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Vecchio 10-25-2009, 12:08 AM   #1
Laru84
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Sono felice
ciao a tutti!
è il mio primo messaggio su questo splendido forum, ed un po' intimidito mi presento: mi chiamo giuseppe ma ho scelto il nick "goriziano" in onore della mia città natale dove ho vissuto pochi anni, ed in memoria di mio padre che tanto amava la città che lo aveva visto nascere.
ho conosciuto aurorablu cercando informazioni su google 3 settimane fa, a da allora non passa giorno senza che dedichi qualche minuto alla lettura di qualche meraviglia che questa oasi racchiude.
Vi racconto oggi una storia Vera:


Alcune sere fa mi trovavo pigramente seduto su una panchina del lungomare di celle ligure.
Ero tranquillamente adagiato con la schiena e guardavo con aria indifferente la varia umanità che mi scorreva davanti.
Da troppo tempo aspettavo quei pochi giorni di vacanza, ed ora che finalmente me li potevo godere, lasciavo la mia mente vagare senza meta e senza pensieri.
A volte mi piace guardare le persone che mi camminano davanti, cerco di capire qualcosa di loro dal modo di parlare, di vestire, di muoversi.
Oppure guardo e basta, senza particolari pensieri, così, solo per passare il tempo.
Quella era una sera in cui l’unica mia attività si limitava ad uno spostamento ritmico della testa destra/sinistra e ritorno, seguivo quel fiume di persone che mi passavano davanti solo per trascorrere il tempo e godermi la serata calda e ventilata.
Il sole era appena tramontato e la luce del cielo si rifletteva sul mare calmo: era uno spettacolo che dopo mesi di lavoro in città e migliaia di km in macchina mi affascinava e mi lasciava la testa sgombra di pensieri.
Guardavo senza vedere, le persone mi passavano davanti, ognuna con il suo modo di vestire, la sua personalità, i suoi pensieri, i suoi problemi quando, all’improvviso……. LEI !!!!
la ragazza più bella che avessi mai visto in vita mia!!!
Era ad un paio di metri da me…… guardava verso il mare…..
Un viso magro, sottile, gli zigomi alti, i capelli scuri ondulati che le scendevano sulle spalle.
Il mare si rifletteva nei suoi occhi, che avevano lo stesso colore delle onde che si frangevano pigre sulle rocce sottostanti.
L’ultima luce del tramonto creava nei suoi occhi un gioco di sfumature che mi lasciava senza fiato.
La pelle abbronzata aveva il colore del sole al crepuscolo…..
Sul suo viso splendeva il sorriso più affascinante che possa illuminare il viso di una donna.
Una bellezza da lasciare senza parole.
Non so che età potesse avere, venti, venticinque anni forse…..
Dietro di lei una donna le accarezzava dolcemente i capelli.
Era un gesto denso d’amore e di dolcezza.
La mano percorreva lieve i capelli della ragazza, e lei spostava impercettibilmente la testa per seguire la carezza.
La ragazza guardava verso il mare, verso l’orizzonte lontano e verso l’ultimo chiarore del sole.
Sentiva la mano che dolcemente le sfiorava i capelli e sorrideva nel modo più bello che io avessi mai visto.
Lei sentiva tutto l’amore che le veniva trasmesso da quel piccolo gesto che lei non avrebbe mai potuto ricambiare.
La carrozzina era un modello manuale, la donna teneva una mano su un manubrio e l’altra sulla testa della ragazza.
Le braccia di lei erano due piccoli moncherini attaccati alle spalle, non avrebbe mai potuto condurre una carrozzina elettrica.
Le mani erano rattrappite in un modo innaturale, le gambe quasi non si vedevano sotto il corpo, da quanto erano piccole…..
Guardavo affascinato il viso bellissimo della ragazza vicino a me, quando lei, girando lentamente il viso verso la donna dietro di lei, disse:
“ mamma, sono felice…… ti voglio bene!!! “

mamma sono felice……..

quella sera ho pianto………….


Ci vogliamo trovare una morale? Non lo so……
lei era felice…… ed in quel momento ho sentito che tutti noi potremmo essere felici……


