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Vecchio 01-12-2011, 03:44 PM   #1
enrichetto
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AMORE e MITO



Il dramma di Pigmalione


Quanto sei bella!


Se tu fossi vera


Ti amerei


Dall’alba fino a sera


E di notte‚


farei di più ancora:


ti coprirei di stelle‚


ad ogni ora.


Se primavera


potesse risvegliarti‚


e il sole


Infonderti la vita!


Ma è solo un sogno


fatto ad occhi aperti‚


Io posso solamente


piangere e mirarti .



E bacio


le tue forme senza vita:


questo tuo seno freddo‚


senza calore‚


I glutei perfetti sotto le dita


ed il tuo grembo


sterile d’amore.


Ti manca‚ dunque‚


il dono della vita!


Darei la mia


per sentirti viva‚


per carezzarti‚


per giacerti accanto


e suggerti gli umori‚


farti da manto.


Poi‚


con la forza dell’amore‚


sublimarti di baci


e di languore.


O tu crudele!


Nulla ormai ti sveglia!


Nemmeno questo pianto di dolore‚


di un re scultore‚


che muore per amore.





O Afrodite‚


custode dell’amore‚


Io offro a te


le pene del mio cuore !


Tu che dal mare


nascesti per Urano‚ (1)


tu che amasti Anchise (2)


e poi Adone‚ (3)


alimentando


l’invidia di Giunone‚(4)


ascolta le mie preci


o grande dea:


rendimi viva


la bella Galatea!



Con me ti pregano


Cupido e il dio Marte‚


signore della guerra


e del tuo cuore‚ (5)


dai la vita a chi ho dato amore!


Versasti lacrime


sul corpo del tuo Adone


e dalle membra sue


creasti un fiore: l’anemone (6)


testimone del dolore‚


lì tra le selve‚


dove l’amasti un di.


Queste fanciulle


che mi sono intorno‚


seguaci di tuo figlio:


il dio Imene‚ (7)


ti pregano con me‚


o grande dea‚


dona la vita


alla mia Galatea!


continua...
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Vecchio 01-12-2011, 03:44 PM   #2
enrichetto
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(EPILOGO)



Per tre volte‚


le fiamme dell’altare


si fecero alte‚ fino al cielo.


La dea acconsentì


a quell’amore


e Pigmalione vide


il suo bel fiore


colorarsi di rosa‚


lentamente.


Divenne vera


ed era sorprendente


la grande sua bellezza‚


in ogni dove:


le guance con il seno‚


i glutei belli


il ventre piatto


e l’inguine:


gioielli


di rara ed indicibile beltà.


Gli occhi erano stelle


e la bocca:


un sogno proibito‚


uno scrigno di gioie


e di amorini‚


la voce:


un coro di violini


ed un invito all’amore


e nulla più.


Pigmalione


non resistette più:


La prese mille volte


ed altre ancora‚


il desiderio s’ingigantiva ogn’ora.


La riempì d’amore


e di passione


ruppe ogni indugio


e perse la ragione.











La fece subito sua sposa‚


le diede un regno‚


le diede ogni cosa‚


al suo tesoro‚


al suo bocciol di rosa.


Poi‚ nacque Pafo


e da lui Cinica‚


che dedicò un tempio


ad Afrodite‚


la dea della bellezza


e della vita.


_________________
NOTE:
(1)Secondo la tradizione classica‚ Afrodite‚ Venere per i Romani‚ nacque dalla schiuma del mare‚ fecondata da Urano.
(2)Secondo Omero‚ Venere‚ presa da folle amore per l’eroe troiano Anchise‚le abbracciò rimanendo incinta di lui e partorendo Enea‚ da cui sarebbe nata la stirpe dei romani. Anchise‚ per essersi gloriato dell’amor divino‚ fu condannato a rimanere paralizzato.
(3)Adone fu il grande amore di Afrodite‚ era un bellissimo cacciatore‚ che fu ferito a morte da un cinghiale. La dea ne ebbe pietà e‚ dalle sue carni insanguinate fece nascere un fiore: l’anemone.
(4)Giove fece un concorso di bellezza tra le dee dell’Olimpo e tre erano le favorite: Giunone‚ Minerva ed Afrodite. Fu chiamato a giudicare il troiano Paride‚ figlio di Priamo‚ il quale diede il pomo della vittoria alla dea dell’ amore‚ che lo ricambiò con l’amore di Elena‚ moglie di Menelao‚ il quale‚ a sua volta‚ diede il via ad una guerra contro Troia che durò dieci anni.
(5)Marte si dice sia stato uno degli amori di Venere‚ tanto che fu sorpreso in atto adulterino dal marito di lei‚ il brutto dio Vulcano.
(6)Fiore sbocciato‚ per volere di Afrodite‚ dalle carni ferite di Adone‚ che ha i petali ritoccati di rosso‚ all’interno.
(7)Imene‚ figlio di Afrodite.


