![]() |
|
|
#1 |
|
Administrator
Data Registrazione: Jun 2004
Località: Lo spazio che c'è in te
Messaggi: 2.640
|
Qui verranno raccolti tutti gli spunti di riflessione di Beppe!
|
|
|
|
|
|
#2 | |
|
Amico*
Data Registrazione: Oct 2005
Località: lo spazio che c'è in te
Messaggi: 4.505
|
Citazione:
l'ho trovato uno spunto molto valido. con tenerezza si sciolgono ghiacci..che a volte sembrano invalicabili. forse hai ragione ci siamo disabituati alla tenerezza, al gesto.. spero nn si perda questa capacità di accarezzare. tu lo fai con le tue riflessioni..per questo volevo inaugurare la sezione che stefania ti ha aperto. un abbraccio beppe.
__________________
"...Perché so che dove sono stato con te si va solo con te, attraverso te." pedro salinas
|
|
|
|
|
|
|
#3 |
|
Amico*
Data Registrazione: Oct 2005
Località: lo spazio che c'è in te
Messaggi: 4.505
|
a proposito di un sorriso..
A proposito di un sorriso ricordo di aver letto di un povero lebbroso separato dalla sua sposa perché confinato a vivere in un lebbrosario. Tutte le mattine, appena giorno, lo vedevano allontanarsi. Un giorno lo hanno seguito e si sono resi conto che andava al confine del lebbrosario, dove lo attendeva la moglie per regalargli un sorriso che lo faceva contento, e ritornava consolato e gioioso per tutto il giorno. Il sorriso ci dà fiducia, ci fa capire che la persona che ce lo dona ci vuol bene, ci dona sicurezza, felicità, amore. Guardiamo un bambino ancora piccolo, guarda negli occhi la mamma: se la mamma sorride è felice se invece è seria vuol dire che le cose non vanno bene e piange. Non siamo avari a donare un sorriso.. con esso possiamo dire amore, felicità, perdono. BEPPE
__________________
"...Perché so che dove sono stato con te si va solo con te, attraverso te." pedro salinas
|
|
|
|
|
|
#4 |
|
Amico*
Data Registrazione: Oct 2005
Località: lo spazio che c'è in te
Messaggi: 4.505
|
adozione ed affido
Questo scritto si trova sulla porta di una delle Case delle Suore di Madre Teresa. “C’erano due donne che non si erano mai conosciute; una non la ricordi, l’altra la chiami “mamma”. La prima ti ha dato la vita, l’altra ti ha insegnato a viverla; la prima ti ha creato il bisogno d’amore, la seconda era lì per soddisfarlo. Una ti ha dato la nazionalità, l’altra un nome; una il segno della crescita, l’altra uno scopo. Una ti ha procurato emozioni, l’altra ha colmato le tue paure. Una ha visto il tuo primo sorriso, l’altra ha asciugato le tue lacrime. La prima ti ha lasciato… era tutto quello che poteva fare; l’altra pregava per avere un bambino e il Signore l’ha condotta a te. E ora mi chiedi la perenne domanda: “ereditarietà o ambiente, da chi sono plasmata?” “da nessuno dei due, solo da due diversi amori.” Madre Teresa di Calcutta
__________________
"...Perché so che dove sono stato con te si va solo con te, attraverso te." pedro salinas
|
|
|
|
|
|
#5 | |
|
Amico*
Data Registrazione: Mar 2007
Località: Roma
Messaggi: 1.989
|
Citazione:
E' proprio vero!!!! La felicità è nelle piccole cose!!! Chi sa stupirsi del poco o del nulla avrà sempre il cuore aperto a vedere tutti i piccoli e grandi miracoli che avvengono ogni giorno intorno a sé!!!!
__________________
Dietro le nuvole c'è sempre il sole.
|
|
|
|
|
|
|
#6 |
|
Amico*
Data Registrazione: Jul 2007
Messaggi: 412
|
1,5 milioni gli spettatori che le grandi reti tv italiane hanno perso – nel 2006 - durante gli orari di punta in prima serata. Eppure, l’abitudine di mangiare davanti alla televisione accesa è dura a morire.