per oggi direi che mi fermo qui.....
buona domenica!!
Goriziano(26.11.2006)
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Vecchio 10-25-2009, 12:10 AM   #2
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E' Natale
In questi giorni un amico mi ha dato una grossa lezione di stile, di moralità e di etica.
Questa lezione, all’inizio grande come un fiocco di neve, piano piano, rotolando, è diventata dapprima una palla e poi una valanga inarrestabile.
Questa valanga mi ha scosso dentro, e mi ha mosso i pensieri nella testa.
Ieri sera ero in macchina, pioveva, e mi trovavo a percorrere un vialone tutto illuminato che sembrava Las Vegas.
Nel buio della sera, sotto la pioggia, mi pareva di essere un personaggio di Blade Runner.
Mi guardavo intorno e vedevo persone che se ne andavano a spasso sotto l’acqua, o se ne stavano chiusi nei loro scatoloni di metallo in fila lungo la strada, ognuno con la sua vita, ognuno con i propri dubbi e le proprie paure, le ansie e le speranze…
Mi sentivo come colui che cerca i replicanti: guardavo i visi delle persone nelle auto, cercavo di capire i loro sentimenti e i loro desideri…..cercavo di capire se nei loro petti battesse un cuore o un motore artificiale, e se l’unica cosa importante fosse arrivare a casa ad accendere la tv e ubriacarsi di pubblicità.
In quel momento la radio trasmetteva una pubblicità che chiedeva alla gente di comprare qualche cosa di assolutamente inutile e di cui abbiamo assolutamente bisogno come una pianta di ortiche infilata dentro le mutande.
Eppure a Natale compreremo per noi, o per altri, qualche insignificante oggetto a cui non possiamo affatto rinunciare….
Domenica pomeriggio a Milano ho visto una donna che dormiva sul marciapiedi, avvolta in una coperta….
Il respiro era lento, dormiva al freddo, e la gente incurante di lei passava avanti senza neppure appoggiare uno sguardo su tanta miseria. A pochi passi, le transenne segnavano il punto in cui sarebbero passati gli ultimi atleti della maratona .
E quel povero fagotto di stracci era lì, indifeso, calpestato nella sua dignità, con noi troppo presi dai nostri acquisti per degnare di un piccolo sguardo quella povertà, troppo presi dai nostri pacchetti regalo, dai nostri biglietti di auguri.
Lì, nel centro di Milano, una persona era già morta dentro, l’avevano uccisa gli sguardi che non si volevano appoggiare sui miseri cenci per non sporcarsi la vista.
Quando, avvicinandomi a lei ho chiesto come potessi aiutarla, la sua voce ferma mi ha risposto: “ non ho bisogno di aiuto”…….già, non aveva bisogno di aiuto…..
Vedevo donne e uomini intorno che avevano bisogno di aiuto per portare borse e pacchetti, ma questa voce ferma e piena di orgoglio no! Nessun aiuto !!
Non ho potuto fare altro che entrare in un negozio, comprare una coperta, ed appoggiarla sul corpo di questa donna anziana di cui non conoscerò mai il nome.
La nostra civiltà….. noi esportiamo democrazia, ma non abbiamo la capacità di vedere più in là delle nostre tasche.
Esportiamo democrazia ma non offriamo il pane all’affamato.
Spendiamo per le armi quanto basterebbe a sfamare tutti i poveri del mondo e a dare un’istruzione che permetta loro di costruire un futuro meno incerto.
Il terrorismo ci fa paura, ma guardiamo senza problemi i tg dove i cadaveri degli altri fanno bella mostra all’ora di cena.
La violenza è nata con l’uomo, Abele fu ucciso da Caino quando sulla Terra vivevano solo 4 persone…….
Ma che cazzo di mondo è questo? Neppure il vento soffia più la sua risposta, amico Bob, il vento ci soffia addosso e ci lascia indifferenti ad ogni cosa.
Il nostro egoismo ci fodera il cuore, ci rende ignifughi, senza calore e senza gioia.
Viviamo per i nostri cerchi in lega, i nostri sedili in pelle e le autoradio potenti, i nostri televisori da mille pollici, i nostri telefoni all’ultima moda, e le nostre indispensabili mode passeggere.
Sogno un’utopia? Certo, sogno il luogo che non esiste, l’isola che non troveremo mai perché non c’è….
Sogno un mondo equo e giusto dove le religioni non siano un pretesto. Sogno di conoscere san Francesco…
Sogno per tutti una vita degna di essere vissuta, senza paure e senza povertà.
Sogno di camminare sulla spiaggia della vita e guardare l’orizzonte lontano che si incontra con il mare dell’esistenza
Sogno di fermarmi sulla cima di una montagna e sdraiato sulla roccia fissare la volta stellata… in alto…..lontano….
Sogno di essere lassù, a vedere dove finisce l’eternità
Lassù, dove la luce incontra il tempo, dove i sentimenti diventano trasparenti
Lassù, dove uno sguardo può abbracciare l’universo, dove il mondo entra nelle nostre braccia e noi entriamo nel mondo
Sogno un mondo abbastanza grande per tutti gli uomini
E non mi fermerò, continuerò a sognare……


