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Vecchio 12-08-2006, 05:30 PM   #1
goriziano
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Sul passo di valparola sorge il forte Tre sassi.
Si tratta di una fortificazione costruita nel 1897 dall’esercito austroungarico per difendere il passo valparola e l’alta val badia da un’eventuale invasione da parte dell’italia.
Nel 1915, all’inizio della Grande Guerra, il forte fu colpito da proiettili di artiglieria italiana e fu reso inservibile.
I soldati austriaci costruirono altre fortificazioni e scavarono ampie gallerie all’interno del piccolo lagazuoi, del lagazuoi e delle montagne limitrofe.
Fu un’opera immane che costò innumerevoli perdite umane.

13 agosto 2006 - Questa mattina ho parcheggiato la macchina nello spiazzo sterrato davanti al forte, che attualmente ospita il museo della grande guerra 1914/1918.
È una costruzione affascinante, che fino a pochi anni fa era completamente diroccata.
Le sue pietre raccontano storie drammatiche di sangue, morte e dolore.
Le sue mura sono intrise di pianto, di guerra che si tocca con il respiro, di grida e rumori di artiglieria, i suoi mattoni ti guardano e ti pregano di ricordare, di fare in modo che ciò che è stato non sia mai più.
Dall’altra parte della strada che porta verso il passo del falzarego, parte il kaiser jaeger, il sentiero del kaiser.
È un sentiero nuovo, battuto da pochi anni, che offre una valida alternativa per chi desidera salire al rifugio lagazuoi, splendida costruzione arroccata sulla cima dell’omonimo monte, raggiungibile facilmente con un sentiero che parte dal passo falzarego e che in un paio d’ore di fatica e sudore ti porta in cima.
Non è un sentiero difficile, ma la sua lunghezza lo rende faticoso per chi non ha un minimo di allenamento, visto che si arrampica senza sosta fino al rifugio.
Per i più pigri una moderna funivia sale fino alla cima in pochi minuti.
Il kaiser jaeger è più corto, ma si arrampica in modo più impervio e più scoperto lungo il versante del valparola.
Dal forte tre sassi si arrampica un sentiero che sale verso il sass de stria, il sasso della strega, una cima che si trova di fronte al lagazuoi.
Stanotte ha nevicato, forse 5 o 6 centimetri di coltre bianca copre tutte le montagne, i prati ed i sentieri intorno, più o meno dai 2000 metri di altitudine in su.





dicembre 1915 - Bastardi italiani!
Li vedo lì in fondo, nelle loro trincee!
Li vedo a poche centinaia di metri da me, nelle trincee che hanno scavato lungo il nuvolau e l’averau, sotto le 5 dita che si ergono dal terreno come una gigantesca mano.
Li vedo nelle loro divise verdi! Neppure si disturbano a mimetizzarsi!
Sembrano sprezzanti del pericolo, sembrano camminare sulla neve come se ci dicessero: “colpiscimi! Spara se ci riesci! Non mi mimetizzo, mi faccio vedere da te, austriaco! Ti rubo la terra e non ho paura di te!”
Maledetti! Maledetti!
Ci invadono, ci portano via le terre che furono dei nostri padri, le terre che i nostri avi occuparono secoli fa, ci uccidono la cultura, ci rubano le case in cui hanno abitato generazioni di austriaci, ma noi li batteremo!
Noi abbiamo Dio dalla nostra parte! Noi non lasceremo passare l’invasore!
Il kaiser è con noi!
Ieri il maresciallo ci ha letto il messaggio di auguri del kaiser, dove ci garantisce la vittoria.
Per natale ci ha fatto pervenire razioni maggiorate e abiti nuovi, ci ha garantito rinforzi per fermare gli italiani!
Li batteremo quei maledetti!





