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Vecchio 05-25-2011, 07:06 PM   #1
delfina
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Amo la semplicità...quindi posso amare me stessa

Preludio.
Riempivano due interi scaffali: uno di fianco all’altro, di diversi colori e dimensioni ma ordinati con maniacale precisione, gli album di foto sembravano reggersi con volontà propria per non dispiacere la loro creatrice. Quella di Mary non era una semplice passione, ma frutto della convinzione che solo le immagini avessero il potere di fare rivivere appieno le emozioni di un ricordo. Per questo era solita passare ore a raccoglierle ed impreziosirle con frasi, disegni e riferimenti di ogni tipo.
Fece scorrere l’indice sui dorsi delle copertine, da sinistra verso destra, per fermarsi su quella più anonima: nera, lucida, senza alcuna dicitura. “Caspita, sono passati diciassette anni e non hai ancora un nome!”. Mary si ricordava perché non aveva mai messo un titolo all’album: era indecisa tra “Santa Giulia”, che racchiudeva tutto il significato di quella vacanza, ma nessuno guardando le foto ne avrebbe capito il motivo e non aveva proprio voglia di rispondere a fastidiose domande, e “Corsica, agosto 1994”.

Nell’estate di quell’anno, per una serie di imprevisti, si era già messa il cuore in pace: niente vacanze. Poi una proposta degna di considerazione da parte di una collega di lavoro. Con lei non aveva mai legato chissà quanto, non avevano nulla in comune, salvo il fatto che nessuna delle due aveva voglia di passare l’intero mese di agosto in città. Per cui era deciso: quando gli amici sarebbero tornati dalle ferie con l’accento spagnolo, lei li avrebbe accolti con quello francese. Nessuna aspettativa, nessun programma e nessuna pretesa, tranne quella di vivere quei giorni in maniera spensierata. E Dio solo sapeva quanto ne aveva bisogno.
Avevano già fatto diverse tappe, la vacanza volgeva al termine e quel giorno si erano fermate a Porto Vecchio. La sera prometteva piuttosto bene: le vie erano piene di vita, i locali affollati e ovunque, una delle prime cose che avevano notato arrivando sull’isola, le “due ruote” dei turisti.
Mary passando accanto ad una enduro tra le tante ne accarezzò il serbatoio:“La mia prossima volta in Corsica sarà con un uomo e la sua moto, non con una donna e la sua auto!”. Se l’amica l’avesse sentita l’avrebbe elegantemente invitata ad andare in bagno lasciandola a piedi per il viaggio di ritorno. Per fortuna, invece, si era distratta alla disperata ricerca di due sedie libere.
Nella piazzetta i tavolini erano tanti, ma la gente era molta di più e la possibilità di sedersi per bere qualcosa sembrava lontana anni luce. Un cameriere accorse in loro aiuto e con il semplice e, di sicuro consueto, gesto con cui le fece accomodare, decise lo svolgersi dei giorni a venire di quattro sconosciuti.

Il tavolo era piccolo e due persone intorno ad esso potevano bastare, ma quando i due ragazzi già seduti, ad un cenno del cameriere, si strinsero per fare sedere anche le due nuove arrivate il quadro della situazione parve delinearsi: “Se l’opera avesse un titolo - pensò Mary – sarebbe Come ti cambio la vacanza in poche semplici mosse”.
I ragazzi erano italiani, ovviamente. Erano soli, ovviamente. Erano venuti in Corsica in moto. Ovviamente. Mary non ricordava chi avesse rotto il ghiaccio tra i quattro. Lei no di sicuro, era troppo timida per farlo, ma una cosa era certa: quella lastra non aveva un grande spessore perché cedette in un attimo. Un’ora dopo era deciso: la loro vacanza sarebbe terminata in bella compagnia e, stentava ancora a crederlo, in moto. Mary si voltò e da sopra la spalla fissò la moto che aveva accarezzato chiedendosi se, per caso, quel serbatoio non contenesse un genio blu.
“Allora? Siete pronte per un giro di prova?” chiese uno dei ragazzi facendo dondolare un mazzo di chiavi. A Mary brillarono gli occhi: non aveva mai sentito un tintinnio metallico tanto promettente.

