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Vecchio 02-18-2005, 08:55 AM   #1
et_1975
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Predefinito mezza stella cadente

Mezza stella cadente…

L’inverno sta volgendo al termine ma un clima più mite tarda ad arrivare. Si scorgono ancora lungo i cigli delle strade i cumuli di ghiaccio rimasti protetti all’ombra dal caldo dei raggi solari.
La mattina presto si possono vedere uomini e donne nei parcheggi, bardati di sciarpa e guanti che indossano pesanti cappotti, intenti a sbrinare con il mezzo che gli è più congegnale, chi con la spatola chi con una cassetta musicale, i vetri bianchi della propria auto.
Qualcuno tra loro starà sicuramente ricordando il caldo tepore delle lenzuola del proprio letto maledicendo il giorno in cui tutti devono diventare adulti e pertanto lavorare.
Ma tra le strade c’è chi vive il loro attimo per tutta la vita; la gente povera abbandonata a se stessa, in cerca di uno straccio o di un foglio di giornale o di un cartone per potersi riparare dal freddo stagionale.
Nei loro occhi la tristezza di un futuro incerto perché vivono alla giornata alla ricerca di cibo e di un asciutto riparo.
E il cassonetto delle immondizie non è visto più soltanto come un buffet da cui attingere qualche avanzo, ma per alcuni di loro diventa un pericoloso rifugio per combattere, nella loro estrema disperazione, il gelo di madre natura.
La terra si ribella al suo parassita, l’umanità, perchè per egoistico “star bene” l’ha inquinata e riscaldata sottovalutando il male che ha fatto a se stessa e alle generazioni che verranno.
Ma la natura non è la sola ad impazzire per il nostro operato.
Ovunque regna il caos.
Tra i giovani c’è chi per pene d’amore o spacconeria uccide, ci sono giocatori incalliti che legano il loro futuro ai numeri del lotto e la mala sanità che non cura nemmeno le più semplici forme di malattia.
Ma tra l’indifferenza per chi ha bisogno e l’ignoranza in cui l’uomo preferisce vivere per paura di scoprire la vera natura delle cose e di affrontarle, c’è ancora qualcuno che vive sognando e osservando il cielo senza saperne il motivo.
Un ragazzo come tanti è a passeggio di sera col suo grossissimo cane per le vie di un paese tipicamente di collina.
Le case, fatte per la maggior parte in mattoni, pietra e legno per meglio uniformarsi all’ambiente e alle poche isolate cascine rimaste intatte lungo il corso degli anni, creano un labirintico sistema viario, caratterizzato da strette carreggiate.
I muri variopinti di colori dal verde al giallo e il classico grigio trasudano umidità e muffa nelle parti più basse che hanno origine dal vicino torrente ove saltuariamente nuotano indisturbati gamberi di fiume, segno evidente dell’acqua molto buona che vi scorre.
Lungo la strada asfaltata si ritaglia una pavimentazione in ciotoli e lastre di pietra carrabili, con un grosso disegno di una stella cardinale, appena di fronte alla chiesetta della frazione.
Una piccolo santuario che il prete apre in commemorazione della festa del paese, mentre all’esterno lungo la stretta via principale le bancarelle con i dolci tipici e il gioco della ruota rallegrano i passanti della domenica.
Il quadrupede è un “pastore bergamasco”, col pelo caratteristico di questa razza di colore grigio e nero, lunghissimo e aggrovigliato come chi porta i capelli “rasta” tipicamente giamaicani.
E’ un cane vecchio e stanco, ma dall’animo ancora giovanile perché ha sempre voglia di giocare appena vede il padrone tirare un legno lontano o mentre, per scherzo, fa finta slanciando il braccio con la mano vuota.
Si affretta zoppicando la pecora scura, tenuta per il collare dalla salda mano del suo tutore serale; sbilanciato dalla forza del suo fedele amico in cerca dell’angolo giusto il ragazzo attende di poterlo lasciare ben lontano dal centro abitato per evitare che qualche vicino lo maledica per avergli imbrattato il muro di casa.
Camminano lungo un ripido sentiero di campagna non illuminato, fatto in ciotoli di fiume e largo poco più di un metro e mezzo a pochi passi dalla loro dimora; un modo come un altro per tornare a contatto con la natura ancora incontaminata in una fredda notte d’inverno.
Lasciato libero il fido compagno, il ragazzo, avvolto nel suo lungo cappotto blu scuro, con la sciarpa grigia ben legata al collo nel tentativo di scaldarlo, mette le mani congelate nelle tasche perché smemorato com’è lui ha dimenticato di portarsi dietro i guanti.
“E sì che mia cugina mi regala solo guanti a Natale …” pensa ricordandoli adagiati chissà in quale angolo dell’armadio del suo guardaroba.
Il soffio che viene dai polmoni sale verso gli occhi e i suoi passi si fanno veloci un po’ per il freddo e un po’ per la fretta di raggiungere il cane che, alla cieca annusa e assapora il terreno ai bordi del sentiero alla ricerca di qualche aroma di suo gradimento.
Nel silenzio che regna sovrano nella frazione, interrotto dal battere della suola a carro armato dei suoi scarponcini invernali dal collo alto e pertanto rigidi, continua camminando e ignorando i suoni che per le sue orecchie sono divenuti ormai famigliari.
L’abbaiare discontinuo dei cani, il rumore delle vicine fabbriche di prodotti cartacei e a breve distanza, poco più di 100 metri, il roboante fracasso degli autisti che corrono fugacemente a casa, non riescono a distoglierlo dai suoi pensieri.
Guardando in alto, ammira la luna che con il suo tenue bagliore riflesso illumina appena da scorgere il sentiero su cui cammina; la costellazione di Orione sempre ben visibile nel cielo scuro e leggermente rannuvolato gli ricorda le piramidi egizie e le sue vacanze estive in questa fantastica terra piena di ricchezze culturali e di povertà.
Quand’ecco che senza il minimo preavviso un bagliore distoglie la sua attenzione.
Si volta.