DICEMBRE 2005, a Milano, ma potrebbe essere successo in ogni parte del mondo, ed è come mio solito, una storia VERA!
ve la regalo.....voglio condividere ciò che ho provato, e ciò che ancora oggi provo forte in me.....
Goriziano(29.11.2006)
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Vecchio 10-25-2009, 12:13 AM   #3
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Ho passato le vacanze sulle dolomiti
Ho passato le vacanze sulle dolomiti, montagne che Il maestro francese Le Corbusier definì "la più bella opera d'architettura al mondo"….
La mia più grande passione è partire la mattina con lo zaino in spalla e raggiungere la vetta, e/o un rifugio lassù in alto, dove il cielo tocca la roccia, e dove le aquile volerebbero alte se gli uomini glie lo permettessero…
Una mattina ero partito per una delle mie escursioni su una montagna vicino al massiccio del Sella.
Non ero molto tranquillo, perché solo due giorni prima una ragazza di 25 anni era caduta da una parete di quel monte, e la sua vita era finita troppo presto.
La salita cominciava con un sentiero sterrato molto facile, che attraverso i prati portava dolcemente verso quel maestoso picco di roccia che si ergeva per 800 metri verso il cielo che faceva male alla vista da quanto era azzurro.
Lentamente il sentiero si trasformava in una salita sempre più ripida e faticosa.
Per me la montagna è la metafora della vita, l’obiettivo da raggiungere, la meta ambita faticosa da conquistare, la soddisfazione di farcela.
Nella vita ho sempre dovuto sudarmi tutto, conquistarmi ogni cosa con la fatica ed il sudore, e non mi sono mai tirato indietro, ho sempre raggiunto ciò che mi ero prefissato.
A volte la tentazione di fermarsi e tornare indietro è troppo forte, la fatica è intensa, la sensazione di non farcela è immensa, ma piano piano, un passo dopo l’altro, sono sempre riuscito a farcela, nella vita come sulle montagne.
Quel giorno la salita mi costava tanto, troppo sudore….
Arrivati a metà della scalata, cominciava la parte esposta, dove il sentiero corre lungo il fianco della montagna, e forti corde d’acciaio permettono di salire con una certa sicurezza.
Quelle corde d’acciaio sono messe lì da qualcuno che è passato prima di noi, qualcuno che non conosceremo mai, qualcuno che ci lascia un modo per farcela a salire senza rischiare più del dovuto, come nella vita, quando gli amici ci aiutano a superare le difficoltà che incontriamo.
Ci si aggrappa alle corde e si sale. Un passo dopo l’altro, tenendosi forte con le mani e aiutandosi con le braccia a salire.
Qualche amico sconosciuto era passato di lì e mi aveva lasciato quelle funi d’acciaio.
Passato il primo pezzo di parete attrezzata, ecco che il sentiero era completamente sguarnito, non una corda, non un picchetto, solo roccia da una parte, ghiaia su 30 centimetri di larghezza della pista segnata, e 700 metri di vertigini dall’altra.
La cima era lì, 100 metri sopra la mia testa.
Che fare? Ma che domanda, un respiro profondo e via, verso l’alto, senza guardarsi a destra, senza voltare la testa a sinistra, con la sguardo fisso alla punta degli scarponi, e con i piedi lentamente uno davanti all’altro, senza perdere il ritmo.
Quel giorno faceva freddo, un freddo pungente ed intenso, che a 2700 metri di altitudine, con il sudore che mi aveva imbevuto gli abiti, sembrava ancora più duro.
Camminavo piano, la testa china, le mani protese ad afferrare ogni punto della roccia che potesse essere un appiglio sicuro, con i piedi attenti ad ogni passo, per evitare una scivolata che è sempre in agguato, e che in certi punti può avere un effetto devastante, quando all’improvviso……..la cima!!!
Non avevo più roccia di fianco a me, non avevo più roccia sopra di me, ma solo cielo, azzurro, di una bellezza che stordiva.
La cima non era molto ampia, pochi metri quadrati, mi muovevo lentamente e guardavo verso il basso i prati, e davanti a me le massicce montagne che fanno parte del parco nazionale Puez – Odle.
Girandomi lentamente mi accorsi di non essere solo.
C’era un uomo lassù, più giovane di me, con lo sguardo triste, che sembrava avesse su di sé il peso del mondo.
Aveva gli occhi socchiusi, la barba….. la testa leggermente inclinata….
Come me guardava il mondo dall’alto, ma i suoi occhi vedevano ciò che io non potevo vedere…..
Lo osservavo, il suo sguardo correva oltre, abbracciava tutto ciò che ci circondava.
Era magro, le sue ossa si vedevano bene sotto la pelle, il suo viso era sofferente, stanco, esausto…..
Era quasi nudo, le braccia larghe come a volere stringere a sé l’universo…..
Ma erano legate ad una croce di legno.
Non le poteva muovere, ma quelle braccia ferme, quello sguardo triste, quella croce di legno, erano……….
Il calore nel freddo della cima…….
Mi slacciai un poco la giacca, avevo quasi caldo…
Tolsi lo zaino dalle spalle, ne estrassi una penna ed un pezzo di carta, ci scrissi sopra “giuseppe” e la data, e lo infilai in una fessura del legno della croce, insieme a centinaia di altri biglietti, firmati da tutti coloro che avevano provato come me quella forte emozione nel salire e sentire la presenza di quell’uomo....
Accarezzai il legno, poi mi sedetti sul bordo della roccia, le gambe quasi penzoloni nel vuoto, a guardare il mondo ai miei piedi.
Stavo bene, ero sereno.
Mi strinsi le ginocchia con le braccia, vi appoggiai sopra il mento, e mi guardai intorno.
Ero commosso, era quello che volevo, essere lì, in un metro quadrato di roccia, a contatto del cielo, l’abisso intorno, e dovevo scendere…..
Ma sapevo che sarei sceso tranquillo…….

