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Vecchio 04-27-2006, 01:09 PM   #181
Cassandra
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Predefinito Bambini che imparano

Lo so, mia dolce Rosarossa, lo so.
Siamo bambini che ogni giorno imparano...
Il guaio, mia stella, è che talvolta impazzisco, incapace di comprendere chi non mi sa seguire, incapace di perdonare chi cammina più lentamente per paura di cadere.
L'amore non è una corsa, sicuramente, ma non riesco a concepire la paura di amare e, soprattutto, la paura di essere amati.

Anche il più grande degli amori muore se i due cuori in gioco parlan lingue diverse... ed io non so amare in modo differente, non conosco altre lingue, forse è per questo che troppo spesso mi accorgo di aver perduto persone a cui tenevo.

Sono me stessa, sempre, ma a volte è proprio per questo che le altre persone han scelto vie diverse, abbandonandomi lungo il mio personale sentiero di stelle ed amore sopra ogni cosa.
Anche una Sibilla ha bisogno di imparare l'umiltà.
Il mondo non gira intorno a me, neppure se fossi la più grande fonte d'amore sulla faccia del pianeta...

Ti abbraccio forte e con te anche il mio dolce Cavaliere

La vostra Cassandra
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Vecchio 04-28-2006, 08:13 PM   #182
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Predefinito IL CUORE DI JINETE

Un mio caro amico mi ha fatto una richiesta particolare per il suo compleanno: il primo capitolo di un romanzo...
Lo "posto" qui per donargli l'eternità, affinché il tempo non possa sfiorare l'affetto che provo per questo mio amico, sentimento celato fra le righe di questo racconto incompiuto, scritto esclusivamente per lui.