Dicembre 1915 - Bastardi mangia crauti!
Li vedo nelle loro candide divise mimetiche!
Li vedo nascondersi nelle trincee e faccio fatica a distinguerli con il binocolo, si nascondono molto bene nella coltre bianca!
Noi abbiamo sempre queste maledette palandrane verdi oliva!
Nessuno di noi ha mai visto un cappotto bianco!
Quando dobbiamo spostarci tra una trincea e l’altra, la paura di essere colpiti da un cecchino è grande!
Siamo ben visibili nella neve al contrario di quei maledetti fritz!
È praticamente impossibile vederli con un binocolo, se non quando vedi sbucare da sotto il loro telo mimetico la canna del fucile.
Allora spari velocemente, sperando che la pallottola arrivi fino a lì con una forza sufficiente a scardinare la testa di quei maledetti che occupano un territorio che è NOSTRO!
Li faremo sloggiare, le terre di bolzano e cortina sono nostre!
Il nostro re ci ha garantito la vittoria, e vittoria sarà!
Oggi il comandante supremo ci ha fatto consegnare doppia razione di pane e patate, ed ha fatto distribuire la posta.
Mi ha scritto Maria… dovevamo fidanzarci, ma sono partito pochi giorni prima della festa di fidanzamento.
Mi aspetterà! Giura che aspetterà il mio ritorno, ed io la sposerò!
Tornerò eroe di guerra, tornerò al paese e tutti mi indicheranno come colui che ha partecipato all’annessione di bolzano e dell’alto adige all’italia.
Sarò un eroe e Maria sarà fiera di me!

13 agosto 2006 - Parcheggiata la macchina, mi sono infilato gli scarponi, non prima di avere indossato le calze adatte alla ripida escursione.
Ho controllato la zaino per assicurarmi di avere preso tutto l’occorrente: 2 bottiglie d’acqua, i panini, la fascia elastica in caso di distorsioni, il ghiaccio spray utilissimo per lo stesso motivo, l’impermeabile, fondamentale in montagna, quando le nuvole ti arrivano addosso senza che neppure tu te ne accorga, la felpa, il pile, ed il binocolo per potere osservare eventuali animali a distanza.
Non manca l’inseparabile macchina fotografica!
Fa un certo affetto vedere la neve a metà di agosto, ma soprattutto fa un freddo cane!
Pochi giorni fa abbiamo percorso il kaiser jaeger, trovandoci immersi in una bufera di neve una volta arrivati in prossimità della cima, ed oggi abbiamo pensato di salire sul sass de stria, percorso mai fatto.
Si parte con un sentiero appena segnato e si sale senza grandi difficoltà, se non il terreno innevato sdrucciolevole e infido.





Dopo mezz’ora circa, si arriva al punto da cui partono le trincee scavate dagli austriaci 90 anni fa, che tagliano il dorso della montagna come una spina dorsale da cui si dipartono le trincee laterali.
Un sentiero scoperto passa sul lato della trincea, ma è molto esposto e sarebbe follia percorrerlo oggi, il rischio di cadere nel vuoto sarebbe altissimo.



gennaio 1915 – si continua a scavare la roccia per ampliare il numero di trincee disponibili, e per costruire nel ventre della montagna gli alloggi e i depositi munizioni.
L’infermeria è bene protetta nel versante sud, dove l’artiglieria italiana non potrà mai raggiungerla.
Pochi giorni fa ci hanno bombardato il forte, e dopo averlo sloggiato abbiamo lasciato delle fioche illuminazioni per fare credere di utilizzarlo ancora.
Sono giorni che gli italiani lo bersagliano e ci lasciano relativamente tranquilli per svolgere i lavori di scavo dei nuovi passaggi.
Questa notte ero di vedetta, e la temperatura è scesa a 20 gradi sotto lo zero.
È terribile quando il freddo ti tortura le ossa, ti rallenta i movimenti, ti toglie ogni sensibilità agli arti e devi muoverti continuamente per evitare il congelamento.
Ieri a helmut hanno dovuto amputare un piede.
nella vita civile fa l’agricoltore: come farà a coltivare i suoi campi sulle montagne del sud tirolo camminando con un piede solo?
Maledetta guerra!
Maledetti italiani!

