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#91 |
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Senior Member
Data Registrazione: Mar 2005
Località: Verona
Messaggi: 430
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Antonio... un nome a cui sono molto legata...
Grazie Cassandra...
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Saby "Non ho molto da darti solo... il tempo di ascoltare i tuoi silenzi." [Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso.] |
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#92 |
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Amico*
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Dille che Destino mi ha teso una trappola, ha giocato col mio cuore impavido donandomi una Sirena che, con la sua voce suadente, ha fatto di me uno zingaro vagante nei meandri della terra alla ricerca della porta giusta per uscire allo scoperto.
Dille che non sono scappato, ma che ho perso la bussola della mia vita accecato dal bagliore di uno sguardo, dallo scroscio di una cascata di sorrisi, dal tintinnio di una lanterna piena di cera. Dille che sto cercando la strada di casa, che un altro Destino sta trafugando per me le chiavi del perdono, me le ha donate in modo occulto e che questo fa di me un altro uomo. Dille che un’altra vita è appena iniziata nel mio cuore pieno di ferite grondandi sangue, che le tue ceneri sono accoccolate sul mio cuore in un sacchetto alla ricerca di Caino per farti riportare in vita, che un giorno ti farò rivedere l’alba della notte e torneremo insieme a far crescere le nostre anime gemelle da veri fratello e sorella. Dille che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà. E per questo, bisognerà che tu la perdoni, che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla, che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano, che le circostanze e l'ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi. Dille che quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi. Dille che la miglior specie d'amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta. Dille che è vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi. Dille di non cercare le apparenze, possono ingannare. Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi. Ma di cercare qualcuno che ci faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia. Dille che ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero e che per questo che bisogna sognare ciò che ti va, andare dove vuoi essere ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare. Dille che si può avere abbastanza felicità da renderci dolci, difficoltà a sufficienza da renderci forti, dolore abbastanza da renderci umani, speranza sufficiente a renderci felice. Dille di mettersi sempre nei panni degli altri. Se si sentirà stretta, probabilmente anche loro si sentono così. Dille che le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino. Dille che quando sei nata, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano e per questo che hai deciso di vivere il resto della tua vita in modo che quando morirai, tu sarai l'unico a sorridere e ognuno intorno a te piangerà. Dille che il mondo è cambiato perché… questo lo ignoro… Questa è la risposta di Antonio al mio racconto. Che ne pensate? Un abbraccio forte. Cassandra
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#93 |
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Amico*
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Miei dolcissimi Sigu e Rosarossa, miei carissimi compagni di sogno, volevo condividere con voi la gioia perché da poche settimane sono stata informata che il mio racconto "MECHANICAL LULLABY" si è aggiudicato la medaglia di bronzo ad un concorso letterario.
E' una vittoria che dedico anche a voi, a voi che spesso mi avete dato il coraggio di osare. E' bellissimo sapere che altre persone riescono a sognare cavalcando le mie parole, le mie emozioni! Parto per la Spagna, amici cari, ma vi porto nel cuore. Al mio rientro, rilassata e riposata, vi regalerò mazzi di dolcissime parole e racconti. Vi abbraccio forte Cassandra |
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#94 |
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Amico*
Data Registrazione: Oct 2004
Messaggi: 929
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#95 |
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Senior Member
Data Registrazione: Sep 2004
Località: Nel guscio di un uomo
Messaggi: 129
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Sono molto felice per te...
Sigu.
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Sono uno spirito nel guscio di un uomo. |
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#96 |
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Amico*
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Cari Sigu e Rosarossa, siete come il sole e la luna.
Qualunque cosa succeda, basta alzare gli occhi al cielo per trovarli sempre lì... Un bacione La Vostra Cassandra
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#97 |
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Moderatore*
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Mi inchino davanti al tuo talento... si vede la mia lacrimuccia? Adesso non ho parole... ah si una, GRAZIE!