IL CUORE DI JINETE
Capitolo Primo

Quando attraversò la sala gremita di gente e satura del penetrante tanfo delle secrezioni di tre differenti razze, misto agli odori provenienti dalla cucina ed allo speziato fumo dei bastoncini di incenso posti su ogni tavolo, occhi umani, sabeidi e darthesi si volsero nella sua direzione, ma lei proseguì imperterrita fra i tavoli trasparenti, certa che nessuno degli avventori del Rjghen, uno dei tanti ristoranti multietnici della zona, l’avesse riconosciuta. Stavano semplicemente osservando una donna umana, si disse, nulla di più. C’era musica nel locale, ma era difficile riconoscerne le note a causa del chiasso prodotto dai Sabeidi o dal vociare continuo degli Umani. Fortunatamente i Darthesi avevano la sana abitudine di comunicare telepaticamente fra loro, qualità che Sybil, amante della quiete, apprezzava particolarmente.
Si sentì sollevata. Era del tutto improbabile che la sua attuale immagine tradisse quella d’un tempo. Anche lui, ne era certa, avrebbe stentato a riconoscerla.
Erano trascorsi molti anni da quando aveva pubblicamente rinunciato al proprio status, anni che ora le parevano secoli, e tutto era successo su un remoto pianeta, praticamente dall’altra parte della galassia. Era cambiata parecchio da allora. Tanto per cominciare, seguendo la moda locale, aveva abbandonato le lunghe e fluenti chiome ed ora, sulla sua testa completamente calva, spiccava un insolito tatuaggio, una piuma turchese e nera, la stessa piuma che aveva decretato l’inizio della fine.
Un cameriere darthesi, la pelle nera come l’ebano e gli occhi lattescenti tipici di quella razza, la scansò con agilità felina, sostenendo con grazia, su un vassoio esagonale, una piramide di calici di vetro arthiano colmi fino all’orlo, senza peraltro versare una sola goccia di Sangue di Draknar. Non se ne stupì. Tutti i Darthesi, come lei aveva imparato, nascevano ciechi, ma dotati di abilità empatiche ed extrasensoriali tali da sopperire a qualsiasi altra deficienza fisica. Non a caso, come lei aveva avuto modo di sperimentare sulla propria pelle, i Darthesi primeggiavano in politica e spionaggio o, comunque, eccellevano in tutti quei ruoli in cui fossero necessari acume, diplomazia ed empatia. Persino i migliori pittori, in questo remoto angolo della galassia, erano Darthesi e l’intero locale, le cui pareti erano tappezzate di loro quadri di ogni genere e dimensione, ne era l’esempio.
Si rincuorò: ne era più che certa, nessuno avrebbe potuto riconoscerla, forse neppure lui.
Da quando aveva abbandonato Jinete II, lasciandosi alle spalle l’intero suo passato, si era trasferita su Sabeus IV ed aveva iniziato ad agghindarsi come ogni altra donna del luogo, con setose e trasparenti tute termiche, denominate “seconda pelle”, e lievi tuniche di gradyon, un materiale simile al lino terrestre, ma di gran lunga più leggero e resistente. Come erano diversi gli abiti che indossava su Jinete II!
Si guardò attorno. Persino i suoi dolci occhi viola erano mutati. Si era sottoposta ad un intervento affinché le sue iridi perdessero la più rara delle tonalità; ora, su quello stesso volto abbronzato che, per lunghi anni, aveva abbracciato esclusivamente tonalità perlacee e lattescenti, splendevano due occhi neri come le profondità dello spazio, due giaietti che nulla avevano di inumano… o di profetico.
Represse un lieve fremito d’ansia. Lui era già arrivato, continuava a percepirne la presenza, ma ancora non era riuscita a scorgerlo.
“Cerchi compagnia?” le domandò un Sabeide seduto ad un tavolo ben illuminato, al di sopra del quale l’arancio di Hamàra e l’oro di Delimni, i due soli, filtravano attraverso un lucernario pentagonale.
C’erano stati giorni, all’inizio del suo volontario esilio, in cui aveva quasi evitato il contatto coi Sabeidi, la razza originaria di questo sistema solare. Si sentiva a disagio di fronte ai loro corpi interamente ricoperti di squame metalliche, dello stesso colore del carapace di certi scarabei terrestri, e non riusciva ad evitare di puntare lo sguardo sulle loro lingue biforcute che, ritmiche ed ipnotiche, saettavano di continuo avanti e indietro, avanti e indietro, avanti e indietro. Quando, però, aveva finalmente trovato il coraggio di cercare la Verità nei loro occhi serpentini, vi aveva scorto saggezza e, a dispetto di ogni suo timore, umanità, molta più umanità di quanta mai ne avrebbe trovata negli stessi esseri umani.
Sorrise al Sabeide.
“Shhliaf, è un vero piacere rivederti…” esclamò in tono pacato, senza tradire alcuna emozione. Nei lunghi anni vissuti su Sabeus IV aveva finalmente imparato a celare le proprie emozioni. “Quando sei tornato?” domandò.
Il Sabeide battè due volte le mani, facendo tintinnare i vistosi bracciali d’acciaio che portava al polso e la lunga serie di anelli (almeno sei) che luccicavano su ognuna delle sue otto dita.
“Sssiedi, Sssybil, ti offro una bella coppa di Koreusss gelato!” rispose il Sabeide, sottolineando la propria offerta con un pugno sul tavolo. I Sabeidi erano la razza più chiassosa che lei avesse mai conosciuto. Non c’era frase che non fosse enfatizzata da un suono.
“Mi piacerebbe, Shhliaf, ma devo incontrare un’altra persona.” Rispose. “Magari un’altra volta, così mi racconterai quali arcani pianeti abbia visitato questa volta il più famoso mercante di Sabeus IV!”
