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Vecchio 06-14-2006, 06:31 AM   #1
Walter
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Citazione:
Originariamente inviato da Aurorablu
Walter, mi fa piacere che tu sei qui,
tornando al discorso, non affrontavo il tema della simpatia o antipatia, questi sentimenti ci stanno benissimo e sono legittimi che siano positivi e negativi tutti li provano è una cosa di pelle, istintiva perchè negarla?
Parlo del riconoscimento che come persone diamo ad altre persone.
Il riconoscimento del positivo che noi vediamo, per farlo vedere a chi magari in quel momento (preso dal dolore, da ogni altra forma di sentimento o situazione di vita) non lo vede.

Sono perfettamente d'accordo con te sul fatto che conta cio' che diciamo di far contare, nel senso che noi riusciamo a vederci orribili se ci sentiamo orribili, riusciamo a vederci forti se ci sentiamo forti dentro.
Approfondivo l'analisi dicendo che tutta quella forza, si, proviene da noi ce l'ha donata la natura, Dio per chi crede (fattori individuali imprescindibili, doni), ma proviene anche da quelli che io chiamo "maestri", dalle persone che hanno creduto in noi, quello che siamo va sempre oltre la nostra comprensione, e abbiamo la fortuna a volte di incontrare queste persone che io chiamo anche angeli che ci ricordano chi siamo, e ci fanno vedere la parte divina di noi al di là della "materialità" umana.

Ogni cosa positiva estremizzata porta alla schiavitù, un biccheire di vino fa bene, la dipendenza (estremizzazione) porta all'alcolismo (schiavitù). Un rinforzo positivo -simile ad una carezza- fa crescere armoniosamente, una dipendeza dalle carezze di chi ci sta intorno porta alla mancata crescita e dipendenza dall'altro che come dici tu è una mancata libertà (sicuramente in psicologia avrà un termine specifico che io non conosco).

Nel tuo discorso parli anche di dare un'immagine positiva di se', io non ho trattato questo tema, io non sentivo questa tensione di qualcuno a dare qualcosa di positivo di sé.
Io parlavo soltanto della valorizzazione del positivo che c'è negli altri che puo' guarire dalla ferite... (qualunque esse siano)

Apparire buoni e belli? Io non ho nessuna intenzione di farlo con te e tu con me?

Sono convinta poi di una cosa, ma a tutti il merito e l'onore di smentirmi, che ognuno di noi è molto di più di cio' che appare, è molto meglio di cio' che crede di essere, valorizzare la "meraviglia" nell'altro non è che essere fedeli all'umanità, e che lo faccia per empatia e che lo faccia per professione è un ricordare a me e agli altri che io sono Ok e tu sei OK, proprio per il fatto che esisti ed esisti per me.
La dequalificazione dell'altro è frutto di paura, dubbio... e di altre cose che magari non so.

Per quanto riguarda il treno, spero che sia ormai arrivato a Padova, così salgo.
(ma ammetto che non ho compreso molto bene la metafora)

Scusami Illary se sono andata un po' fuori tema...
magari apriamo un altro post se la cosa diventa un approfondimento più lungo.
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Vecchio 06-14-2006, 06:40 AM   #2
Walter
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Cara Aurorablu, non negavo l’importanza delle relazioni.
Sono convinto che siano le relazioni il motivo per cui siamo su questa terra (è per questo che trovo l’ascesi una pratica inutile, ma questo è un altro discorso).
Mi ero soffermato su quella tua frase:

“Quanto importante però è l'immagine che gli altri danno di noi stessi, molto secondo me”.

Penso che i periodi della vita di un essere vivente siano diversi non solo dal punto di vista fisico, ma anche spirituale.
Nell’infanzia credo effettivamente che la ricerca dell’approvazione altrui abbia un grande senso per il bambino (ecco l’importanza dei genitori che dovrebbero fare questo lavoro di innalzamento della’utostima soprattutto con bambini che hanno difficili relazioni con i coetanei).
L’età adulta, invece, è (dovrebbe essere) contraddistinta dalla piena consapevolezza di ciò che si è.
Penso sia questa la linea di demarcazione tra fanciullezza ed età adulta.
Dici che è importante l’immagine che gli altri danno di noi.
E se di noi gli altri danno un’immagine negativa?
E’ importante lo stesso?
Hai ragione quando dici che la dequalificazione dell’altro è frutto di paura (ogni cosa è ispirata o dall’Amore o dalla Paura), ma se l’immagine che gli altri danno di noi è importante non trovi strano far ricadere su di noi le altrui paure?
O forse dovremmo dare importanza soltanto alle cose positive ignorando le negative?
Se accettiamo di farci rinforzare dalla valorizzazione del positivo, non ti sembra che apriamo la porta all’indebolimento nel caso in cui dall’altra persona arrivi invece la svalorizzazione?
Capisci, mi sembra un po’ pericoloso.
Ciò che io penso è che in età adulta l’ego ce lo possiamo coccolare benissimo da soli, senza bisogno dell’altrui approvazione.
Nella certezza di essere Dio (io ce l’ho davvero, non scherzavo) che importanza può avere l’immagine che gli altri hanno di me?
E’ importantissima per me, invece, l’immagine che io ho degli altri.
Perché vedere Dio negli altri, in TUTTI gli altri può non essere altrettanto banale.
Lì sta, secondo me, la vera sfida della nostra esistenza mortale.
Questo, ovviamente, vale per me.
Non voglio generalizzare.
In verità, come tu dici, moltissime persone vivono nell’attesa di un riconoscimento che gli venga dal suo prossimo.
Sì, è importante dare questo riconoscimento a chi lo aspetta da noi.
Non mi negherei mai.