Michelangelo Dotta Una consuetudine ormai consacrata sull’altare dell’informazione ci ha lentamente abituati a consumare i pasti non già cianciando con i commensali come si usava un tempo, ma asserviti all’assoluto e silenzioso linguaggio della fruizione passiva; fissi con lo sguardo non più sul piatto, a pregustare paradisi di intenso godimento papillare, ma con gli occhi direttamente incollati sullo schermo ove passa il Tg, scorrono le scene di battaglia, urlano le vittime e penzolano i condannati. Questa barbara abitudine miete un numero di vittime maggiore proprio in Italia e nei Paesi di tradizione mediterranea, ove più radicata è l’usanza di riunirsi intorno ad un tavolo e consumare il pasto seguendo un antico rituale di condivisione del cibo, di cui nei Paesi cosiddetti ricchi, America in testa, non esiste più traccia alcuna. La famiglia al completo, figli piccoli compresi, nella maggior parte dei casi, cade nella trappola televisiva che di fatto annulla i rapporti, annacqua i conflitti generazionali, ammutolisce l’intera assemblea riunita in ossequiosa adorazione del telegiornale, vero e unico totem casalingo in grado di polarizzare corpo e mente degli individui. Ma la realtà mostrata dalle immagini è sempre parziale, non è propriamente una bugia ma è più assimilabile ad una mezza verità: per questo doppiamente pericolosa se coniugata ad un’attenzione frettolosa o superficiale o, peggio ancora, ad una mente impreparata e disarmata come quella di un bambino. L’immagine, colorata con sfumature diverse da ogni fruitore, per quanto cruda e sintetica, assume l’aspetto di un vero cangiante, il cui metro di misura è l’utente stesso, colto nelle sue mutevoli predisposizioni ad accoglierlo, decifrarlo e modificarlo nell’inconscio fino ad elaborarne una particolare dimensione da collocare nell’archivio della memoria. Chi non possiede la cultura, gli strumenti sufficienti o semplicemente la volontà per affrontare un certo tipo di violenza, che la tv quotidianamente ci lancia addosso, cade nel pericoloso tranello dell’esercizio inconscio dell’addolcimento della tragedia mostrata dalle immagini; una sorta di reality show al contrario, dove le vittime vere sembrano far parte di un gioco che, proprio perché tale, automaticamente le declassa al rango di semplici comparse, che vivono e muoiono per il nostro esclusivo consumo. La televisione racchiude in sé e comunica il senso implicito dell’assoluzione, anche quando esprime formalmente condanna. L’immagine televisiva tende ad auto-assolversi; da un lato documenta una tragedia, la sbatte al cospetto del pubblico fruitore, ma, contemporaneamente, dall’altro, si auto-depura, genera un inconscio vergine. Una volta finito in prima pagina, il mostro appare banalmente come uno di noi, la tragedia si sgonfia e la condanna pare già espiata quando, con un taglio netto, cambia la scena. Michelangelo Dotta |
|
|
|
|
|
#7 |
|
Amico*
Data Registrazione: Aug 2004
Località: un po' di qua un po' di la, ma soprattutto fuori di me
Messaggi: 4.736
|
Caro Beppe...
![]() ancora una volta un bel post con una bella, ed importantissima riflessione. Credo che tutti dovremmo soffermarci un po' su questo post che hai messo e pensare. Pensare ed elaborare. L'argomento "abitudine di mangiare davanti alla televisione accesa" mi sta, e mi è sempre stato, molto molto a cuore. Questo "modo di fare", questa "abitudine", mi ha sempre messo molta paura, persino a casa mia, dove siamo una famiglia abbastanza tranquilla. Ci sono dei giorni in cui provo a parlare e mi sento dire "stai zitta o no? Voglio sentire quello che dicono lì". E io giù che mi rattristo e sento male al cuore. Com'è possibile che la televisione diventi più importante dei sentimenti di un figlio?Come? E' una sensazione bruttissima, sensazione di esclusione, di "non essere capiti", "non essere voluti". Io ho sempre pensato che a tavola la vera "abitudine" avrebbe dovuto essere quella di parlare, di confrontarsi, di ascoltarsi...ma non è cosa che mi è successa, mai. Sempre quel diavolo di televisione del cavolo accesa. La televisione come Dio. Tutto ciò che dice la televisione è vero ed è legge. I miei ne sono convinti (mia mamma a parte ).Chissà quante persone come me, hanno vissuto, e stanno vivendo questo! E questo poi, non è che una piccola parte "della grande famiglia" del problmema "abitudine