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Vecchio 08-02-2011, 09:11 PM   #1
Alien
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Oggi, per motivi inspiegabili, stavo risfogliando il libro Della tirannide del mio amato Alfieri e, mentre tra le pagine ingiallite riaffiorava l'odore polveroso dei ricordi di dieci anni fa, mi sono imbattuto nelle parole che aprono il primo capito:

Citazione:
Il definire le cose dai nomi, sarebbe un credere, o pretendere che elle fossero inalterabilmente durabili quanto essi; il che manifestamente si vede non essere mai stato. Chi dunque ama il vero, dee i nomi definire dalle cose che rappresentano; e queste variando in ogni tempo e contrada, niuna definizione può essere più permanente di esse; ma giusta sarà, ogni qualvolta rappresenterà per l'appunto quella cosa, qual ella si era sotto quel dato nome in quei dati tempi e luoghi.
Stiamo parlando di un politico, non di un linguista, eppure queste frasi sono bellissime per chiunque ami le parole e sappia quanto potere nascondano. Poi ho ripensato a 1984 e all'ultima edizione del dizionario della neolingua e infine a come parlano molti giovani (e non solo). Che tirstezza...
La lingua è un patrimonio in via d'estinzione che andrebbe salvato come i panda
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Vecchio 08-15-2011, 08:39 AM   #2
Antonio.1986
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Si... aspetta vorresti dire che oggi abbiamo poco gusto, poca capacità nel saper parlare?? Beh in effetti è un pò vero... se poi vedi la TV ti accorgi che l'italiano non lo sanno un sacco di persone con tanto di titoloni di studio e non... ah nemmeno io lo conosco... Tu sei un'insegnante vero?? Pare di lettere se non ricordo male... Sicurmente correggerai molti compiti all'anno dei tuoi alunni e di errori ne vedrai... Ad es. a parte i congiutivi, tu, il segno X per dire "per" come lo giudichi visto che noi giovani lo utilizziamo sempre... dappertutto... ricordo che molti miei compagni ne facevano uso nei temi... Io mai!!! Spesso scriviamo come negli SMS e l'italiano e la grammatica va a farsi benedire... lo facciamo in molti... ma non potrebbe essere visto anche come una evoluzione della lingua, della parola??? Come dice Alfieri: "Il nome giusto, (la parola giusta) sarà quello che identificherà quella cosa in un dato tempo e luogo." Potrebbe valere anche per un simbolo??? Probabile... Le lingue evolvono negli anni ed oggi va tutto più in fretta.... Si è perso il gusto della bellezza??? Forse un pò, non saprei a dire il vero... in fin dei conti le parole ed il linguaggio identificano le persone, gruppi... ecco il gruppo giovani usa X per dire "per"... usa il rap che ha avuto un impulso notevole sui cambiamenti del linguaggio e delle parole, oppure scrive e parla con abbreviazioni come stesse chattando, o italianizza alcune espressioni dialettali molto usate: ad es. nella mia lingua, il napoletano, perchè l'UNESCO l'ha proclamata lingua per chi non lo sapesse, tra i giovani si usa dire "pariare" che in italiano non esiste benchè possa sembrere un verbo italiano, infatti è dialetto reso un pò più comprensivo che sta a significare "divertirsi"... C'è da dire anche che spesso l'uso esasperato dei dialetti può pregiudicare un pò la lingua nazionale se si può parlare di nazionale, ed in Italia ci si identifica con essi, ce ne sono centinaia che variano anche a poco distanza tra zone e zone... Ma non farne alcun uso sarebbe peggio...
Anche a me piacciono le parole... rimango affascinato quando leggo un libro composto da belle parole... ma chissà se aveva ragione Shakespeare quando diceva che la rosa è sempre rosa e dunque il più bello dei fiori anche se la chiami con un nome diverso oppure Wilde che capovolse l'idea nell' "Importanza di chiamarsi Ernesto (o onesto)" secondo cui il nome di Ernesto valeva il doppio su una persona e il non possedere tale epiteto pregiudicava il matrimonio dei personaggi visto che secondo la commedia c'era qualcosa di speciale in esso...
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Vecchio 08-18-2011, 08:54 AM   #3
Alien
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Ciao Antonio, tu fai un ragionamento molto corretto: l'evoluzione della lingua e la trasformazione dell'italiano da standard a neo-standard (definizioni date dalla linguistica per differenziare l'italiano canonico e corretto da quello in divenire, frutto dei continui influssi di substrato dialettale e di mania esterofila) è fortemente dibattuta. Io sono un linguista prima ancora che un insegnante è ho sempre criticato questa tendenza ad allargarsi anche oltre la norma. Si tratta di una questione di fede: la lingua precede le persone che la parlano o la segue? Per me la lingua è un'entità esistente che viene utilizzata, a volta in modo improprio, da chi parla. Per fare un esempio, pensa alla lingua come al codice della strada: se il limite è 50 km/h in città non si deve andare a 80 km/h solo perchè l'auto lo permette. Allo stesso modo se il verbo "scendere" è intransitivo, non posso dire "scendimi il cane che lo piscio" solo perchè la mia lingua può articolare le parole. Evoluzione, va bene, ma nei limiti tracciati da 700 anni di storia linguistica.

