò a terminarli entrambi senza che ne possa uscire illeso. Devo fuggire, fuggire da Loro !! I loro agghiaccianti lamenti lacerano ogni mio pensiero, risuonano come macabre eco nella mia mente, no, non riuscirete ad impossessarvi della mia mente, è tutto ciò che ho… La follia mi circonda, ma non è in Me, non deve essere in Me!

Tempus Fugit

Percorro la Main Street, spaventosamente devastata dalla edace furia delle Carni Morte! La realtà per come la conoscevo non esiste, un fuoco fatuo che nella sua atroce evanescenza è ancora capace di ferire… Devo cercare di non pensare, la consapevolezza delle immonde conseguenze del cuore nero dell’ Uomo possono essere letali per la mia volontà di essere. Devo solo correre, correre via da questo putrescente caos, raggiungere Santa Mira, parvenze di vita concedono una labile speranza a chi cerca una scintilla di Dio! Dove sei ora?...
Dagli edifici che costeggiano la Main Street, fuoriescono brulicanti, Loro, le Carni Morte, diventano sempre più numerosi… Ho poco tempo… Le prime ombre si disegnano minacciose lungo il mio percorso, il sole ha superato da qualche ora lo zenith, i loro lamenti sono più presenti, sono state schiuse le porte dell’ inferno… L’incubo reso reale! Devo contenere la mia Paura, sono solo, nessuno può aiutarmi… Correre, correre… il mio unico pensiero… Correre!

Crepuscolo

Isolato urbano 6. Sono numerosi, affamati, mi osservano con l’intento di appagare il loro istinto primevo. Trascinando le loro decomposte membra, avanzano serrando implacabilmente la via di fuga più breve, devo deviare per una via secondaria… Non è ancora finita per me, come per Loro… Ascolto con difficoltà un reverbero distorto del radio-messaggio in loop: “ Insediamento urbano 7 Santa Mira, se qualcuno ci sente, ci raggiunga, siamo ancora vivi”. Proviene da qualche luogo dannato nelle vicinanze… Ma da quanti giorni viene trasmesso? Troverò qualcuno? Non è il momento di porsi interrogativi… Non ora!
Respiro questo ossigeno intriso di sangue, un silenzio sepolcrale aleggia per la Side Avenue…
Una Carne Morta, si aderge sgraziatamente, puntellandosi sui gomiti, da un rottame d’auto, sembra sorridermi e dalle sue orbite vuote, nere come il ventre di un ragno, stillano lacrime di sangue rigando il suo opalescente incarnato ridotto a cuoio. Gelide schegge di terrore penetrano nelle mie carni come proiettili adamantini. L’abisso incomincia ad osservarmi, l’incubo a divorarmi… Il suo decomposto viso assurge a maschera grottesca, uno sguardo in cui sublimano con raccapricciante armonia orrore e delirio, mi si rivolge gemendo con voce grave come arsa dalle fiamme dell’ inferno. Urlo quando vedo cadere dall’ istmo delle sue fauci brandelli di dita umane… Non è solo…

La luce diviene gradatamente cinerea, tra due ore il buio ghermirà ogni mia speranza, ogni mia volontà: la notte rende le Carni Morte più feroci, più implacabili almeno finchè non si saranno disgustosamente saziate.

Non posso tornare indietro, sono maledettamente circondato… Una profonda fenditura nel muro alla mia sinistra potrà essere l’unica via per nascondermi, per attendere la nuova alba… M’infilerò attraverso di essa, non so cosa troverò oltre, ma non ho altre alternative.
Il loro straziante berciare satura l’ aria rarefatta di questo atroce simulacro di realtà.
La mia attenzione è bizzarramente carpita da un sarcodivoratore distanziatosi dagli Altri: alza il suo mummificato braccio destro verso di me, posso intravedere la sua scompaginata necrotica anatomia muscolare lassamente fissata a livide ossa, legamenti disidratati e tesi come funi d’acciaio… Tenta goffamente di indicarmi, sì, sembra indicare Me… Emette un ultimo disperato urlo soffocato…

Quale orrore sotto il manto di questo cielo indaco vellutato…

Non potranno mai raggiungermi attraverso la breccia, la loro assoluta assenza della sensibilità propriocettiva impedisce alle Carni Morte un’adeguata coordinazione motoria.
L’oscurità del locale in cui mi trovo mi avvolge come una sostanza sciropposa, la mia torcia elettrica incomincia a perdere colpi. Dannate batterie! L’effetto stroboscopico del fascio di luce della torcia elettrica proietta nell’ambiente sinistre ombre subliminali, sembra che l’empietà, che permea l’ intero pianeta, abbia assunto una sua molteplice forma ideale, partorita dai più sordidi anfratti, insediandosi virulentemente nei miei silenti universi.
Le grida soffocate delle Carni Morte reverberano all’interno del locale, credo che stia per impazzire, non so se riuscirò a resistere ancora, l’intero mondo è divenuto una immane piaga purulenta urlante! Non esiste il dolore, ma solo il bisogno!
Intravedo attraverso il nero velo del buio poche ossa sparpagliate ed accanto irriconoscibili resti di membra umane ormai essiccate… Dove sono, dove diavolo mi trovo ? Di presso mi sembra di riconoscere le sagome di piccoli banchetti di scuola affastellati in una campata: un inutile estremo tentativo di barricarsi, un vano resistere all’ inevitabile.
Dio mio, è un asilo, Cristo, quelle membra minute sono piccoli resti di bambini in età scolare… Nulla, nulla e nessuno è stato risparmiato… Nessun perdono, nessuna pietà appartiene ormai a questo mondo!