di consumare i pasti davanti alla tv". Perchè poi, come ha scritto anche beppe...per la televisioni se ne vanno gironzolando immagini di guerra, spari...e poi ancora ci sono storie di condannati, di mozzamenti di testa. E in tutto questo, si tiene conto dell'essere umano? No. Secondo me no. Queste immagini, così come certi film e certi libri, sempre secondo me, sono pericolosissime. Sia per i grandi che per i bambini. Dico per i grandi perchè ci sono alcune teste, alcuni cervelli, che non sono in grado di "sopportare" quelle immagini, di reggerle nel giusto modo e vengono influenzate. Quelle teste si convincono poi che è il modo giusto di agire e, sempre secondo me, di conseguenza succedono tutte quelle cose strane, delitti e roba varia, che si sentono oggi giorno. Non solo un bambino, ma anche un adulto può essere vulnerabile a volte e di questo bisogna tenerne conto. O meglio, bisognerebbe! Poi se parliamo di un bambino la cosa è più brutta, triste, e squallida ancora. Un bambino ha bisogno di essere ascoltao, che si giochi e si parli con lui, anche durante i pasti e determinate immagini e "inculcargli" quel determinato modo di vivere non va bene. Io lo ritengo pericoloso. Molto pericoloso. Soprattutto se, come ha scritto Beppe, l'attenzione che pone il bambino (e anche l'adulto) è superficilale. Quand'è così le immagini entrano più in fretta in circolo ner cervello e colpiscono senza pietà. La televisione, parlo sempre dal mio punto di vista, non è che un brutto mostro. Un mostro spietato che, se non si sta attenti, potrebbe divorare la persona, la sua essenza, piano piano e giorno per giorno. Personalmente se potessi abolirei la televisione a volte! Mi spiace solo per alcuni programmi interssantissimi e bellissimi che però, guarda caso, ci sono solo sul satellite e non sulle reti pubbliche che vengono rimpinzate di immagini di guerra, violenza, nonchè di nudità gratis e divi del momento che non hanno neanche una qualità. Vi dico la verità ragazzi...io spesso quando mi trovo a tavola coi miei genitori (e a pranzo anche con i miei due zii) spesso e volentieri vengo colta da sensi di vomito per colpa della TV per questo spesso e volentieri scendo a mangiare alle 13.45 quando non c'è più nessuno, solo mia mamma che pulisce e che guarda un certo non so che ...che però non mi dà fastdio ![]() Grazie ancora Beppe (per la mail don't worry , ci sto lavorando ) per questo post...grazie di cuore ![]() Con affetto ![]() -Pooh- ![]()
__________________
L'UnicaVeraFolliaPerAmore
|
|
|
|
|
|
#8 |
|
Amico*
Data Registrazione: Jul 2007
Messaggi: 412
|
Un giovane studente che aveva una gran voglia di impegnarsi per il bene dell'umanità, si presentò un giorno da San Francesco di Sales e gli chiese:
"Che cosa devo fare per la pace del mondo?". San Francesco di Sales gli rispose sorridendo: "Non sbattere la porta così forte...". Sono sempre i piccoli inconvenienti che fanno i grandi litigi. Molti divorzi cominciano per dei calzini dimenticati sotto il letto. Ma anche i grandi amori sono fatti di tante piccole cose. |
|
|
|
|
|
#9 |
|
Amico*
Data Registrazione: Jul 2007
Messaggi: 412
|
Il mondo non è mai stato così ricco e nello stesso tempo non è mai stato così povero. Il 20% più ricco si appropria dell’82% della ricchezza mondiale, mentre al 20% più povero va l’1,3%. Tre miliardari nel mondo hanno un patrimonio equivalente a quanto riescono a produrre ogni anno i 48 paesi più poveri del mondo. Sono dati scandalosi che ci dovrebbero far riflettere, perché accanto a questo un miliardo e mezzo di persone vive in una condizione di povertà assoluta. La Banca Mondiale definisce poveri assoluti coloro che vivono con meno di un dollaro al giorno. I poveri assoluti sono persone che non hanno un tetto o sono costrette ad abitare nelle baraccopoli, quindi alloggi fatti di cartone e di mezzi di fortuna trovati rovistando nelle discariche. Vuol dire non avere più dello straccio che si ha addosso, non avere mai la possibilità di mandare i propri figli a scuola, non avere possibilità di varcare le porte di un ospedale per potersi curare, non avere la possibilità di avere un lavoro, non sapere al mattino se si avrà mangiato prima di sera. Alcune statistiche dicono addirittura che questa cifra balza a due miliardi e a tre miliardi se facciamo passare questo reddito da un dollaro a un dollaro e mezzo.
