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#151 |
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Amico*
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Miei dolcissimi Rosarossa e Michael, sono commossa dal vostro splendido dono... il dono di un sogno.
Il racconto è di rara bellezza e di valore ancor maggiore poiché nato dalle vostre geniali menti e benedetto dai vostri luminosi cuori... Grazie, sono commossa... Grazie mille... Presto avrete notizie dalla Sibilla (di cui avete allegato foto divine!!! sono splendide!!!)... V.V.T.B. La Vostra Cassandra |
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#152 |
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Amico*
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Si narra che la sorgente si trovi in un imprecisato punto nella catena montuosa dei sogni, un luogo favoloso nel quale si abbeverano gli unicorni.
E' un fiume limpido e ceruleo quello che porta il tuo nome, un nastro cristallino che attraversa i miei pensieri, li bacia con spruzzi d'argento e li increspa con la dolce forza del suo passaggio. La mia anima vi si specchia, come il cielo nel mare, ed ogni volta un po' d'azzurro entra in lei, nettare e droga che inebria ed annebbia i sensi. I miei ricordi guizzano fra le spumose acque, evitando sassi sporgenti, giocando nella corrente come pesci d'oro e cobalto, riverberi figli di quel sole che chiamo vita. Nessuno sa dove si trovi la foce, né se esista un luogo nel quale quell'eterno fiume desideri fermarsi. Tu ed io, mio tesoro, lo sappiamo: sotto un cielo gravido di stelle, raccoglie argento e blu mezzanotte, poi si getta con passione nel delta del mio cuore... Dedicato con amore a colore che credono in me o che, semplicemente, mi vogliono bene Cassandra
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#153 |
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Amico*
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Luogo di pace e serenità dove le ali spesso mi conducono, le ali del mio angelo custode, senza le quali non potrei volare… un giorno parlammo di unicorni, notando il mio stupore nel vederne uno, mi disse “Voi umani considerate l’unicorno un animale leggendario e favoloso… è molto raro vederne uno, perché non hanno più il loro meraviglioso habitat”.
“Chi l’ha distrutto angelo mio?” “Si è dissolto poco alla volta dal giorno in cui voi avete smesso di sognare”. Lo guardai e mi accorsi che una stilla di luce scese dai suoi grandi occhi blu e gli attraversò le candide gote “Perché piangi?”. “Ora state smettendo anche di amare… e fra poco congederete per sempre anche noi angeli.” “No, ci sono coppie che si amano e si giurano eterno amore”. “Troppo spesso scambiate per amore ciò che è attrazione e passione dei sensi, lo concepite solo come amore di coppia e vi dimenticate di amare tutto ciò che vi circonda”. Confuso gli domandai “Allora perché mi conduci ancora in questo luogo?”. “Perché ci sono persone che ancora sognano e coppie che si sono fuse in anima sola, non si dimenticano di amare il mondo e di vivere il loro sogno… gli unicorni mi dicono che queste persone sono animali favolosi e leggendari perché è molto raro vederne qualcuna”. TVTB Cassandra ![]() Michael
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![]() "Egli darà ordine ai Suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi " (Salmo 90/91) |
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#154 |
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Amico*