Mi accoscio in un angolo in preda ad una muta disperazione, ogni mia scintilla vitale sembra spegnersi… Il terrore è allignato nel mio cuore, i di cui battiti stanno accellerando con una tale frequenza ed intensità, che m’impediscono di abbrancare ogni forma razionale di pensiero… Finchè penso all’orrore… Finchè il panico ha la sua ragione d’essere… Un caotico tramestio è al di là della grossolana barricata, il barbaglio della digradata luce della torcia elettrica rivela con confusi chiaro-scuri le deformi sagome di numerose Carni Morte, si agitano spasmodicamente, sono eccitate nell’ avvertire la mia presenza: l’ unica occasione di cibarsi per questa notte! Mi rendo conto di non poter più sfuggire alla loro orrida fame!! Paralizzato, avverto che ogni mio respiro diviene rapido affanno, ogni mio pensiero inghiottito in una spiraliforme zona d’ombra… E’ finita, è finita…

Violenti tonfi sordi sull’ impiantito preceduti da ripetute esplosioni di armi da fuoco mi ridestano d’improvviso dal mio torpore di tenebre, mentre i bramiti inarticolati delle Carni Morte si commistionano con la canizza di rabbiosi randagi… Serro gli occhi, mentre la mostra delle atrocità irrompe in tutto il suo terrificante selvaggio fragore di morte… Un acre afrore di sangue empie le mie narici… Cosa accade, cosa…?

- C’E’ QUALCUNO ? SIAMO DEL SANTA MIRA !! SAPPIAMO CHE CI SEI !! ABBIAMO VISTO LA LUCE DI UNA TORCIA ELETTRICA !! –

Una voce, una voce umana, la mia salvezza: i sopravvissuti dell’ insediamento urbano 7 Santa Mira, non sono solo… Non più!
Una lampo abbacinante balugina per l’ immenso profondo schermo buio, mentre un lacerante dolore trafittivo percorre la mia nuca… Cosa??...

Insediamento Urbano 7 Santa Mira

Il mormorio sommesso di voci poco lontane mi arrivano come il ritmo ondoso del mare che lambisce una spiaggia, sfocate fattezze di visi che si avvicendano, rendono ancora più confusi i miei pensieri così distorti e strani che evidentemente devono aver varcato il confine della coscienza, così ricado in un dormiveglia dove l’inconscio dileggia la mia mente sprofondandola in uno stato di semidelirio, in cui gli incubi distorcono orribilmente la mia memoria. Un senso di nausea si dipana nel mio stomaco… Percepisco un breve scambio di battute, certo che una informazione fondamentale mi è stata rivelata, ma non sono abbastanza lucido da individuarla... Non ancora!
Mi aggredisce prepotentemente un odore pungente di ammoniaca, ridestandomi dal mio stato di semitrance, la nebbia che intorpidisce i miei sensi si dirada, mentre scorgo un uomo in camice bianco che tiene qualcosa sotto il mio naso. Tossisco e per un attimo trattengo un conato, i miei polmoni sembrano ardere… Ora incomincio a distinguere il contesto in cui mi trovo, uno spazio ristretto rischiarato da una fredda luce al neon, occupato da numerose sagome umane, alla mia destra una donna bruna in uniforme bianca accenna un sorriso… Ma inspiegabilmente non lo trovo rassicurante.
Mi rendo conto di essere al centro dell’attenzione…

Bruscamente mi risveglio, un intenso dolore pulsante si traduce rapidamente in una incoercibile emicrania, insopportabile nel suo ritmico pulsare… Ma la consapevolezza del mio stato sferza crudelmente la mia coscienza, una sensazione bruciante e sempre più dolorosa alle estremità mi ostende che polsi e caviglie sono legate alla struttura d’alluminio di un letto, un letto di un ambulatorio d’ ospedale… Nessuna finestra.

