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Cari amici, lascio qui a voi un altra testimonianza.
Per chi non avesse letto le precedenti e volesse comprendere meglio il perchè di quanto scritto, basta che cerchi i post precedenti sempre in questa medesima sezione di "Angeli". Queste testimonianze, non hanno assolutamente l'intento di fare dell'idolatria personale (come ad esempio del giovane di cui leggerete), ma solo testimoniare atti grandiosi compiuti dall'ETERNO e di cui il giovane ne fu testimone. Nei precedenti racconti ed in questo, sono presenti il termine "di giovane sciamano", riferito al giovane di cui leggerete; ma questo nome, era solo il nome che erroneamente gli era stato dato. Il giovane – ora padre - era solo un “giovane testimone” e tale voleva essere. Perchè soltanto l'ETERNO può muovere i Cieli e la terra. Ciò che fece, fu soltanto quello di testimoniare l'ETERNO. Queste testimonianze, sono un messaggio di pace e speranza che desidero condividere con voi. Esse, sono testimonianze di fatti realmente accaduti. Ciò che questi messaggi hanno in comune, è che sono un messaggio universale che testimonia il diritto a conoscere l'ETERNO, poichè conoscerLo è un diritto di ogni creatura. Se qualcosa non dovesse esservi chiaro, scrivetemi pure qui o un messaggio privato. A seconda di come vi troverete meglio. ps: poichè nei post di questo forum il limite è un tot di "caratteri", ho dovuto per forza separare in due parti il medesimo racconto. La seconda parte la troverete sempre in questa medesima sezione. E sono sempre testimonianze del ciclo del santo sentiero onorevole. Per ciclo, intendo le undici testimonianze che sono presenti al blog e che condividerò con voi. Questa è già la settima testimonianza. L'ambasciatore mansueto dell'umiltà (prima parte) Come sempre accade in queste storie fiabesche vissute, la vera impronta che contraddistingue l’intervento del GRANDE SPIRITO da quello umano, è che non solo i testimoni beneficiari conoscono all’ultimo istante in spirito profetico le fasi in cui manifesteranno i segni divini, ma come vedremo in questo epilogo essi (i testimoni) sono quasi sempre ignari, almeno di una parte di essi, se non quando man mano si realizzano. Questo accade non perché l’ETERNO non si fidi dei suoi interlocutori, ma perché tutti i presenti di quel momento in quel raggio della sua azione attraverso la Sua danza degli elementi i suoi abitanti (ogni creatura e forma vivente in quel momento) facciano e conoscano la vera ed unica pace universale. Un attimo prima ignoravano non solo l’esistenza di uno e dell’altro ma scopriranno a bocca aperta di aver partecipato con una gioia improvvisa alla Santa Adunanza trovandosi per incanto non solo per la prima volta abbracciati nel danzare bensì nonostante la forma e la vecchia incomprensione, fratelli e figli della madre vita sotto l’abbraccio ondeggiante del Grande Padre Celeste.” Era un giorno come tanti altri riguardo al problema di come procacciarsi il cibo e ben consapevoli i due amici non avendo in quel momento un lavoro si attrezzarono alla bell’e meglio per risolvere il solito problema che affligge l’umanità da sempre. Armati di canne verdi da fiume con in punta un filo ed un esca improvvisata si accostarono sulla riva immedesimandosi in esperti pescatori. Ma nonostante la loro fulgida fantasia e caparbietà dovuta alla fame arretrata le ore mattutine passarono senza nessun risultato tanto da spingere visto il caldo mezzogiorno inoltrato a rifocillarsi all’ombra di una quercia adiacente al fiume. “Isaia! - disse l’esperto amico girovago Pino -“ Mi sa che dobbiamo accontentarci visto il fiasco che abbiamo avuto e che non vi sono piante da frutto nelle vicinanze, di aprire queste ghiande e saziarci come fanno i roditori di bosco. Non sono malvagie anzi, ti aiutano pure a liberarti più facilmente l’intestino.” Isaia scoppiò in una risata unica: “Pino, ma che dobbiamo liberare, dopo che non mangiamo altro che frutta quasi verde? Semmai i mal di pancia ci sono e perché siamo pieni di gas, cioè di niente! -“Ma sì” aggiunse Pino “Almeno siamo all’ombra, facciamoci un sonnellino, poi come tu mi hai sempre rivelato: qualcosa avverrà! Siamo solo sfiduciati e deboli e quindi facili al pessimismo!” E con uno sbadiglio improvviso si congedò russando in un sonno ristoratore. Le nubi si rincorrevano in alto con colori e forme diverse e con le parole di incoraggiamento ancora nella mente dell’amico, il giovane sciamano, rifletté sul da farsi; visto che l’indomani era ancora incerto riguardo ad una possibile proposta di lavoro, cercò di parlare all’ALTISSIMO: ”Sono sempre stato restio a chiedere più di quello che mi aspetta…anche se tutto viene da te, è pur vero che ogni creatura deve in certi momenti guadagnarsi con le proprie capacità e anche con l’estremo sudore le cose utili del suo quotidiano, affinché il suo “Io” non cada nell’ozio