Questo sistema tenta di farci credere che la povertà è una fatalità, sono delle grosse bugie perché sulla povertà si sa tutto. Sappiamo attraverso quali meccanismi si genera l’impoverimento e si condanna questa moltitudine di persone a vivere così. E’ uno di quei meccanismi che condanna le persone a vivere in questo modo, è il mercato. Dobbiamo avere il coraggio di cominciare a denunciare seriamente i meccanismi di fondo. Il mercato divide la gente in due: da una parte gli utili e dall’altra gli inutili. Gli utili sono quelli che hanno danari in tasca, che consentono a questo sistema di continuare a girare. Guardiamoci allo specchio ed abbiamo già scoperto chi sono gli utili, sono quelli che possono consumare, sono quelli che entrano a far parte del mercato. Il sistema ha interesse a fare in modo che questa fascia di persone guadagni sempre di più. E’ questa una delle ragioni per le quali la ricchezza si concentra sempre di più nelle mani di pochi. Al contrario tutti coloro che pur riuscendo a fare una vita dignitosa, magari perché riescono a vivere di autosussistenza, il sistema non si vergogna a tirargli via anche le poche ricchezze su cui contavano. Ed ecco che nascono i poveri, perché si tolgono loro le terre, le foreste, i mari, i fiumi. Se vogliamo tentare di tracciare in tre grandi linee quali sono i meccanismi che fanno sì che il mondo diventi sempre più squilibrato, dobbiamo dire che il primo è lo sfruttamento commerciale che significa che il commercio è tutto pensato per arricchire gli intermediari, le multinazionali commerciali alle spalle dei piccoli contadini ai quali vengono pagati prezzi miseri che li costringono a vivere di stenti. Il secondo meccanismo è lo sfruttamento del lavoro. Quando noi ci soffermiamo sulla notizia che il 20% della popolazione mondiale si appropria dell’82% della ricchezza non pensiamo che ci avvantaggiamo solo di ciò che produciamo. Riusciamo a mangiarci tutto ciò che viene prodotto nel mondo, perché sfruttiamo il lavoro del Sud del mondo. Entrate in un supermercato, guardate quanto costano le banane che vengono da 5000 chilometri di distanza: costano meno delle mele che vengono dal Trentino, ma chiedetevi perché succede questo. Se andate a guardare come si lavora nelle piantagioni di banane, di ananas vedrete che ci sono salari che fanno rabbrividire. Abbiamo fatto una ricerca nelle piantagioni di ananas in Kenya, abbiamo scoperto che gli avventizi, un esercito di 2500 persone a fine giornata ha guadagnato quanto basta per comprare tre chili di farina di mais. Lo stesso vale per i prodotti industriali, perché siamo nell’epoca della globalizzazione, scarpe, vestiti, giocattoli, microelettronica. Troviamo delle condizioni scandalose dietro a questi prodotti: non solo il lavoro minorile, ma uno sfruttamento del lavoro adulto che è spaventoso e che alimenta il lavoro minorile. Smettiamo di versare lacrime di coccodrillo rispetto al lavoro minorile: fino a quando non risolveremo il problema dello sfruttamento degli adulti non risolveremo questa piaga. Viviamo in un mondo che da un punto di vista tecnologico ha fatto miracoli, ma sta ricomparendo la schiavitù. Nel mondo esistono 20 milioni di schiavi e non si trovano solo nei regni dei pascià, ma anche in casa nostra, sui marciapiedi, nelle case ove si scoprono che domestici delle Filippine, Tunisia e Marocco sono tenuti nelle case dei signori in condizioni di schiavitù. Ultimo meccanismo è il debito che è subdolo, perché riesce a strappare le ricchezze del Sud senza avere bisogno degli eserciti. L’anno scorso è stato calcolato che il Sud del mondo ha ripagato per restituzione del debito 480 milioni di dollari. Questo significa che i paesi poveri tutti gli anni vendono i loro prodotti senza ricevere indietro niente. Questa è una tassazione spaventosa che trasferisce gratuitamente ricchezza dal Sud. Sappiamo che il debito è stato creato per permettere alle banche di potersi arricchire, per consentire ai governanti di rafforzare la loro posizione di potere, per potersi armare, ma oggi sono i poveri che devono pagare il debito. Per obbligare i governi a pagarlo non si stenta a imporre delle misure draconiane, perché lo sapete bene quando ci si trova davanti a un debitore i consigli che si danno sono: lavora di più, vendi più che puoi e consuma meno che puoi così da avere un grande avanzo da potere restituire il debito. La logica del Fondo Monetario Internazionale è questa, non c’è