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#98 |
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Amico*
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Vi allego altre pagine tratte da
"IL DIARIO MAI SCRITTO DEL CONTE DONOVAN LACE" Le urla della battaglia ancora echeggiano nella mia mente, grida di dolore che tingono la notte di sangue e di orrore. Maledetti non-morti generati dal parto di una mente malata! Gocce di sudore imperlano il mio volto. Nessuna brezza porta conforto ai valorosi sopravvissuti. L’unico alito di vento è il respiro affannoso di chi ha appena combattuto contro le creature emerse dalla sabbia. Odio questo maledetto luogo, odio l’insopportabile arsura che pare volerci soffocare! Che mondo è questo? Il giorno si veste di veli dorati, sabbia infuocata che cela al resto del mondo oscuri segreti, e veli turchesi, cieli che paiono volersi frantumare e sommergere di infuocate e taglienti schegge ogni forma di vita; la notte spegne l’oro ed accende l’argento delle stelle, ma il senso di oppressione non muta: non sono stelle, bensì migliaia di occhi malevoli a cui nulla sfugge. Stringo Benedetta nella mano destra. Il dolore alla schiena, laddove spuntano due lunghe frecce, è lancinante, ma non ho tempo ora di fermarmi: in lontananza, in piedi su una duna, si erge una figura sinistra. Sento il suo ancestrale sguardo rivolgersi nella mia direzione. Qualunque cosa sia, non ho paura. Accarezzo il simbolo sacro. Murlynd è sempre con me e non ho intenzione di deluderlo. Al mio fianco, il valoroso Karrwood osserva la creatura. Sul suo volto è dipinta un’espressione indecifrabile. Lo sguardo di Keele, invece, è fin troppo comprensibile. Torno a fissare la creatura. E’ tuttora immobile e mi chiedo quali siano le sue reali intenzioni. Le mie sono quelle di distruggerla e son certo che lei ne sia consapevole. Rivedo il volto di Miranda, l’espressione che incupisce il suo bellissimo volto abbronzato. Ha perso tutto per condurci qui; ha il mio cuore, ma non credo che l’amore di questo paladino possa bastarle. Non è la classica donna che accetti di metter radici in una sontuosa casa ed attenda il ritorno del marito allevando i suoi figli. Il dolore mi annebbia per un istante la vista. Devo resistere. La creatura non-morta continua a fissarmi. Il viso di Ank-sun-a-mun si affaccia nella mia mente come un raggio di sole fra le imposte della mia stanza. Oro e turchese sono i colori della sua anima, figlia del deserto e di cieli perennemente tersi, ma in lei queste tinte assumono tonalità dolci e luminose. Talvolta ho l’impressione che nutra un sentimento di gelosia nei confronti di Miranda, ma temo si tratti solo della vanità di un uomo. Dobbiamo sbrigarci. Christopher, in preda all’orrore, è fuggito fra le fauci del deserto ed ora potrebbe essere seriamente in pericolo. L’essere, in piedi sulla duna, sembra volermi sfidare. Accetto la sfida. Le punto contro Benedetta, prendo la mira e sparo. La colpisco di striscio. Si allontana e si nasconde dietro la duna. Vorrei raggiungerla e finire quello che ho iniziato, ma la vita di Christopher ora ha la priorità. Lancio un’ultima occhiata in direzione della duna. ora deserta. Maledetta creatura! Credo che sappia chi l’ha ferita. Ora mi verrà a cercare. E’ quello che spero. Quando arriverà, sarò pronto. |
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#99 |
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Amico*
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DAL DIARIO MAI SCRITTO DEL CONTE DONOVAN LACE
Dovrei dormire. E’ stata una lunga notte, una notte in cui il freddo argento delle stelle ed il caldo rosso del sangue si sono fusi, una notte in cui i nostri peggiori incubi sono emersi dal grembo del deserto e ci hanno attaccati, rivendicando quel mondo che, sin dall’inizio dei tempi, vorrebbero occupare. Sono a pezzi, ma rifuggo l’abbraccio del sonno. In questa landa maledetta, il male ha un volto ed un corpo: un cadavere mummificato, surreale e raccapricciante, i cui piedi bendati solcano la rovente sabbia, una creatura malefica dotata di poteri inimmaginabili ed intelligenza superiore, mossa dall’eco di antichi rancori. Non posso permettere a questo immondo essere di continuare a nutrirsi di sangue e paura, ma è come finire nel letale abbraccio delle sabbie mobili: più mi agito, più si allontana la salvezza. Mi giro su un fianco. Miranda, accanto a me, dorme profondamente. Nell’oscurità mi pare di scorgere il suo profilo. Avvicino lievemente la mano e le accarezzo una guancia. “Mi dispiace.” sussurro. “Se potessi tornare indietro, salperei su una qualsiasi altra nave per impedirti di dover sopportare tutto questo.” Il Capitano La Forge, in questo momento indifesa e bellissima, si agita nel sonno. Mi chiedo se abbia udito le mie parole. Chiudo gli occhi e penso ai miei compagni. Il Cavaliere è ogni giorno più