Franco Pastore
( da “ AMORE E MITO)
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Vecchio 01-12-2011, 04:09 PM   #3
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Due parole....
Nelle Metamorfosi di Ovidio, (grande poema ,dove lo scrittore racconta piu' di 200 miti greci)lo scultore Pigmalione, scolpisce la sua idea di donna, una statua femminile d' avorio, a cui dara' il nome di Galatea,che tratta come se fosse una donna vera: la bacia e l' abbraccia, le orna il corpo con vesti e gioielli, dorme con lei. Sarà Venere a esaudire la sua preghiera e gli concedera' per sposa il suo ideale femminile rendendola viva.


Étienne Maurice Falconet: Pygmalion et Galatée (1763) foto
da Wikipedia
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Vecchio 01-12-2011, 05:51 PM   #4
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sapevo di andare a colpo sicuro: passi bellissimi, soprattutto l'epilogo! Più che soddisfatta grazie
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Vecchio 10-14-2011, 12:40 PM   #5
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(EPILOGO)

...

Pigmalione
non resistette più:
La prese mille volte
ed altre ancora‚
il desiderio s’ingigantiva ogn’ora.
La riempì d’amore
e di passione
ruppe ogni indugio
e perse la ragione.

è così bella che ogni tanto va letta...

------------------------------

Quanto più chiudo gli occhi, allora meglio vedono,
perchè per tutto il giorno guardano cose indegne di nota;
ma quando dormo, essi nei sogni vedono te,
e, oscuramente luminosi, sono luminosamente diretti nell’oscuro.

Allora tu, la cui ombra le ombre illumina,
quale spettacolo felice formerebbe la forma della tua ombra
al chiaro giorno con la tua assai più chiara luce,
quando ad occhi senza vista la tua ombra così splende!

Quanto, dico, benedetti sarebbero i miei occhi,
guardando a te nel giorno vivente,
quando nella morta notte la tua bella ombra imperfetta,
attraverso il greve sonno, su ciechi occhi posa!

Tutti i giorni sono notti a vedersi, finchè non vedo te,
e le notti giorni luminosi, quando i sogni si mostrano a me.

William Shakespeare - Sonetto 43

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Vecchio 12-17-2011, 06:48 PM   #6
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A Salomone, terzo re d’Israele (970-930 ca a.C.) viene attribuita la paternità del Cantico dei Cantici, libro poetico della Bibbia che esprime allegoricamente l’amore di Dio per il suo popolo attraverso un’immagine nuziale che, nel componimento, trova la sua più alta espressione.
Per ovvie ragioni non posto tutto il Cantico, ma mi limito alle parti che trovo maggiormente espressive, che pure sono lunghe, ma per me bellissime…. Isolo completamente il discorso religioso (che qui non interessa) e mi concentro totalmente su quello che è il dialogo tra due innamorati…

SECONDO POEMA - Capitolo 3

La sposa
Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
l'amato del mio cuore;
l'ho cercato, ma non l'ho trovato.
«Mi alzerò e farò il giro della città;
per le strade e per le piazze;
voglio cercare l'amato del mio cuore».
L'ho cercato, ma non l'ho trovato.
Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda:
«Avete visto l'amato del mio cuore?».
Da poco le avevo oltrepassate,
quando trovai l'amato del mio cuore.
Lo strinsi fortemente e non lo lascerò
finché non l'abbia condotto in casa di mia madre,
nella stanza della mia genitrice.