CONTINUA....


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Vecchio 05-27-2011, 08:07 AM   #2
liberaMente
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Delfina...




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CONTINUA....
ci mancherebbe pure che non continuasse...
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Vecchio 06-09-2011, 01:07 PM   #3
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grazie per le spalle, ma posso continuare qui a pc

Pensando a quel momento, seduta sul tappeto del soggiorno a sfogliare l’album, Mary sorrise ricordando la piccola sensazione di panico che la pervase quando lui se ne venne fuori con la sua idea meravigliosa. Si, certo, era quello che voleva ma chi avrebbe deciso chi sarebbe salito in moto con chi?
Non c’erano motivi per avere una preferenza, ma ancora peggio sarebbe stato aspettare che fossero loro a scegliere: lo smacco di essere messa in coda alla collega proprio non le sarebbe andato giù.

Quando si erano conosciuti, al tavolino del locale, ognuno aveva fatto le proprie considerazioni: prima un personale giudizio a livello fisico, cosa che viene spontanea fare come respirare, poi più a livello di “sensazioni”. Uno di loro era alto, moro, con bei lineamenti e un sorriso smagliante: il classico bel ragazzo. L’altro era leggermente più basso e di corporatura più robusta ma regolare, capelli castani, viso più interessante. E, soprattutto, si chiamava Francesco: non ricordava mai i nomi delle persone quando le venivano presentati, eppure quello le si era impresso subito nella mente.
Così, quando arrivarono alle loro moto, appurato il fatto che non avere i caschi non fosse un problema, Mary si fece coraggio “Dai, ragazza: via la timidezza, fuori le palle e sputa quel nome! Scelgo…scelgo…”. Ma com’è che improvvisamente, senza neppure capire come, si era trovata sulla moto con l’altro? Oh cavolo, ma cosa importava? Stava volando, giusto? Sì, ora stava volando: le mani sui fianchi di lui, i lunghi capelli mossi castani trasportati dal vento che le sferzava il viso, entrambi lanciati verso un orizzonte, perso nella semioscurità della notte, che li stava aspettando. Quando la strada si fece più regolare e lui accelerò, Mary allacciò le braccia intorno alla sua vita per tenersi più salda, appoggiò la guancia alle sue spalle, chiuse gli occhi e si lasciò cullare dai movimenti con i quali la moto assecondava dolcemente l’inclinazione stradale.

Passarono momenti davvero piacevoli con i due ragazzi di Milano: di giorno mare e sole; la sera locali, passeggiate e cocktail. Ma come ogni cosa bella, anche quella avrebbe avuto una sua conclusione che avrebbe coinciso, ovviamente, con la partenza.
Quando arrivò l’ultimo giorno, dopo bagni, risate e creme solari, a Mary parve quasi impossibile che la sera si sarebbero definitivamente salutati e, prima di lasciarsi per la cena, iniziò a pregustarne l’amara nostalgia. Francesco la scrutò, parve leggerla nel pensiero e sembrò condividere la stessa sensazione. La fissava. In modo diverso, o era un’impressione? Nel momento in cui lui aprì bocca l’ipotesi divenne certezza:“Stasera danno una festa alla spiaggia di Santa Giulia. Non possono fare senza di noi!”. Forse era solo l’effetto di un inguaribile romanticismo che si era destato in lei al pensiero dell’addio imminente, eppure era sicura che in quello sguardo ci fosse scritto qualcosa del tipo “L’ho fatta organizzare per te”.

CONTINUA....
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Vecchio 07-20-2011, 07:08 AM   #4
delfina
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è lungo ma, essendo l'ultimo pezzo, non aveva senso dividerlo in due parti...

