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Cara mamma non piangere
Per l’ammalato non sempre e facile prendere il treno per andare a Lourdes.Oltre alle problematiche legate alla salute,spesso si associa anche il problema economico! E per questo scopo che nel 1903 nacque l’Unitalsi:facilitare tutti gli ammalati che desiderano andare a Lourdes.Da quella data sono tanti i “i sogni diventati realtà”.Cercare i mezzi in un paese povero diventa quasi impossibile. Cosi sembrava per il piccolo Giuseppe,12 anni,una casa in un paesino di montagna e dei genitori che con difficoltà riuscivano a fare fronte al costo delle medicine che quotidianamente doveva assumere. Lui povero ragazzino malato di tubercolosi…Anche il giorno della partenza,arrivare a prendere il treno fu un qualcosa che sapeva di impossibile! Non si riusci a trovare nessun mezzo che portasse questo ragazzino al treno…per il piccolo Giuseppe non restò altro che andarci a piedi. La sua mamma piangeva al solo pensiero di doverlo mandare da solo,lontano e all’estero,ma nonostante la sua preoccupazione lo accompagnò in quei chilometri a piedi,facendolo sostare di tanto in tanto prima di arrivare al punto prestabilito da dove sarebbe partito il “treno bianco”. Ma tisico com’era,questo primo pezzo del viaggio diventò subito un calvario. Quando arrivò alla stazione,stanco sfinito e divorato dalla febbre, fu adagiato su di una barella in attesa dell’arrivo del treno. Per la mamma il distacco fu atroce. Avrebbe rivisto il suo Giuseppe? La Madonna avrebbe ascoltato le preghiere di suo figlio e quelle del cuore di una mamma? I volontari cercarono di rassicurare quella povera donne che il suo ragazzino non sarebbe rimasto solo,ma la sofferenza era più forte di tutte le parole che sentiva intorno a sé in quel momento. Una volta sistemato sul treno,lentamente si riprese,ma il viaggio,faticoso per tutti,per lui diventò un tormento,eppure non si lamentò. Incominciò a diventare una piccola “predica”vivente,una testimonianza di vita incredibile. Il vagone per i malati con gravi patologie non era attrezzato come lo è oggi e le ferrovie spesso non facilitano certi tipi di trasporto! Mentre il treno procedeva per macinare le centinaia di chilometri,le frenate brusche,i ritardi inevitabili allungarono quel tormento. Quelle tante ore trascorse in attesa di arrivare a Lourdes,divennero anche momenti di forte edificazione per le persone che lo assistevano. Finalmente il viaggio terminò con l’arrivo alla meta tanto desiderata:Lourdes! Tutto era stupendo e al di là di ogni aspettativa. Anche il sentir parlare una lingua diversa diventò per lui fonte di curiosità e di piccole gioie innocenti. Fu accolto nel centro accoglienza malati del santuario sull’Esplanade,chiamato “Asile”. L’ospedale si trova sul lato sinistro guardando il santuario,vicino alla statua della SANTA VERGINE con il piccolo giardino di rose intorno,conosciuta come l’Incoronata. Dalla sua finestra poteva vedere il santuario e scorgervi l’altare laterale esterno dedicato a santa BERNADETTE. Ascoltare tutte quelle persone che in un via vai continuo recitavano i rosari e seguire le celebrazioni liturgiche lo riempivano di gioia. Non gli sembrava vero tutto quello che viveva e le sofferenze del viaggio ed il lungo cammino fatto a piedi per arrivare al treno,erano nulla rispetto a quello che stava vivendo. In quei giorni ebbe solo un desiderio:andare alla Grotta e alle piscine. Restava incantato a guardare la bianca statua di marmo della Grotta e lì sostava in silenzio,mentre si univa alla recita dell’AVE MARIA che avveniva intorno a lui. La prima volta nella piscina fu emozionante: adagiato in una barella,fu fatto calare lentamente nell’acqua gelida;era ciò che aveva chiesto la SANTA VERGINE.”venite a lavarvi alla piscina”. Questo rito per lui si ripeteva ogni giorno. I barellieri dovevano accompagnarlo a fare il bagno dopo lunghe ore di attesa trascorse in preghiera. Tutte le volte che ritornava al centro di accoglienza malati chiedeva immancabilmente di passare davanti all’altare di BERNADETTE per salutare la ragazzina che aveva parlato con la MADONNA,i suoi accompagnatori