Shhliaf fece schioccare diverse volte la lunga lingua biforcuta. Stava ridendo.
“Ssscommetto che ti chiedi cosssa ti abbia portato in dono ssstavolta, vero Sssybil? Ma ssse hai un altro appuntamento, dovrai assspettare, mia cara!”
Sybil sorrise nuovamente. Shhliaf era una delle poche persone di cui si fidasse. No, a dir la verità, Shhliaf era l’unica persona di cui ancora si fidasse.
“Ci vediamo, Shhliaf!” esclamò schioccando le dita. Il mercante emise due profondi sibili, poi rispose: “Quando vuoi, SSSybil. Mi tratterrò in città fino al prossshimo thenir.”
Non appena si fu lasciata l’amico alle spalle, si sentì terribilmente sola. Il momento si stava avvicinando, lo percepiva. Ad un tratto si chiese cosa l’avesse spinta ad entrare in quel locale, pur sapendo che avrebbe incontrato qualcuno che aveva giurato di evitare per sempre: Myricae il Difensore, uno dei Sette, il templare dagli occhi di ghiaccio. Era giunto il momento. Fece pochi passi, poi, come si aspettava, incrociò il suo sguardo. Si chiese come avesse fatto a non notarlo prima. Era l’unico, in tutto il locale, probabilmente l’unico su tutto il torrido pianeta, ad indossare un giaco, una cotta di maglia d’acciaio, sulla lunga veste. Se non l’avesse ucciso il caldo, ci avrebbe pensato un tagliagole qualunque. Su un pianeta dove il ferro è quasi inesistente, il giaco di Sir Myricae aveva un valore inestimabile. Un tempo, quando vedeva il sole ambrato di Jinete II specchiarsi sul giaco del suo difensore, pensava che il suo primo paladino fosse splendido, audace ed impavido; in quel momento, sotto l’impietoso sguardo di Hamàra e Delimni, il viso imperlato di gocce di sudore, lo trovò semplicemente stupido. Come aveva immaginato, lui non la riconobbe. Si avvicinò lentamente al tavolo.
“Solo uno sciocco indosserebbe un’armatura su un pianeta quasi del tutto desertico, sotto il feroce bacio di due soli!” esordì rivolgendosi a lui in Qa’tah, la lingua comune del pianeta.
Lui le lanciò un’occhiata interrogativa, poi tornò a fissare un punto indefinito all’interno del bicchiere.
“Starete morendo dal caldo, Sir Myricae!” esclamò in jinetiano, evitando però di parlare a voce alta per non attirare l’attenzione degli altri avventori. Il templare alzò nuovamente gli occhi nella sua direzione, prima con aria interrogativa, poi quasi incredulo. “Mia... mia signora!” balbettò, alzandosi di scatto e rischiando di rovesciare il calice pieno di liquido ambrato. “Sedete, Sir Myricae. Non ho intenzione di dare spettacolo.”
L’uomo le obbedì, come era sempre stato abituato a fare, le gote in fiamme per l’eccessivo calore o, forse, per l’emozione. Lei sedette di fronte a lui e si limitò a scrutare il suo volto (non era ancora pronta a far lo stesso con la sua anima). Sir Myricae era invecchiato, ma gli anni non avevano fatto altro che conferirgli maggiore fascino. I lineamenti del suo viso si erano induriti, lievi tracce d’argento accendevano la sua folta chioma corvina; il ghiaccio dei suoi occhi era più intenso, anche se il suo sguardo aveva perso luce, come se una profonda angoscia avesse divorato ogni traccia di serenità dalle iridi del templare.
“Sapevo che sareste venuta!” disse l’uomo. “Mia signora, Cuore di Jinete...”
“Chiamatemi Sybil. Non sono più la vostra signora da tanto tempo, così come ho rinunciato a quel titolo.”
“Potete cambiare nome, mutare il colore dei vostri occhi, tagliare i vostri capelli e vestire in modo diverso, ma voi siete e sarete sempre la donna che ho giurato di proteggere!” ribatté il cocciuto uomo.
Un cameriere umano, con indosso una seconda pelle ed un paio di larghe brache di gradyon, si avvicinò e le chiese se volesse ordinare qualcosa.
“Una coppa di Koreus gelato.” Rispose atona la donna. Il cameriere le rivolse un lieve inchino e si allontanò.
Sir Myricae si schiarì la voce, come sempre faceva prima di dire qualcosa di importante.
“Mia signo... Sybil, siete così diversa!” tentò di rompere il ghiaccio.
“Avete attraversato la galassia per dirmi questo?” tagliò corto la donna.
Se possibile, il templare arrossì ulteriormente. Lei percepì la sua frustrazione e precedette la sua risposta.
“Perché siete venuto a cercarmi?” domandò, pentendosi quasi immediatamente di averglielo chiesto. Se fosse stata saggia, si sarebbe alzata e se ne sarebbe andata, lasciando il templare a cuocersi nel fascio di luce che, sulla sua testa, filtrava dall’abbaino a forma di stella. Se non le fosse importato nulla, si sarebbe alzata e sarebbe tornata alla sua dimora, colpendo al cuore la vanità di quell’uomo e rendendo definitivamente vana ogni sua speranza. Non lo fece.
“Dovete tornare!” rispose con veemenza Sir Myricae.
Alcuni avventori si volsero nella loro direzione, attirati dal tono di voce dell’umano, poi, di fronte agli occhi fiammeggianti del templare, tornarono nuovamente ai loro affari.
“La mia casa è qui, avete sprecato tempo ed energie!”
“Voi siete il Cuore di Jinete e questa palla di sabbia non è casa vostra! Voi siete la nostra unica speranza, non potete abbandonarci!” strinse i pugni, tentando di non perdere il controllo.
Sybil chiuse gli occhi un istante. La rabbia di lui era quasi tangibile.
“L’ho già fatto, Sir Myricae, l’ho già fatto tanto tempo fa. O forse, voi dormivate quando rinunciai al potere e scelsi l’esilio?” si rese conto di aver speso parole troppo dure. Il suo difensore, fra i Sette, era stato uno dei pochi che le fosse rimasto fedele fino in fondo, a dispetto di tutto e tutti.