“Duca… guarda… una stella cadente! Tutta per me. E’ vero… il desiderio… accidenti… se ne sta andando. Allora cosa chiedo?”

Appena in tempo, che colpo di fortuna, una buona occasione per sperare che qualcuno lassù lo aiuti a trovare…la risposta alle sue più segrete richieste.
Entusiasta, accarezza il cane e, sorridendo dentro di sé, gli da una pacca amichevole sulla schiena. Ma l’animale sussulta appena e pare più intento a farsi più gli affari propri che condividere un emozione di cui francamente ignora la natura.
Terminato il giro notturno, ritornando a ritroso sui suoi passi, glorioso dell’avvistamento, il giovine si chiede se qualcun altro fosse stato baciato dalla dea bendata come lo è stato lui; che altruista.
Ma in realtà è un chiaro stratagemma per scusarsi se desidera tenersi tutto per sé l’astro caduto.
Nessuno si vede in giro per le vie del paese, come se un uragano o una pestilenza avesse spazzato via gli abitanti nel raggio di qualche miglia.
Pensando alla madre in casa che li aspetta di ritorno, intenta a preparare la cena per tutta la famigliola: “Devo dirglielo a mia mamma… sì… chissà se ha visto dalla finestra della cucina…”
Il ragazzo si scrolla di dosso il freddo, ora sembra non accorgersene più.
Il cane a qualche decina di passi più avanti raggiunge la porta di casa prima di lui e attende scodinzolando e spingendo con il muso e il naso schiacciato il portone di ingresso nel tentativo vano di poterlo aprire.
Con trepidazione e il cuore che gli batte in gola, estrae dopo vari tentativi il mazzo delle chiavi di casa, inconfondibilmente caratterizzato dal nero e ingombrante portachiavi targato MINI.
Il grande portone grigio in doghe di legno e telaio in ferro si apre, e i due entrano. Innanzi a loro si para la solita scenografia, pavimento in parquet di colore chiaro, le enormi vetrate dalla parte opposta dell’atrio di ingresso che separano l’ufficio dall’abitazione, le tre poltrone in tessuto scozzese e la stretta scala a chiocciola in tavelloni di legno.
Un tocco di modernità all’interno di una magnifica cascina del seicento, ben restaurata e curata, calda e ospitale.
Nemmeno si toglie il cappotto il nostro sognatore.
Arrancando per la corsa:

“Mamma! Non sai cosa ho visto prima!”

“Cosa hai visto?” si chiede pensierosa, la donna, perché accidenti… di notte nel paese è normale che non si muova foglia.

“Una delle più belle stelle comete… ehm… cadenti. Sì, cadenti.”

“Sei sicuro?”

