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#1 |
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Senior Member
Data Registrazione: Aug 2004
Località: Roma
Messaggi: 654
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“Come tutto è peculiare e caratteristico nell’anima nostra! Con tutte le cose del mondo succede allo spirito quello che capitò già al primo uomo quando Dio lo invitò a denominare gli animali: in nessuna parte trovò un compagno partecipe dello stesso suo essere. Dinanzi ad ogni cosa l’anima sente: <Io sono diversa>. Nessuna scienza del mondo le turba questa certezza e nessuna bassezza gliela spegne: <Io sono diversa da tutte le altre cose del mondo: straniera a tutto, a Dio solo parente>. Eppure l’anima possiede d’altro canto una certa parentela con tutte le cose: presso ogni cosa si sente in certo qual modo a casa sua. Tutto le parla, ogni figura, ogni movimento, ogni lineamento. Ed essa cerca senza posa di esprimere in esse il proprio intimo, di elevarle a simbolo della propria vita. Dunque incontra una forte figura, vi sente espresso qualcosa del proprio essere, vi sente come un ricordo di se stessa. Non è forse cosi? Qui sta il fondamento di ogni somiglianza. Troppo intimamente estranea a tutte le cose, l’anima dice ad ognuno di esse: <Io non sono questo>. Ma d’altra parte essendo con tutto misteriosamente in parentela, essa sente cose e avvenimenti quali immagini del proprio essere. Vi è una similitudine, bella ed efficace a preferenza di molte: il cero. Non ti dico nulla di nuovo; l’hai certamente sentito tu pure una volta sola. Vedi come esso sta sul candelabro. Ampio e grave sta il piedistallo, sicuro si erge il fusto; e, saldamente stretto al calice, dal piatto come ampio risalto, si drizza il cero. La sua figura leggermente si assottiglia, sempre però compatta per quanto in alto si spinga. Così essa sta nello spazio, snella in una intatta purezza; eppure il suo colore ha una calda accentuazione e si sottrae per la sua netta linea a ogni confusione. In alto è sospesa la fiamma e in essa il cero trasmuta il suo corpo immacolato, in luce calda e irraggiante. Non senti tu innanzi ad essa il ridestarsi di qualcosa tutto nobile? Guarda come sta, salda e sicura al suo posto, drizzata verso l’alto, pura e dignitosa. Nota come tutto in essa proclami: <Io sono pronta!> come essa stia dove merita stare, dinnanzi a Dio. Nulla in essa fugge, nulla si sottrae: tutto è limpida prontezza: E si consuma così nella sua vocazione, senza cessa, trasformandosi in luce e vampa.
Tu dici forse: “<Che ne sa il cero? Esso invero non possiede anima!> Così gliela dai tu!. Fa che assurga a espressione della tua anima: Ridesta dinnanzi a esso ogni nobile prontezza: <Signore, sono qui!> Allora tu sentirai la sua figura snella e pura quale espressione del tuo proprio sentimento: Irrobustisci tutta la tua prontezza fino a renderla adeguata fedeltà: Allora sentirai: <Signore, in questo cero io sto dinanzi a Te!>. Non abbandonare la tua destinazione. Persistivi. Non chiedere di continuo intorno al perché e al dove. Il senso più profondo della vita sta nel consumarsi in verità e amore per Dio, come il cero in luce e vampa.
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#2 |
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Amico*
Data Registrazione: Jun 2004
Messaggi: 2.233
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Bellissima analogia Gabriella, mi ha fatto riflettere ....
Un abbraccio
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