e quindi nello sfruttamento dei suoi simili. Però SIGNORE, come tu hai visto, il nostro fare in questi tre giorni è stato sterile e le nostre capacità improvvisate sulla pesca ad…oltranza, hanno fallito miseramente. Io di sicuro non voglio tentare la Tua Misericordia, ma in questo momento mi viene in mente quando attraverso il Tuo Figlio Prediletto, lo Spirito dell’Abbondanza lo servì. Vedo ed immagino la gioia esplosiva prima degli apostoli sul lago Tiberiade riguardo alla pesca fruttuosa e poi i loro volti quando lo stesso Spirito attraverso nuovamente Tuo Figlio moltiplicò i pani e i pesci per tutti i bisognosi presenti. Forse questo, SIGNORE sono i sintomi della fame che si fa sentire in maniera sempre più dirompente, ma sono anche preoccupato per il mio amico, perché se egli si trova in questa sgradevole situazione, è perché ha avuto fiducia nel seguirmi ciecamente lasciando dietro di sé, tutti i progetti nel cassetto della sua “memoria”…Io so in verità che TU, già prima che noi avessimo bisogno, hai dato disposizione ai Tuoi spiriti servitori, di servirci, ciò che noi avremmo avuto bisogno, dandolo solo al momento che noi avremmo parlato a te con tutto il cuore, ecco SIGNORE, che io mi affido nuovamente a te, aspettando all’orizzonte la TUA Benignità…” Detto questo scivolò in un breve sonno. Passò pochissimo tempo, quando furono svegliati entrambi dall’improvviso senso di umido nel volto e nelle mani, constatando con loro stupore un muso pieno di peli e uno sguardo che incuteva tenerezza. -“Isaia!” disse Pino “Hai visto? Abbiamo un nuovo ospite e mi sa che dall’aspetto abbia più fame di noi, vista la sua mole!” -Aggiunse il giovane sciamano:” Chissà di che razza è? Sembra un misto tra un bracco e un cane da pastore inglese; è di un marrone che ricorda il cioccolato. Però mio nuovo amico - continuò accarezzando l’animale - non abbiamo nulla da poterti sfamare, siamo nella stessa…minestra!” A quest’ultima battuta fatta fuori luogo, non solo lui e l’amico risero a crepapelle, ma anche il cane sembrò partecipare alla risata, facendo uscire versi e movimenti strani dalla bocca e agitando la coda in maniera euforica. Ad un tratto il nuovo ospite andò sulla riva del fiume, prese una pietra la portò facendola cadere davanti a loro e corse immediatamente alla riva, stando con le spalle ad essa, immobile come un portiere di calcio con la testa rivolta verso il fianco del fiume, come a far capire che la pietra doveva essere lanciata dietro le sue spalle cioè nel fiume. Pino disse: “E’ strano anche lui! Non solo noi! Tutti gli altri cani vorrebbero giocare sull’asciutto con qualsiasi oggetto, magari senz’altro il bagno l’amerebbero fare! Mi sembra di capire che l’acqua sia il suo habitat!” Detto questo con cautela lanciò la pietra presso la riva, in maniera di assicurarsi che non toccasse l’acqua alta e lanciò la pietra che l’amico a quattro zampe aveva posato. Si sentì un forte tuffo nell’acqua e sparendo e riemergendo velocemente per tornare subito ai loro piedi portando no la pietra ma bensì un turgido pesce d’acqua dolce… Lo sbalordimento generale fu ancora più elevato quando ad ogni lancio di pietra corrispondeva un altrettanto pesce. La cosa andò avanti per più di un ora; non perché ai due amici non gli bastava o volessero continuare con ingordigia, ma era lo stesso animale che insisteva con entusiasmo fuori dal razionale, quasi a far capire che per lui non era solo un gioco ma stranamente un modo di vivere… Però gli amici spinti da un forte senso di protezione nei suoi riguardi e un senso di colpa nel vederlo così zelante, nonostante i sintomi del freddo, decisero con una coperta di avvolgerlo e tenerlo vicino ad un fuoco costruito non tanto per mangiare ma per scaldare una così forte generosità senza uguali… Tra le carezze l’animale accettò di riposarsi. Intanto fecero capolino presso di loro alcuni giovani viandanti, che come loro giravano il mondo… I due padroni di quella tenda improvvisata (cioè i due amici) li invitarono a fermarsi e condividendo in una improvvisata tavola, ciò che era a disposizione. Gli ospiti tirando fuori del pane che mancava e del vino, fecero i complimenti per la fruttuosa pesca, elogiando il vero responsabile, giacché i due amici non tennero nascosto l’assoluto merito dell’amico a quattro zampe; perché era giusto che tutti sapessero se si fossero accampati, che lui era a disposizione di chiunque avesse bisogno… E al tramonto, dopo essersi saziati tutti, compreso per primo l’eroico artefice tra un bicchiere di vino e un pasto caldo discussero tutti, ognuno del proprio pensiero riguardo le motivazioni del proprio errare nei boschi nel Sud della Francia. Così il giovane sciamano poté esporre la sua dottrina del DIO DELL’UNIONE, iniziando con l’esempio del cane intitolato da lui “l’umiltà della generosità”. FINE PRIMA PARTE |
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