Goriziano(30.11.2006)
[IMG]file:///C:/DOCUME%7E1/Federica/IMPOST%7E1/Temp/moz-screenshot.jpg[/IMG][IMG]file:///C:/DOCUME%7E1/Federica/IMPOST%7E1/Temp/moz-screenshot-1.jpg[/IMG]
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Vecchio 10-25-2009, 12:15 AM   #4
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Primo giorno di vita del Gory
CAPITOLO 1


Era una notte buia e tempestosa…..
Era talmente buia e tempestosa che i lupi se ne stavano nelle loro tane a guardare
“ rischiatutto “ con un bicchiere di Vecchia Romagna Etichetta Nera tra le zampe ed il camino acceso.
La neve scendeva copiosa ad imbiancare le strade di Gorizia. Del resto era normale che il 17 di gennaio la neve scendesse su Gorizia: si parla tanti anni fa, ed allora le stagioni non erano come adesso che nevica ad agosto e si frigge a Natale.
No, una volta le stagioni sapevano ancora fare il loro mestiere, per cui in inverno nevicava, e quando nevicava su Gorizia, di solito nevicava in maniera consistente, diciamo 30 centimetri al giorno.
Mi ricordo che quella domenica il Pro Gorizia doveva giocare in casa contro il Monfalcone, era il derby della serie D, per cui quale momento migliore per nascere?
Decisi quindi di anticipare di 10 giorni la mia venuta al mondo, stressando mia madre con delle doglie mica da ridere fin dalle ore 23.00 del 16 gennaio.
Francamente credo di avere trovato del traffico, o qualche incidente sulla tangenziale, ora non ricordo bene, fatto sta che per uscire dal ventre caldo di mia madre impiegai circa 6 ore, con estrema felicità sua, che non vedeva l’ora di liberarsi di un peso che andava facendosi sempre più ingombrante.
Io non vedevo l’ora di nascere, ricordo di avere sentito tanti dirmi attraverso la pancia della mamma: “ vedrai che bello il mondo “ “ quando andrai a scuola conoscerai tanti bambini “ “ nel Milan c’è un tale Rivera che fai dei numeri….” “ Mike Bongiorno è un fenomeno “, ed atrocità del genere.
Per questo io ero molto curioso di vedere il mondo, ma una volta spinto l’occhio fuori…..arghhh!!
Brivido terrore e raccapriccio !!
Un’infermiera mostruosa, ex caporal maggiore della Gestapo, mi attendeva !!
Io provai a tornare indietro, ma come si fa? Lo spazio è quello che è, non si può fare manovra, forse avevo anche faticato ad innestare la retromarcia, fatto sta che la mia venuta al mondo fu traumatica.
Non avevo ancora cominciato a respirare che già avevo capito tre cose:
1. Ero nato il giorno 17. E questo forse non era di buon auspicio.
2. Ero nudo, completamente e vergognosamente nudo in una notte buia e tempestosa con la neve alle porte. Insomma, faceva un freddo cane.
3. Ero tenuto per i piedi a testa in giù da quel mostro ! Avevo paura ! E se questa prima di entrare in sala operatoria si fosse fatta due o tre pinte di birra come tutti i bravi tedeschi ? E se le fossi sfuggito di mano ? E che cavolo ! Appena nato e già collaudare la durezza del pavimento con il cranio! Per questo mi ribellavo, mi agitavo, piangevo, e quella, invece di posarmi con delicatezza su una culla mi riempiva il culetto di sonori schiaffoni.
Comunque, forse impietosita dal mio pianto, forse commossa dalle lacrime di mia madre, e forse intimidita dallo sguardo assassino di mio padre al di là del vetro, l’essere senz’anima mi depose nella culla e mi portò in una grande stanza dove stavano tanti altri bimbi appena nati.
Caspita! Ero nato da appena 5 minuti e già ero stanco!
In quel grande salone feci subito amicizia con una bambina. Io non sapevo che lei fosse una bambina, quando si è piccoli non si capisce molto bene, me lo disse lei.
Io con un po’ di vergogna le confessai che non sapevo ancora se fossi un bambino od una bambina, non avevo esperienza per capirlo. Fu molto gentile, mi disse che poteva dirmelo lei, se lo volevo, bastava che spostassi un poco la mia coperta per farle vedere sotto, e mi avrebbe detto se io ero un maschietto o una femminuccia.
Insomma, mi vergognavo, ero ancora nudo, ma Samantha ( così si chiamava la bimba ) fu tanto insistente che alla fine spostai la mia coperta e le diedi modo di guardare..
Che imbarazzo! Lei guardò attentamente, forse si soffermò anche un po’ troppo, poi mi disse:
“ non c’è dubbio! Sei un maschietto!”
O bella ! Sono un maschietto, pensai! Poi mi venne un dubbio:
“ e tu come fai a saperlo ? “
“ Ma perché hai le babbucce azzurre, no? “
Già, che stupido, potevo pensarci da solo. Che figura !
Dall’altra parte del vetro vedevo scendere la neve, e vedevo i posti di guardia al di là di Casa Rossa, con i soldati della Yugoslavia intirizziti dal freddo. Poveretti! la cortina di ferro non era ancora arrugginita, e di là non era raro sentire degli spari nella notte. Gente che cercava di scappare in Italia, tentava di superare le barriere di filo spinato ed i muri che dividevano la Yugoslavia dal sogno italiano.


