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#1 |
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Moderatore*
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LEGGENDA INDIANA
La leggenda della Luna Piena In una calda notte di luglio di tanto tempo fa un lupo, seduto sulla cima di un monte, ululava a più non posso. In cielo splendeva una sottile falce di luna che ogni tanto giocava a nascondersi dietro soffici trine di nuvole, o danzava tra esse, armoniosa e lieve. Gli ululati del lupo erano lunghi, ripetuti, disperati. In breve arrivarono fino all’argentea regina della notte che, alquanto infastidita da tutto quel baccano, gli chiese: - Cos’hai da urlare tanto? Perché non la smetti almeno per un po’?- - Ho perso uno dei miei figli, il lupacchiotto più piccolo della mia cucciolata. Sono disperato… aiutami! - rispose il lupo. La luna, allora, cominciò lentamente a gonfiarsi. E si gonfio, si gonfiò, si gonfiò, fino a diventare una grossa, luminosissima palla. - Guarda se riesci ora a ritrovare il tuo lupacchiotto - disse, dolcemente partecipe, al lupo in pena. Il piccolo fu trovato, tremante di freddo e di paura, sull’orlo di un precipizio. Con un gran balzo il padre afferrò il figlio, lo strinse forte forte a sé e, felice ed emozionato, ma non senza aver mille e mille volte ringraziato la luna. Poi sparì tra il folto della vegetazione. Per premiare la bontà della luna, le fate dei boschi le fecero un bellissimo regalo: ogni trenta giorni può ridiventare tonda, grossa, luminosa, e i cuccioli del mondo intero, alzando nella notte gli occhi al cielo, possono ammirarla in tutto il suo splendore. I lupi lo sanno… E ululano festosi alla luna piena. (Grazie a Soraya)
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#2 | |
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Amico*
Data Registrazione: Mar 2006
Messaggi: 4.849
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Citazione:
Splendida! Enrichetto
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Le poesie sono lacrime del cuore
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#3 |
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Moderatore*
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LEGGENDA ITALIANA (Val D'Aosta)
La prima Stella Alpina Una volta tanto tempo fa una montagna malata di solitudine piangeva in silenzio. Tutti la guardavano stupiti: gli abeti, i faggi, le querce, le pervinche e i rododendri. Nessuna pianta però poteva farci niente, poiché era legata alla terra dalle radici. Così neppure un fiore sarebbe potuto sbocciare tra le sue rocce. Se ne accorsero anche le stelle, quando una notte le nuvole erano volate via per giocare a rimpiattino tra i rami dei pini più alti. Una di loro ebbe pietà di quel pianto senza speranza e scese guizzando dal cielo. Scivolò tra le rocce e i crepacci della montagna, finché si posò stancamente sull'orlo di un precipizio. Brrr!!! Che freddo faceva! ...Che pazza era stata a lasciare la quiete tranquilla del cielo! Il gelo l'avrebbe certamente uccisa. Ma la montagna corse ai ripari, grata per quella prova di amicizia data col cuore. Avvolse la stella con le sue mani di roccia in una morbida peluria bianca. Quindi la strinse, legandola a sé con radici tenaci. E quando l'alba spuntò, era nata la prima stella alpina... ![]() Foto di Carlo Gabaglio |
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#4 | |
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Amico*
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Citazione:
Grazie Enry.. Pat..
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La parte piu' lunga di un viaggio...e' la porta
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#5 |
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Moderatore*
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COME NACQUE LA NINFEA (Leggenda Tupi') Amazzonia
C'ERA UNA VOLTA MARAI, UNA BELLA E GIOVANE INDIA CHE ERA COSÌ AFFASCINATA DALLA LUNA, DA DESIDERARE ARDENTEMENTE DI DIVENTARE UNA STELLA PER POTERLA ACCAREZZARE E STARLE VICINO. OGNI VOLTA CHE IL SOLE SCOMPARIVA ALL'ORIZZONTE E IL CIELO DIVENTAVA BLU E TRAPUNTATO DI STELLE, LA GIOVANE USCIVA DAL VILLAGGIO E SI APPARTAVA SILENZIOSAMENTE OSSERVANDO PER ORE E ORE LA BELLEZZA DI JACY, LA LUNA. COSÌ COL PASSARE DEL TEMPO, IL SUO DESIDERIO DIVENIVA SEMPRE PIU' GRANDE, FINCHÉ UN GIORNO ARRIVÒ AL PUNTO DI CHIEDERE AGLI SPIRITI DI ESSERE TRASFORMATA IN UNA STELLA SPLENDENTE. TUTTO FU INUTILE: L'INCANTESIMO NON SI REALIZZÒ, MA LA GIOVANE NON SI PERSE D'ANIMO. UNA NOTTE IN CUI JACY RISPLENDEVA PIU' DEL SOLITO NEL MEZZO DELLA VOLTA CELESTE, MARAI SI SPINSE NELLA PALUDE E, SALITA SU UNA CANOA, SI DIRESSE VERSO IL PUNTO IN CUI QUESTA SI RIFLETTEVA SULL'ACQUA. SI SPORSE OLTRE IL BORDO PER ACCAREZZARE CON LE DITA IL DISCO LUMINOSO COSÌ STUPENDENTAMENTE PROIETTATO SULL'ACQUA E, FINALMENTE, VI RIUSCÌ. MA L'AGITAZIONE FU TALE CHE PERSE L'EQUILIBRIO E CADDE IN ACQUA. IN UN ATTIMO LA TRAGEDIA: LA GIOVANE NON SAPEVA NUOTARE E, IN POCHI ISTANTI, FU INGHIOTTITA DALLE ACQUE STAGNANTI DELLA PALUDE. JACY, DAL CIELO, OSSERVÒ LA DRAMMATICA SCENA E RIMASE MOLTO TURBATA DALLA DISGRAZIA CHE AVEVA PROVOCATO LA MORTE DELLA GIOVANE. FU COSÌ CHE PENSÒ DI TRASFORMARLA IN UN FANTASTICO FIORE A FORMA DI STELLA CHE APPARE ANCORA OGGI NELLA PALUDE, SEMPRE VICINO A GRANDI fOGLIE ROTONDE E GALLEGGIANTI, CHE, DI NOTTE, OSPITANO SUL LORO LETTO IL RIFLESSO INTERO DELLA LUNA.
