![]() |
|
|
#1 |
|
Moderatore*
|
Dal quarto canto dell'Eneide di Virgilio
------------------------------------------- Allora Didone, tremante, esasperata per il suo scellerato disegno, volgendo attorno gli occhi iniettati di sangue, le gote sparse di livide macchie e pallida della prossima morte, irrompe nelle stanze interne della casa e sale furibonda l'alto rogo, sguaina la spada dardiana, regalo non chiesto per simile scopo. Dopo aver guardato le vesti lasciate da Enea e il noto letto, dopo aver indugiato un poco in lagrime di pensieri, si gettò su quel letto lunga e distesa e disse poche, estreme parole: " O relique, che foste così dolci finche lo permettevano i Fati e un Dio: ora accogliete quest'anima, scioglietemi da tutti i miei tormenti. Vissi, ho compiuto il cammino concessomi dalla Fortuna, e adesso un'immagine grande di me se ne andrà sottoterra. Fondai una grande città, vidi sorgerne alte le mura, vendicai il marito, inflissi al fratello nemico giuste pene: felice, ahi, troppo felice se solo non fossero mai arrivate ai nostri nidi sabbiosi navi dardiane!". Disse e premé la bocca sul letto. "Moriamo senza vendetta - riprese. - Ma moriamo. Così, anche così giova scendere alle Ombre. Il crudele Troiano vedrà dall'alto del mare il fuoco e trarrà funesti presagi dalla mia morte". Tra queste parole le ancelle la vedono abbandonarsi sul ferro e vedon la lama spumante di sangue, vedono sporche di sangue le mani. Un grido si leva per tutta la reggia, la fama s'avventa infuria per la città, le case fremano d'urla, di lamenti e di gemiti di donne, l'aria suona di grandi pianti, come se Cartagine o Tiro invase dai nemici crollassero, e rabbiose le fiamme s'attorcessero tra le case ed i templi. La sorella sentì la notizia e atterrita con una corsa affannosa, graffiandosi la faccia con le unghie, picchiandosi i pugni contro il petto, attraversa la folla chiamando la morente per nome: " Sorella, per questo mi volevi? Che inganno doloroso! Per questo che volevi il rogo, i fuochi e gli altari? Che cosa dovrò pianger di più: la tua morte o questo disperato esser sola nella morte? Sorella, perché non m'hai voluta tua compagna morendo? M'avessi tu chiamata ad una stessa morte: un egual dolore ed una stessa ora ci avrebbe colte entrambe. Ed io con queste mani eressi il rogo, invocai gli Dei patrii, per essere da te lontana nell'ora della morte! Sorella, hai ucciso te e me e il popolo e i padri sidoni e tutta la tua città! Ma adesso lasciatemi lavare la ferita, lasciatemi raccogliere con le labbra l'estremo suo alito, se ancora le aleggia intorno un soffio di vita!". Precipitosa era salita sugli alti gradini del rogo e abbracciata la sorella morente la stringeva gemendo al seno e con la veste tentava di asciugare il nero sangue. Didone mentre cerca di alzare gli occhi che non riuscivano a stare aperti sviene; la ferita profonda nel petto stride: Tre volte riuscì a levarsi sul gomito, tre volte ricadde sul letto: nell'alto cielo cercò con gli occhi erranti la luce, vedendola gemette. Allora Giunone, pietosa del suo lungo dolore e della straziante agonia, mandò giù dall'Olimpo Iride, che liberasse l'anima che lottava invano per svincolarsi dai legami del corpo. Poiché lei non moriva di giusta morte, decisa dal Fato, ma anzitempo in un accesso d'ira, Proserpina non le aveva ancora strappato di testa il biondo fatale capello e non aveva ancora consacrato il suo capo all'Inferno e allo Stige. La rugiadosa Iride con le sue penne di croco brillanti contro sole di mille varii colori volò attraverso il cielo e si fermò su di lei. "Questo capello - disse - porto consacrato a Dite per ordine divino, e ti sciolgo da queste tue membra ". Con la destra strappò il capello: insieme si spense il calore nel corpo, la vita svanì nel vento ------------------------------------------------------------ In un alternarsi continuo di illusioni e delusioni, dì tormento e di estasi, d'invettive e di preghiere, di orgogliose impennate e di umiliazioni volute, si giunge all'epilogo: vince ancora l'amore che vede come unica soluzione la morte. Il rogo che brucia e purifica le sue spoglie mortali, le vesti e la spada dell'amato.