Gennaio 1915 – ci hanno ordinato di difendere la cengia martini a qualsiasi costo.
Se gli austriaci riuscissero ad imposessarsene avrebbero via libera verso cortina e belluno, e sarebbe la disfatta.
centinaia di alpini hanno scavato la roccia e creato cunicoli nel ventre della montagna a costo spesso della loro stessa vita.
Ho visto con i miei occhi molti dei nostri scivolare e cadere nel vuoto.
Sono morti in tanti per darci la possibilità di ripararci, e tanti ne moriranno ancora……
Un’ora fa ero appoggiato sulla spalla della trincea ed ho sentito un rumore sordo, un “tump” secco.
Era una pallottola austriaca che si infilava in un sacco di terra sopra la mia testa.
Quando ti sparano contro, prima senti arrivare il proiettile, poi senti lo sparo pochi istanti dopo.
Se il colpo ti sfonda la testa non importa più che il suono dello sparo arrivi un secondo dopo: tu non lo potrai sentire.
Neppure il tempo per pensare di pregare.

13 agosto 2006 – prendiamo la trincea centrale, quella che taglia in due la montagna.
Da lì si sale su gradini di roccia e di travi, si percorre quasi tutta la trincea e si arriva in un punto in cui bisogna salire su due scale di metallo.
La prima lunga circa 3 metri porta ad un piano stretto e molto scivoloso, da cui si prosegue a forza di braccia per pochi metri per arrivare alla seconda scala che sale per altri 3/4 metri.
Nulla di particolarmente complesso se non fosse che la roccia è viscida e bagnata, e che la presa degli scarponi è quanto di più aleatorio possa esistere.
Passata la seconda scala ci troviamo allo scoperto, con circa cento metri di dislivello per arrivare alla cima, dove ci attende la solita croce piantata chissà quando e chissà da chi.
Da qui è meglio mettere via la macchina fotografica e cercare di essere ben bilanciati e sicuri sulle gambe, perché un errore potrebbe significare come minimo una scivolata di qualche decina di metri verso il fondo.
Meglio non pensare a ciò che potrebbe essere se la scivolata non si potesse fermare aggrappandosi a qualche roccia.





Maggio 1916 – la guerra santa che ci era stata offerta è diventata una guerra di briganti.
Ci rubiamo il cibo, ci togliamo i pidocchi uno con l’altro, togliamo gli abiti ancora buoni ai cadaveri.
Un giorno questa guerra finirà, ma chi ci sarà ancora per accorgersene?
Gli austriaci sono ancora lì, sulla cima del lagazuoi, noi non ci siamo mossi di un passo, arroccati sul nuvolau e sulla cengia martini che è ancora nelle nostre mani.
La guerra….pazzia collettiva, letame dell’umanità, umanità letame che sporca la propria pallida e veloce esistenza cercando la conquista, la ricchezza, l’oppressione sugli altri, ritenendo di avere sempre Dio dalla propria parte.
Ieri una bomba di mortaio ha spazzato via 5 vite in un attimo, 5 persone che non vedranno il futuro, che non vedranno i loro figli ed i loro nipoti.
5 vite che si aggiungono al numero che nessuno di noi conosce di coloro che non torneranno più a casa.
Ma chi ha voluto questo scempio?
Chi pagherà davanti a Dio di ciò che ha causato?
Forse non vedrò più Maria, forse lei sarà in un altro villaggio, forse mi avrà dimenticato…..
Voglio piangere……

Maggio 1916 – ieri una giornalista ci ha fatto alcune domande sulla nostra vita di trincea.
Era accompagnata da un alto ufficiale ben vestito, con gli stivali lucidi e le mostrine che brillavano.
Sorrideva questo ufficiale!
Si vedeva che non aveva mai messo piede in una trincea, che la sua guerra veniva vissuta in qualche ufficio sperduto dell’impero.
E noi dovevamo rispondere con questo uomo che ci fissava negli occhi e ci incitava a parlare con sincerità: “ forza, soldato, dì a questa giornalista come vivete nelle trincee” “ dai caporale, spiega alla giornalista come mangi”.
E noi dovevamo sorridere e dire a questa stupida donna cittadina che mangiamo bene, siamo felici e fiduciosi nel successo!
Avevamo tutti paura di finire al muro se avessimo usato parole di disfattismo.
Ma noi tutti vogliamo uscire da qui, buttare i nostri moschetti e vivere nelle nostre campagne con le nostre mogli e i nostri figli.