niente di complicato dietro le politiche che propongono. La strada che viene indicata è orientare la loro economia verso l’esportazione. La qualità della vita nel Sud del mondo peggiora ogni giorno e a noi si pone il problema di cosa fare di fronte a tutto questo. Ciò che vi dirò si può dividere in due: da una parte gli strumenti che abbiamo a disposizione e dall’altra per quali obbiettivi lottare. Ricordiamoci che quando pensiamo agli strumenti abbiamo l’imbarazzo della scelta così che alla fine non sappiamo quale fare. Il problema è riuscire a poter fare tutto quello che potremmo fare. Quando io penso agli strumenti che abbiamo li divido in due: azioni di resistenza, sono tutte quelle che puntano a creare un danno al sistema e togliergli il consenso, sapendo che il sistema si regge sul consenso. L’altro tipo di azioni sono quelle che io chiamo di desistenza, vale a dire che ci sono momenti in cui ci rendiamo conto che diamo un servizio molto più grande se abbiamo la capacità di scendere dal treno e cominciare a mettere in pratica ora e subito delle iniziative che vanno in una direzione contraria rispetto a quelle dominanti. Fra le azioni di resistenza abbiamo la possibilità di poterle dividere in quelle di carattere personale e in quelle di carattere collettivo. Fra le personali la prima è il cosiddetto consumo critico. Noi abbiamo capito che il consumo vissuto in maniera acritica diventa uno strumento di sostegno alle imprese, comprese quelle che si comportano malissimo, ma che se abbiamo la capacità di utilizzare il consumo in maniera critica riusciamo a orientare il comportamento delle imprese, perché lanciamo di continuo il messaggio delle azioni che approviamo e quelle che condanniamo. Ricordatevi che le imprese sono sensibilissime a questo tipo di messaggi che arrivano dai consumatori e loro sanno molto bene che la loro sopravvivenza dipende dalle scelte che fanno i consumatori. Ogni volta che entriamo in un supermercato diciamoci che siamo persone molto potenti, noi abbiamo la possibilità di mettere in ginocchio anche le multinazionali più potenti. Però bisogna crederci e dopo averci creduto bisogna fare i passi necessari. Dal punto di vista collettivo le azioni che abbiamo a disposizione sono molto più vaste e vanno dal boicottaggio alle manifestazioni. Poi abbiamo le scelte di desistenza, vale a dire tentare di attuare delle scelte che sono ispirate a principi diversi e ancora una volta possiamo dividerle in azioni personali e collettive. Fra le azioni personali c’è un nuovo stile di vita che si concretizza anche con la finanza etica con la Banca Etica costituita di recente e l’esperienza delle reti di economia locale. Quando si tratta del per cosa lottare io immagino un percorso di tre tappe: azioni di urgenza, un tentativo di tamponare il danno che questo sistema fa. Dobbiamo fare così le campagne nei confronti delle imprese, fare in modo che i salari scandalosi riescano ad essere innalzati. Quindi chiedere alle imprese che cambino il loro rapporto nei confronti dei lavoratori, fare in modo che siano garantiti i loro diritti. Sono campagne che dobbiamo riuscire a fare, a conclusione delle quali ci rendiamo conto che cambiamo l’esistenza di migliaia di persone. Noi abbiamo organizzato quest’anno la campagna nei confronti della Del Monte che ha capitolato nel giro di due mesi: una vittoria insperata. Dal Kenya arrivano informazioni che molte cose sono già cambiate, i lavoratori vedono il cambiamento quando i consumatori si organizzano a loro sostegno. Altra azione di impegno: tentare di far in modo che gran parte del debito venga annullata immediatamente, ed è fondamentale, perché dà subito una prospettiva diversa ai poveri del Sud del mondo. Altra azione di emergenza: fare in modo che la cooperazione si accresca come misura e soprattutto che cambi anche qualità, che diventi una cooperazione a servizio degli ultimi. Sapendo bene che questo non basta, bisogna tentare di cambiare le regole anche se solo in maniera parziale. Penso alle contestazioni che possiamo fare subito alle grandi istituzioni e mi viene in mente la richiesta che possiamo fare della Tobin tax per tentare di ostacolare la speculazione sulle monete. Abbiamo visto i danni che fanno quando sono lasciati in libertà. Tentare di cambiare alcune regole di fondo rispetto alle condizioni che vengono poste per il pagamento del debito. Dobbiamo pretendere che le quote che devono essere restituite