continua.......
o no....... ???
Goriziano(02.12.2006)
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Vecchio 10-25-2009, 12:16 AM   #5
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Il buio...
Non era vero! Non poteva essere vero….
Eppure non stava sognando, sentiva il sudore che colava dalla fronte e le velava gli occhi, sentiva le gocce che scendevano dal collo e penetravano sotto la camicetta di cotone sbottonata.
Il rivolo di sudore scendeva e si fermava sul reggiseno, dove veniva assorbito dal tessuto.
Percepiva nettamente il leggero solletico delle gocce di sudore che scendevano lente sul suo corpo.
il caldo afoso della notte ( ma era notte ? ) rendeva ogni suo respiro una lenta agonia.
Il respiro era affannoso, i suoi seni si muovevano ritmici sotto la camicetta stropicciata.
Il suo sguardo si muoveva terrorizzato da una parte all’altra, cercava di vedere ma il buio era completo, assoluto.
Il silenzio era assordante nella sua totalità.
Viveva un incubo, ma un incubo reale, un incubo da cui non poteva svegliarsi.
Sotto i suoi piedi nessun pavimento, niente su cui potesse reggersi in piedi ( ma allora come faceva in quel momento a stare ritta? ), sopra ( o sotto? ) di sé il nulla, il nero assoluto.
Dov’era? Dove si trovava? Chi la aveva portata lì? E perché?
Il cuore impazzito sembrava esplodere nel petto, il cervello cercava di ricevere e registrare stimoli conosciuti, rumori, qualcosa a cui potesse dare un nome…..
Nulla…. Niente….. solo il buio……
Le sue braccia cercavano intorno a sé un qualcosa, qualsiasi cosa si potesse riconoscere al tatto.
Niente…. Solo il vuoto.
Provò a toccarsi la fronte.
Sentì il sudore sotto le dita, sentì i suoi lunghi capelli che scendevano sulle spalle: erano bagnati fino alle punte.
Si passò una mano sul collo, scese fino al petto per asciugare quelle gocce che sembravano piccoli insetti che le camminavano sulla pelle.
Cercò una luce, uno spiraglio, un colore che le facesse capire dov’era, cosa stesse facendo lì.
Sperò intensamente di svegliarsi da quell’incubo, voleva aprire gli occhi e trovarsi nel suo letto, voleva allungare una mano e trovare lui lì, vicino a lei, lui che era tutta la sua vita…….
Voleva vedere la luce di quel maledetto lampione difettoso davanti alla sua finestra, quella luce che certe notti la teneva sveglia ma che ora sarebbe stata la sua ancora di salvezza dalla pazzia.
Nessun suono intorno a lei, solo il ritmico rumore del suo respiro che andava facendosi sempre più affannoso.
Un grido!! Doveva gridare! Doveva sentire la sua voce!!
Inspirò profondamente e……
Gridò!! Gridò forte! Con tutto il fiato che aveva in gola, con tutta la potenza dell’aria nei polmoni!!!
Ma non udì nulla…… non udì la sua voce e nemmeno un suono qualsiasi….. nulla……..
Mio Dio ….. Mio Dio dammi la forza……
Le sua mani annaspavano nell’aria intorno, cercava disperatamente qualcosa da toccare, da sentire sotto le dita, qualcosa che le facesse capire dove si trovava….
Nulla…. Solo il nulla intorno a sé….
Toccava il suo corpo, sentiva i suoi vestiti, sentiva i suoi capelli bagnati che le scendevano sulle spalle, sentiva il suo sudore che le bagnava i vestiti…. Ma intorno solo il vuoto totale.
Cercava di tornare con la mente al passato più recente, per ricordare gli ultimi momenti vissuti prima di trovarsi in quel posto, pensava disperatamente alla sua vita, alla sua esistenza, a lui……a lui……..
…….. Lui!!!! Cominciava a ricordare!! Lui !!! un colpo al cuore!!! Lui che un giorno si era tolto la maschera e aveva fatto vedere il suo vero volto….. un mostro!! Lui che dietro il sorriso d’amore nascondeva le zanne marce di lupo, lui che le aveva tolto la vita in un secondo……
ricordava!!!!
Ricordava…. Ricordava il suo lavoro, la gente intorno a lei, le facce nascoste da sorrisi di cartone, il filo spinato tra sé e gli altri……
ricordava l’infinita distanza che correva tra lei e chi le passava accanto nella vita, ricordava coloro che le davano la mano guantata, ricordava le parole viscide e sporche che uscivano dalla bocca di chi le parlava, ricordava i pensieri che le entravano nella testa mentre camminava sul marciapiede della vita, mentre tutti coloro che le passavano accanto la guardavano con indifferenza, ricordava gli sguardi di disprezzo quando la gente in grigio notava i suoi colori che brillavano forte alla luce del sole….
Ricordava il sole che lentamente si spegneva, e trasformava tutto il mondo, il SUO MONDO, in una esistenza di tenebra…..
Ricordava che aveva guardato fino all’ultimo quel raggio di sole che andava facendosi più tenue, e le ombre intorno a sé sempre più indistinte…..
Ora ricordava…..
Ricordava l’oscurità della mente, la luce che lentamente si spegneva davanti ai suoi occhi, i suoni che andavano facendosi sempre più distanti, le orecchie che sembravano riempirsi di ovatta, il mondo che si riduceva a pochi metri intorno a lei, la gente che scompariva dalla sua vista, i pensieri che piano piano morivano nella sua testa……
Ora sapeva….. era tutto chiaro….
Il suo mondo era quello….
Il suo mondo era il buio, il silenzio, il nulla.
Era nel SUO MONDO, e lì lei era al sicuro.
Si rilassò.
Il suo respiro si fece più regolare, il sudore lentamente si asciugò.
Lei giunse le mani sul viso, inspirò profondamente, e si mise ad aspettare.
Prima o poi il sole sarebbe ritornato, e non si sarebbe fatta sorprendere impreparata…..