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![]() THE BARD'S SONG Now You all know The bards and their songs When hours have gone by I'll close my eyes In a world far away We may meet again But now hear my song About the dawn of the night Let's sing the bards' song Tomorrow will take us away Far from home Noone will ever know our names But the bards' songs will remain Tomorrow will take it away The fear of today It will be gone Due to our magic songs There's only one song Left in my mind Tales of a brave man Who lived far from here Now the bard songs are over And it's time to leave Noone should ask You for the name Of the one Who tells the story Tomorrow will take us away Far from home Noone will ever know our names But the bards' songs will remain Tomorrow all will be known And You're not alone So don't be afraid In the dark and cold 'Cause the bards' songs will remain They all will remain In my thoughts and in my dreams They're always in my mind These songs of hobbits, dwarves and men And elves Come close Your eyes You can see them, too (Blind Guardian)
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![]() "Egli darà ordine ai Suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi " (Salmo 90/91) |
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#155 |
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Amico*
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DAL DIARIO DEL CONTE DONOVAN LACE
Lei se ne è andata. Il Mecalocomovitore procede la sua corsa verso le ombre, ombre sicuramente meno opprimenti dell’oscurità che ha appena spento il verde dei miei occhi, sulle rotaie che si addentran impavide nel periglioso sottosuolo. Ank siede accanto a Christopher, gli parla sottovoce, quasi sussurrando, tentando forse di evitare che io senta le sue parole. In questo momento non ha importanza: che parlino pure di me, che ridano pure di me, se avessi senso dell’umorismo lo farei anch’io. Il bardo ha una strana espressione sul volto. Sembra ascoltare con disattenzione le parole della sacerdotessa, preso com’è dalla serie di oggetti, probabilmente sottratti alla villa degli Huntiker, che tiene sulle ginocchia, eppure continua a lanciare sinistre occhiate nella mia direzione. Accanto a loro Absynthia, il cavallo di Christopher, si muove nervosamente. La carrozza del Mecalocomovitore non è certo stata progettata per ospitare un cavallo, non è qui che quella povera bestia dovrebbe stare e vorrei proprio sapere come il bardo abbia fatto a farla entrare, a farle salire i gradini e, soprattutto, a costringerla ad un’innaturale, se non addirittura impossibile, manovra per riuscire ad infilarsi nella carrozza stessa. Talvolta Christopher sa essere veramente egoista. Seduto in disparte, Karrwut sembra un grottesco doccione dimenticato sulla poltrona da un viaggiatore distratto, un gargoyle sottratto a chissà quale imponente e granitica costruzione. La possibilità di salvare il suo popolo si avvicina ogni minuto di più e, ne son certo, non appena il Mecalocomovitore si fermerà, Karrwut inizierà a cercare l’elfo scuro e non ripartiremo fino a quando non l’avremo fatto prigioniero. Determinazione e rabbia brillano perennemente nel suo sguardo fiero. Ho promesso il mio aiuto a Karrwut, il suo cuore ed i suoi intenti sono nobili, ma ora son vincolato a seguirlo, mentre vorrei essere già sulle tracce del galeone sul quale la mia Miranda si è imbarcata. Miranda. Non mi ha neppure detto addio, ha delegato il saluto ad una pergamena fra le mani di un marinaio. Poche righe con le quali mi ha spezzato il cuore. Non ha avuto il coraggio di guardarmi negli occhi e dirmi che fra noi era finita. Se ne è andata, incapace di accettare un futuro incerto al fianco di un Paladino di Murlynd, un uomo perennemente in viaggio o in guerra, e, soprattutto, intollerante di fronte alla mia stupida gelosia nei confronti del capitano del galeone. Non mi ha concesso la possibilità di scusarmi per il mio pessimo umorismo (contagiato forse dalle infelici e continue battute di Christopher), di spiegarle che temevo il confronto poiché avevo la certezza che lui potesse offrirle quello che io non potevo. Non volevo perdere l’unica persona per la quale sarebbe valsa la pena di morire ogni giorno e, all’ombra di quella paura, ho intrecciato la stessa corda dalla quale ora, vittima e carnefice di me stesso, penzolo morente. Inspiro ed espiro profondamente. Mi sento come se non respirassi da ore, dal momento in cui lei se ne è andata. Il leone sonnecchia accanto al Cavaliere. Avrei dovuto imparare osservandoli. Non