al Nord vengano invece utilizzate per risolvere i problemi dei poveri e per risolvere i problemi ambientali. Dobbiamo cambiare le regole all’interno dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Sottovalutiamo sempre la necessità di fare in modo che la produzione e i prezzi siano regolamentati, perché quando sono lasciati in libertà fluttuano di continuo e arrivano a dei livelli che costringono i contadini a dover vivere al di sotto dei costi di produzione; per loro è il fallimento. Un esempio è la banana di cui esiste una sovrapproduzione, perché le multinazionali avevano fatto certi calcoli che poi non si sono avverati. In Centro America nelle piantagioni di banane si stanno perdendo tutti i diritti che erano stati conquistati, i salari stanno tornando indietro e si licenzia la sera per riprendere le persone la mattina. La produzione di banane si fa così: sta scappando sempre più verso l’Ecuador, un paese dove la licenza di sfruttare è più alta che altrove. Le regole del mercato impongono di cercare il prodotto là dove costa meno. Terzo importante aspetto: rivedere i trattati sull’agricoltura: stiamo costringendo i paesi del Sud ad aprirsi alle derrate agricole che vengono dal Nord che spesso sono sovvenzionati e fanno una concorrenza sleale ai prodotti locali e mandano i contadini in rovina. Dobbiamo riscoprire un certo tipo di protezionismo a favore dei piccoli. Dobbiamo anche essere capaci di pensare in grande e ripensare il nostro modello di sviluppo come qualcosa che ci riguarda da vicino. La terra contiene risorse a sufficienza per consentire a tutti di vivere dignitosamente, ma non contiene risorse a sufficienza per far vivere tutti nella nostra opulenza. Se volessimo garantire a tutti gli abitanti del mondo il nostro tenore di vita ci vorrebbero cinque pianeti. Bisogna riequilibrare l’uso delle risorse e ciò significa un nuovo governo mondiale che garantisce a tutti i popoli di avere le risorse. Contemporaneamente dobbiamo dire che non è vero che dobbiamo creare le premesse per espandere il commercio internazionale, ma, se partiamo dalla prospettiva di voler avere un avvenire che consenta a tutti di vivere dignitosamente nel rispetto delle generazioni future, non dobbiamo perseguire l’espansione degli scambi a livello planetario, ma rivalutare l’economia locale e fare in modo che le merci viaggino il meno possibile. Non possiamo offrire una possibilità di miglioramento di vita a chi non ha il necessario se noi non accettiamo di rivedere drasticamente il nostro consumo di risorse. Dobbiamo immaginare il mondo come se fosse popolato dai grassoni di 120 chili e dai magri tipo campi di sterminio dall’altra parte. I magri non potranno recuperare peso se i grassi non accettano di sottoporsi ad una drastica cura dimagrante. La parola sobrietà ci mette paura, perché si affacciano i fantasmi delle privazioni, ma dobbiamo liberarci di questi timori e capire che se abbiamo la capacità di introdurre una serie di rivoluzioni culturali, avremo la possibilità di vivere bene nonostante consumiamo di meno. Abbiamo la possibilità di risolvere due grossi problemi: la piena occupazione e la possibilità di garantire a tutti di vivere dignitosamente. In Italia il 12% della popolazione vive in una condizione di povertà, sei milioni di italiani hanno un reddito inferiore alla media italiana. E’ una grande sfida, perché noi viviamo in un sistema dove ci viene detto che questi problemi possono essere risolti purché cresca la produzione. Bisogna allora garantire di più pur disponendo di meno. Dobbiamo imparare a riprogrammare: non esiste famiglia al mondo che mette il portafoglio nel mezzo e dica che chi prima arriva meglio alloggia indipendentemente dall’uso che ne fa. Dobbiamo creare un sistema ove si dia la priorità alla soddisfazione dei bisogni fondamentali per tutti. E questa deve essere un diritto e deve essere la comunità stesa che se ne fa carico. Io mi rendo conto di sognare ad occhi aperti, ma se non abbiamo la capacità di sognare non abbiamo la possibilità di salvare il nostro pianeta moriremo tutti. Francesco Gesualdi ex allievo di don Milani a Barbiana anima il Centro Modello di Sviluppo autore, tra l'altro, del libro “Lettera ai consumatori del Nord”. |
|
|
|
|
|
#10 |
|
Amico*
Data Registrazione: Jul 2007
Messaggi: 412
|
Mi aveva colpito, nel 1983, la storia di Marianella Garcia Villas, una ragazza salvadoregna, assassinata dai militari del suo paese.