13 agosto 2006 – si sale ancora, lentamente, cercando di fare estrema attenzione a dove si appoggiano i piedi, passi piccoli e lenti, guardando sempre per terra e mai la vetta.

Siamo arrivati ad un punto morto: una larga fessura nella roccia ci impedisce di continuare.
Se la roccia non fosse viscida si potrebbe tentare un lungo salto, ma con questo terreno meglio non rischiare, si torna indietro di qualche decina di metri.
È uscito un pallido sole, ma l’aria resta fredda, ti penetra nelle ossa nonostante l’abbigliamento tecnico e il fatto che siamo vestiti a strati come una cipolla.
Si ricomincia a salire seguendo un’altra direzione, paso dopo passo.
Lentamente la cima si avvicina.... eccola! La croce si innalza davanti a noi, cementata sulla vetta, alta nel suo scheletro di metallo e legno.
Verso il basso si vedono le trincee che abbiamo appena percorso, un sentiero di guerra, di sofferenze lontane, di uomini morti e feriti, di genti strappate alle loro case e buttate nel fango a morire e ad uccidere.
Dall’altra parte con un binocolo vediamo le trincee del lagazuoi e del piccolo lagazuoi, dell’averau e del nuvolau, memori di atroci sofferenze, di vite spezzate e di famiglie distrutte.
La croce davanti a me non è un simbolo religioso, è lì come simbolo di pace, che domina le valli sotto di noi.
E’ lì per ricordarci quanto è grande la follia umana, e quanto è piccolo l’uomo di fronte a queste montagne eterne.





Agosto 1916 - sono stato ferito, una pallottola italiana mi ha colpito ad una spalla fratturandomi la clavicola e domani parto per innsbruck.
Forse la mia guerra finisce qui, ma quando finirà per tutti noi?
Quando una croce lassù in alto farà da monito agli uomini per dire: “mai più?”

Agosto 1916 - Giovanni è morto, una bomba di mortaio lo ha colpito in pieno smembrando il suo corpo in frammenti sparsi per tutta la trincea.
Era il mio migliore e forse unico amico in questa buca da topi, era la persona con cui potevo parlare di tutto, anche delle cose più personali, ed ora non c’è più.
Guardo il sass de stria ancora in mano agli austriaci: lo hanno scavato fino nelle budella, lo hanno sventrato per costruire le loro trincee, lo hanno plasmato con i picconi come noi abbiamo piegato la roccia dei nostri rifugi.
Un giorno tutto questo sarà storia, ma noi non ci saremo più, e spero che quel giorno sulle cime ci sia una croce che ricordi a tutta l’umanità l’assurdità di questa sporca guerra, e che gli uomini guardandola esclamino: “mai più! Mai più!”


13 agosto 2006 - mi spingo fino alla croce, mi aggrappo per non scivolare e mi faccio scattare una foto da Antonio.
Sto lì un attimo stretto al legno e penso a chi ha vissuto su queste montagne ed ha sofferto o è morto, a chi è passato di qui ed ha sentito le grida nel vento, i rombi dei mortai e dei cannoni, a chi si è fermato sulla cima ed ha rivolto un pensiero a coloro che non sono più e a coloro che verranno e diranno:
“mai più!”
“mai più!”
“MAI PIU’.................................”

“the answer my friend is blowing in the wind....”