c’è nessuna tentazione che possa spingere il grosso felino a separarsi dal Cavaliere. Sono uno stupido. Avrei dovuto capire che non ho l’esclusiva dei nobili sentimenti e che, proprio come me, anche Miranda poteva amarmi a tal punto da far di me la sua priorità, resistendo ad ogni altra tentazione, allontanando il desiderio di tornare in mare. Non glielo ho mai chiesto, ma ora è tardi. Forse non glielo ho mai chiesto poiché sapevo già la risposta, ma ho agito come se ne fossi all’oscuro. Miranda. Vorrei piangere, sono mille arieti i sentimenti che violano i miei occhi affranti, ma non lo farò, non sotto i malcelati sguardi dei miei compagni. Se Miranda fosse qui, le direi che non avevo dubbi sul suo amore. Le incertezze riguardavano il sottoscritto e la sua goffaggine di fronte ad un sentimento tanto profondo. Avevo paura di perderla, avevo paura che un giorno potesse andarsene per tornare a quella vita che le apparteneva di diritto e che noi, nell’egoismo di chi crede di aver il diritto di plasmare le vite degli altri per inseguire un ideale, le avevamo ingiustamente sottratto. I due orologi che porto con me impietosamente procedono la loro lenta camminata verso il futuro. Già il presente sta svanendo, lasciandomi in bocca il sapore amaro di un passato ormai perduto. Sprofondo nella poltrona. Vorrei dormire, sono distrutto, ma continuo a rivivere ogni istante trascorso al suo fianco. La sera in cui vidi per la prima volta il Capitano Miranda La Forge alla locanda, a Nova Vaasa, l’attimo stesso in cui i nostri sguardi si incrociarono e compresi che non avrei mai più potuto amare nessun’altra donna... La nostra prima cena assieme in uno dei più costosi ristoranti dell’intera città, momenti in cui Miranda incarnava tutto ciò di più bello che potesse esistere in questo crudele mondo... La nostra prima notte assieme, la sua disinibita passione, il suo concedersi completamente... Il bacio che mi diede prima che le nebbie ci avvolgessero e ci catapultassero in un incubo... Il suo viso chino sul mio, la preoccupazione nei suoi occhi, quando i miei compagni mi salvarono dalle grinfie del Gran Sacerdote di Seth... Il suo dolcissimo bacio quando Ank mi strappò alla morte in seguito allo scontro con gli zombi... Il momento in cui la vidi cadere sotto i colpi del leone metallico per salvare la mia vita... Non ci sarà più nessuno a temere per la mia vita e, ogni volta che riuscirò a sfuggire alla morte che il Male tanto brama, non vedrò quel sole che brillava per me, solo nebbia, il freddo cuore di queste lande maledette. Miranda, non voglio perderti! Miranda, non voglio arrendermi! Non posso lasciare che tu svanisca per sempre, come se non fossi mai esistita. Tu sei la donna con la quale voglio dividere la mia vita ed io... io sono ancora il Conte Donovan Lace, l’uomo di cui ti innamorasti... sono sempre lui... e te lo proverò! Ti cercherò, ti troverò... e farò di tutto per riaverti! I dubbi ti hanno allontanata, ma son sicuro che l’amore alberghi ancora nel tuo cuore, altrimenti avresti avuto il coraggio di dirmi un crudele addio sfidando apertamente il mio sguardo. Chiudo gli occhi. Rivedo il suo volto. La immagino seduta nella sua cabina, i lunghi capelli sciolti, le mani sul viso, lacrime salate più dello stesso mare sulle sue guance abbronzate. Vedo il suo corpo scosso dai singhiozzi. Stringo i pugni. Dovrei essere accanto a lei e, stringendola a me, calmarla. Mi sento morire. Nonostante il mio unico desiderio fosse quello di renderla felice, sono io la causa del suo immenso dolore. Fra poco si alzerà ed andrà a stendersi. Chiuderà gli occhi e lascerà che il rollio della nave la culli, la tranquillizzi, le porti sollievo, compiti che appartenevano a me fino a poche ore fa. Dormi, dolce amore mio. So dove era diretto il galeone e, appena torneremo in superficie, quella sarà la mia meta, costi quel che costi. Non posso lasciarti andare, non così, non così... Apro gli occhi. Absynthia ha defecato sul pavimento della carrozza ed Ank si sta occupando di ripulire ogni cosa. Christopher sorride divertito, quasi appagato, mentre Karr scuote la testa. Il leone continua a sonnecchiare, mentre il Cavaliere osserva le ombre correr veloci oltre il finestrino. Non mi importa nulla di quello che succede ora intorno a me. Chiudo gli occhi ed inizio a pregare. |