Aveva difeso i diritti umani dei poveri, riconoscendo i cadaveri dei desaparecidos. Marianella è stata uccisa il 13 marzo 1983, mentre raccoglieva le prove sull'uso di armi chimiche da parte dell'esercito salvadoregno contro la popolazione civile. Era una ragazza come tutte le altre: amava le cose belle, la pittura, la musica, i profumi. Avrebbe potuto far carriera, difendendo le cause dei ricchi. Invece, scelse la professione di avvocato nella Commissione dei diritti umani, cercando di dare un volto ai tanti morti anonimi di El Salvador. In questa sua missione trovò l'appoggio dell'amico vescovo Oscar Romero, anche lui assassinato, il 24 marzo 1980, per essersi messo dalla parte dei poveri e dei desaparecidos. Una cosa continua a colpirmi della sua vita: la sua forza di carattere. Marianella era una donna di carattere. Sapeva quel che voleva e non si lasciava influenzare dagli altri. Carattere significa correttezza e dignità; non essere servile; costanza nell'impegno. Aver carattere significa avere personalità, responsabilità, abitudine a non svendersi al prezzo di mercato. Dove c'è carattere, c'è terreno fertile per la chiamata di Dio. Il carattere, soprattutto quando si lascia mettere in ordine da Dio, è un terreno sul quale si possono edificare grandi cose. È’ il caso di Marianella e di tutte le grandi donne della Bibbia: Debora, Noemi e Rut, Susanna, Giuditta, Ester, la madre dei sette martiri maccabei; la madre Maria, Elisabetta, la samaritana, la peccatrice perdonata, l'adultera, la donna fenicia, Marta e Maria, le donne della risurrezione... Tutte donne di carattere che hanno saputo lasciarsi plasmare da Dio, fino a diventare testimoni di un'altra storia: la storia della salvezza dei loro popolo. Rileggendo la storia di Marianella, mi è venuta voglia di proporla alla considerazione dei giovani di oggi, in cerca di un mondo diverso, per se stessi e per tutta l'umanità. Mi sembra che l’esempio di Marianella possa incoraggiarli a tirar fuori tutto il carattere di cui sono capaci; per non lasciarsi soffocare dalla moda dominante, che livella tutto verso il basso. Marianella è un grido profetico lanciato a tutti i giovani di oggi: Non mettete all'asta la vostra coscienza, soprattutto quando sono in gioco valori essenziali. Se volete operare perché un altro mondo sia possibile, siate persone di carattere; non trasferite ad altri le vostre responsabilità; accettate con coraggio le conseguenze dei vostri atti. Così crescerà in voi una straordinaria forza morale. Potrete resistere ad ogni forma di pressione e oppressione. Oggi, come vent'anni fa, il mondo ha bisogno di gente che ha carattere. Gente capace di affrontare l'arroganza di chi domina con la forza e il potere; capace di smascherare il dolce inganno della globalizzazione a senso unico, che non tiene conto degli esclusi. C'è bisogno di una grande dose d'integrità, per rimediare alla mediocrità che si ostina a governare il mondo. Una notte ci è piombata addosso: dobbiamo forzare l'aurora a nascere. Padre Mario Menin |
|
|
|
|
|
#11 |
|
Amico*
Data Registrazione: Jul 2007
Messaggi: 412
|
Una fabbrica aveva un problema di furti. Ogni giorno veniva rubata della merce. I dirigenti affida¬rono quindi ad una società specializzata il compito di perquisire ogni dipendente che usciva alla fine del lavoro.