silenzioso, chiuso nella sua armatura ed in se stesso. Ci segue con la rassegnazione di chi sa di essere una pedina fra le mani del destino. Spesso mi dispiace che gli altri membri del gruppo non nutrano fiducia in lui. Siamo tutti sulla stessa barca, segnati da differenti fati, sì, ma convergenti verso lo stesso, identico Ignoto. Il Cavaliere è il compagno di viaggio che maggiormente mi somiglia: forse è per questo che, ogni volta che lo vedo in disparte, sento il bisogno di dimostrargli la mia lealtà ed il mio rispetto. Farlo sentire meno solo equivale a cancellare il senso di solitudine che, di tanto in tanto, annebbia le mie emozioni. Keele... IL mago è con noi, ma è come se non fosse presente. Sembra non accorgersi di quanto ci sta succedendo. Intorno a noi ci sono solo promesse di morte, ma Keele sembra non reagire a nessuno stimolo. Ho la netta sensazione che la sua mente, ogni giorno di più, si stia distaccando dalla realtà, seguendo le orme di chissà quale arcano segreto. C’è qualcosa di strano in lui. Devo tenerlo d’occhio. Karrwood... Rabbia e desiderio di vendetta camminano perennemente al fianco del nano. Dovrò convincerlo che i due beduini dalla pelle scura non hanno nulla a che vedere con gli odiati elfi scuri. Il dolore e l’ira l’hanno accecato a tal punto da impedirgli di essere obiettivo. In questo momento, Christopher mi pare il meno pericoloso, anche se spesso mi chiedo dove termini la finzione ed inizi la pazzia. E’ un uomo buono, lo sento, ma qualcosa lo sta ammalando. Il fantasma della moglie cammina al suo fianco, ma non credo sia l’unico spettro a tormentarlo. C’è il macabro marchio della morte apposto sul suo cuore e non so se nessuno di noi possa veramente aiutarlo a ritrovare il sorriso. <sbadiglio> Stanotte, durante l’incontro coi miei compagni, ho capito che anche le certezze della nostra sacerdotessa iniziano a vacillare. Ank... Credeva ci trovassimo finalmente nel suo mondo, ma si sbagliava. Questa non è che la copia contorta e maligna della sua terra natale. Le cose si complicano ogni istante di più. Ank inoltre, continua a mostrare un atteggiamento negativo nei confronti di Miranda e vorrei capirne le cause. In questo momento abbiamo bisogno di poterci fidare l’uno dell’altro o non andremo molto lontano. “La battaglia di ieri non sarà mai ardua quanto quella di domani!” soleva dire il mio mentore. Aveva ragione. Stanotte ho compreso che il mio compito, per ora, è quello di proteggere i miei compagni di viaggio. Non ti deluderò, Murlynd... Il nome della mia Guida calma ogni mia inquietudine. Cullato dal dolce suono del respiro regolare di Miranda, finalmente mi addormento. * * * |
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#100 |
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Amico*
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DAL DIARIO MAI SCRITTO DEL CONTE DONOVAN LACE
La schiena appoggiata ad una palma, fumo nervosamente la mia pipa, come se fosse l’ultima boccata, come se non desiderassi altro che stendere un velo di fumo fra il mondo circostante e la mia persona. L’incantesimo insito nella musica di Christopher è riuscito ad ammansirmi, ma la rabbia brucia ancora nelle mie vene. Se i miei principi non fossero che inconsistenti catene, partirei in questo momento, ammantato di silenzio, una solitaria figura con una stella nella fondina (Benedetta, l’unica mia vera amica., fredda e bellissima sotto i metallici baci di questa crudele luna...). Aspiro un’altra boccata. Com’è amaro il sapore della disillusione! Con quanta facilità Ank-sun-a-mun ha fatto leva sul mio rimorso e sui miei sentimenti per ferirmi! Di cosa mi lamento? Alla fin dei conti, sono io che le ho permesso di aprire una finestra sul mio cuore e, per far sì che si accendesse in lei il desiderio di restare col naso appiccicato al vetro, ho rimosso tutti gli ingranaggi che lo occupano e distrutto ogni barriera, permettendole così di studiare la mia anima in tutta la sua casta nudità. Osservo il cielo attraverso il fumo. Sarebbe tutto più semplice se fossi capace di vedere il mondo attraverso una cortina di ipocrisia e falsità, ma non è nella mia natura, non è quello che ho promesso a Murlynd ed a me stesso. Non posso sperare di sconfiggere il Male utilizzando quelle armi che Lui stesso ha forgiato! Come può Ank non capire quello che provo... quello che sono? La sacerdotessa si sbaglia, le mie decisioni non sono dettate da sentimenti personali. Se lo fossero, non sempre avrei la forza di fare le scelte che faccio. Non posso abbandonare Miranda ed i suoi marinai poiché una promessa mi lega al Capitano La Forge, così come la mia natura mi lega al destino di quegli sfortunati uomini. Sono esseri umani ed io, in nome di quell’umanità che ci rende fratelli, non li lascerò indietro, costi quel che costi! Socchiudo gli occhi. “Chi ti ha detto che sono la tua donna?” Le taglienti parole