in ogni buio più totale e assoluto, cerchiamo sempre un raggio di luce.....
lo troveremo......
Gory(07.12.2006)
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Mai più
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Gory(08.12.2006)
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Un sogno
ho fatto un sogno.
ero in una città sconosciuta per me, ma eterna e celebre al mondo intero.
camminavo per le sue piccole strade, i suoi vicoli stretti ed ombrosi, le sue calle silenziose dove ogni piccola onda rimanda alla storia dei nostri avi.
camminavo in silenzio, mi guardavo intorno, giravo lo sguardo verso quelle mura ricche di arte, di civiltà silente, che ci guardano dall'alto della loro età e della loro ricchezza.
la città mi guardava, le sue finestre mi scrutavano come tanti occhi, curiosi di capire chi fosse quel piccolo uomo con il coraggio di attraversare centinaia di anni di vita.
Le sue strade ascoltavano i miei passi lenti sull'acciottolato, assorbivano il mio lento camminare, il mio mesto incedere ricco di rispetto e di ammirazione per un’opera così grande, che non poteva essere prodotta da uomini.
La città viveva di vita propria, sembrava essere sempre esistita, sembrava non avere età né luogo.
non c’era luogo in cui fosse perché la città era la vita e il mondo stessi, la città era l’eternità, la città era l’universo che si incarnava nei suoi colori, nei suoi odori, nelle sue gondole che galleggiavano sul mare appena increspato.
Vicino a me una presenza femminile, un profumo forte di donna, una sensazione di femminilità che non aveva volto.
La sentivo di fianco a me, la vedevo, la toccavo, ma il suo volto era nascosto dalla bellezza della città, il suo volto rifletteva i palazzi della città, lei era parte della città.
La città le creava una maschera sul viso, un mulinare di colori, un gioco di specchi in cui splendeva il momento senza tempo che stavo vivendo.
Sapevo chi c’era dietro la maschera, conoscevo il suo nome, conoscevo parte dei suoi pensieri, ma la maschera sul volto mi impediva di vederla in viso.
Questo la rendeva ancora più affascinante e misteriosa.
Bella come la città che ci circondava.
Camminavamo affiancati, entravamo nei palazzi facendo attenzione che i nostri passi non disturbassero la quiete del momento, che il rumore delle nostre vite non svegliasse l’eternità del luogo.
La città ci amava, lo sentivo, e noi amavamo la città.
Eravamo i figli di un istante, eravamo abbracciati dalla città che ci proteggeva, che apriva le sue braccia al nostro passaggio….
Eravamo nel grembo di un’opera unica nell’universo.
Sentivo il calore femminile vicino a me, sentivo quelle vibrazioni che poche persone sanno trasmettere, sentivo l’amore che lei provava per ciò che ci circondava, lo stesso amore che io provavo per quel luogo di magia.
Le tesi una mano, lei me la prese….
Alzammo gli occhi verso il campanile…eravamo solo noi due, soli di fronte a quell’opera che lasciava senza fiato, piccole formiche davanti a qualcosa troppo grande da capire.
Intorno a noi la città respirava lenta, gigante di bellezza e di fascino ancestrale.
Intorno a noi venezia continuava il suo cammino verso l’eternità.