“Non dormivo, mia signora, ma questo non mi impedì di comprendere il senso del vostro forsennato gesto!” replicò.
Sybil abbassò gli occhi. Le tornarono alla mente volti che aveva disperatamente tentato di rimuovere, primo fra tutti quello dell’Alchimista, il templare dai capelli di grano.
“Spiegatemi perché ve ne andaste. Spiegatemi cosa vi spinse a rinunciare a tutto. Voi siete l’Eletta, il Cuore di Jinete, perché non avete semplicemente accettato il vostro destino?” chiese il templare, senza guardarla, fissando il calice all’interno del quale il liquido ambrato si era ormai scaldato.
Il cameriere umano le portò la coppa di Koreus. Sybil ne bevve qualche sorso ed attese che il liquido argentato raffreddasse le sue emozioni prima di riprendere a parlare.
“Non vi devo nulla, Sir Myricae, neppure una spiegazione. Fu tutta colpa dell’Alchimista, lo sapete bene! Chiedete a Lady Lucretia... lei conosce la risposta. O, se desiderate, parlate con Sir Tiberious, il custode della profezia, o...”
Sir Myricae batté un pugno sul tavolo.
“Ne ho abbastanza di sentir parlare dell’Alchimista!” ruggì il templare.
Sybil lo guardò stupita. Era gelosia quella che aveva improvvisamente adombrato i suoi occhi di ghiaccio?
“So quello che ha fatto l’Alchimista, ma voi potevate ergervi al di sopra di tutti noi... se solo l’aveste voluto! Dovete smetterla di utilizzare i vostri templari come scudo, per impedire alla verità di emergere! Qual è il vero motivo che vi ha spinto a lasciare tutto quello che amavate, tutti quelli che vi amavano?”
Sybil si alzò indignata.
“La nostra discussione termina qui, Sir Myricae. Fate un buon rientro.”
Istintivamente, lui le prese la mano e la trattenne.
“No, vi prego, non andatevene!” implorò. “Perdonate le mie parole.”
C’era un tempo in cui il Difensore non le avrebbe mai parlato in quel modo, un tempo in cui, a dispetto di quello che il templare potesse pensare, lei gli avrebbe invece concesso di farlo.
“Vi prego, Cuore di Jinete, restate!” sussurrò, parole che lui aveva già pronunciato tanti anni fa, su un altro pianeta, parole che allora eran rimaste sospese nell’aria, poi cadute stecchite sul marmo celeste di un tempio in rovina.
Il tocco di lui le riportò alla mente sensazioni ormai sopite. D’improvviso si ritrovò su Jinete II, accanto a Sir Myricae, sul ponte di pietra sospeso sul lago di Redaon. L’acqua era dello stesso colore degli occhi del suo difensore ed il sole accendeva minuscole stelle ovunque ne baciasse la placida superficie. “Non fatelo, ve ne prego!” aveva implorato l’uomo. “L’Alchimista verrà punito e tutto tornerà come prima!”
“Non ho scelta, Sir Myricae!” aveva risposto, senza mai evitare lo sguardo dell’uomo.
“C’è sempre una scelta, Cuore di Jinete!” le aveva istintivamente preso una mano fra le sue e, per la prima volta da quando lo conosceva, aveva sfidato apertamente il suo sguardo.
C’era qualcosa in quegli occhi che Sybil avrebbe dovuto scorgere, ma rabbia e delusione le impedirono di soffermarsi a cercare la Verità.
“Mia signora...” sussurrò l’uomo.
Per un istante credette che lui fosse in procinto di baciarla. Non poteva permettere che accadesse. Ritrasse la mano e Sir Myricae, ferito, tornò ad essere semplicemente il suo devoto primo paladino. Camminarono in silenzio fino al tempio in rovina, poi lei parlò di nuovo:
“Non tornerà mai tutto come prima!”
A quell’affermazione, il cuore del templare dagli occhi di ghiaccio, in un turbinio di mantello, volse le spalle alla felicità e si allontanò sollevando polvere e dubbi.
“Cuore di Jinete?” domandò il templare riportandola alla realtà.
“Non chiamatemi così, ve l’ho già detto!” rispose la donna.
“Vi prego, restate, ci sono tante cose di cui devo parlarvi. La situazione su Jinete II è drammatica e...”
Non lo lasciò terminare.
“Non posso aiutarvi, Sir Myricae, mi dispiace.” Replicò.
“Dovete ascoltarmi! Ora è Lady Lucretia che governa il pianeta in vostra vece e l’Alchimista...”
“Basta!” tuonò la donna al limite della sopportazione, le lacrime che bussavano furiosamente ai suoi occhi.
Girò le spalle all’uomo che un tempo avrebbe dato la vita per salvarla ed attraversò la sala correndo. Sir Myricae si alzò e fece per seguirla, ma un grosso Sabeide si frappose fra lui e l’uscita.
“Lasciatemi passare!” ringhiò il paladino.
Il Sabeide rispose qualcosa in una lingua che lui non conosceva, in tono che, comunque, non lasciava adito a dubbi.
“Fatevi da parte!” esclamò di nuovo.
Il Sabeide batté fra loro le mani cariche di anelli, poi sibilò minacciosamente. Sir Myricae allungò istintivamente la mano verso l’arma laser che portava alla cintura, ma l’umanoide fu più veloce e, con una possente spinta, scaraventò il templare a gambe all’aria.
Un coro di risate e versi incomprensibili saturò l’aria.
Oltre l’umanoide, Sybil era scomparsa.
Seduto sulla propria rabbia e frustrazione, il volto in fiamme, il templare decise che non si sarebbe arreso. Accompagnato dallo scherno degli avventori, si rialzò e si preparò a fronteggiare il Sabeide e chiunque altro si fosse frapposto fra lui ed il Cuore di Jinete, fra lui e la donna che, da sempre, amava.
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Vecchio 04-30-2006, 10:41 PM   #183
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Myricae & Sybil