di Miranda continuano tuttora a tormentarmi; il freddo distacco che stasera riluceva fra le sue folte ciglia, ancora mi fa rabbrividire. La verità fa male, Donovan. Sei stato un passatempo, nulla di più! Mi guardo attorno. In questo momento vorrei avere al mio fianco un amico disposto ad ascoltare la mia frustrazione ed a lenire la mia sofferenza, ma la solitudine è l’unica compagna che abbia la forza di non lasciarmi mai solo. Ank-sun-a-mun e Miranda, la terra e l’acqua, la rovente sabbia e la gelida profondità dell’oceano, diverse in ogni minimo dettaglio, gemelle nel ferire i sentimenti di questo paladino. Le onde del tempo cancelleranno i loro nomi dal mio cuore ed il suono delle loro voci non agiterà più in me alcuna emozione, ma... no, non importa. Ora basta! Non posso permettermi di lasciare che rabbia ed amarezza si mescolino al mio sangue: abbassare la guardia significa morte, morte non solo per me stesso, ma anche per coloro che devo proteggere. Amare ed essere amato è un lusso che, al momento, non posso concedermi. Sospiro. Traccio col pensiero un’immaginaria linea sulla sabbia, un solco che si biforca e si muta in una sorta di arcana runa. Se Ank-sun-a-mun ritiene che le mie idee siano sbagliate, se non ha fiducia nei miei princìpi, allora le nostre strade possono anche dividersi qui. Lei crede che io non possa sopravvivere in questo luogo così differente dal mio. Mi chiedo se si renda conto che la vita di un paladino è un continuo arrancare in uno sconosciuto mondo di estranei. Volgo lo sguardo in direzione della tenda dove i miei compagni stanno discutendo con l’equipaggio della Sea’s Revenge. Vorrei che Ank uscisse, fendendo l’oscurità come una lama di luce, animata dall’unico desiderio di riportare pace fra noi, accendendo la mia cupa notte di dolcissime stelle. Vorrei che Miranda lasciasse nella tenda l’arroganza e la maschera del Capitano La Forge, mi raggiungesse e scacciasse col suo più caldo bacio lo spettro di lacrime mai spese, spegnendo quelle ombre che, come minacciosi stormi di corvi, si stanno ammassando ai confini del mio sguardo. Chino il capo. E’ assurdo esprimere desideri laddove neppure una stella, per paura di doversi scontrare con la malvagità che pervade il mondo, ha la forza di lasciarsi cadere. Aspiro un’altra boccata. Nessuno esce dalla tenda. L’ultimo pensiero che attraversa la mia mente, prima che un emissario del Male tenti di soffocarmi e l’oscurità mi avvolga, è per lei. Ank-sun-a-mun. Sono confuso. E’ la prima volta che una donna riesce a farmi perdere veramente il controllo. Aspiro l’ultima boccata della serata. Sono le preoccupazioni che mi agitano? Sospiro. E’ forse questo luogo maledetto che mi rende più vulnerabile? O È L’AVERLA DELUSA? Possenti mani si stringono intorno al mio collo. Tento inutilmente di liberarmi dalla stretta granitica del mio aggressore, poi sparo un colpo alle mie spalle per fermarlo. La stretta non si allenta. Mi manca l’aria. L’aggressore mi disarma. Murlynd, aiuto! Non mi sono mai sentito tanto inerme! Non riesco più a respirare... L’oscurità mi avvolge... per la seconda volta in questa notte maledetta. |
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#101 |
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Amico*
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DAL DIARIO MAI SCRITTO DEL CONTE DONOVAN LACE
Prima di entrare nella tenda, lascio spaziare lo sguardo e la mente in direzione della distesa di sabbia che ci circonda e sembra dividerci dal resto del mondo. Sotto la rena d’oro, un impalpabile ed esotico sudario, antiche mostruosità attendono il momento propizio per strisciare furtive alle nostre spalle ed assalirci per l’ennesima volta. Dobbiamo andarcene da questa contorta oasi di tenebra e morte, dobbiamo partire prima che sia troppo tardi. Non ho intenzione di raggiungere il mio obiettivo percorrendo una strada lastricata di cadaveri e non permetterò che i miei compagni faccian lo stesso. Troppi innocenti stan perdendo la vita a causa nostra, uomini duramente puniti dal Fato per l’aver commesso lo sbaglio di intrecciar le loro vite alle nostre. “Deserto...” penso “Non sei poi così deserto!” Un brivido mi percorre la schiena laddove, solo poco tempo prima, un servitore del dio malvagio conosciuto come Seth aveva inciso, sulla mia pelle, il blasfemo emblema della sua divinità. Se Ank non mi avesse curato la ferita, avrei strappato con la mia stessa spada quell’immagine orribile dalla mia stessa carne! Un senso di gelo mi pervade. Istintivamente porto la mano al simbolo sacro e, nell’attimo stesso in cui scorgo, fra le pieghe della mia mente, l’immagine sorridente di Murlynd., il battito del mio cuore s’acquieta. Entro nella tenda., mentre decine di spettri svolazzano nella mia mente stanca. Stanotte ho discusso con Christopher. Il fantasma di sua moglie lo ha avvertito che alcuni marinai si sono introdotti nel loro vardo ed hanno rubato parte dell’oro del bardo. Christopher, sotto tensione come tutti noi, è esploso. Ha intimato al Capitano La Forge di restituirgli tutte le monete che i suoi uomini gli avevano sottratto e, di fronte a tutti, ha esclamato: “E’ stato l’uomo che vi portate a letto a dirmi di parlare con voi di questo problema, Capitano La Forge!”