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#156 |
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Amico*
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BUON ANNO,
dolcissimi angeli, amici miei! E' così bello tornare e trovarvi sempre tutti qui! Michael, caro Michael... Rientro e trovo a salutarmi una canzone dei Blind Guardian... Piccolo il mondo, sai? Sono uno dei gruppi preferiti del mio amore... Un giorno, cinque minuti dopo aver salutato un amico che tornava a quella casa che distava 500 km dalla mia, salii in auto. Non volevo piangere, anche se il distacco mi faceva sempre soffrire. Il mio amore accese la radio, inserì la cassetta... ed i Blind Guardian iniziarono a cantare "THE ELDAR"... e sulle note della loro bellissima canzone, lasciai che qualche lacrima, nascosta dietro gli occhiali da sole, scendesse lungo le mie guance... poi tornò il sole... Un bacione affettuoso e tenero Cassandra
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#157 |
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Amico*
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DAL DIARIO DEL CONTE DONOVAN LACE
Terra e pietra sulla testa, terra e pietra sotto i nostri piedi, terra e pietra ovunque volgiamo lo sguardo... e ragnatele, spettrali ragnatele che, nell’oscurità, si accendono di un’insolita luminescenza verde, dimore di creature maligne, predatori nascosti nelle pieghe delle tenebre, costellazioni di mostruosi occhi in febbrile attesa... e trappole mortali disseminate lungo il dedalo di corridoi... la morte dondola sui nostri capi , mentre attende, a fauci spalancate, un nostro passo falso. Abbiamo camminato per ore sottoterra e, ogni volta che Karrwut ci ha indicato di scendere, ho avuto la certezza che il centro della terra fosse ad un passo da noi, vivo e senziente; per un istante mi è persino parso di udirne il respiro caldo sul volto. Mentre avanzavamo nelle ombre, sei figure arrossate dalla luce delle torce, ho benedetto l’ignoranza che avvolge il suo mistero: non volevo sapere cosa vi avremmo potuto trovare... o cosa avrebbe potuto trovare noi! Seduto con le spalle al muro, nella stanza dove i miei compagni han scelto di accamparsi, osservo lo spadone trovato in mezzo alle macerie. Non appena torneremo in superficie, farò in modo di cambiarne l’elsa: un teschio ghignante non è di certo un simbolo che ami associare ad un paladino di Murlynd! Fino a quel momento, mi affiderò alla divina benedizione del Paladino Bianco. Estraggo la cote e ne affilo la lama. Miranda sarà il suo nome, proprio come Benedetta è l’epiteto della mia pistola sacra. Questa spada si chiamerà come la donna che amo e che mi ha spezzato il cuore: Ogni volta che la impugnerò penserò a lei, ogni volta che ucciderò un nemico malvagio, sarà un pericolo in meno che la possa minacciare. Ogni volta che l’estrarrò, sarà agrodolce ricordare cosa si provi stringendo nel pugno la propria salvezza, proprio come quando tenevo per mano colei che avrebbe dovuto divenire mia sposa. Stringo l’elsa, quasi con rabbia. Ank, non molto distante, si è avvolta in una coperta e sta dormendo o, almeno, mi auguro che sia così. Non ha fatto che chiedermi “Conte, quanto manca al tramonto?” per tutta la giornata. Non pregare Bastet al calar del sole significa, per la sacerdotessa, la perdita di qualsiasi beneficio divino fino al tramonto successivo. La giovane Ank non voleva che questo accadesse per il secondo giorno consecutivo, così ha iniziato all’ora di pranzo a chiedermi di guardare i miei orologi... e non ha smesso fino a quando, sollevato, l’ho avvertita che poteva iniziare ad officiare i propri riti. In un certo senso, devo ringraziarla. Se non fosse stato per le sue continue interruzioni, non avrei fatto altro