Sono presuntuoso se penso che mi ricordano qualcosa?

Citazione:
I lineamenti del suo viso si erano induriti, lievi tracce d’argento accendevano la sua folta chioma corvina; il ghiaccio dei suoi occhi era più intenso, anche se il suo sguardo aveva perso luce, come se una profonda angoscia avesse divorato ogni traccia di serenità dalle iridi del templare.


Baci Sybil
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Vecchio 05-01-2006, 01:50 PM   #184
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Predefinito Myricae e Sybil

Mio dolce cavaliere, tu potresti tranquillamente esser Sir Myricae, hai il suo stesso senso dell'onore e gli stessi ideali...
Per quanto mi riguarda, invece, spero di esser un po' meno "bastarda" di Sybil... ma chi può dirlo?

Ti abbraccio forte
Cassandra
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Vecchio 05-02-2006, 11:58 PM   #185
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Si fermò un istante a fissare un punto della nebbia era il suo cavaliere, poteva percepirlo, ma lui parve non accorgersi di lei. Attese qualche istante, ma lui non la vide, lei se ne andò col cuore come un puzzle di luce e tenebra.
In quel puzzle lui ne perse le tracce… la cercò disperato, ma era troppo tardi, in quella nebbia scomparve anche quel inconfondibile profumo di rosa e di mughetto. Si fermò e il suo pensiero cercò di raggiungerla nel puzzle di luce e di tenebra… chissà cosa avrebbe potuto trovare nel suo cuore… ma la nebbia era muta. Il cavaliere decise di raggiungerla per altre vie, aveva giurato di proteggerla e quella notte si senti indegno dell’onore che lei le aveva concesso. Ma il cavaliere aveva altre vie, vie che scavalcano il tempo e travolgono lo spazio. Le vie dell’aquila e del cuore: le stesse che crearono nel tempo il fraterno sodalizio tra due esseri sospesi tra il Cielo e la terra.
Quante pagine hanno i sogni? Quanti di essi possono trascriversi nella realtà?
La realtà ha lunghe vesti, simili a quelle della Dama Bianca, vesti che attraversano i sogni per vestirli di Luce. Quanti figli ha la notte? Quante le pagine di un’opera. Questa non è un’opera, vorrebbe esserlo, ma è una realtà… lui non lasciò solo l’apparenza… ci sono ali che si librano dove nessuno può osare. Sono le ali di questo strano cavaliere.