. Detesto gli uomini che mancano di rispetto alle donne. La tensione ha avuto la meglio anche su di me e, per poco, non ho colpito con un pugno il mio compagno di viaggio. Murlynd deve aver frapposto la sua mano fra me ed il bardo e di questo lo ringrazio. Prima che potessimo dire o fare qualunque altra cosa, Christopher ha iniziato a suonare il suo stramaledetto violino... e tutti noi siamo stati sopraffatti da angoscianti ricordi. Miranda ha pianto fra le mie braccia e, in quel momento, credo che Murlynd mi abbia impedito, per la seconda volta, di compiere qualche follia indegna di un paladino. Mi ha però concesso il potere di evocare una bella doccia fredda su Christopher, cascata gelida che, finalmente, ha smorzato il fuoco delle sue azioni sconsiderate. Il bardo ha preso archetto e violino fradici e si è rintanato nel vardo a leccarsi le ferite. Miranda ed io siam riusciti a farci restituire le monete rubate, denaro che servirà per pagare i cammelli ai beduini, ma il terrore negli occhi di chi ha creduto di non aver più una via di fuga, resterà inciso per sempre nel mio cuore. Ho promesso ai marinai che nessuno di loro verrà lasciato indietro. Sono tutti sotto la mia protezione e la parola di un paladino di Murlynd è sacra. Son entrato nel vardo e, di nuovo, ho discusso con Christopher. Questa volta, però, non gli ho lasciato il tempo di controbattere. Useremo quei soldi per pagare i cammelli e tutti i marinai superstiti viaggeranno con noi. Non tollero da lui ulteriori polemiche. Così ho deciso, così sarà. I problemi, però, stanotte sembrano infiniti. Keele, nonostante le raccomandazioni di Ank-sun-a-mun, si è allontanato. L’ho ritrovato intento a parlare con qualcuno ma, appena mi sono avvicinato, il suo interlocutore è misteriosamente scomparso. Appena possibile dovrà darmi delle spiegazioni. Avanzo verso il mio giaciglio. Miranda si alza e volge lo sguardo nella mia direzione. Chissà se il mio volto è così tirato e stanco come il suo; chissà se anche la mia espressione è così screziata di preoccupazione e disperazione. Mi siedo al suo fianco. In questo momento, mi sembra la creatura più bella di tutti i piani. Le accarezzo dolcemente una guancia. “Come stai?” le domando. E’ come aver aperto il vaso di Pandora. La sua maschera cade e, al posto del Capitano La Forge, resta Miranda, una donna segnata dagli ultimi avvenimenti, una donna resa fragile ed impaurita dalle atrocità che si abbatton su noi come una gragnola infinita di fulmini. E’ questa la donna di cui mi sono innamorato. E’ sempre stata la mia maledizione quella di riuscire a scorgere l’anima delle persone oltre la maschera che indossano. Scoppia in lacrime. La cullo fra le mie braccia, le accarezzo dolcemente i capelli, la stringo al petto come se volessi che il mio cuore scaldasse il suo. Le sussurro parole che non scriverò mai poiché solo a lei appartengono. Vorrei distruggere tutti coloro che stanno facendo soffrire la donna che amo; darei la mia stessa vita per restituirle quel sorriso radioso che mi ha conquistato. “Ti amo, Miri!” le sussurro, forse troppo piano perché lei possa sentirmi. Quando posa le sue labbra sulle mie, sento le lacrime salirmi agli occhi. Se lei non mi avesse mai conosciuto, tutto questo non sarebbe accaduto. Ricacciò il mare di sale che minacciava il mio sguardo. Voglio che si aggrappi al mio sorriso, non che anneghi nelle mie lacrime. La bacio con l’intensità e la passione di chi desidera vivere come se si trattasse dell’ultimo istante, quello che precede la fine, oltre il quale palpita solo il nulla. In questo momento siamo solo un uomo ed una donna che si amano, sospesi in un limbo al di fuori di ogni tempo e spazio, un lembo di mondo dove le uniche emozioni concepibili sono quelle che danzano intorno ai nostri corpi teneramente avvinghiati. Ansimante, la stringo fra le mie braccia e le sussurro: “Sposami, Miranda. Ti porterò nel mio mondo e ti darò ogni cosa che desideri. Farò costruire una nave e le darò il tuo nome; assolderò la migliore ciurma del mondo e la affiderò al tuo comando. Ti lascerò libera di fare tutto ciò che vorrai, amor mio, purché il tuo cuore sia sempre con me. Avremo dei figli se questo sarà anche il tuo desiderio. E se non dovessi più riuscire a tornar nel mio mondo, allora ce ne andremo a Mordent e lì troveremo il modo di comprare una nave tutta nostra. Tu la comanderai, proprio come ora hai il dominio assoluto del mio cuore, e sarai il capitano della nave ammiraglia del culto di Murlynd che fonderò in queste