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TERZA PARTE
Poi, il giovane testimone, guardando le spoglie della piccola creatura, vedendola inerme, continuò nel suo intenso dialogo con l’ALTISSIMO: ”TU SIGNORE sei COLUI che dà al momento giusto, il giusto necessario. Così quando tornai ad abitare di nuovi tra i miei simili, mi mettesti nuovamente un velo simile alla dimenticanza. Mi togliesti con grande sapienza, l’illuminazione totale affinché potessi camminare tra gli uomini vivendo del mio sudore spirituale, allo scopo di non avere privilegi alcuni rispetto a coloro che non sanno, ovvero i più poveri. Così mi incamminai col sigillo nel mio cuore, alla ricerca delle tracce che man mano, usando il mio massimo intelletto, avrei percepito e scovato nel lungo pellegrinaggio della mia vita futura. TU mi mandasti un tuo ministro in pieno giorno, affinché mi annunciasse che tutto ciò, che il mondo con le sue ricchezze mi avesse offerto o trovato e qualsiasi disciplina filosofica o religiosa avessi conosciuto, avrei dovuto astenermi, facendo voto di astinenza nei loro confronti. Avrei dovuto sì, avvicinarmi alle loro tende per conoscerne il loro cuore ed usanze, ma sempre da ospite - ringraziandoli del loro dare- sarei dovuto tornare a dormire e vivere nella tenda della Tua Santa Alleanza, allestita al cospetto dei cieli e la terra, pilastri del visibile e del non visibile. Tutto questo affinché potessi essere straniero per i miei fratelli e fratello per gli stranieri. Diventai nudo, privo di ogni bellezza che il mondo ricerca ed invidia, affinché in queste vesti da povero potessi passare inosservato tra le future fauci del drago. Perché TU mi donasti una ricchezza inestimabile. Tesoro senza uguali, scrigno di vera salvezza da portare in tutta segretezza fino al momento in cui - in future profezie - come un antico sacerdote avrei dovuto metterlo sull’altare improvvisato come dono prezioso e come tuo unico amministratore, donarlo a quell’erede od eredi, da Te scelti al momento e luogo. Certo è, che il grande drago e la sua progenie di spiriti immondi, di sicuro mi attaccheranno su tutti i fianchi, fin quando avrò vita. Attraverso il corpo carnale malato di desideri impuri a causa del loro ministero, mi spingeranno a sperperare il seme della Tua santa progenie, inebriandomi poi con coppe fatte di sangue innocente. Ma Tu che Sei COLUI che vede l’inizio e la fine di tutte le opere dell’uomo, decretasti che il Tuo Santo Spirito collaborasse con l’uomo, non più di centoventi anni. Ti ringrazio SIGNORE della Tua Santa Alleanza concessa a noi umani per i nostri fievoli passi. Avendo accettato col Tuo benestare, il voto di assoluta povertà, privandomi di ogni sigillo regale, per essere accettato in ugual misura dai miei fratelli e sorelle in schiavitù. Pianti, gioie e dolori dovrò provare; ora per le mie dimenticanze nonché disobbedienze, ora per vanità. Questo è il giusto necessario, affinché SIGNORE, non scenda il velo a causa delle nostre opere malsane e ci impedisca di avere la Tua Misericordia, nonché vera manna, in questo deserto della dimenticanza.” Fece nuovamente una pausa per prendere una foglia larga e metterla come giaciglio al piccolo corpo inerme, per posarlo poi con delicatezza, in un angolino in attesa della sua fidanzata: “SIGNORE DELLA VITA!” – continuò –“ Mi ricordo ancora quando quella sera, nella mia camera Tu mi facesti trovare il corpo inerme appartenente al piccolo popolo delle formiche. Essa nella sua completa assenza di vita, mi fece riaffiorare – oltre ad una grande pena – l’incontro avuto con Te in rapimento di spirito. Mille pensieri correvano nel mio essere ed immaginavo la sua vita fatta tra i suoi simili. Mi chiedevo, se mai avesse avuto la parola, cosa avrebbe potuto dirmi, avendo abitato come coscienza in quell’involucro. Ma in verità poi mi chiesi che se anche avessi avuto la possibilità di rivederla tornare in vita attraverso il Tuo Benestare, non le avrei certo fatto domande sulla sua vita ma semmai le avrei domandato se avesse mai conosciuto la Tua Santa Luce, prima o dopo la sua dipartita e se il suo