Ultima modifica di enrichetto; 11-06-2010 alle 06:31 AM |
|
|
|
|
|
#2 |
|
Amico*
Data Registrazione: Jan 2008
Messaggi: 1.887
|
Che lettura!! Mi piacciono queste descrizioni così appassionate, profonde...ah!!
|
|
|
|
|
|
#3 | |
|
Moderatore*
|
Tuli scrive:
Citazione:
Si e’ un passo molto bello….la passione impossibile tra Didone e Enea. Brevemente… scappato da Troia in fiamme Enea nel suo peregrinare arriva a Cartagine dove conosce la regina Didone.Si innamorano follemente…travolti dalla passione .lei trascura i suoi impegni di regina e lui dimentica la sua missione. Finche’ Giove fara’ tornare in se’ l’eroe troiano . La regina lo affronta ,ma lui, freddo,lascia Cartagine. Didone ordina di mettere insieme tutto quello quello che il suo amante ha lasciato sul letto nuziale e di darlo alle fiamme.Distrutta dal dolore per l’abbandono,brucera’ nella pira trafiggendosi con la spada insieme con i ricordi di Enea Lui invece illeso da una passione troppo avvolgente sbarchera’sulle coste del Lazio ( a proposito beccateve sto 2 a 0 scusate l'o.t. ) dove il re latino gli promettera’ sua sposa la figlia Lavinia. La figura di Didone estremamente femmnile, ha la forza come caratteristica…si arrende solo al Fato. E non perdonera’ Enea neanche quando,nell’Ade,si rincontreranno. « Grido e brucia il mio cuore senza pace Da quando più non sono Se non cosa in rovina e abbandonata » G. Ungaretti Me piace sta storia….so’ un passionale
|
|
|
|
|
|
|
#4 | |
|
Amico*
Data Registrazione: Aug 2010
Località: Modena e nel mondo
Messaggi: 4.778
|
Citazione:
__________________
E morderò la pelle che batte sul tuo cuore, perchè ti voglio.
- A.B. |
|
|
|
|
|
|
#5 |
|
Moderatore*
|
Ho scomposto perche' troppo lungo e di non facile lettura uno dei passi piu' belli dell'Iliade.(canto VI): Andromaca supplica Ettore di non gettarsi nello scontro con Achille e di ascoltare le ragioni del cuore e della famiglia e non quelle dell'orgoglio e della gloria. Evidenzio in verde delle frasi particolarmente toccanti....secondo me,dopo tanti secoli,sono frasi che rimangono impresse nella memoria....
.....Oh troppo ardito! il tuo valor ti perderà: nessuna pietà del figlio né di me tu senti, crudel, di me che vedova infelice rimarrommi tra poco, perché tutti di conserto gli Achei contro te solo si scaglieranno a trucidarti intesi; e a me fia meglio allor, se mi sei tolto, l'andar sotterra. Di te priva, ahi lassa! ch'altro mi resta che perpetuo pianto? -------------------------------------------------------- Or mi resti tu solo, Ettore caro, tu padre mio, tu madre, tu fratello, tu florido marito. Abbi deh! dunque di me pietade, e qui rimanti meco a questa torre, né voler che sia vedova la consorte, orfano il figlio. Al caprifico i tuoi guerrieri aduna, ove il nemico alla città scoperse più agevole salita e più spedito lo scalar delle mura. O che agli Achei abbia mostro quel varco un indovino, o che spinti ve gli abbia il proprio ardire, questo ti basti che i più forti quivi già fêr tre volte di valor periglio, ambo gli Aiaci, ambo gli Atridi, e il chiaro sire di Creta ed il fatal Tidìde. Ultima modifica di enrichetto; 11-11-2010 alle 06:54 AM |
|
|
|
|
|
#6 |
|
Amico*
Data Registrazione: Jan 2008
Messaggi: 1.887
|
Forsan
et haec olim meminisse iuvabit. Forse un giorno sarà dolce ricordare anche questo. (Virgilio, Eneide, canto I, v. 203) |
|
|
|
|
|
#7 |
|
Moderatore*
|
La lamentazione di Andromaca davanti al feretro di Ettore
