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Vecchio 05-22-2007, 07:12 PM   #1
enrichetto
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Ecco "Sicko", Cannes applaude Michael Moore
Ma il regista rivela: «Martedì rischio l'arresto»

CANNES (19 maggio) - Il nuovo, pesante atto d'accusa di Michael Moore è arrivato oggi al festival di Cannes. Ancora una volta un film documentario. E se i successi di Moore sono tanto più grandi quanto più intaccano il potere con la P maiuscola, anche "Sicko" promette bene. La sua nuova creatura (che nasce dopo Bowling a Columbine e Farenheit 9/11) gli ha infatti procurato un' azione legale da parte dell'amministrazione Bush. Ma Moore non si ferma. Di applausi Sicko ne ha già strappati tanti questa mattina. E anche stasera, al Festival che ha visto il regista conquistare la Palma d'Oro con Farenheit 9/11, gli spettatori saranno in tanti. Per vedere Sicko nelle sale dovremo invece aspettare il 29 giugno.

Un documentario che tratta un tema delicato e di interesse primario, raccontando la grave situazione del sistema sanitario americano, in mano alle assicurazioni private e alle lobby farmaceutiche. «Non si può più aspettare né 10 né 20 anni per avere una riforma della sanità in America», ha affermato il regista.

Un tema tristemente reale, che l'abilità di Moore riesce a tratti a trasformare in una commedia tragicomica. Come nei momenti in cui si aggira tra i viali di Parigi e non riesce e a nascondere la sua invidia per la gente felice, le coppiette di innamorati che si baciano e, soprattutto, i malati che riescono ad andare in ospedale senza aprire il portafogli. «Perché in Francia la sanità è pubblica e gratuita», sottolinea Moore.

Sono invece 50 milioni gli americani che non hanno assistenza sanitaria perché è a pagamento e non se la possono permettere. La middle class è costretta a scegliere, come documenta Sicko, se dopo un incidente riattaccare entrambe le falangi per 60 mila dollari o sceglierne una sola a 12 mila, se fare un finto matrimonio in Canada per avere accesso alle cure anti-cancro, che in America sono rifiutate a chi non è adeguatamente assicurato.

Ma Sicko tocca anche altri punti che per gli Usa sono tabù. Vuole infatti dimostrare che la sanità di un Paese ricco come l'America è meno efficace di quella di un Paese povero come Cuba. Per farlo il regista ha utilizzato un altro espediente spettacolare documentando il viaggio, da Miami a Guantanamo, di alcuni reduci volontari dei Vigili del fuoco che furono gli eroi di Ground Zero. E che si sarebbero ammalati proprio dopo il loro intervento sul luogo della tragedia. In sostanza, eroi che non possono permettersi cure a pagamento ed emigrano.

L'intento di Moore era quello di portarli nell'ospedale di eccellenza che cura i terroristi di Guantanamo. Ma l'operazione non è riuscita. Il regista ha così fatto in modo che gli ex pompieri fossero curati nell'ospedale pubblico di Cuba. Risultato: la sanità dell'isola è eccellente. Ed è proprio questo il motivo per cui Moore si è guadagnato l'apertura di una causa, avendo organizzato le riprese senza chiedere i dovuti permessi alle autorità statunitensi, che ai viaggi a Cuba pongono severe restrizioni.

All'inizio di maggio l'amministrazione Bush gli ha contestato di essere entrato nel territorio di Cuba. «Volevo andare nel territorio americano di Guantanamo - si è difeso il regista - Per offrire agli eroi americani dell'11 settembre la stessa eccellente assistenza sanitaria che riserviamo ai terroristi di Al Quaeda». Il resto è storia nota, ma una data incombe su Moore e Sacko: «Martedì rischio di essere arrestato e il mio film Sicko confiscato - ha dichiarato il regista - Cade infatti l'ultimatum che 20 giorni fa mi ha dato l'amministrazione Bush per essere illegalmente entrato a Cuba».

«Non ho voluto, cosa strana per me, parlare troppo durante la lavorazione di Sicko. Nonostante questo, il 2 maggio l'amministrazione Bush ha iniziato un'azione legale, avendo ottenuto alcuni spezzoni che loro credono siano rappresentativi del mio film ».
Ed ecco spiegato il perché dello stuolo d'avvocati che a Cannes segue Moore e Sicko, pronto a difenderli dal fronte delle case farmaceutiche americane e da quello (non nuovo per il regista) del governo Usa.

Nonostante tutto Moore è contento. «Dopo Bowling a Columbine e Farenheit 9/11 sono onorato di essere stato scelto di nuovo per mostrare il mio lavoro nel prestigioso festival di Cannes
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