Mia Sibilla quattro mani sono meglio di due... anche se vedi solo le tue non è detto che io non suoni con te... ti abbraccio intensamente

Michael
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Vecchio 05-04-2006, 12:47 PM   #186
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Dolce Cavaliere, persino la nebbia si tinge di colori delicati quando ode la tua santa voce.
Sei un poeta fra gli angeli, un angelo fra i poeti!
Tornerò a cercarti fra le nebbie, stanne certo.
Tornerò e, nell'attimo in cui sentirai l'odore di rose e mughetti, saprai di essere a pochi passi da me... ed allora daremo vita ad un intreccio di parole fatate ed angeliche...

Ti abbraccio forte
Cassandra
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Vecchio 05-12-2006, 01:15 PM   #187
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Lettera che mai scriverò al Conte Donovan Lace

Nobile Paladino,
Vi ho visto solcare le polverose strade di questa sperduta città e mi sono chiesta, mentre intrecciavo ghirlande di fiori, da quale sogno foste uscito.
Mia madre, con un'occhiataccia, mi ha costretta a distogliere lo sguardo dalla vostra imponente figura, ma nessuno può cancellare la vostra immagine dalla mia mente.
Come brillano quegli smeraldi che il vostro dio ha incastonato sul vostro viso abbronzato! E come splendono i vostri capelli dello stesso colore di una mezzanotte senza stelle!
Non vi conosco, mio signore, ma so chi siete.
Non vi conosco, Conte, ma in un istante ho capito che non potrò mai amare nessuno che non sia come voi.
E' doloroso pensare che mai potreste amare una fanciulla di così basso rango e che, con ogni probabilità, sposerete una donna che non amate e dalla quale riceverete solo freddezza; è crudele immaginarvi nelle sue stanze, un nobile paladino che mendica pochi minuti di passione da un'ingrata e glaciale moglie.
Pensando a voi, ho appena intrecciato la più bella ghirlanda mai vista, mughetti e delicati fiori viola di cui non conosco il nome.
Mughetti, candidi come voi... fiori dallo sconosciuto nome, la sottoscritta... perché mai saprete qual è il mio nome e, se anche ne veniste accidentalmente a conoscenza, mai lo ricordereste, mai lo sussurrereste in tono sognante.
Dolce Conte, concedetemi una sola volta di chiamarvi così, vi ho visto attraversare la città in compagnia di altri stranieri e di una splendida donna. Non vi chiederò chi sia quella donna, cosa rappresenti per voi, né da dove venite o dove andate, ma vorrei tanto sapere perché, incrociando il mio fato, avete increspato il placido lago che dormiva quieto dietro l'azzurro dei miei giovani occhi.
Mia madre scuote il capo.
Non le parlerò mai di quest'emozione, ma temo che l'abbia intuita.
Non mi dirà nulla... e come potrebbe?
Le uniche sue parole potrebbero essere: "Dimenticalo, Fiamma. Scordati di lui, non è alla tua portata.".
E' mia madre, mi ama, e non pronuncerà mai parole tanto crudeli, almeno fino a quando non sarà strettamente necessario.
Allora addio, mio splendido paladino.
Per un istante vi ho amato.
Chissà se avete percepito il mio sguardo, il mio fugace amore...
Chissà...
Mai vostra,
Fiamma"
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Vecchio 05-14-2006, 10:38 AM   #188
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BUONA FESTA DELLA MAMMA!!!

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Vecchio 06-04-2006, 05:42 PM   #189
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A proposito di racconti, avete letto il Codice Da Vinci (o visto il film)?
Cosa ne pensate?

A mio parere, la Chiesa se l'è presa un po' troppo, si è spaventata di fronte a qualcosa che non può minare la fede delle persone (e, al tempo stesso, non può far nulla a chi già non crede).

Nel film il protagonista afferma che la cosa importante non è sapere se Gesù fosse veramente il figlio di Dio o un uomo qualsiasi, ma ciò che veramente conta è aver fede.
Non mi sembra che questa frase sia contro la nostra religione.
Certo, se ci fosse un fondo di verità nella storia, la Chiesa dovrebbe finalmente rivedere le proprie idee sessiste, ma che male ci sarebbe? Una donna non può amare Dio allo stesso modo di un uomo? O non può aver la stessa fede di un uomo?
Io penso che Dio abbia creato uomini e donne uguali, non certo desiderando che i maschi fossero quelli migliori e le femmine delle nullità, utili solo per sfornare figli.