- Signor Dandridge, mi sente? – una voce pacata, estremamente algida nel suo porgersi. L’uomo con il camice bianco.
- Sì, sono io – confermo debolmente – Ma…ma come sapete il mio nome e perché mi avete legato ? - Lacrime calde inumidiscono il mio viso.
- No, Signor Dandridge, non abbia alcun sgomento, abbiamo solo controllato i suoi documenti, inutili di questi tempi, non crede? – mi risponde retoricamente con un sottile ed autocompiacente sarcasmo. Trovo raggelante la sua ostentata formalità.
- Non sono contagiato, non sono stato morso, se è questo che vi spaventa ! – affermo con impeto febbrile.
- Ma questo lo sappiamo, Signor Dandridge, sono certo invece che Lei non sia ancora consapevole del suo… - l’uomo con il camice bianco indugia per un attimo, come se stesse selezionando le giuste parole - … dicevo… del suo, chiamamolo destino ! – termina la frase fissandomi negli occhi. Noto con ribrezzo che i suoi denti sono marci, ridotti a consunti ingiallititi paletti.
- Cosa significa tutto ciò ? – la mia emicrania pulsa sempre più forte.
- E’ giusto che Lei, Signor Dandridge, abbia una risposta, è giusto ! –
Un sudore freddo imperla il mio viso. Tremo.
- Sono sicuro che Lei abbia sentito il nostro messaggio, vero ? –
Annuisco passivamente, mentre la mia speranza è divenuta una corda tesa su cui mi sento posato in precario equilibrio.
- E’ sgradevole ciò che sto per dirle, ma ne faccio un mio obbligo nei suoi confronti… –
Il cuore sembra serrarsi come un pugno.
- Non è il primo cui ci viene incontro, se ciò può consolarla ! Ma per sopravvivere la comunità di Santa Mira ha fatto propri… certi appetiti estremi. Dobbiamo sopravvivere, Signor Dandridge, il bisogno ha vicariato ogni legge morale, ogni dogma cristiano… Dio non c’entra nulla con tutto questo... – alza le braccia in alto come un profeta pagano - …Ovviamente è chiaro che tra i componenti dell’ insediamento urbano 7 c’è un tacito patto di non cannibalismo, anche se in effetti sono tuttora reticente ad usare questa parola… La trovo squallidamente riduttiva ! – continua a fissarmi con le braccia conserte, ritto accanto a me, congelato in una spietata espressione di scherno.

- SIETE DEI MOSTRI, SIETE TUTTI DEI DANNATI MOSTRI !! COME POTETE !! COME POTETE !! MALEDETTI… MALEDETTI TUTTI PER L’ETERNITA’!! – strepito inascoltato.
Stretto nella morsa dei nodi di sottili corde di nylon, avviticchiati alle mie estremità, mi agito convulsamente come un alcolista colto al suo ultimo stadio di delirium tremens, poi d’improvviso avverto che ogni mio muscolo non risponde più, una sorta di lenta ed esasperante paralisi percorre l’intero mio corpo… Le lacrime incominciano ad offuscare il mio sguardo…

- Signor Dandridge, si lasci andare, è inutile resistere, ma non si preoccupi sarà lucido fino all’ ultimo. Adeguate dosi di succinilcolina stanno in questo momento liberando le loro preziose, per noi, proprietà farmacologiche. Tra qualche minuto sarà placido come un agnello, la morte la coglierà per soffocamento, la coglierà nell’ attimo in cui si paralizzeranno i suoi muscoli respiratori. Una nostra piccola accortezza, le sue carni in questo modo non perdono il loro pool proteico –
- Maledetti… Maledetti tutti… – bisbiglio flebilmente, parole spinte da un respiro breve e tremante. Uno stato progressivo soporoso annebbia ogni mia percezione.

Epilogo

Un altro dolore mi invade, separato da tutte le altre sofferenze: nonostante il terrore, il delirio, lo sfinimento, che ho adoperato come scudo contro lo spaventoso assedio della realtà , la verità mi ha raggiunto in tutto il suo abominevole manifestarsi… Quale tremenda verità alberga nel Cuore Nero dell’ Uomo, perfetta come un diamante, forte come l’odio.

Il mio ultimo pensiero si rivolge a quanti come loro si siano adattati, l’universo ora mi si appalesa come un regno di morte, un regno dove la vita, così rara da apparire, assurge a scherzo mostruoso…

E’ una questione di “adattamento”… Una terrificante questione di “adattamento”…


Tarkus
tarkus è offline   Rispondi Citando
Vecchio 05-08-2008, 12:28 PM   #2
Antilia
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Terribile…….efficacissimo e terribilmente senza speranza……..la tua narrazione lascia sempre il segno, Tarkus….
__________________
Tutte le cose sono collegate.
Tutto ciò che accade alla terra,
accade ai figli e alle figlie della terra.
L'uomo non ha intrecciato il tessuto della vita;
ne è solamente un filo.
Tutto ciò che egli fa al tessuto,
lo fa a se stesso.

Capo Seattle
Antilia è offline   Rispondi Citando
Vecchio 05-08-2008, 07:46 PM   #3
fabykiss75
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Hai un modo davvero originale ed affascinante di raccontare...

complimenti Walter


tu scrivi che io leggo

Faby
fabykiss75 è offline   Rispondi Citando
Vecchio 05-09-2008, 07:07 AM   #4
enrichetto
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Mi e'piaciuto molto....veramente bravo
enrichetto è online   Rispondi Citando
Vecchio 05-10-2008, 06:38 PM   #5
tarkus
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Vi ringrazio tantissimo!!
__________________
Non confondere mai l'insolito con l'impossibile
tarkus è offline   Rispondi Citando
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