Il Dio che c’è in me riconosce e adora il Dio che c’è in te.
Ti abbraccio.
Walter
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Vecchio 06-14-2006, 06:49 AM   #3
Aurorablu
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Ciao Walter,
Grazie per aver continuato questo post con un approfondimento.
Condivido il tuo punto di vista, credo che come essere viventi ed esseri sociali siamo un po' frutto di condizionamenti, positivi o negativi che siano anche un po' in età adulta.
Credo non si possa prescindere dall'altro, non parlo della totalità delle persone ma quelle persone significative che avvicinano le loro bolle alla mia (per usare la tua metafora), anche per un breve periodo, anche in un forum.
Credo anche come dici tu che da adulti dovremmo essere indipendenti, riuscire a darci e crearci le carezze da soli, è l'autonomia, ma credo anche che un filo ci leghi sempre al riconoscimento. Riconoscimento che non è dire "tu sei bello chissà che ottengo qualcosa",
è quel riconoscimento profondo... che tu esprimi nella tua ultima frase meravigliosa...

Il Dio che c’è in me riconosce e adora il Dio che c’è in te.



Buona giornata!
Stefania
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Vecchio 06-14-2006, 05:09 PM   #4
illary
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quando tu dici.
Citazione:
Sì, è importante dare questo riconoscimento a chi lo aspetta da noi.
Non mi negherei mai.
beh io credo che così come è importante per te darlo a loro, eè allo stesso modo importante per loro darlo a te.
tutto il tuo discorso nn fa una piega, ma verte sempre solo dal tuo lato. nn so se sn riuscita aspiegarti cosa intendo.
tu fai un discorso di un IO E DI TUTTI GLI ALTRI, io invece faccio un discorso di TANTI IO.

ops
nn pensavo fosse così impossibile da dire
__________________
"...Perché so che dove sono stato con te
si va solo con te, attraverso te."
pedro salinas


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Vecchio 06-15-2006, 05:53 AM   #5
Walter
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Cara Ilary, questa è una mia visione che fatico sempre a spiegare.
Ciò che dico non può che riguardare me.
Non posso parlare per gli altri.
Continuando con il discorso delle bolle che a me piace tanto (e un motivo c’è, dopo te lo spiego) io posso provare gioia e piacere nello sfiorare la bolla di un’altra persona, ma non posso dire se l’altra persona proverà qualcosa di analogo nei miei confronti.
Qualunque sia la cosa che prova l’altro, non cambia nulla in ciò che io sento.
Come dici, parlo sempre di me e di tutti gli altri (a dire il vero parlo di me e di tanti altri me) perché tutta la mia esistenza si basa su (E’) una creazione del sottoscritto.
Così il discorso del riconoscimento di cui parla Stefania.
Stefania ha ragione, tu hai ragione, il riconoscimento mi fa piacere.
Ma non perché aggiunga qualcosa a ciò che io sono.
Il motivo per cui provo piacere è perché nel momento in cui arriva so che chi me lo ha dato ha espresso un atto d’Amore.
Come ogni atto d’Amore non può che rendermi felice.
E’ per questo che all’inizio mi chiedevo a chi serve l’atto di riconoscimento.
A chi lo dà o a chi lo riceve?
Secondo me molto ma molto di più a chi lo dà.
Serve a chi lo riceve in misura proporzionale all’ego di quella persona.
Tutti noi (inutile negarlo) abbiamo un ego.
Più o meno gonfio.
Fa parte della nostra natura umana.
L’ego, secondo me, non va combattuto. L’ego va compreso per quello che è ed amato come ogni altra parte di noi.
Solo se amiamo il nostro ego possiamo imparare ad amare anche l’ego degli altri.
Questa, naturalmente, non è che la mia visione.