Voi che ne dite?

Un bacio
Cassandra
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Vecchio 06-05-2006, 08:40 AM   #190
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La Chiesa siamo noi Cassandra ... è un film tratto da un libro di fantasia nel quale vengono miscelate in modo enigmatico invezioni e riferimenti reali... parla anche di antichi cavalieri ... a proposito leggi cosa ho trovato:

IL CREDO DEL CAVALIERE

Io credo nel mio Dio Onnipotente.
Nella Mente che tutto comprende.
Nel cuore misericordioso
e nel braccio vittorioso.
Io credo nella Spada che non fallisce.
Nella Vita che non finisce.
Nella Giustizia mai assente.
La Libertà che non si svende.
Nella Dignità perigliosa.
Nella Carità meravigliosa.
Nello Scudo per l'indifeso.
Nel Guanto per chi è offeso.
Io credo nella Fede implacabile.
Nella Forza incrollabile.
Nell'Onore per mantello.
La Verità per suggello.
Nel Sogno incandescente.
Nell'Amore sorprendente.
Io credo nel coraggio di chi osa.
Nella certezza che mai riposa.
Negli antichi padri e la loro Gloria.
In chi ero, sono e ancor sarò. Nella mia storia.
Io credo nella Volontà che non vacilla.
Nella Conoscenza che scintilla.
Nello Spirito non cadente.
La pietra e la stella che tocca a me far più splendente.
Nella Magia del Mondo, il Fato e nel mio cammino.
Io credo nel mio destino!

Tiberiano


A presto mia Sibilla
Michael

P.S. Lauradolcevita in una recente discussione sul forum ha segnalato questo sito:

http://www.marianotomatis.it/
vi sono tutte le curiosità sul Codice da Vinci
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Vecchio 06-05-2006, 12:06 PM   #191
sydhera
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Ho iniziato a leggere i tuoi racconti... è inutile dica che sono meravigliosi ...

Un abbraccio
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Vecchio 06-05-2006, 08:25 PM   #192
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Predefinito Una nuova amica

Ciao Sydhera,
lieta di fare la tua conoscenza... grazie per le dolci parole.
Sono onorata che i miei racconti ti piacciano.
Amo fingere di essere la Dama dei Sogni, ovvero qualcuno in grado di far vibrare i cuori degli altri.
C'è tanto amore in me e, finora, ho faticato a trovare persone che fossero capaci di accettare un sentimento tanto profondo.
Ecco perché scrivo e sono felice quando qualcuno si emoziona di fronte alle mie parole.
E' il mio modo per trasmettere a chi mi dedica un po' di tempo qualche goccia del mio immenso amore.

Grazie!
Un abbraccio
Cassandra
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Vecchio 06-05-2006, 08:31 PM   #193
sydhera
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Lieta anch'io di conoscere una fata dalla mano tanto magica!
Riesci a far vibrare molti cuori... e non è una capacità da tutti.
Comunque... grazie a te... che ci permetti di condividere un dono così grande...
Di amore non ce n'è mai troppo...


Ciao
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Vecchio 06-05-2006, 08:32 PM   #194
Cassandra
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In chi ero, sono e ancor sarò. Nella mia storia.
Ah, mio eterno cavaliere, il passato ritorna ed assume del presente la solida forma, per poi mutarsi in un evanescente miraggio. Eppure, mio paladino, l'antico, l'odierno ed il futuro hanno sempre gli stessi bellissimi occhi, il medesimo, fiero e puro sguardo.
Ricordi il domani? E come sarà il passato?
Danziamo all'interno di una sfera e non importa che il mondo sia una palla di felci o una jungla di grattacieli: il Cavaliere e la Sibilla saranno sempre ciò che furono, una, dieci, cento, infinite volte.

Un bacio affettuoso
L'eterna Sibilla
[/quote]
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Vecchio 06-05-2006, 08:37 PM   #195
Cassandra
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Di amore non ce n'è mai troppo...
Dolcissima Sydhera, sono d'accordo con te.
Eppure, come citano le bellissime parole di una delle canzoni facenti parte della colonna sonora del (meraviglioso) film Moulin Rouge, "la cosa più grande che puoi imparare è amare ed essere amato".

Di nuovo grazie.
La tua dolcezza riempie il mio cuore di luce

Cassandra
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