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Vecchio 12-21-2004, 04:36 PM   #1
Riflesso di Luna
Amico*
 
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Predefinito Evasione come vera essenza

Evasione come vera essenza

<<Nell’antica leggenda si narra che un re e una regina ebbero una figlia: nacque una principessa. Una strega malvagia le inflisse un sortilegio per cui la principessa dormì per secoli e secoli… Un bel giorno un principe la baciò e svegliandosi la principessa vide il mondo… e ora la principessa cerca disperatamente la strega malvagia perché la faccia dormire di nuovo>>.
Essere adolescenti al giorno d’oggi è molto difficile. Adolescenza significa uscire dalla caverna buia dell’infanzia e godere della luce della ragione per comprendere la vera realtà del mondo. Quando cominciai a chiedermi il perché di ogni cosa iniziò ad accrescersi in me un desiderio, un bisogno quasi insensato: l’evasione. In un mondo spietato dominato dalla logica economica in cui il re è il Consumismo e la regina è l’Omologazione non c’è spazio per il mio scettro, per il mio regno di fantasie, di utopie. Diventare maturi in questo mondo comporta davvero molte difficoltà, almeno per persone come me che non vogliono lasciarsi vivere e manovrare da un sistema sbagliato le cui fondamenta sono costruite su un vuoto di valori.
Io cerco la strega malvagia perché mi faccia “dormire per svegliarmi da quest’incubo”! Quel che desidero di più in questo periodo è dormire perché mi chiedo se il sogno non sia la vera vita e la vita non sia solo un sogno. Così ho cominciato a pensare che la mia vita non fosse altro che un romanzo che qualcuno sta scrivendo e ogni mia azione sia frutto delle angosce e delle gioie di chi lo scrive. Ho cercato tantissimi modi per evadere dalla realtà; una volta ci riuscivo attraverso il pianoforte. Mi concentravo e riuscivo a trovare l’infinito in 88 tasti sfiorandoli con le dita dell’anima. Quella musica usciva da me stessa e il vento della passione mi allontanava dalla stasi quotidiana. Ancora oggi, in assenza di quel capro espiatorio, sento l’irrefrenabile bisogno di allontanarmi dalla monotonia della quotidianità, ho bisogno di sfumature sgargianti, ho bisogno di usare le mie ali non solo per mangiare ma per andare in alto, in alto. In questo mi ha aiutata il mio amico Jonathan Livingston, il gabbiano che raggiunge la perfezione provando e riprovando senza farsi manovrare dal suo stormo Buonappetito che viveva passivamente col solo scopo di sopravvivere. Sulle ali di carta dei libri sono stata trasportata in altri mondi: un viaggio eccezionale, nello spazio e nel tempo in cui le stelle erano parole, le galassie poesie, i sistemi racconti e altri mondi erano persone e le nuvole facevano da sipario a questo sublime spettacolo. Così, ogni tanto, raggiunta l’alta quota rischio di schiantarmi sugli irti scogli della realtà, come le falene attratte dalla luce ingannevole si schiantano contro i fari delle macchine; vengo spesso rimproverata di stare troppo spesso con la testa fra le nuvole. Camminando per strada guardo attentamente il suolo: pozzanghere. Il riflesso mi mostra il mondo al contrario. Il cielo è ai miei piedi, avanzando tra le nuvole e le cime degli alberi sono felice, evado in una pozzanghera. Passa una macchina e per poco non mi investe. La strada ritorna ad essere strada e la pozzanghera ritorna pozzanghera e continuo a camminare in cerca di nuove avventure. Piccolo e apparentemente insignificante esempio del rischio che comporta l’essere inevitabilmente radicato alla realtà con la prigione del corpo. Oh Platone come hai ben inteso il mio bisogno di evasione, il mio senso di carcerazione in questo corpo con catene gravitazionali. Ma è proprio per colpa dell’iperuranio, della mia concezione ideale del mondo che ora non riesco a scendere e rapportare l’idea a qualcosa di materiale. Ora che vorrei scendere sulla Terra trovare l’Amore platonico… non ci riesco, non esiste… e avanzando nel buio della caverna mi convinco che ciò che cerco è solo un’ombra dalla irreal sostanza. Cos’è successo? Quando mi si è offerta la possibilità di evadere con una scala lunare nel manto oscuro della notte e di vivere tra le mura di una torre d’avorio costruita sulle mura dell’immaginazione…ecco che il mio bisogno di evasione comincia a ribellarsi anche stavolta. Ma allora cos’è che voglio? E’ una continua voluptas dolendi, mi piace vivere nell’insoddisfazione? Così non troverò mai nulla perché non so cosa cerco! E avanzo nel tempo e nello spazio trascinando con me il mio destino, vivo senza che io lo sappia e morirò senza che io lo voglia! E la mia vita non è che inchiostro impresso su questa carta, evado scrivendo! Uso nuove ali per volare via, le ali d’inchiostro. L’anima scivola attraverso la penna e l’inchiostro dà forma ai miei pensieri. Poesie traducono l’essenza, flussi di coscienza traducono stati d’animo. Diventerò una scrittrice, ecco cosa voglio! Cara evasione, non riuscirai a distogliermi da questa aspirazione!
D’oceano una goccia
Di tristezza una lacrima
Di felicità un sorriso
D’amore un bacio
D’alba un raggio
Di vita un respiro
Tu di me evasione!
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