terre. Dimmi di sì e, alle prime luci dell’alba, di nascosto da tutti se è questo che vuoi, andremo dal Gran Sacerdote e ci uniremo in matrimonio. Non mi importa se nessuno lo saprà. Sarà il nostro dolce segreto.” Per un istante cerco la forza di formulare la domanda, non tanto per la domanda in sé, ma per la paura di una risposta diversa da quella che desidero: “Miranda, vuoi diventare mia moglie?” * * * Il profumo di Miranda è come una seconda pelle. Seguo Christopher oltre la tenda, è giunto il mio turno di guardia, ma la mia mente resta accanto alla donna che mi ha stregato. Fuori la notte è silenziosa, un silenzio tetro e carico di tensione, eppure i miei pensieri, come saltimbanchi al carnevale di Critwall, continuano a danzare euforici, fingendo che nessun pericolo sia in agguato, giocando ad ignorare il Male che ci circonda. Miranda! Ogni volta che il suo nome rimbalza dalle mie labbra al mio cuore, è come suggere il più dolce ed inebriante dei frutti. Stanotte le ho chiesto di sposarmi e credo che la mia richiesta sia stata benedetta da Bastet, la dea di Ank-sun-a-mun. Dovrò parlarne con la sacerdotessa, ma come iniziare il discorso? Non è così semplice aprire il proprio cuore a qualcuno, almeno non per me. * * * Accendo la pipa. Di fronte a me, Christopher armeggia col violino. Sento il bisogno di chiarire alcuni punti con lui, ma non stanotte. Voglio restare in silenzio, continuando ad ascoltare la voce di Miranda fino a quando il ricordo inizierà a smorzarsi ed assumerà toni spettrali; voglio ripensare ad ogni istante trascorso con lei, in lei, a tutte le emozioni che nessuno, prima d’ora, mi aveva mai fatto provare. Vorrei continuare a sentirmi come un’ora fa, quando l’intero mondo aveva il volto ed il nome di Miranda La Forge, l’aria l’odore della sua pelle abbronzata, i fiumi il colore delle sue lacrime ed il sole il calore del suo sorriso. Se solo potessi fermare la clessidra del tempo, impedendo al granello precedente di tramutarsi nel granello successivo! Come vorrei inchiodare le lancette del mio orologio per non permetter loro di allontanarsi dall’attimo in cui ho stretto fra le braccia la donna che amo. Aspiro una boccata. Murlynd, questa notte ho bisogno di vederti. Sono confuso, non ero pronto ad innamorarmi (mi chiedo se gli altri lo siano!). Ho bisogno di sapere se ho la tua benedizione, se questo è il tuo volere e, soprattutto, se ad un paladino, questo paladino, è concesso il lusso di amare. In questo momento, mi sento vulnerabile ed è una sensazione che non mi piace. La paura di perderla potrebbe esser la mia rovina, devo fare attenzione. Spesso il Male assume forme di miele per tentare di condurci lontani dalla luce! Quando le ho chiesto di diventare mia moglie, Miranda ha risposto che mi sposerà quando l’avrò portata lontano da questa terra maledetta. Vorrei poterle credere, ma il mio più grande timore è quello che, una volta lontana da tutto questo, Miranda tornerà ad indossare i panni del Capitano La Forge ed io verrò abbandonato sul ciglio di una strada qualsiasi, nel cuore del regno dell’oblio. Perché questi cupi pensieri avvelenano la mia mente? Le ho chiesto di sposarmi; ha risposto che lo farà quando saremo lontani da questa terra orribile... perché, allora, mi sento come se mi avesse respinto? Sto impazzendo. L’idea di perderla mi innervosisce, mi fa sragionare completamente. Cosa mi hai fatto, Miranda La Forge? Perché riempi la mia mente come le stelle il cielo, con l’unica differenza che il tuo esistere in me è perenne, mentre il firmamento, durante il giorno, si spegne per lasciar spazio al giorno? Alzo gli occhi un istante: Christopher mi sta guardando, un’espressione strana sul volto pallido, ma abbassa lo sguardo prima che possa chiedergli spiegazioni. Sorrido, poi aspiro un’altra boccata. Sono certo che abbia compreso il segreto del mio cuore: anche lui è stato innamorato. |
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#102 |
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Amico*
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DAL DIARIO MAI SCRITTO DEL CONTE DONOVAN LACE
Come lingue di fuoco sottratte al dispotico sole ora addormentato, sensi di colpa incandescenti arrossan i miei occhi, lambiscono il mio essere e, scortati da un’orda di minuscoli diavoli, come uno sciame di meteore evocato dal più potente dei maghi, si abbattono impietosi sulla mia anima. Stringo i pugni. Non è sangue quello che cola sul mio presente, ma purezza liquida che mi abbandona., innocenza che stilla dalle ferite infertemi da un destino avverso. E’ così amaro il sapore delle lacrime! Credo sia la consapevolezza che non permetterò mai loro di bagnare questa maledetta terra a renderle tanto disgustose. Mentre Christopher continua a tentare di intavolare una conversazione che non desidero, nuvole nere si ammassano sul mio umore, eclissando completamente la