Ti dovevo una spiegazione sul discorso della bolla.
In verità tutti noi viviamo per davvero in una nostra bolla.
Noi non siamo soltanto corpo fisico, ma anche e soprattutto campo energetico (eterico).
Tutti noi viviamo immersi in una componente eterica che in oriente conoscono da millenni (tutta la medicina cinese è basata sulla cura non tanto del corpo fisico, ma proprio di questa componente immateriale), che si chiama Aura e che è anche visibile con un minimo di allenamento.
L’Aura comprende diversi strati che ci avvolgono proprio come in una sorta di bolla.
Tali strati sono vivacemente colorati e sono collegati ai Chakra, dei vortici energetici che raccolgono l’energia divina e la convogliano nel nostro corpo.
A seconda di ciò che siamo i nostri Chakra (7 sono i principali) emanano nel nostro campo aurico tutte le tonalità e le tinte possibili.
Il risultato è quel filtro colorato di cui ho parlato e che caratterizza l’occhio puramente soggettivo con cui guardiamo il mondo che ci circonda.

Un caro saluto.

Walter
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Vecchio 06-15-2006, 09:59 AM   #6
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E' possibile comunicare con l'anima di un'altra persona percependone le vibrazioni anche a distanza di km e km?
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Vecchio 06-15-2006, 01:49 PM   #7
Paceamore
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SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII IIIIIIIIIIIIIIIIIIIII'!!!!!!!!!!!!!

Già lo sapevo, per fede, e per studi vari, anche scientifici.

Ora lo sto anche VIVENDO, sulla pelle.

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Vecchio 06-15-2006, 01:59 PM   #8
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A proposito di scienza...

La storia della centesima scimmia (scopiazzata da internet)

La scimmia giapponese Macaca fuscata, è stata osservata allo stato selvaggio per un periodo di oltre 30 anni. Nel 1952, sull'isola di Koshima, alcuni scienziati davano da mangiare alle scimmie delle patate dolci sepolte nella sabbia. Alle scimmie piaceva il gusto delle patate dolci, ma trovavano la sabbia assai sgradevole.

Un giorno una femmina di 18 mesi chiamata Imo scoprì che era in grado di risolvere il problema lavando le patate in un ruscello vicino. In seguito insegnò questo trucco a sua madre. Anche i suoi compagni di gioco impararono a lavare le patate e lo insegnarono anche alle loro madri. Questa innovazione culturale fu gradualmente accolta dalle varie scimmie mentre gli scienziati le tenevano sotto osservazione.

Tra il 1952 e il 1958 tutte le scimmie giovani impararono a lavare le patate dolci per renderle più appetitose. Solamente gli adulti che imitarono i loro figli appresero questo miglioramento sociale, gli altri continuarono a mangiare le patate sporche di sabbia.

Poi accadde qualcosa di veramente notevole...

Possiamo dire che nell'autunno del 1958 vi era un certo numero di scimmie sull'isola di Koshima che aveva imparato a lavare le patate, non si conosce il numero esatto.

Supponiamo che un dato giorno, quando il sole sorse all'orizzonte, vi fossero 99 scimmie che avevano imparato a lavare le loro patate. Supponiamo inoltre che proprio quella mattina, la centesima scimmia imparò a lavare patate.

A quel punto accadde una cosa molto interessante! Alla sera di quel giorno praticamente tutte le scimmie sull'isola avevano preso l'abitudine di lavare le patate dolci prima di mangiarle. L'energia aggiunta di questa centesima scimmia aprì in qualche modo un varco ideologico!

La cosa più sorprendente, osservata da questi scienziati, fu il fatto che l'abitudine di lavare le patate dolci attraversò, in seguito, il mare. Infatti colonie intere di scimmie sulle altre isole ed anche gruppi di scimmie a Takasakiyama cominciarono a lavare le loro patate dolci!

Sembra perciò che quando viene superato un certo numero critico di elementi raggiunge una nuova consapevolezza, la medesima viene passata da una mente all'altra. Sebbene il numero critico possa variare, il Fenomeno delle Cento Scimmie indica che quando vi sono poche persone che conoscono qualcosa di nuovo, questo nuovo concetto rimane di loro esclusiva proprietà.

Ma se a loro si aggiunge anche una persona in più, e si raggiunge il numero critico, si crea una idea così potente da poter entrare nella consapevolezza di quasi tutti i membri di quel gruppo!
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Vecchio 06-15-2006, 02:05 PM   #9
Paceamore
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SUBLIME!!!!!!!!
Fantastico...

Già sapevo.. ma così è espresso in modo mooolto chiaro!

GRAZIEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEe
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Vecchio 06-15-2006, 02:10 PM   #10
sydhera
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Sono cose meravigliose...
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