Giuseppe
Gory(24.12.2006)
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Vecchio 10-25-2009, 12:25 AM   #8
Laru84
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Un sogno nr.2
Camminavo lentamente sulla sabbia.
I miei piedi calpestavano l’arena che aveva ricoperto tutti gli angoli della città.
Il mare negli anni aveva lentamente trascinato fino nelle strade uno strato sottile di sabbia che copriva tutto.
Alcuni scheletri di conchiglie si vedevano qua e là, tristi testimonianze di una vita oramai scomparsa.
Il cielo era grigio, nessun colore oltre ad un pallido e noioso grigio, nessun segno dell’azzurro vivido che copriva la città nel suo periodo di massimo splendore.
Le nuvole erano basse, fredde, umide, dense di pioggia che aspettava solo di bagnare la città, ben sapendo che nessuna pioggia avrebbe mai potuto pulire lo sporco che si era addensato in tutti quegli anni ( secoli? ).
Il rumore dei miei passi giungeva attutito alle mie orecchie, ogni tanto lo scricchiolio di una conchiglia che si spezzava sotto le scarpe, per il resto silenzio.
Un assordante, allucinante e disperato silenzio.
Avevo percorso tanto tempo prima quelle strade, le avevo viste brillare di luce propria, le avevo viste con gli occhi del cuore, le avevo vissute con la mente ed il corpo, le avevo visitate un’eternità prima.
Ricordo che non ero solo, ricordo una presenza di fianco a me, ricordo la luce ed il calore che emanava questa presenza, la vita che splendeva, e lei che rifletteva ogni luce ed ogni colore della città.
Quanto tempo era passato?
Giorni, anni, secoli? O solo pochi secondi?
Il tempo può essere arido e vivo, il tempo ti toglie e ti regala, il tempo ti scorre di fianco e ti prende per mano.
Il tempo è intorno a noi, ci guarda e ride di noi.
Siamo i suoi burattini, ci manovra come desidera, e noi non possiamo fare altro che seguirlo.
Il tempo ci denigra beffardo…
Nel tempo la città era crollata su se stessa, i muri una volta adorni di decorazioni, ora erano solo un ammasso di calcinacci e terriccio.
I palazzi che si ergevano maestosi sul mare, erano crollati sulle fondamenta marce.
Il campanile che si innalzava maestoso e universale verso il cielo, era miseramente franato su sé stesso, trascinandosi dietro la cupola sottostante.
Guardavo disperato la città che tanto avevo amato, cercavo con lo sguardo un pezzo ancora integro nel suo splendore, respiravo lentamente per paura di causare altri cedimenti, mi muovevo piano, cercando di non toccare nulla, come se anche la sabbia potesse crollare……….
Ero solo, tristemente e miseramente solo.
La tristezza mi invadeva con la sua infinita crudeltà.
La felicità che possedevo la volta in cui avevo conosciuto la città, era scomparsa, inghiottita dal tempo.
Provai a chiudere gli occhi ed a tendere una mano…..
Con la mente sentivo la mia mano che stringeva la mano di LEI, sentivo il suo calore, il suo profumo…..
Ma lei non c’era.
Ero solo.
Ed intorno a me, venezia era morta.




è solo un sogno......

forse........
Gory(14.05.2007)
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Vecchio 10-25-2009, 12:27 AM   #9
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...per questi tuoi racconti che ho letto solo stasera
e che mi hanno lasciato nel cuore le emozioni più forti e vere che potevi trasmettere, ho fatto una raccolta,
così quando avrai voglia di scrivere lo farai qui....spero non ti dispiaccia
Buonanotte Giùseppe!
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Vecchio 10-25-2009, 09:49 AM   #10
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Laura........

questi racconti polverosi..... e lontani nel tempo.....

mi toccherà continuare a scrivere allora....