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giuseppe


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Vecchio 12-08-2006, 05:40 PM   #2
GocciaBlu
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Le foto sono stupende, il racconto altrettanto...
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Vecchio 12-08-2006, 09:39 PM   #3
goriziano
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grazie goccia blu....
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giuseppe


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Vecchio 12-09-2006, 01:51 PM   #4
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Non c'è di che è la verità....
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Vecchio 06-17-2007, 08:05 PM   #5
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Questo racconto è bbbbeeeellllisssiiiimmmmmoooo..
Anche le foto..Grande Gori
un bacio...
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Vecchio 06-19-2007, 02:13 PM   #6
goriziano
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grazie fabiola!!!
ho scritto questa lunghissima cosa il giorno dopo la scalata....
lì ogni cosa parla di guerra, morte e sofferenza...
non si può rimanere insensibili alle grida che giungono da ogni parte, dalle rocce e dall'aria....

mi sentivo come se qualcuno mi stesse dettando le parole, come se davvero i protagonisti del racconto fossero li vicino a me...
una sensazione stranissima....

un abbraccione!!!
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giuseppe


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Vecchio 06-19-2007, 04:41 PM   #7
Tattywitch
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Non potevi scrivere parole più belle e più realistiche!
Sono stata anch’io un quei posti e comprendo benissimo le sensazioni che si provano a percorrere quei sentieri, quelle gallerie scavate nella roccia con sudore e con fatica. Per me era come se tante vite si fondessero con la mia, tante voci mi chiamassero e mi affidassero messaggi d’amore, di dolore, di morte, di speranza in un mondo migliore senza violenza.
Quel silenzio aveva una voce, aveva la forza di mille parole, anzi era un coro, una nenia, un canto di montagna portato dal vento, una voce sussurrata all’orecchio che solo il cuore può sentire ed un pezzo del mio cuore è rimasto lì su quelle montagne a condividere una parte di storia che non può non far parte della mia vita di oggi, con la speranza sincera (o è forse utopia?) che certe cose non si ripetano
MAI PIU’…. MAI PIU’…. MAI PIU’….
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Dietro le nuvole c'è sempre il sole.
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Vecchio 07-05-2007, 08:14 PM   #8
goriziano
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Io non lo so chi c'ha ragione e chi no
se è una questione di etnia, di economia,
oppure solo pazzia: difficile saperlo.
Quello che so è che non è fantasia
e che nessuno c'ha ragione e così sia,
e pochi mesi ad un giro di boa
per voi così moderno

C'era una volta la mia vita
c'era una volta la mia casa
c'era una volta e voglio che sia ancora.
E voglio il nome di chi si impegna
a fare i conti con la propria vergogna.
Dormite pure voi che avete ancora sogni, sogni, sogni

Il mio nome è mai più, mai più, mai più
Il mio nome è mai più, mai più, mai più
Il mio nome è mai più, mai più, mai più
Il mio nome è mai più...

Eccomi qua, seguivo gli ordini che ricevevo
c'è stato un tempo in cui io credevo
che arruolandomi in aviazione
avrei girato il mondo
e fatto bene alla mia gente
(e) fatto qualcosa di importante.
In fondo a me, a me piaceva volare...

C'era una volta un aeroplano
un militare americano
c'era una volta il gioco di un bambino.
E voglio i nomi di chi ha mentito
di chi ha parlato di una guerra giusta
io non le lancio più le vostre sante bombe,
bombe, bombe, bombe, BOMBE!

Il mio nome è mai più, mai più, mai più
Il mio nome è mai più, mai più, mai più
Il mio nome è mai più, mai più, mai più
Il mio nome è mai più...

Io dico si dico si può
sapere convivere è dura già, lo so.
Ma per questo il compromesso
è la strada del mio crescere.
E dico si al dialogo
perchè la pace è l'unica vittoria
l'unico gesto in ogni senso
che dà un peso al nostro vivere,
vivere, vivere.
Io dico si dico si può
cercare pace è l'unica vittoria
l'unico gesto in ogni senso
che darà forza al nostro vivere.

Il mio nome è mai più, mai più, mai più
Il mio nome è mai più, mai più, mai più
Il mio nome è mai più, mai più, mai più
Il mio nome è mai più...
__________________
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Vecchio 07-06-2007, 08:10 AM   #9
Pooh
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Gory....



ascoltavo proprio ieri sera, tornando da un concerto, questa canzone.... Che bella coincidenza!

Grazie di averla postata! Grazie mille!!!

-Pooh-

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