Ok, doveva farsene una ragione: stava percorrendo le strade della Corsica completamente scosciata. Vestitino rosso corto, sandali coi tacchi..tutto perfetto per l’ultima sera, no? Però, accidenti, perché non ci aveva pensato? Per salire sulla moto aveva dovuto sollevare la già risicata gonna a livello inguinale, e ora le sue gambe toniche ed abbronzate facevano bella mostra di sé attirando un sacco di sguardi: non ultimo quello di Francesco che, prima di partire, aspettò con vivo interesse che si fosse sistemata sulla moto dell’amico.

La festa alla spiaggia di Santa Giulia era già nel pieno dello svolgimento, l’atmosfera era indescrivibile: ovunque candele accese, luci soffuse, bar gremito e…la pista da ballo.
In quel momento Mary si pentì di non aver letto nessun manuale del tipo “Come avanzare valide scuse per non danzare, ed essere credibile” ma non aveva considerato che non sempre una proposta giunge a parole e attende una risposta. Capita, invece, che arrivi tramite un gesto, uno sguardo che, se fatti nella giusta maniera, risultano mille volte più convincenti e non ammettono repliche. Sentì una mano che afferrò in modo deciso la sua e, nel momento stesso in cui alzò lo sguardo per capire chi fosse, già sapeva che avrebbe incrociato quello di Francesco. Con un accenno di sorriso lui attirò la donna in pista.
Era successo tutto in pochissimi secondi, giusto il tempo di appoggiare il bicchiere del cocktail che stava bevendo, l’unica “scusa” alla quale poteva appigliarsi. Ma, dalla noncuranza con la quale l’aveva abbandonato ancora pieno su un tavolino, dedusse che non sarebbe servito neppure a convincere se stessa che non intendeva ballare con lui.
In quel momento realizzò che il dj aveva cambiato genere musicale: ora risuonavano le note lente di una canzone famosissima che, di questo se ne sarebbe rammaricata per sempre, non aveva mai ricordato quale fosse. Per un attimo rimasero così, uno di fronte all’altra a scrutarsi, le mani di lei in quelle di lui, e in un attimo la decisione fu presa. Mary mollò la presa per poi intrecciare le sue mani dietro la nuca di Francesco: un chiaro invito a procedere. Lui le mise le mani sui fianchi e l’attirò di più a sé e, insieme, seguirono con un ondeggiare impercettibile il ritmo della musica.

La canzone non fece in tempo a terminare, o forse sì? Mary non aveva memoria neppure di questo, ma ricordava bene che ad un tratto si allontanarono da tutto questo. La spiaggia era deserta e silenziosa a diversi metri dalla festa, una vera pace. Camminavano a piedi scalzi, mano nella mano, e, proprio dove la riva curvava sulla destra, si sedettero ai piedi della vegetazione selvaggia che cresceva poco distante. Curiosa la conversazione avuta fino a quel momento, decisamente innocente, ma ora stava prendendo una piega diversa.
“Prendi sempre il sole in topples?” le chiese Francesco sorridendo.
Mary lo guardò divertita: “Assolutamente no. È stata la prima volta qui in Corsica.. mi ha coinvolta la mia amica e l’ho fatto solo perché eravamo in spiaggette quasi deserte”
Evidentemente lui non aveva esaurito l’argomento: “Non dimenticherò mai la prima volta che ti ho visto uscire dal mare così: venivi lentamente verso di noi, avevi ancora l’acqua alle cosce e i seni si muovevano dolcemente ad ogni passo che facevi. Hai chinato leggermente il capo da una parte per strizzarti meglio i capelli, poi, quando eri quasi a riva, con discrezione hai incrociato le braccia sul davanti. Ho notato che c’era una coppia poco distante da noi, sulla spiaggia, e lui ti ha guardata…sì, insomma, ti guardava con insistenza , troppa…e giuro, giuro che se avessi potuto gli avrei strappato gli occhi…”.