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#6 |
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Amico*
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Bella.... Pat..
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La parte piu' lunga di un viaggio...e' la porta
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#7 |
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Amico*
Data Registrazione: Nov 2006
Località: lassù sui monti
Messaggi: 2.967
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Enrichetto....
che bei racconti.... m'ha stupito e mi è piaciuto molto quello della stella alpina...
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Due cose al mondo non t'abbandonano mai: l'occhio di Dio che ovunque ti vede, e il cuore della mamma che sempre ti segue!! Pippy
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#8 |
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Moderatore*
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Leggenda cinese
Yin e Yang Chang E e suo marito Hou Yi, il prodigioso arciere, vivevano durante il regno del leggendario imperatore Yao (2000 a.C. circa). Hou Yi era un valente membro della Guardia Imperiale che maneggiava un arco magico e scoccava frecce magiche. Un giorno nel cielo apparvero dieci soli. La gente sulla terra non riusciva più sopportare il caldo e la siccità che ormai continuavano da diversi anni. L’imperatore decise allora di chiamare Hou Yi ordinandogli di tirare ai soli in soprannumero per eliminarli dal cielo e soccorrere così la popolazione. Facendo uso della sua abilità, Hou Yi ne abbattè nove lasciandone solo uno. La sua fama si diffuse, allora, fino giungere alla Regina Madre d’Occidente (Xi Wang Mu) nei lontani Monti Kunlun. Essa lo convocò al suo palazzo per ricompensarlo con la pillola dell’immortalità, ma avvertendolo così: "Non devi mangiare la pillola immediatamente. Prima devi prepararti per 12 mesi con la preghiera e il digiuno". Essendo un uomo diligente, egli prese a cuore il consiglio e iniziò i preparativi nascondendo, prima di tutto, a casa sua la pillola. Sfortunatamente fu chiamato d’improvviso per una missione urgente. In sua assenza, la moglie Chang E notò una luce fioca e un dolce odore emanare da un angolo della stanza. Una volta presa la pillola nella mano, non riuscì a trattenersi dall’assaggiarla. Nel momento in cui la ingoiò la legge di gravità perse il suo potere su di lei. Poteva volare! Non molto tempo dopo sentì suo marito ritornare e terrorizzata volò fuori della finestra. Arco e frecce in mano, Hou Yi la inseguì per mezzo cielo, ma un forte vento lo riportò a casa. Chang E volò dritta sulla Luna , ma quando arrivò, ansimava così forte per lo sforzo compiuto, che sputò l’involucro della pillola, la quale si tramutò istantaneamente in un coniglio di giada, mentre Chang E divenne un rospo a tre zampe. Da allora vive sulla luna respingendo le frecce magiche che il marito le tira. Hou Yi si costruì un palazzo sul sole ed essi si vedono il quindicesimo giorno di ogni mese. Chang E e Hou Yi, simboli, rispettivamente della luna e del sole, sono divenuti espressione di yin e yang, negativo e positivo, buio e luce, femminile e maschile, ossia della dualità che governa l’universo. ![]()
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#9 |
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Moderatore*
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Leggenda giapponese
L'origine del crisantemo Due giovani sposi vivevano tranquilli e felici. Purtroppo scoppiò la guerra e il marito dovette partire. Dopo lunghi mesi di dolorosa separazione gli fu dato un congedo ed egli poté tornare alla sua casetta. La moglie gli chiese: — Quanti giorni resterai? — Quanti petali ha quel fiore, — rispose il marito, indicando un fiore in un vaso. I petali erano pochi: di notte la sposa si levò, prese un paio di forbici e li frastagliò in tanti minutissimi frammenti. E il marito rimase con lei molti giorni, assai più di quanto non gli fosse stato concesso... Tornato al campo, fu giudicato e condannato a morte come disertore. E la sposa, per il rimorso e per il dolore, morì. Ma il ricordo del suo grande, sebbene così tragico, amore le sopravvisse in un modo strano e poetico. Sulla sua tomba nacquero numerosi bellissimi fiori non mai prima veduti: erano i crisantemi dai petali innumerevoli, simili a quelli del fiore che la donna aveva frastagliato con le sue incaute forbicine. Queste leggende sono velate di tristezza, come il fiore che le ha ispirate e che, nella stagione delle prime tristi nebbie, serve a mettere una nota più dolce, un più vivace colore su tante altre tombe, disseminate per il mondo. Ma la malinconìa ha un suo incanto soave e penoso, misterioso e gentile: l'incanto, appunto, dell'autunno e del crisantemo.
