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Vecchio 05-19-2010, 01:08 PM   #1
salvatore
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Data Registrazione: May 2010
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Predefinito vicolo bugno

La Cattedrale di Palermo è là, sfolgorante di luci, di bellezza, di stili architettonici, di ori e di gloria, di tante lacrime e di fiumi di sudore che sono stati versati per tirarla su. La gente passa, a volte si ferma e lancia verso la costruzione un’occhiata distratta, ripetitiva di molte altre lanciate in passato e tuttavia, in questa città caotica, paralizzata dal traffico delle macchine, dal tempo, ormai avvelenata dai gas di scarico, c’è poco tempo per fermarsi ad ammirare le cose belle, le delizie del cuore. Non c’è più tempo neppure per ascoltare la vita e l’umanità che ancora pulsa con rabbia nel ventre di questa città. Un popolo di sordi gira per le strade di Palermo, si toccano, si strusciano, ogn’uno impegnato nella ricerca di quei simboli che solo possono giustificare una inutile, grigia esistenza. Corrono tutti, indaffarati, alla caccia del denaro, di status simbol, indifferenti alle voci di dolore che provengono da quei vicoli semibui.

Vicolo Bugno è uno dei tanti. Ad inoltrarsi lungo questa stradina stretta e buia, dopo alcuni passi ci si sente sperduti, assaliti da mille stupidi timori. La gioia per la vista della cattedrale con le sue pietre rilucenti al sole, lascia adesso il passo ad una penombra fredda ed ostile. Per quanto lo sguardo si alzi fiducioso verso il cielo, sembrerà di non poterlo scorgere ad eccezione di una striscia evanescente e stretta che tende a scomparire verso l’alto, tra due vecchi palazzi che sembrano volersi congiungere. Il rumore del traffico che si snoda lungo il Corso Vittorio Emanuele, accompagna il visitatore nei primi passi poi, lentamente, si perde in lontananza. Altri rumori, altri suoni accolgono lo stupefatto individuo. A camminare nel vicolo ci si rende conto che in effetti esso è molto più stretto di quanto stimato a prima vista, in alcune parti le porte delle abitazioni rimangono aperte in tutte le stagioni, si ha quasi la sensazione che quel tratto all’aperto sia la naturale continuazione di due appartamenti posti uno di fronte all’altro e che a passare nel mezzo si rischia di violare la privacy delle famiglie che vi abitano. Nel mezzo del vicolo sciviola via, lentamente, un filo d’acqua saponosa, ultimo residuo di un bucato appena fatto, un odore di candeggina pare che venga perennemente fuori da quei muri. Da una delle finestre, protetta da un’enorme inferriata, esce ad alto volume la musica di una canzone napoletana. Qualche metro più avanti una madra affacciata ad un balconcino chiama a squarciagola il proprio figlio che è lontano o forse nicchia perchè non vuole lasciare il gioco iniziato con i propri compagni:
- “Salvatore, Salvatooreee! Dunne chi si? Quannu veni stasira tò patri, ti fazzu ammazzari”.
Un vecchi se ne stà seduto sopra una seggiola sgangherata posta davanti l’uscio di casa, lo sguardo apparentemente assente, in realtà attento a seguire i movimenti dell’estraneo per capire se egli può arrecare danno alla comunità del vicolo.
I molti panni stesi nel vicolo sembrano intessere un dialogo perenne tra le varie famiglie e ne rafforzano i legami di solidarietà. Qualcuno dialoga con il suo vicino di casa mentre accudisce alle proprie faccende e altre voci si uniscono al dialogo come se tutto il Vicolo Bugno fosse una calda, irascibile, rumorosa famiglia.
salvatore è offline   Rispondi Citando
Vecchio 05-19-2010, 03:28 PM   #2
fabykiss75
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Messaggi: 4.033
Predefinito Riferimento: vicolo bugno