che perdermi nei ricordi, nello sfibrante dolore e nella cruda certezza di essermi fratturato il grugno contro l’ineluttabilità del destino. Ho di nuovo mal di stomaco, ma stringo i denti. Vorrei accendere la pipa ed avvolgermi in una confortante nuvola di fumo, restare sospeso fra il prima ed il poi, incapace di provare qualsiasi emozione, ignaro dell’esistenza di cose, luoghi o persone che non possan esser ricondotte alla parola “io”. Sospiro. Non posso, non qui. Christopher sta scrivendo qualcosa su una pergamena, immagino si tratti di una nuova canzone. Tremo all’idea di dover ascoltare, purtroppo sempre prima di quanto speri, una canzonetta basata sulle disavventure del povero Conte e sul Capitano La Forge, la donna che prima accettò la sua proposta di matrimonio, poi lo lasciò portandosi via il suo più bel sogno. Maledetti sian Iuz e tutti i suoi demoni! Devo dormire o rischio veramente di impazzire... o, peggio ancora, di diventare uguale al bardo! Mi avvolgo nella coperta e, disteso accanto alla mia spada, pronto ad impugnarla nel caso Christopher dia l’allarme, chiudo gli occhi sperando di sognare il mio dio... e mi ritrovo in uno sconfinato campo di terra battuta, nera come il peccato, tempestato di candide chiazze di neve, pura come il cuore di Murlynd. In lontananza scorgo le fin troppo spesso violate mura di Critwall. Casa. E’ tutto fin troppo silenzioso e deserto. Il gelido vento porta con sé uno stormo di delicati e nivei petali di rosa, le stesse bianche rose tanto care a mia madre ed a mia zia, signora di Critwall. Sotto un cielo turchese ed un sole malato che non riesce a scaldare più di un topazio incastonato nella volta celeste, mi incammino verso la mia amata città. Indosso l’armatura e lo scudo, gli stessi che ho perduto nello scontro con i rugginofagi, ma sulla schiena porto lo spadone; il mio mantello sembra nuovo, come il giorno in cui partii per affrontare la missione che mi ha condotto oltre i confini del mondo, il mio mondo. Nella mano destra impugno Benedetta. Il calore che si irradia dalla mia arma sacra è qualcosa di dolce e confortante. Petali bianchi mi sfiorano il viso, morbidi e vellutati come le carezze di Miranda. “Conte?” chiama una voce di donna alle mie spalle. E’ Miranda! Rinfodero l’arma e, in un batter d’occhio, mi ritrovo di fronte a lei. La mia amata indossa l’abito da sposa. I petali vorticano per un istante intorno a lei, poi riprendon la loro corsa. “Sei tornata? Miranda, Miri, amore mio, non sai quanto mi sei mancata!” le vado incontro, gli occhi lucidi, le braccia protese verso di lei nella palese promessa di un abbraccio. Si ritrae. Mi spezza il cuore per l’ennesima volta. Due petali si sfiorano, poi volan via, uno verso nord, l’altro nella direzione opposta. “Conte...” sussurra. “Perché mi chiami così?” le domando, rattristato dal suo tenermi a distanza. “No!” risponde, mentre un gelido alito di vento le sfiora il viso e, sulle ciglia le si forman minuscoli ghiaccioli. “Non Conte... Con te... Donovan, con te...” Svanisce prima che possa dire o fare qualsiasi cosa. Resto lì, in piedi come il più inebetito degli uomini. “Cosa ti importa di lei?” domanda una voce alle mie spalle. D’improvviso i petali mutan colore ed il mondo assume tonalità cremisi. “La amo!” rispondo ancor prima di vedere in viso il mio interlocutore. “Guardami, Conte!” esclama la stessa voce, seppure più suadente. Mi giro. La sacerdotessa è di fronte a me, i grandi occhi terribilmente tristi. “Che c’è, piccola?” le domando posandole le mani sulle spalle, lo stesso tono che userei con una bambina. “Cosa significa che la ami?” domanda, come se non conoscesse realmente il significato di quelle parole. “Che importanza ha? Ora l’ho perduta!” rispondo amareggiato. “Dimmelo!” grida, la voce resa stridula dalla frustrazione. “Dimmelo, Donovan, ti prego!” riprende, più dolcemente, mentre petali scarlatti danzano intorno alla sua snella figura. “Significa che lei è il mio vessillo, il mio sole, la mia acqua, la mia aria, il mio sangue. Significa che