“Certo e che poteva essere? Scusa i razzi vanno in cielo ma mica scendono e cosa può essere che cade giù dal cielo illuminando la notte? Non l’hai vista? Era là dietro quella collina…” indicando una direzione vaga, alzando le tende in soffice tela, al di là della finestra.
Intanto con l’olfatto gustava la cena che coceva piano pianino sotto l’occhio vigile della cuoca, anche se non ricordava più cosa fosse, se capriolo o cervo. Più in là a bollire nel paiolo di rame l’acqua per la polenta.

“Non era un razzo di segnalazione? Ce ne è uno qui in paese che ogni tanto si diverte… a lanciarli di sera…” dice la madre ridendo con un tono di superiorità.

“E no… mi scappa tutta la poesia. Vuoi dire che… mi ha illuso!”

A volte i sogni a occhi aperti fanno brutti scherzi.
Non era una stella cadente.
Il nostro giovane aveva visto solo la parte finale della traiettoria del razzo, quella in cui arrivato all’apice della sua corsa, scende giù verso terra fino a spegnersi.
In effetti gli sembrò strano il fatto che proprio verso la fine la sua luce rossastra diventò verde, ma il sogno dentro di lui aveva preso il sopravvento.

Vide il suo desiderio spegnersi di fronte a tanta semplicità. Un’analisi quella della madre così rapida ferma e chiara.
Povero ragazzo, vittima del romanticismo e della sua mente sognatrice.
et_1975 è offline   Rispondi Citando
Vecchio 02-18-2005, 12:23 PM   #2
Rosarossa
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Bella Et...veramente bella.E se invece del ragazzo la vittima fosse la madre?Vittima della realtà e del senso pratico?Vivere colorando è così bello...l'importante è continuare ad avere le orecchie dritte...pronti a "svegliarsi" se una "minaccia" si avvicina. Sei bravissimo
__________________
Rosarossa è offline   Rispondi Citando
Vecchio 02-18-2005, 01:39 PM   #3
et_1975
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mia madre non sogna più da un pezzo... è vittima anch'essa della routine quotidiana, vero. involontariamente l'ho scritto...

non lo leggevo certo così!

grazie per l'apprezzamento!
et_1975 è offline   Rispondi Citando
Vecchio 02-18-2005, 05:28 PM   #4
Maya
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che bel racconto
ma sai che in parte mi ci vedo tanto...
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Vecchio 02-18-2005, 07:10 PM   #5
et_1975
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maya ringrazio che ti piaccia.

e mi fa piacere anche che in parte qualcuno si rispecchi nel mio racconto autobiografico.

allora esistono ancora i sognatori...
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Vecchio 02-19-2005, 03:35 PM   #6
Maya
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ma certo....eccomi qua
cmq oltre a questo, ho due cani e la sera quando li porto fuori, nuvole permettendo, guardo sempre il cielo. Io cerco sempre il carro Mi sono rivista in tante cose del tuo racconto.
Ciao
Maya è offline   Rispondi Citando
Vecchio 02-19-2005, 05:55 PM   #7
et_1975
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Beh... descritto così sinteticamente ci sono molte analogie...

i cani, gli astri... e tanta voglia di sognare....

sarebbe un mondo migliore!

E.T.

et_1975 è offline   Rispondi Citando
Vecchio 02-05-2008, 09:31 PM   #8
fabykiss75
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....andando molto molto....assai indietro leggo delle storie davvero belle...
E' lunghetto,ma si legge d'un fiato

Faby
fabykiss75 è offline   Rispondi Citando
Vecchio 02-05-2008, 10:44 PM   #9
Luna74
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Che tristezza il finale! sembra la mia vita....particolarmente quando da bambina sono diventata adolescente ed ho incominciato a uccidere molti sogni infantili sulla ghigliottina della ragione... ma alcuni hanno avuto la testa veramente dura!



BELLISSIMO RACCONTO! ma queste persone nn ci sono più nel forum?!?
__________________
Si vive solo il tempo in cui si ama. C. A. Helvetius
Luna74 è offline   Rispondi Citando
Vecchio 09-19-2009, 04:20 PM   #10
et_1975
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Località: lecco
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Certo che ci siamo, sempre! Questo è il mio modo per lasciare il mio attimo di sentimento puro alle persone che vi vogliono partecipare e dolce è scoprire per caso, quattro anni dopo che qualcuno ancora legge!!!!!

Grazie a voi per l'attenzione.

ENEA
et_1975 è offline   Rispondi Citando
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