mia giovialità. Mi sento una foglia in balia delle correnti, sospesa su un mare di magma. “Cosa ti spaventa, Paladino?” mi domanda il pallido bardo riferendosi agli incubi che non mi permettono di dormire. “Ti farebbe bene parlarne!” Il suo sguardo è quello di un uomo che non ha più nulla da temere. Mi chiedo come sia il mio in questo momento. “Non ho voglia di parlare, Christopher!” gli rispondo. Dovrei forse dirgli che non riesco a distogliere la mente dall’immagine della mostruosa piramide che ingloba esseri umani e li obbliga a soffrire indicibili sofferenze? O che mi tremano ancora le mani al solo tornare con la mente all’istante in cui ho udito le grida strazianti dei prigionieri? Cambierebbe qualcosa? L’ammettere le mie debolezze ci aiuterebbe a salvarli o a distruggere quell’immondo ammasso di orrore? O servirebbe semplicemente a mostrare ai miei compagni che anch’io, il fiero e nobile paladino di Murlynd, non sono altro che un uomo come tanti, puro di cuore ed armato di incrollabile fede, ma pur sempre un uomo? Accendo la pipa. Non desidero altro che incidere la parola “fine” sulla schiena del seguace di Seth, distruggere il suo blasfemo golem e lasciarmi alle spalle questo mondo orribile. Christopher sembra non volersi arrendere. Chissà perché stanotte desidera così tanto parlare con me. Vorrebbe forse che gli dicessi che lo schiaffo di Miranda brucia ancora in me come se fosse stato un elementale del fuoco ad imporre la mano sulla mia guancia? O che, nell’attimo in cui la donna che amo mi ha sbattuto la porta in faccia, ho desiderato solo andarmene per la mia strada, come forse dovrebbe essere, tornando a seguire le tracce di un destino che appartiene a me soltanto? Ah, Christopher! Vorrebbe forse che gli chiedessi come tenere in vita un ricordo d’amore sbocciato improvvisamente nel deserto? Sì, poiché è così che dipingerei il mio amore se fossi un pittore. Un ricordo d’amore, un fiore delicato e puro, d’una bellezza e semplicità rara, un sentimento ornato di fiori celesti come gli occhi del cielo che bacia la mia terra natale. Non l’aristocratica rosa o la comune camomilla, bensì un semplice non ti scordar di me, un fiore il cui solo nome è una poco velata richiesta di eterne attenzioni. Aspiro una boccata. Il fumo nasconde per un istante il volto del mio loquace compagno. Potrei dirgli che stanotte, quando Miranda, in preda ad una furia cieca dettata dalla perdita di tutti i suoi uomini (io non ero lì a proteggerla!), si è scagliata contro Ank-sun-a-mun, ho temuto il peggio. Sono due donne letali, ma non quanto la mia esitazione. Entrambe occupano un posto d’onore nel mio cuore e vorrei che imparassero a convivere. Come mi comporterò la prossima volta in cui Miranda riverserà la propria frustrazione su Ank e la sacerdotessa deciderà di rispondere all’attacco? Rischio di impazzire al solo pensiero! Riesco a comprendere appieno le tattiche di Iuz e dei suoi immondi servitori, ma fatico a capire quali sinistri ingranaggi si celino dietro gli occhi delle donne. Di certo si tratta di un meccanismo che, seppure contro ogni logica, funziona al contrario. Aspiro un’altra boccata. Christopher attende una mia risposta. Ripenso al momento in cui l’intensità dell’incubo mi ha svegliato. Ank era al mio fianco e, con un lembo del suo abito, detergeva il sudore dal mio volto. Era così delicato il suo tocco sul mio viso! Forse quel meccanismo non funziona sempre al contrario... e ringrazio Murlynd per questo. Sbadiglio, ma so già che questa notte non riuscirò a prender sonno. L’aver parlato con Murlynd riesce a darmi la forza necessaria a non soccombere alla stanchezza ed alla disperazione di cui è intriso il deserto su cui camminiamo. Ripenso alla sua frase: “Quando avrai la certezza che la donna che ami sia pura di cuore, allora avrai la mia benedizione!”. E’ difficile scorgere la vera essenza delle persone quando l’amore ne plasma l’immagine, ma non devo scordare che, prima di un uomo, sono un paladino e non ho alcuna intenzione di deludere Colui che considero un padre. Sospiro. Ogni giorno che passa, si aggiunge un contorto ingranaggio al già grottesco meccanismo conosciuto col nome di “fato”. Quando sarà di nuovo giorno, parlerò con Miranda. Deve sapere che ho intenzione di mantenere la mia promessa di portarla in salvo (deve sapere che l’amo veramente!). Sono un paladino di Murlynd ed ogni impegno preso è per me sacro. Amo quella donna e non permetterò che le accada nulla, proprio come proteggerò i miei compagni. (Mi chiedo chi proteggerà me da loro!). “Allora, Conte?” domanda Christopher. “Ti ripeto che adesso non ho voglia di parlare”. Mi chiudo in me stesso e tutto il resto, almeno per il momento, scompare in una voluta di fumo. * * * Sono un calice le mie mani a coppa ed il sacrificio un vino rosso sangue, succo fermentato di onore, princìpi, privazioni e solitudine, il frutto ancestrale