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giuseppe


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Vecchio 10-27-2009, 10:33 AM   #11
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ma che bel gesto Laura
gorettino
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Sii come il fumo: sali,
pensa che nell'evadere nessuno dirà
«ti ebbi e ho potuto misurarti».
(José Hierro)

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Vecchio 09-08-2013, 08:26 PM   #12
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Parole parole parole....
In questi giorni non ho altro per la testa.
Parole!
Tante, immense, forti, dolci, terribili, dolorose e felici parole.
A volte si sprecano le parole con persone che nemmeno ci ascoltano, a volte le vorresti urlare a persone che non ci sentono, a volte le diciamo a chi sappiamo perfettamente che le capirà.
Le parole!
Che forza hanno le parole! Quando vogliamo pregare , quando vogliamo fare una magia, quando vogliamo minacciare o quando vogliamo amare.
Quando vorremmo essere amati cerchiamo ogni parola esistente per convincere il nostro amato di essere la persona giusta.
Quanta forza ha un TI AMO sussurrato!
Vale mille baci, vale mille carezze.
Quando non amiamo, usiamo le parole per dirlo, sapendo che potremmo creare del dolore, ed a volte facciamo in modo che il dolore sia forte, usando le parole più grette che troviamo nel nostro dizionario.
Quando dobbiamo vendere qualcosa cerchiamo le parole giuste, le più convincenti.
quando amiamo cerchiamo di mettere insieme le parole più belle e più ricche di sentimento.
Quando vogliamo essere bugiardi con chi ci ama, usiamo parole belle ma che sono neve al sole.
Si sciolgono alla prima lacrima di verità , quando colui che ha ricevuto le parole, capisce che in realà sono solo cartapesta.
Quando siamo sinceri lasciamo che siano le parole stesse a guidarci, sappiamo che ogni cosa che diremo o scriveremo sarà dettata dal cuore.
Quando troviamo una persona speciale, lo capiamo dalle sua parole.
E usiamo le nostre per incontrarci.
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Vecchio 09-08-2013, 09:25 PM   #13
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Quando vogliamo essere bugiardi con chi ci ama, usiamo parole belle ma che sono neve al sole.
Si sciolgono alla prima lacrima di verità , quando colui che ha ricevuto le parole, capisce che in realà sono solo cartapesta.
Quando siamo sinceri lasciamo che siano le parole stesse a guidarci, sappiamo che ogni cosa che diremo o scriveremo sarà dettata dal cuore.
Quando troviamo una persona speciale, lo capiamo dalle sua parole.
E usiamo le nostre per incontrarci.
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Vecchio 09-10-2013, 08:01 PM   #14
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Parole parole parole....
In questi giorni non ho altro per la testa.
Parole!
Tante, immense, forti, dolci, terribili, dolorose e felici parole.
A volte si sprecano le parole con persone che nemmeno ci ascoltano, a volte le vorresti urlare a persone che non ci sentono, a volte le diciamo a chi sappiamo perfettamente che le capirà.
Le parole!
Che forza hanno le parole! Quando vogliamo pregare , quando vogliamo fare una magia, quando vogliamo minacciare o quando vogliamo amare.
Quando vorremmo essere amati cerchiamo ogni parola esistente per convincere il nostro amato di essere la persona giusta.
Quanta forza ha un TI AMO sussurrato!
Vale mille baci, vale mille carezze.
Quando non amiamo, usiamo le parole per dirlo, sapendo che potremmo creare del dolore, ed a volte facciamo in modo che il dolore sia forte, usando le parole più grette che troviamo nel nostro dizionario.
Quando dobbiamo vendere qualcosa cerchiamo le parole giuste, le più convincenti.
quando amiamo cerchiamo di mettere insieme le parole più belle e più ricche di sentimento.
Quando vogliamo essere bugiardi con chi ci ama, usiamo parole belle ma che sono neve al sole.
Si sciolgono alla prima lacrima di verità , quando colui che ha ricevuto le parole, capisce che in realà sono solo cartapesta.
Quando siamo sinceri lasciamo che siano le parole stesse a guidarci, sappiamo che ogni cosa che diremo o scriveremo sarà dettata dal cuore.
Quando troviamo una persona speciale, lo capiamo dalle sua parole.
E usiamo le nostre per incontrarci.


A proposito di parole: stavolta io ne sono senza... e per lasciare senza parole una come me...!!
Bella davvero questa riflessione, e come è scritta!!
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Vecchio 04-03-2016, 10:11 AM   #15
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Il primo racconto mi ha lasciato senza parole. Ho tralasciato il resto e letto solo l'ultimo post per capire cosa diceva Delfina.
Se posso esprimere un piccolo pensiero che ha attraversato la mia minuscola mente, eccolo. Le parole non sono proprio un bel niente come niente è ciò che vediamo. Ma ciò che sentiamo con l'anima quello si, lascia una traccia!
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