Citazione:
Originariamente inviato da salvatore Visualizza Messaggio
La Cattedrale di Palermo è là, sfolgorante di luci, di bellezza, di stili architettonici, di ori e di gloria, di tante lacrime e di fiumi di sudore che sono stati versati per tirarla su. La gente passa, a volte si ferma e lancia verso la costruzione un’occhiata distratta, ripetitiva di molte altre lanciate in passato e tuttavia, in questa città caotica, paralizzata dal traffico delle macchine, dal tempo, ormai avvelenata dai gas di scarico, c’è poco tempo per fermarsi ad ammirare le cose belle, le delizie del cuore. Non c’è più tempo neppure per ascoltare la vita e l’umanità che ancora pulsa con rabbia nel ventre di questa città. Un popolo di sordi gira per le strade di Palermo, si toccano, si strusciano, ogn’uno impegnato nella ricerca di quei simboli che solo possono giustificare una inutile, grigia esistenza. Corrono tutti, indaffarati, alla caccia del denaro, di status simbol, indifferenti alle voci di dolore che provengono da quei vicoli semibui.

Vicolo Bugno è uno dei tanti. Ad inoltrarsi lungo questa stradina stretta e buia, dopo alcuni passi ci si sente sperduti, assaliti da mille stupidi timori. La gioia per la vista della cattedrale con le sue pietre rilucenti al sole, lascia adesso il passo ad una penombra fredda ed ostile. Per quanto lo sguardo si alzi fiducioso verso il cielo, sembrerà di non poterlo scorgere ad eccezione di una striscia evanescente e stretta che tende a scomparire verso l’alto, tra due vecchi palazzi che sembrano volersi congiungere. Il rumore del traffico che si snoda lungo il Corso Vittorio Emanuele, accompagna il visitatore nei primi passi poi, lentamente, si perde in lontananza. Altri rumori, altri suoni accolgono lo stupefatto individuo. A camminare nel vicolo ci si rende conto che in effetti esso è molto più stretto di quanto stimato a prima vista, in alcune parti le porte delle abitazioni rimangono aperte in tutte le stagioni, si ha quasi la sensazione che quel tratto all’aperto sia la naturale continuazione di due appartamenti posti uno di fronte all’altro e che a passare nel mezzo si rischia di violare la privacy delle famiglie che vi abitano. Nel mezzo del vicolo sciviola via, lentamente, un filo d’acqua saponosa, ultimo residuo di un bucato appena fatto, un odore di candeggina pare che venga perennemente fuori da quei muri. Da una delle finestre, protetta da un’enorme inferriata, esce ad alto volume la musica di una canzone napoletana. Qualche metro più avanti una madra affacciata ad un balconcino chiama a squarciagola il proprio figlio che è lontano o forse nicchia perchè non vuole lasciare il gioco iniziato con i propri compagni:
- “Salvatore, Salvatooreee! Dunne chi si? Quannu veni stasira tò patri, ti fazzu ammazzari”.
Un vecchi se ne stà seduto sopra una seggiola sgangherata posta davanti l’uscio di casa, lo sguardo apparentemente assente, in realtà attento a seguire i movimenti dell’estraneo per capire se egli può arrecare danno alla comunità del vicolo.
I molti panni stesi nel vicolo sembrano intessere un dialogo perenne tra le varie famiglie e ne rafforzano i legami di solidarietà. Qualcuno dialoga con il suo vicino di casa mentre accudisce alle proprie faccende e altre voci si uniscono al dialogo come se tutto il Vicolo Bugno fosse una calda, irascibile, rumorosa famiglia.
Che bello,direi "carnale" questo tuo scritto.Conosco il popolo siciliano,il loro cuore grande,il loro sguardo fugace.

"E' una calda, irascibile ,rumorosa famiglia"
fabykiss75 è offline   Rispondi Citando
Vecchio 05-20-2010, 09:36 AM   #3
salvatore
Junior Member
 
Data Registrazione: May 2010
Messaggi: 4
Predefinito Riferimento: vicolo bugno

in molti dimenticano che siamo fatti di molti componenti e che quando diamo ad essi un certo equilibrio diamo alla nostra qualità della vita un bel spintone verso l'alto.
salvatore è offline   Rispondi Citando
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