la vita, senza di lei, non è altrettanto bella. Significa che, in cuor mio, ho la certezza che Miranda La Forge sia la donna perfetta per me... la mia donna...” Resto un istante in silenzio. “Ma io non sono l’uomo giusto per lei, per cui il mio amore, in tale frangente, si tramuta in veleno.” “E l’amore può durare in eterno?” domanda la sacerdotessa, gli occhi sempre più tristi. “Il cuore di un paladino non conosce un amore differente. Io l’amerò per sempre.” Rispondo. “Allora lei sarà perennemente nei tuoi pensieri, anche se ti ha lasciato? Anche se stai soffrendo a causa sua?” domanda Ank, scostandosi lievemente, un’espressione strana sul bellissimo volto abbronzato. Incasso il colpo. “Se un giorno dovessi innamorarti veramente, mia piccola Ank, ti basterà anche solo l’idea di perdere quella persona per farti comprendere appieno le mie parole.” Le accarezzo i capelli. Un petalo rosso vola lontano, disegnando una spirale nell’aria. “Conte, devo sapere ora!” esclama. “Cosa...” non riesco a portare a termine la frase. All’improvviso mi manca il fiato e provo un dolore lancinante allo stomaco, laddove la sacerdotessa mi ha colpito con la sua arma, un colpo perfetto e mortale. Dalla ferita stillan petali rosso sangue. “Perché?” le domandò prima di crollare al suolo. “Perché devo capire, Donovan!” risponde, la voce rotta dall’emozione. “Cosa...” Il buio mi avvolge. Scoppia a piangere. La sento singhiozzare, mentre la vita mi abbandona. Tump! La sento battere i pugni sul duro terreno, mentre la morte mi reclama. Tump! Tump! Tump! Mi sveglio di soprassalto. Tump! Tump! Tump! Qualcosa di molto grosso sta tentando di buttar giù la porta della stanza! Christopher sta gridando i nostri nomi. In un batter d’occhio sono in piedi, Miranda nella mano destra, Ank al mio fianco. Volgo lo sguardo nella sua direzione, una fugace occhiata che, probabilmente, lei non si saprà spiegare, poi torno a concentrarmi sul pericolo che incombe, per l’ennesima volta, su tutti noi. Un grossissimo bacione Cassandra
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#158 | |
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Amico*
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Citazione:
verso la dimora del cavaliere sono attratte da una finestra e lo sguardo trasale d’istinto come segugi s’accesero lumi. È pronto il treno dei desideri e nulla ostacolerà il cavaliere. by Michael (11/01/06) *** Sibilla, mia candida amica… c’è un fato che dolcemente ci riconduce l’uno verso l’altra. Impressionanti coincidenze rimangono espressamente enigmatiche e cariche di mistero. Leggo un gioco di scritti meravigliosi e scruto un codice. Un tenero abbraccio Michael
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![]() "Egli darà ordine ai Suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi " (Salmo 90/91) |
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#159 |
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Amico*
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Chissà, mio dolce Michael, forse è proprio vero: nulla avviene per caso...
E magari, misteriosi ed invisibili fili ci legano quel tanto che basta a ricordarci che siamo un unico, gargantuesco sogno divino. Ti abbraccio forte, mio Cavaliere! Cassandra |
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#160 |
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Amico*
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E la mia dolce Rosarossa dov'è?
Dove sei finita, stellina? Sparisci proprio ora che il Conte Lace è tornato ad esser single? Un grosso bacione La tua Cassandra
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#161 | |
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Amico*
Data Registrazione: Oct 2004
Messaggi: 929
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Citazione:
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#162 |
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Amico*
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Non sai quanto mi faccia felice saperlo!!!
