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Amico*
Data Registrazione: Aug 2010
Località: Modena e nel mondo
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Un cuoco vedovo, il miglior chef di Taipei, riacquista il suo gusto una volta che le sue tre figlie se ne vanno di casa. Dopo Pushing Hands (1991), inedito in Italia, e Il banchetto di nozze (1993), questa “soup-opera” chiude un'ideale trilogia sui rapporti tra genitori e figli del sino-americano A. Lee.
I suoi due temi centrali sono la cucina (il cibo come mezzo di comunicazione, metafora dell'esistenza, offerta di affetto che ne diventa il sostituto) e il mangiare insieme come rito familiare che esorcizza l'incapacità di comunicazione verbale dei sentimenti. Assomiglia ai suoi personaggi europei o europeizzanti fuori, ma asiatici dentro nella sua miscela di dolce e agro, buffo e triste, leggerezza e gravità. Non è un film incredibile, però è originale e interessante soprattutto per come viene descritto e raccontato il rapporto che questo padre ha con le tre figlie, così diverse tra loro. Fa riflettere... Cosa spettacolare è tutta la parte dedicata alle preparazioni culinarie (cinesi). Io che ogni tanto mi soffermo sul canale Gambero Rosso, sono rimasta a bocca aperta, non per l'acquolina in bocca, ma per la maestria con la quale questo cuoco cuoce, taglia, affetta, imbottisce, a una velocità incredibile e con una perfezione strabiliante, utilizzando coltellacci che farebbero invidia a Psycho con una destrezza che incanta, per tavolate di manicaretti coreografati come solo i cinesi possono fare! Finale con sorpresa ![]()
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E morderò la pelle che batte sul tuo cuore, perchè ti voglio.
- A.B. |
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