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#10 |
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Member
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sono bellissime queste leggende, mi piacciono tantissimo
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#11 | |
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Amico*
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Citazione:
Pat..
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La parte piu' lunga di un viaggio...e' la porta
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#12 |
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Senior Member
Data Registrazione: Dec 2005
Messaggi: 3.243
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Quella della Ninfea è meravigliosa..
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<center>Perchè un pretesto per tornare bisogna sempre seminarselo dietro quando si parte. Aspettando Ottobre 2009, il tuo ritorno.</center> |
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#13 |
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Moderatore*
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Leggenda degli Indiani D'America
La leggenda dell'aurora Molto tempo fa in questo paese era buio fitto. Gli abitanti, tennero un'assemblea e decisero che occorreva una persona che fosse veloce a correre.: Scelsero Ghiandaia Azzurra. Esso, si mise subito in moto in direzione di levante e finalmente giunse in una capanna di terra in un villaggio molto abitato a giudicare dalla quantità di capanne, ma nessuno in realtà era li, perché se ne erano andati ad una festa non molto distante. Entrato nella capanna trovò un bambino.. Ghiandaia Azzurra chiese al bambino: "Dove sono andati?'". Il ragazzo rispose: "Sono andati via": Nella capanna c'erano delle ceste di provviste contro la parete: Ghiandaia Azzurra indicò la prima cesta che vide li vicino e chiese: "Che c'è in quella cesta?". Il bambino rispose: "Prima sera". Poi indicò la cesta accanto dicendo: "Che c'è in quella cesta?". E il ragazzo rispose: "Appena buio". Le domande alternate dalle risposte si susseguirono, fino all’ ultima:: "Che c'è in quella cesta?". Il fanciullo rispose: "Aurora". Allora Ghiandaia Azzurra afferrò lesto la cesta e se ne scappò di corsa! Il bambino cominciò a gridare: "Ci hanno rubato l'Aurora!". La gente non fece caso alle urla del bambino poco distante, e continuarono a danzare.. Finalmente l’ attenzione di un abitante cadde sulle urla e disse: "Il ragazzo grida che hanno rubato l'Aurora". Tutti accorsero allora alla capanna e, spiegato l’ accaduto si misero presto ad inseguire Ghiandaia Azzurra verso ponente. Egli andava verso ponente, sempre verso ponente. Vicino alla Grande Valle lo raggiunsero. Stavano per prenderlo; eran proprio sul punto di farcela, quando egli aprì la cesta e la luce volò fuori. Aquila Grigia |
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#14 |
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Amico*
Data Registrazione: Mar 2007
Località: italia
Messaggi: 427
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sono delle leggende meravigliose grazie di avercele donate .............
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#15 |
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Moderatore*
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LEGGENDA INDU'
Una vecchia leggenda Indù racconta che vi fu un tempo in cui tutti gli uomini erano dei. Essi però abusarono talmente della loro divinità, che Brahma Signore degli dei, decise di privarli del potere divino e decise di nasconderlo in un posto, dove fosse impossibile trovarlo. Il grande problema fu dunque quello di trovare un nascondiglio. Quando gli dei minori furono riuniti a consiglio per risolvere questo dilemma, essi proposero la cosa seguente: "Sotterriamo la divinità dell'uomo nella terra". Brahma tuttavia rispose: '"No, non basta perchè l'uomo scaverà e la ritroverà". Gli dei allora replicarono: '"In tal caso, gettiamo la divinità nel più profondo degli oceani". E di nuovo Brahma rispose '"No, perchè prima o poi l'uomo esplorerà le cavità di tutti gli oceani e sicuramente un giorno la ritroverà e la riporterà in superficie". Gli dei minori conclusero allora: '"Non sappiamo dove nasconderla, perchè non sembra esistere sulla terra o in mare luogo alcuno che l'uomo non possa una volta raggiungere". E fu così che Brahma disse: '"Ecco ciò che faremo della divinità dell'uomo. La nasconderemo nel suo io più profondo e segreto, perchè è il solo posto, dove non gli verrà mai in mente di cercarla". A partire da quel tempo l'uomo ha compiuto il periplo della terra, ha esplorato, scalato montagne, scavato la terra e si è immerso nei mari alla ricerca di qualcosa che si trova dentro di lui. .
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