La maggior parte degli operai apriva spontanea¬mente la borsa e taceva esaminare i contenitori della colazione. I detective erano molto diligenti e control¬lavano tutti i dipendenti, fino all'ultimo: un omino che tutti i giorni chiudeva la fila degli operai con un carrello pieno di rifiuti. Una guardia doveva passare una buona mezz'ora, quando ormai tutti gli altri se ne stavano tornando a casa, a rovistare tra involucri di alimenti, mozziconi di sigarette e bicchieri di pla¬stica per controllare se veniva portato fuori qualcosa di valore. Non trovava mai niente. Una sera, il guardiano, esasperato, disse all'uo¬mo: «Senti, lo so che stai combinando qualcosa, ogni giorno controllo ogni più piccolo pezzetto di rifiuto nel carrello e non trovo mai niente che valga la pena di essere rubato. Sto diventando pazzo. Dimmi quello che stai facendo e ti prometto che non farò nessun rapporto». L'uomo alzò le spalle e disse: «E' semplice, rubo carrelli». Noi fraintendiamo completamente il senso della vita quando pensiamo che la nostra vita sia tempo da usare alla ricerca di premi e piaceri. Freneticamente e con sempre maggiore frustrazione, rovistiamo fra i nostri giorni, i nostri anni, alla ricerca della ricom¬pensa, del successo che dia valore alla nostra vita, come la guardia che cerca le cose di valore tra i ri¬fiuti del carrello lasciandosi scappare la risposta più ovvia: quando avrete imparato a vivere, la vita stes¬sa sarà la ricompensa. E la vita è tutto quello che abbiamo. Bruno Ferrero |
|
|
|
|
|
#12 |
|
Amico*
Data Registrazione: Jul 2007
Messaggi: 412
|
Un giorno, un uomo non vedente stava seduto sui gradini di un edificio con un cappello ai suoi piedi ed un cartello recante la scritta: "Sono cieco, aiutatemi per favore".
Un pubblicitario che passeggiava lì vicino si fermò e notò che aveva solo pochi centesimi nel suo cappello. Si chinò e versò altre monete, poi, senza chiedere il permesso dell'uomo, prese il cartello, lo girò e scrisse un'altra frase. Quello stesso pomeriggio il pubblicitario tornò dal non vedente e notò che il suo cappello era pieno di monete e banconote. Il non vedente riconobbe il passo dell'uomo: chiese se non fosse stato lui ad aver riscritto il suo cartello e cosa avesse scritto. Il pubblicitario rispose: "Niente che non fosse vero, ho solo riscritto il tuo in maniera diversa", sorrise e andò via. Il non vedente non seppe mai che sul suo cartello c'era scritto: "Oggi è primavera...ed io non la posso vedere". Cambia la tua strategia quando le cose non vanno bene e vedrai che sarà per il meglio! Gira pagina alla tua povertà, sarai ricco di te stesso. Gira la pagina del dolore, sei già nella risurrezione. |
|
|
|
|
|
#13 |
|
Amico*
Data Registrazione: Jul 2007
Messaggi: 412
|
Cieco è l’uomo,
che vede solo quel che vuol vedere, la sua visione è limitata al filo d’erba di un immenso giardino; Sordo è l’uomo, che ascolta il dire, solo se uguale al suo proferir parola, ancora non ha acceso luce sull’immensa tavola dei colori che è la vita; Muto è l’uomo, il cui dire sol di se stesso parla, l’ascolteranno in pochi, perché pochezza abita il suo cuore. |
|
|
|
|
|
#14 |
|
Amico*
Data Registrazione: Mar 2007
Località: Sicilia
Messaggi: 420
|
Bella quest'ultima riflessione (so anche chi l'ha scritta: Cleonice Parisi
)...tra l'altro Cleonice è iscritta anche in questo Forum.... Bravo Beppe... riporti sempre delle belle riflessioni, complimenti! |
|
|
|
|
|
#15 |
|
Amico*
Data Registrazione: Aug 2004
Località: un po' di qua un po' di la, ma soprattutto fuori di me
Messaggi: 4.736
|
Caro Beppe,
Purtroppo non riesco a commentare tutti i tuoi post Beppe ma li leggo hai visto che sono anche un po' in ritardo con la mail ti spiegherò tutto per bene di là ok? ![]() Intanto voglio dirti che questo tuo post mi ha molto colpita. Rispecchia tutto ciò che è l'uomo e i suoi punti deboli ![]() Bello. Bello. ti abbraccio ![]() -Pooh- ![]()
__________________
L'UnicaVeraFolliaPerAmore
|
|
|
|
![]() |
| Strumenti Discussione | |
| Modalità Visualizzazione | |
|
|