Al di là di questa digressione, però, il senso delle parole di Vittorio era anche un altro. Troppo spesso si parla con leggerezza, senza rendersi conto di quello che si sta dicendo. Ci sono errori che fanno sorridere (quante volte ho sentito confondere partenopeo con di parte, fibre ottiche con fibre erotiche, quante volte ho sentito vulcani ruttare) ma ci sono errori nati dalla profonda convinzione di essere nel giusto quando non si sa nemmeno cosa si dice. Alfieri dice questo: si scelgano le parole con cura.

Per concludere, ti lascio una poesia di Ungaretti

Vi arriva il poeta
e poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde

Di questa poesia
mi resta
quel nulla
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Vecchio 08-18-2011, 09:03 AM   #4
delfina
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...Ci sono errori che fanno sorridere (quante volte ho sentito confondere partenopeo con di parte, fibre ottiche con fibre erotiche, quante volte ho sentito vulcani ruttare)...
...mi è venuto in mente che l'altro giorno, in spiaggia, all'ombrellone di fianco due signore parlavano di cose da fare e una dice "Sì, sì...devo, sono necessità repellenti" beh, sono scoppiata a ridere come una scema ma non so se hanno capito perchè
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Vecchio 08-18-2011, 10:16 AM   #5
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Ciao Antonio, tu fai un ragionamento molto corretto: l'evoluzione della lingua e la trasformazione dell'italiano da standard a neo-standard (definizioni date dalla linguistica per differenziare l'italiano canonico e corretto da quello in divenire, frutto dei continui influssi di substrato dialettale e di mania esterofila) è fortemente dibattuta. Io sono un linguista prima ancora che un insegnante è ho sempre criticato questa tendenza ad allargarsi anche oltre la norma. Si tratta di una questione di fede: la lingua precede le persone che la parlano o la segue? Per me la lingua è un'entità esistente che viene utilizzata, a volta in modo improprio, da chi parla. Per fare un esempio, pensa alla lingua come al codice della strada: se il limite è 50 km/h in città non si deve andare a 80 km/h solo perchè l'auto lo permette. Allo stesso modo se il verbo "scendere" è intransitivo, non posso dire "scendimi il cane che lo piscio" solo perchè la mia lingua può articolare le parole. Evoluzione, va bene, ma nei limiti tracciati da 700 anni di storia linguistica.

Al di là di questa digressione, però, il senso delle parole di Vittorio era anche un altro. Troppo spesso si parla con leggerezza, senza rendersi conto di quello che si sta dicendo. Ci sono errori che fanno sorridere (quante volte ho sentito confondere partenopeo con di parte, fibre ottiche con fibre erotiche, quante volte ho sentito vulcani ruttare) ma ci sono errori nati dalla profonda convinzione di essere nel giusto quando non si sa nemmeno cosa si dice. Alfieri dice questo: si scelgano le parole con cura.

Per concludere, ti lascio una poesia di Ungaretti

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e poi torna alla luce con i suoi canti
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Si è vero che c'è un codice e tutto... ma alle volte c'è il limite di 10 all'ora!!! Lo hai mai visto??? Ma come si fa??? Nemmeno a piedi... Il problema è che oggi tutto ci precede... o meglio non riusciamo a starci dietro... Poi oggi l'italiano ha perso molta centralità già dalle scuole elementari rispetto alle lingue straniere antagoniste come inglese, spagnolo o francese... Cioè io ho sempre pensato una cosa: anzichè insegnare l'inglese già dalle elementari, cosa probabilmente pure piuttosto sensansata, io farei fare delle lezioni di latino e greco, con semplicità, molto più utili per la comprensione di grammatica e linguistica nostrana e non... e ti parla uno che il latino e il greco non lo ha mai studiato!!! Quando a volte si sentono degli strafalcioni spesso è perchè come hai detto tu uno crede realmente che quella sia l'espressione giusta... ma è molto probabile che nessuno lo corregge per cui rimane ignorante... Magari a scuola poi certe cose si insegnano pure pochino... dipende dai casi logicamente... una persona di 70 anni saprà poca roba rispetto ad un laureato... ma l'errore del 70enne si capisce e si giustifica, quello dell'altro un pò meno... Si ho capito che Alfieri intendeva anche quello che affermi ma c'è sempre chi non pensa a quello che dice e chi dice ciò che non pensa curandosi poco delle parole e delle regole... Basta che arriva il messaggio si tende a pensare..
Dunque tu sei un conservatore della lingua??? Vai per il primato della norma... Io non lo so... Forse per i miei studi giuridici, chissà, ma la norma viene sempre interpretata e così la lingua... credi davvero che se Ungaretti fosse rimasto fedele alla norma della lingua in modo passivo senza dargli la sua interpretazione, il suo stile, il suo creare avrebbe potuto comporre tali opere???
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