TERZO POEMA - Capitolo 4

Lo sposo
Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Gàlaad.
I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna.
Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.
Come la torre di Davide il tuo collo,
costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano fra i gigli.
Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
me ne andrò al monte della mirra
e alla collina dell'incenso.
Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia.

Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!
Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L'odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c'è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.
Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.
I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con i frutti più squisiti,
alberi di cipro con nardo,
nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo
con ogni specie d'alberi da incenso;
mirra e aloe
con tutti i migliori aromi.
Fontana che irrora i giardini,
pozzo d'acque vive
e ruscelli sgorganti dal Libano.

QUARTO POEMA

La sposa
Il mio diletto è bianco e vermiglio,
riconoscibile fra mille e mille.
Il suo capo è oro, oro puro,
i suoi riccioli grappoli di palma,
neri come il corvo.
I suoi occhi, come colombe
su ruscelli di acqua;
i suoi denti bagnati nel latte,
posti in un castone.
Le sue guance, come aiuole di balsamo,
aiuole di erbe profumate;
le sue labbra sono gigli,
che stillano fluida mirra.
Le sue mani sono anelli d'oro,
incastonati di gemme di Tarsis.
Il suo petto è tutto d'avorio,
tempestato di zaffiri.
Le sue gambe, colonne di alabastro,
posate su basi d'oro puro.
Il suo aspetto è quello del Libano,
magnifico come i cedri.
Dolcezza è il suo palato;
egli è tutto delizie!
Questo è il mio diletto, questo è il mio amico,
o figlie di Gerusalemme.

QUINTO POEMA - Capitolo 7

Lo sposo
«Come son belli i tuoi piedi
nei sandali, figlia di principe!
Le curve dei tuoi fianchi sono come monili,
opera di mani d'artista.
Il tuo ombelico è una coppa rotonda
che non manca mai di vino drogato.
Il tuo ventre è un mucchio di grano,
circondato da gigli.

Il tuo capo si erge su di te come il Carmelo
e la chioma del tuo capo è come la porpora;
un re è stato preso dalle tue trecce».
Quanto sei bella e quanto sei graziosa,
o amore, figlia di delizie!
La tua statura rassomiglia a una palma
e i tuoi seni ai grappoli.
Ho detto: «Salirò sulla palma,
coglierò i grappoli di datteri;
mi siano i tuoi seni come grappoli d'uva
e il profumo del tuo respiro come di pomi».

La sposa
«Il tuo palato è come vino squisito,
che scorre dritto verso il mio diletto
e fluisce sulle labbra e sui denti!
Io sono per il mio diletto
e la sua brama è verso di me.
Vieni, mio diletto, andiamo nei campi,
passiamo la notte nei villaggi.
Di buon mattino andremo alle vigne;
vedremo se mette gemme la vite,
se sbocciano i fiori,
se fioriscono i melograni:
là ti darò le mie carezze!
Le mandragore mandano profumo;
alle nostre porte c'è ogni specie di frutti squisiti,
freschi e secchi;
mio diletto, li ho serbati per te».

EPILOGO

La sposa
Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l'amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
Le grandi acque non possono spegnere l'amore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell'amore, non ne avrebbe che dispregio.

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Vecchio 01-10-2012, 12:39 PM   #7
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L’ultimo suono del tuo addio, mi disse che non sapevo nulla e che era giunto il tempo necessario di imparare i perché della materia. Così, tra pietra e pietra seppi che sommare è unire e che sottrarre ci lascia soli e vuoti. Che i colori riflettono l’ingenua volontà dell’occhio. Che i solfeggi e i sol implorano la fame dell’udito. Che le strade e la polvere sono la ragione dei passi. Che la strada più breve fra due punti è il cerchio che li unisce in un abbraccio sorpreso. Che due più due può essere un brano di Vivaldi. Che i geni amabili abitano le bottiglie del buon vino. Con tutto questo già appreso tornai a disfare l’eco del tuo addio e al suo posto palpitante a scrivere La Più Bella Storia d’Amore ma, come dice l’adagio non si finisce mai di imparare e di dubitare. E così, ancora una volta tanto facilmente come nasce una rosa o si morde la coda una stella fugace, seppi che la mia opera era stata scritta perché La Più Bella Storia d’Amore è possibile solo nella serena e inquietante calligrafia dei tuoi occhi.