popolo nei loro passi terreni, Ti conoscono adorandoTi. Così come al solito, per incanto, Tu mi concedesti di poter formulare direttamente ad essa, le mie ultime due domande. Anticipatamente, secondo il Tuo Santo Codice, mi illuminasti sul metodo di comunicazione temporale che avrei dovuto usare - al Lazzaro - figlia del piccolo popolo. Nelle mie mani, essa, per volere Tuo si risvegliò, piena di nuova energia nel corpo e nello spirito. Ella, con tre sì o con tre no – attraverso, ora con le zampe o con la testa – rispondeva alle mie domande da Te in verità messe sulla mia bocca. Ella, confermò che come nell’uomo, così è tra il piccolo popolo: chi Ti onora e chi non fa altro che accumulare ricchezze per se stesso. La terra della dimenticanza ha impregnato tutto e tutti nell’adorazione dell’Io personale. Dopo, mi confermò, che il suo giovane spirito, non poteva più operare nuovamente tra i suoi simili; ella aveva finito i suoi passi sulla Terra e che io ero l’ultimo compito da lei svolto. Così, in simbiosi, alzando ognuno il proprio segno di preghiera, ringraziammo Te, nostro DIO DIO DELL’UNIONE degli spiriti e dei corpi, così facendo, ci congedammo. Per alcuni giorni il suo corpo rimase nello stesso punto dove l’avevo deposto quella sera, poi in segno pietà, lo deposi tra i fiori e la madre terra.” 2° atto di grazia: La Sacra Danza Nuziale Poi, da lontano, sentì la voce della fanciulla che lo salutava da lontano e i suoi occhi si riempirono di gioia e di tristezza nello stesso momento. “Non ho parole!” – esclamò il giovane – “Colei che sta arrivando, non è come tanti pensano: l’anima gemella, percepita così dall’entusiasmo del romanticismo classico. Abbiamo sì, iniziato e seguito, come fanno tutti gli innamorati, il primo percorso di conoscenza dei nostri propositi l’uno verso l’altra, riempiendoci di attenzioni e piccoli doni, fatti ora di carezze, ora di cimeli terreni,ecc. La nostra felicità seguiva il normale corso degli eventi, con l’approvazione o la disapprovazione dei nostri cari. Ma poi, in una luminosa serata allettata dal profumo dei campi di grano, in piedi ad ammirare la volta celeste, assorti ad assaporare i nostri sguardi - pieni di perché sul nostro futuro - all’improvviso, pur non essendo abbracciati, ci sentimmo avvolti da qualcosa di grandioso e trascendentale. Come un fulmine a ciel sereno, dopo che il mio spirito - contemplando il tutto - chiedeva in silenzio la Tua approvazione, nonché benedizione per la mia scelta nei suoi confronti: fummo colti da un esperienza unica. Per un attimo, io ero dentro il corpo di lei, sentendo ciò che faceva parte del suo animo passato e presente e in più vedevo me, attraverso i suoi occhi. Poi, come una piuma al vento, mani invisibili mi sollevarono, percependo la consapevolezza di partecipare ad una “Sacra Danza”. Tutto ciò che era in alto: le stelle, le nuvole, la Luna, il vento, i fiori, gli alberi, dal più piccolo al più grande essere e forma di vita, che erano presenti in uno spazio non definito, mi diedero sentendoli, il loro corpo e la loro vita vissuta. Il concetto di tempo, nella misura terrena, era in me assopito. Non avevo parole, tanto era il mio stupore quando subito dopo tornai nel mio corpo e guardando lei, mi accorsi che era stupita quanto me. Le nostre parole dopo un po’ uscirono insieme, tali e quali. Non solo le nostre bocche contemporaneamente si muovevano in sintonia unica, ma anche il nostro intelletto esponeva in accordo - come se fossimo un unico spirito ed un unica anima, la stessa identica testimonianza. TU ci desti la Tua Benedizione, facendoci entrare ognuno nell’animo dell’altro, affinché il nostro metro di misura non dettasse la nostra unione, ma semmai l’Abbraccio Interiore avuto dal Tuo Spirito. Esso è l’anello forgiato che legalizza l’unione davanti a Te. Non importa se in futuro saremo l’acqua e il fuoco in questa terra della dimenticanza, il viaggio lo faremo insieme, perché noi siamo diventati – danzando al Tuo Cospetto – ora la costola di uno e ora la costola dell’altro.” FINE TERZA PARTE |
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