Intorno al letto funebre misero i cantori dei compianti Le donne piangevano E Andromaca cominciò il suo lamento stringendo tra le mani la testa di Ettore, feroce nell’uccidere: “Tu muori così giovan e mi lasci vedova nella tua casa! Il bambino , nato da noi infelici, non parla ancora. Forse non toccherà la giovinezza: la città sarà distrutta prima. Sei morto proprio tu che la difendevi da solo, che salvavi le madri e i loro piccoli figli. Presto le donne saranno portate via sulle navi, e io con loro. Tu, figlio, seguirai me, e con pena dovremo sopportare insieme i lavori indegni che ci impone un padrone spietato. O un Acheo ti butterà con sdegno giù dalle mura forse perché Ettore gli uccise un fratello o un figlio o il padre. La forza di Ettore ha fatto mordere la terra a infiniti Achei. Sì, tuo padre era inesorabile nella strage. Per questo il popolo lo piange in tutta la città. Hai lasciato lacrime, maledizioni e angosce al padre e alla madre, ma più di tutti a me dolore amaro, Ettore. Non mi hai stretta la mano dal tuo letto di morte, né lasciata una sola parola di saggezza da ricordare giorno e notte mentre piango” Traduzione di Salvatore Quasimodo |
|
|
|
|
|
#8 |
|
Moderatore*
|
Narra una leggenda cinese di due amanti che non riescono mai ad unirsi. Si chiamano Notte e Giorno. Nelle magiche ore del tramonto e dell'alba gli amanti si sfiorano e sono sul punto di incontrarsi, ma non succede mai. Dicono che se fai attenzione, puoi ascoltare i lamenti e vedere il cielo tingersi del rosso della loro rabbia. La leggenda afferma che gli dèi hanno voluto concedere loro qualche attimo di felicità; per questo hanno creato le eclissi, nel corso delle quali gli amanti riescono ad unirsi e fanno l'amore. Anche io e te aspettiamo la nostra eclisse. Ora che abbiamo capito che non c'incontreremo mai più, che siamo condannati a vivere separati, che siamo la notte e il giorno. [David Trueba - Quattro Amici]
|
|
|
|
|
|
#9 | |
|
Moderatore*
Data Registrazione: Dec 2007
Messaggi: 5.818
|
Citazione:
runbo!
|
|
|
|
|
|
|
#10 |
|
Amico*
Data Registrazione: Aug 2005
Località: Salzburg (AT)
Messaggi: 821
|
ho finito di leggere l'eneide giusto l'altro giorno....bellissima.....!
eccovi il lamento di Didone tratto dall'opera Dido&Aeneas di Henry Purcell. "Thy hand, Belinda! Darkness shades me! On thy bosom let me rest.. more I would, but death invades me. Death is now a welcome guest! When I' am laid in earth may my wrongs create no trouble in thy breast. Remember me, but ah! forget my fate!" trad. La tua mano, Belinda! Le tenebre mi avvolgono: sul tuo petto fammi riposare. Vorrei di più, ma la morte mi invade. La morte è ora un'ospite benvenuta. Quando giacerò nella terra possano i miei errori non creare sconforto nel tuo seno. Ricordami, ma ah...dimentica il mio fato! http://www.youtube.com/watch?v=D_50zj7J50U
__________________
...Io son l'umile ancella del genio creator, ei m'offre la favella, io la diffondo ai cor...
|
|
|
|
|
|
#11 |
|
Moderatore*
|
Auschwitz, 3 marzo
(a Daniel) Anch’io ho camminato lungo i binari dove fermavano i treni dei deportati volevo capire quel poco che posso della colpa e del dolore ma sono un uomo troppo piccolo e questa pianura è troppo vasta e vuota è terra distesa a sottolineare ciò che manca è neve caduta a coprire ciò che resta così dovrebbe essere il silenzio qualcosa che si vede si tocca e congela per sempre un angolo del cuore ad Auschwitz una volta almeno si dovrebbe andare tutti, rimanere muti muti muti scegliere un nome a caso fra i sopravvissuti io ho scelto Rose che allora era bambina e poi chiedere scusa di essere arrivati troppo tardi di esser nati troppo tardi forse di esser nati. Francesco Tomada |
|
|
|
|
|
#12 |
|
Moderatore*
|
Il dolore di un distacco
non è altro che il taglio di un rasoio su una vena. Se sopravvivi ci penserai persino con sentimento: e così diventerà un taglio nell’anima. La prima ferita si rimarginerà, la seconda sanguinerà per sempre. Dorothy Parker, da Collected Poetry, Random House, New York, 1944 |
|
|
|
|
|
#13 |
|
Amico*
Data Registrazione: May 2006
Messaggi: 2.682
|
...
![]() ![]()
|
|
|
|
|
|
#14 | |
|
Amico*
Data Registrazione: Sep 2007
Messaggi: 2.640
|
Citazione:
__________________
|
|
|
|
|
|
|
#15 | |
|
Junior Member
Data Registrazione: Feb 2011
Messaggi: 18
|
Citazione:
__________________
L'amore non guarda con gli occhi, ma con l'anima (W. shakespeare)
|
|
|
|
|
![]() |
| Strumenti Discussione | |
| Modalità Visualizzazione | |
|
|