(Sepulveda)
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Vecchio 02-05-2012, 08:50 PM   #8
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Vorrei baciarti come un giuramento da spergiurare: – Non accadrà più – e sapere che sarà quest’attesa a far combaciare perfettamente le labbra ancor prima del tempo scelto da noi per noi.
Baciami avida di tutto quello che vuoi sapere di me e a parole non ti dico.
Baciami umida di voglie di mare a divenire spuma, perché il tempo è un tiranno inesorabile, il tempo è atroce carnefice di secondi in attesa di essere consumati dalla carne.
Slacciami i respiri, infila la mano nelle mie cose, mentre provi ad addomesticarmi e ti accorgi che non puoi, non sono solito a compromessi e allora ti arrendi a fare la gattina, con le unghie impigliate fra la schiena e il cuore.
Baciami sporca di sogni densi, lucidi e incoscienti, baciami piena, dura, scorrevole, come sono le mie mani prensili di vita. Non lasciar morire i miei domani di anoressici respiri, falli mangiare attraverso muscoli di avidità, incidili di buoni umori, lasciami ricordare com’è il tuo odore quando non ci sei.
Inginocchiati sul mio destino che non concede di venire in fretta, non si lascia gestire né gestisce, si prende la testa e l’anima. Per una volta almeno. Se faccio il faro tu fai la luna, illuminiamoci attraverso, che aspettarsi è un modo di restare legati nel tempo. Nei nostri corpi vivono tante vite in segreto non solo una, le scopriamo poco a poco, assaporandoci, studiando i modi, quando siamo insicuri di essere davvero sicuri di noi stessi.
Non voglio più recitare un copione che si ripete, la stessa parte, sempre uguale. Mescolo le mie vite, il corpo resta uno e come una roulette russa gioco a eliminarmi. Ogni inizio è già iniziato dal dolore, non siamo vergini ai fenomeni dell’amore.
Per una volta almeno raccontami una favola vera, per una volta almeno, fammi morire di te.


Massimo Bisotti da “La luna blu”


bellissimo...
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Vecchio 02-10-2012, 03:12 PM   #9
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Proprio bella e colta!
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Il pessimista deve inventarsi ogni giorno nuove ragioni di esistere
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Vecchio 02-10-2012, 05:43 PM   #10
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Proprio bella e colta!
Vero??? Sono d'accordissimo! E poi ha delle espressioni potenti e affascinanti...!
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Vecchio 04-01-2012, 01:18 PM   #11
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Ti toglievi la fascia dalla vita, ti strappavi i sandali, gettavi in un angolo l'ampia gonna, era di cotone, mi sembra, e scioglievi il nodo che ti stringeva i capelli in una coda. Avevi la pelle d'oca e ridevi. Eravamo talmente vicini che non potevamo vederci, assorti entrambi in quel rito urgente, avvolti nel calore e nell'odore che emanavamo insieme. Mi aprivo il passo per le tue vie, le mie mani sulla tua vita protesa e le tue impazienti. Sfuggivi, mi percorrevi, mi scalavi, mi avvolgevi con le tue gambe invincibili, mi dicevi mille volte vieni con le labbra sulle mie. Nell'attimo estremo avevamo un bagliore di completa solitudine, ciascuno perduto nel proprio abisso rovente, ma subito risorgevamo al di là del fuoco per scoprirci abbracciati nel disordine dei guanciali, sotto la zanzariera bianca. Ti scostavo i capelli per guardarti negli occhi. Talvolta ti sedevi accanto a me con le gambe raccolte e il tuo scialle di seta su una spalla, nel silenzio della notte che iniziava appena. Così ti ricordo, in quiete.