Ma sei qui per me... o per il LIBERISSIMO Donovan? 1 abbraccio, mia stellina gemella Cassandra
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#163 |
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Amico*
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Mi piace scoprire e approfondire la mitologia greca, anche con la letteratura dei contemporanei, a volte ritrovo parte di me in alcuni personaggi, in Cassandra vedo la sfida… la capacità di prendere in mano il proprio destino e gridare alla società la propria dignità di essere umano. Rifiuto a priori lo stereotipo di Cassandra come profetessa di sventura o profetessa condannata a non essere ascoltata. Secondo me, la sua grandezza non fu considerata dal popolo troiano alla stregua di un daltonico davanti ad una visione policroma. La Cassandra del mito è innanzitutto una donna che ascolta il proprio cuore ed è fedele alla propria interiorità… uno spirito sensibile e attento ai sussurri dell’anima del mondo come la Cassandra di questo angelico forum.
Un abbraccio Sibilla Fidelis Michael
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#164 |
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Amico*
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Ancora più a valle, Eurione, il sommo sacerdote del tempio di Atena, era intento, come periodicamente faceva, in un singolare compito. Col suo occhio esperto rilevava, lungo la riva del fiume, la presenza di un particolare tipo di pianta. Si chinava, scavava un poco, estirpava le radici, e le poneva in un cesto. Solo lui poteva compiere questa operazione, perché solo lui conosceva il segreto di quelle radici. Egli stesso, infatti, ne aveva scoperto la singolare proprietà. Il cesto era quasi pieno, quando udì una voce familiare alle sue spalle.
- Così va bene, portatori. Fermate qui e riposatevi. Ne avete bisogno. - Salute a te, nobile Cassandra. La giovanissima principessa, avvolta in un peplo rosa, mise i piedi sull'erba ed avanzò verso il sacerdote. - Salute a te, Eurione. Come ti avevo promesso, sono venuta a curiosare su questo tuo lavoro. Allora, fammi vedere: quali sono queste piante prodigiose? Il vecchio cercò fra i cespugli finché non ne trovò una. - Ecco, mia sovrana, questa è una. - Anche quella? - No. Quest'altra no. - Qual è la differenza? Io non distinguo questa da quella. - Ma io sì. Sono diverse. - E queste sono le radici? Disse Cassandra indicando il cesto. - Sì. La ragazza ne prese una e la osservò. - Sembra una radice qualunque. - Ma non lo è. Se tu non fossi la mia principessa preferita - e qui Eurione sorrise confidenzialmente - non ti avrei mai svelato il mio segreto. - Spiegamelo meglio. L'altra volta sei stato vago. - Ecco, sì. Io prendo queste radici e le lascio essiccare per tre giorni al sole. Se in quei tre giorni non fa abbastanza caldo, le getto via; ma, se il tempo è quello giusto, trascorsi i tre giorni le macino, le riduco in polvere. È semplicissimo. Questa polvere è il contenuto delle ciotole che ti ho mostrato al tempio. Sono tante le piante dalle quali si ricavano prodotti medicamentosi o cosmetici, o che abbiano qualche altra utilità. Ma questa polvere... è unica. È cara alla Dea Atena. Ascolta: se ne prendo anche solo una piccola quantità, la pongo su braci ardenti e inspiro le sue esalazioni, cado in una specie di torpore ed ho delle visioni. Se Atena non mi è propizia, queste visioni sono confuse e non significano nulla. Ma, se la Dea della saggezza lo gradisce, queste visioni possono rivelarmi la sua volontà; o addirittura il suono della sua voce, e la sua immagine stessa. - Ma tutti conoscono la sua immagine. - Vuoi dire la statua? - Esatto. - Ma quella, per quanto grande e maestosa sia, è solo una raffigurazione creata dallo scultore, non la vera immagine. - E tu... hai visto la Dea? Hai visto Atena in persona? - Sì... una volta. - Ma non potrebbe