delle vigne dei Lace. Ogni giorno bevo quel liquido familiare, amaro come il rifiuto, dolce come un sorriso, il mio personale elisir di lunga vita, ma stanotte, dopo anni, il suo antico sapore pare rinnovato. Il retrogusto non è quello che conosco da sempre, ma un carnevale di aromi. Socchiudo gli occhi. Miele. Dolce come il modo in cui lo sguardo di Ank-sun-a-mun accarezza il mio spirito, dolce come la sua incapacità di cogliere l’inganno di chi vede, ma è costretto dalle circostanze a finger d’esser cieco. Sale. Le lacrime che imperlano le ragnatele di musica e follia intessute da Christopher, giochi di prestigio di un mago che non ha la forza di affrontare la perdita del proprio potere e, per ingannar se stesso ed il fato, continua ad estrarre conigli dal cilindro. Noce. Un cuore puro racchiuso in un guscio di coraggio e dedizione (il Cavaliere del Leone!), un uomo degno di esser chiamato tale, custode e prigioniero di una promessa che lo vincola e lo nobilita al tempo stesso. Spezie. Misteriose, esotiche, provenienti da luoghi i cui nebulosi nomi (evanescenti come la realtà fra le mani di Keele) han la tendenza a scomparire dalle menti di chi li ha sentiti pronunciare, terre così lontane che ci si chiede se esistan realmente o se, invece, non sian che il parto di fantasiosi mercanti. Luppolo. Anima della birra, il vero sangue del fiero popolo di Karrwut, indiscreta pianta che, ostentando decine di cuoriformi foglie, svela alle altre razze la sostanza dei nani. Radice di liquerizia.. La donna che amo. Dura ed amara, quasi a voler scoraggiare chiunque desideri suggerla, ma non arrendersi di fronte alle prime impressioni, continuare a credere nell’esistenza di un cuore che trascenda il ligneo involucro, significa potersi addormentare col dolciastro sapore della sua essenza fra le labbra. Deglutisco. E’ strano come d’improvviso le emozioni, forse per contrastare la crudele aridità di questa terra maledetta, si faccian strada attraverso granitiche difese e zampillino incontrollate, con la forza di un fiume in piena., travolgendo il loro spietato carceriere e lasciandolo esanime in una pozza di umanità. Un brivido corre lungo la mia schiena. Porto istintivamente la mano al sacro simbolo di Murlynd. Attraverso ragnatele di pensieri ed emozioni, odo le ovattate voci dei miei compagni. Pronunciano il mio nome in decine di modi diversi, una sorta di sinfonia che nasce e muore nel poliedrico susseguirsi di tre parole: Conte... Donovan... Lace... Il silenzio giace supino sul deserto e la sua flaccida carne copre ogni cosa, nascondendo alle mie orecchie qualsiasi rumore. Un flebile sorriso, come un fiammifero acceso durante una tempesta di neve, rischiara impercettibilmente il mio volto. Le voci sono dentro di me, sospese fra cuore ed anima, chiuse fra i confini della mia mente. “Conte Donovan Lace!” chiamano. Mi alzo in piedi. E’ ora di spogliarsi della tunica di fragilità, indossata inconsciamente in chissà quale frangente, e di lasciare che i sentenziosi occhi del mondo si posino su cicatrici e guizzanti muscoli, simbolo della forza che anima corpo e spirito di questo paladino. E’ tempo di raccogliere tutti i pesanti fardelli, quelli su cui il fato ha ricamato il mio nome e quelli che ho scelto di portare per alleggerire i miei compagni, e di procedere impavidi verso il labirintico futuro. Estraggo Benedetta. Domani ogni granello di sabbia di questo luogo maledetto tremerà di fronte alla grandezza di Murlynd ed alla determinazione di uno dei suoi più devoti paladini. Domani il Male subirà un duro colpo, è una promessa. |
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#103 |
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Amico*
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Grazie Enrichetto,
di sicuro sei troppo buono. Sono contentissima che quello che scrivo piaccia a qualcuno, visto che quello che scrivo, in realtà, non è che lo specchio della mia anima. GRAZIE A TE!!! Cassandra
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#104 |
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Amico*
Data Registrazione: Oct 2004
Messaggi: 929
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Cassandra ti avverto
...mi sto innamorando del conte Donovan Lace ![]()
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#105 |
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Amico*
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A me lo dici?
Pensa che è il personaggio che gioco nella campagna di Ravenloft... lo adoro (ma non hai idea della sfortuna che abbia questo povero paladino... i dadi non collaborano ed i suoi compagni, troppo spesso, lo mettono nei guai!)! Anch'io sono follemente innamorata di lui, eh eh! Ogni tanto inserirò altre pagine del diario del nostro idolo! Ti mando un abbraccio affettuoso Tua Cassandra
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