[Isabel Allende, Eva Luna racconta]
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Vecchio 04-09-2012, 07:20 AM   #12
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Mi hai preso intero. Non avrà più niente da prendere la morte.
Respiro nel tuo corpo. Ho gettato il seme di mille ragazzi nel tuo sudato campo;
mille cavalli galoppano sul monte, trascinando con sè abeti sradicati,
scendono fino alle porte della città, sollevano la testa,
guardano con gli occhi neri a mandorla l'Acropoli, gli alti lampioni,
battendo le ciglia corte. I segnali verdi e rossi gli procurano uno spiacevole imbarazzo. E quel vigile
muove le mani come per cogliere un invisibile frutto dalla notte
o afferra una stella per la coda. Girano il dorso
come sconfitti in una battaglia che non c'è stata. E d'improvviso
scuotono ancora la criniera e galoppano verso il mare. Sul più bianco cavalchi nuda tu. Ti chiamo. Sui tuoi seni
due rami d'edera incrociati. Una chiocciola
immobile sui tuoi capelli. Ti chiamo, amore. Tre giocatori di carte, dopo una notte insonne, entrano nella latteria qui accanto. Albeggia.
Si spengono le luci della città. Si versa liscio il gran pallore
sulla tua pelle. Sono dentro di te. Chiamo da dentro. Ti chiamo
qui dove convergono rombando i fiumi e rotola giù il cielo nel corpo umano,
sollevando con sè
creature mortali e cose - anatre selvatiche, bufali, finestre,
i tuoi sandali estivi, un tuo braccialetto, un riccio di mare, due colombi,
nel recinto aperto di un'inspiegabile, non richiesta immortalità.

Ghiannis Ritsos - da "Erotica"
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Vecchio 04-15-2012, 08:35 PM   #13
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Francisco l'attrasse a sé e le cercò le labbra.
Fu un bacio casto, tiepido, lieve tuttavia ebbe l'effetto di una scossa tellurica nei loro sensi. Entrambi percepirono la pelle dell'altro prima mai così precisa e vicina, la pressione delle loro mani, l'intimità di un contatto anelato fin dagli inizi del tempo.
Li invase un calore palpitante nelle ossa nelle vene nell'anima, qualcosa che non conoscevano o che avevano del tutto scordato, perché la memoria della carne è fragile.
Tutto scomparve intorno ed ebbero coscienza solo delle labbra unite che prendevano e ricevevano.
...


L'ardore di quel bacio non li abbandonò per molti giorni e riempì di fantasmi delicati le loro notti, lasciando il ricordo sulla pelle, come una bruciatura. La gioia di quell'incontro li rapiva, facendoli levitare per strada, li spingeva a ridere senza motivo apparente, li risvegliava concitati nel mezzo di un sonno. Si toccavano le labbra con la punta delle dita ed evocavano esattamente la forma della bocca dell'altro.

[Isabel Allende, D'amore e ombra]


Disincantata ma senza speranza... Di baci non riesco a guarire..
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Vecchio 05-17-2012, 12:33 PM   #14
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Alla fine dei giochi non cambierei niente, nemmeno gli arrivi derisi o le false partenze.
Perché sei la prima donna ad essere arrivata sul mio pianeta senza farmi le carte per scoprire il mio segno, nel tempo intatto delle due costellazioni dei tuoi occhi.
Tu, il mio pianeta privato dove rifugiarsi ad attendere l’alba.


Ti ho amato dal primo sguardo senza tradirlo mai, neppure da lontano, nemmeno in altri occhi.
Perché il mio sguardo è tuo e tu non sei mai così bella come quando guardi me.


Perché tu hai dato alla mia vita quell’incanto inatteso, imprevisto, stellare, che ti sposta per sempre il posto al cuore, quel significato profondo che non si può pretendere e che posso definire solo estasi.
Tu mi hai riscritto i sogni e popolato l’anima di meraviglia.
Se non ti avessi mai vista non avrei questi occhi, se non ti avessi incontrata non sarei me. Anche se sei nata dopo di me devi aver aperto gli occhi al cielo qualche istante prima, per farmi strada nel tuo cuore, filo d’erba al vento dei miei pensieri.


Per questo anche fuggendo via mi sono sempre ritrovato sulla rotta del tuo cuore.
E se fosse a domani o a mai più non importa, il tutto e il nulla si toccano agli estremi di qualcosa che è impossibile dimenticare o trattenere.
E per quanto cercheremo di estirparla, di devitalizzarla per renderla innocua è qualcosa che semplicemente esiste e continuerà ad esistere perché toglie i lucchetti alla ragione.
Qualcosa che più semplicemente è.


Massimo Bisotti tratto da “La luna blu”

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Vecchio 05-17-2012, 01:28 PM   #15
Essenza
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