essere solo una illusione? Io so che ci sono dei preparati che causano allucinazioni. - Potrebbe essere. - Ma tu, cosa credi? - Io credo che questa pianta sia sacra. - Perché? - Tanto per cominciare, essa è molto rara. Io l'ho scoperta quando ero giovane, e poi l'ho cercata per anni ovunque, in tutta la Troade e anche all'estero, nei miei viaggi. Ma cresce solo qui. Solo qui: intendo in questo punto. Né più a monte, né più a valle, né sull'altra riva dello Scamandro. Poi perché il fato ha voluto che la conoscessi solo io, che sarei diventato, come ora sono, il sommo sacerdote del tempio. Infine perché... sento che è così. No, non è una qualunque radice allucinogena, questa. - Io non tanto ci credo, Eurione. - Perché? - Perché secondo me gli Dei non si rivelano direttamente ai mortali. - Allora, non credi ai sogni? - No. Essi sono un prodotto della nostra fantasia che, durante il sonno, acquista altre regole, e non dipende più dalla nostra volontà. - Ma, infine, mia sovrana, non credi nemmeno ai prodigi? - Io non ho mai assistito ad un prodigio. - Oh, Numi del cielo, ma tu rasenti la bestemmia. - No, non la bestemmia. Io sono fedele agli Dei, li temo, li rispetto, e li venero. Ma, come ti dicevo prima, non mi risulta che si premurino di farsi vedere da noi mortali, o di parlarci. Forse perché non ne siamo degni. Eurione scosse il capo, pensoso. - I prodigi servono a farci capire se gli Dei ci sono favorevoli o meno. - Vuoi essere sicuro della benevolenza degli Dei? Guardati attorno: questa è la Troade! Fra tutte le terre bagnate dall'Egeo, la più ridente. Quale altro segno ti occorre per sapere che gli Dei ci sono favorevoli? - Non dire così, principessina; questo tuo ragionamento non mi piace. - Ebbene, Eurione, non voglio farti rattristare. Viva le tue radici, viva la tua polvere, viva il tempio! E salute a te: io vado. Così, Cassandra diede ordine ai suoi portatori di fare ritorno nella città. Eurione vide il veicolo che portava la principessa allontanarsi lentamente verso Troia. Nel palazzo reale, Ecuba, la regina, accolse con gioia il rientro della figlia. - Oggi hai indossato il peplo rosa, perché? - Perché è una bella giornata e mi sento allegra. Cassandra si avvicinò ad una finestra e distese il suo sguardo fino all'orizzonte. Ecuba la ammirava sorridendo. - Tu sei il mio orgoglio, Cassandra. Sei talmente bella, saggia, e generosa. Solo di te, fra tutti i miei figli, posso dire tutte queste cose insieme. Hai ragione, dunque, a rallegrarti. Ritieniti fortunata e pensaci: ricca, nobile, figlia di un re, vivi nello sfarzo e nel benessere. Gli Dei ti hanno dato tutto. La principessa corrugò la fronte, fece ruotare lentamente i suoi occhi celesti, e, a bassa voce, proferì - E gli Dei mi toglieranno tutto. Ecuba le si accostò turbata. - Cosa vuoi dire? - Oh, niente. Non lo so... è stato un attimo. Una vaga impressione. Ecco, forse volevo dire che tutto è vano sulla terra, che tutti noi siamo mortali. - Non capisco quest'ombra che attraversa i tuoi pensieri. - Non ci fare caso, madre. È passato: è stato un pensiero... così! Che sciocca. E tornò a sorridere. (da “Cassandra”di Giovanni Genovese )
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#165 |
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Amico*
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Quanto ha ragione la Cassandra del racconto a rendersi conto che, prima o poi, ogni cosa bella ci viene tolta.
A livello inconscio, lei sa già cosa le faranno gli Dei... e la sua vita sarà sempre più difficile, una prova dopo l'altra. Povera Cassandra, forse quella è una delle ultime volte in cui potrà liberamente indossare l'abito rosa, specchio di un'innocenza e di un'allegria che presto le verran sottratte... Come sempre, Michael, riesci a colpire nel segno. Un abbraccio Cassandra |
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