Spesso non servono chissà quali capacità oratorie per colpire: la spontaneità e la genuinità vanno a segno, sempre. E un apprezzamento, anche se non è in termini assoluti, fa la differenza.
Dovette capirlo anche Francesco quando si trovò improvvisamente sulla sua bocca quella di Mary. Un attimo dopo lei era sdraiata sulla schiena: per un solo istante ammirò il cielo stellato, poco prima che la sensazione di estasi, dovuta ai baci di lui sul suo collo, le fecero chiudere gli occhi di riflesso. E poi il rumore del mare, la sabbia fresca e morbida sotto i piedi…erano i provini per il nuovo film di Garry Marshall, non c’era alcun dubbio.

Mary non aveva nessuna foto di Francesco, ma lo ricordava benissimo. Soprattutto non dimenticò mai l’espressione che fece quando si rese conto di essersi dimenticato nel bauletto della moto qualcosa che era indispensabile per un casuale incontro d’amore. Sconforto totale.
Nonostante la rinuncia erano stati bene lo stesso e, prima di tornare alla festa, si fermarono ancora al buio, in piedi, abbracciati. Francesco continuava a passare le sue mani sul corpo di Mary, intorno ai fianchi, sulle natiche, su per la schiena, di nuovo giù e su daccapo. Sembrava non avesse alcuna intenzione di smettere: “Starei così delle ore, ad accarezzarti…hai un corpo strepitoso: velluto morbido, ma sodo”
Mary scoppiò a ridere: “Le mie amiche hanno tutte il moroso, io no, da un po’ di tempo”.
“Mi sfugge il nesso…”
“Tolto il lavoro ho diversi momenti liberi per me stessa e, da quando sono sola, ho deciso di investire il tempo a disposizione. Vado in palestra almeno 5 volte alla settimana, mi diverte, mi aiuta a scaricarmi da ogni pensiero. Nell’attesa di incontrare..l’eletto. Diciamo che sto lavorando per lui.”
“Beh, il presunto eletto che sta davanti a te ti ringrazia infinitamente per il buon lavoro svolto e si complimenta per i risultati ottenuti”. E smorzarono la risata con un bacio.

No, non c’era stato un legame sentimentale tra loro, ma l’attrazione c’era, questo era indubbio. Mary era certa che, avendo più tempo a disposizione, sarebbe potuto nascere qualcosa di serio, nonostante la distanza tra le rispettive città.

Erano i primi giorni di autunno, le serate si erano decisamente accorciate, e da dietro al bancone Mary poteva solo scorgere qualche sagoma passare davanti al negozio, del centro, nel quale lavorava. Qualcuno si era soffermato ad osservare la vetrina, forse da qualche minuto. Le sembrava solo o adesso pareva scrutare con insistenza l’interno attraverso il vetro? Mary smise di trascrivere i dati dell’ordine che stava effettuando, per comprendere la situazione: avvertiva qualcosa di indefinito, ma di intenso. Cercò di aguzzare la vista per inquadrare meglio quella persona…per un attimo ebbe una visione. “Accidenti, anche l’altezza sarebbe quella giusta. Ma che sto farneticando? Abita a Milano, gli ho detto solamente che lavoro in centro ma non gli ho mai specificato dove esattamente…” poi spostò lo sguardo sulla strada vista attraverso la porta, lasciata aperta per consentire all’aria di circolare, e rimase senza fiato.
Tante, troppe volte aveva visto quella moto per non riconoscerla. L’aveva seguita spesso con lo sguardo: lei e chi la guidava, senza mai esserci salita sopra.
In un attimo Mary uscì dalla sua postazione e, con il cuore in gola, si avviò alla porta. Lo “sconosciuto” la stava già attendendo: “L’eletto si chiedeva se non fosse ora che provassi anche la mia, di moto”.


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Vecchio 08-06-2011, 04:28 PM   #5
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Bel racconto
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Vecchio 08-14-2011, 01:34 PM   #6
delfina
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grazie merito della storia...
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