perciò dovevano fare una variazione del percorso prima di immettersi sotto le arcate che portano alla Grotta. Sembrava che ogni volta avesse qualcosa da dire:una confidenza ,un dialogo intimo. Una mattina mentre passava davanti all’altare di BERNADETTE mormorò:”CARA BERNADETTE DILLO TU ALLA MADONNA DI PORTARMI IN PARADISO”. Il barelliere continuò la strada accompagnandolo alle piscine e senza commentare ciò che aveva udito. Come le altre volte,lo calarono nella vasca,ma ebbe un collasso:di corsa fu portato all’”ASILE” e messo a letto. I medici accorsero al suo capezzale ma il caso si presentò subito grave. Ricevette il sacramento dell’unzione e con il suo atteggiamento raccolto in preghiera fu di esempio ai molti presenti. Dopo pochi minuti spirò. La voce si sparse in un baleno tra tutti i pellegrini. Ai volontari vennero in mente le parole che aveva detto tante volte:”sarei proprio contento di morire a Lourdes, vicino alla MADONNA!”. Non fu possibile portarlo a casa e fu quindi fatto il funerale a Lourdes. Dopo il funerale una suora radunò il piccolo bagaglio che aveva portato con sé:una valigetta che conteneva un paio di calze ed un fagottino. Delicatamente lo aprirono pensando che ci fosse qualche spicciolo,ma grande fu la meraviglia di tutti quando videro che c’era un piccolo crocifisso ed un bigliettino scritto di suo pugno:”cara mamma non piangere.Quando riceverai questa mia io sarò già con il SIGNORE. L’ho domandato io alla MADONNA di farmi morire qui a Lourdes e lei mi ha esaudito. Conserva questo piccolo crocifisso,frutto dei miei risparmi. Tu lo sai che la vita è una croce:tutte le volte che lo bacerai,ricordati che baci anche me. Ciao mamma,arrivederci in paradiso. Tuo affezionatissimo per sempre Giuseppe”. Gli occhi dei presenti si riempirono di lacrime di ringraziamento SANTA VERGINE aveva fatto loro il regalo di poter assistere e condividere i giorni di Lourdes con un piccolo angelo! Da storie come quella di Giuseppe credo che si possa dire che i treni sono “BIANCHI” perché su quei treni vi sono tanti angeli che splendono della luce di DIO. La storia di Giuseppe è un esempio di quella luce che ancora illumina la “notte” degli uomini. DAL LIBRO DI DON GIANNI TONI: LOURDES la storia,le storie
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raffy
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#2 |
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Member
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carissimi aurorini siccome sono andata a SAN GIOVANNI ROTONDO che si trova quì a pochi km dal mio paese entrando in un negozio di souvenir mi colpì questo libro.Ho copiato una testimonianza che mi ha fatto venire i brividi e le lacrime agli occhi.Vi prego di leggererla e se ve la sentite commentate pure. un abbraccio calorosissimo a tutti voi
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raffy
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#3 |
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Amico*
Data Registrazione: Oct 2009
Località: Roma
Messaggi: 1.095
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sono felicissima di aver letto questo racconto non lo conoscevo....ma la cosa non mi sconvolge più di tanto Io sono molto devota alla Madonna di Lourdes provo un amore immenso x questa mia madre in cielo...è nei miei progetti andarci presto...forse ad Aprile partirò con la mamma è un suo grande desiderio da anni e stiamo organizzando il viaggio...spero che Lei esaudirà questo desiderio mio e di mia madre e chissà se..... ![]() ho dei parenti che lavorano all'Unitalsi e ogni anno nei loro viaggi conoscono storie come questa, ma ogni volta è un'emozione diversa e immensa.......sono persone favolose che si dedicano a questi malati che cercano una grazia....ma il miracolo più bello è quello che tornando da quel viaggiotutti tornano miracolati dentro l'anima perchè vedendo la sofferenza degli altri sii riesce ad accettare la propria. un abbraccio forte Raffy ![]() ![]()
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Io sENTo Lo STEssO LE TuE MANI ANChE SE NoN MI SEI AccANTO
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