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#346 |
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Amico*
Data Registrazione: Jul 2007
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Sono uscito, Signore,
fuori la gente usciva. Camminavano e correvano tutti. Correvano per non perdere tempo, correvano dietro al tempo, per riprendere il tempo, per guadagnare tempo!... "Arrivederci, signore, scusi, non ho il tempo. Ripasserò, non posso attendere, non ho il tempo. Termino questa lettera perché non ho il tempo. Avrei voluto aiutarla, ma non ho il tempo. Non posso accettare, per mancanza di tempo. Non posso riflettere, leggere, sono sovraccarico, non ho il tempo". Vorrei pregare, ma non ho il tempo. Tu comprendi, Signore, non ho il tempo. Lo studente, ha il suo studio e tanto lavoro, non ha tempo... più tardi... Il giovane fa dello sport, non ha tempo... più tardi... Lo sposo novello deve arredare la casa, non ha tempo... più tardi... I genitori hanno i bambini, non hanno tempo... più tardi... I nonni hanno i nipotini, non hanno tempo... più tardi... Sono malati! Hanno le loro cure, non hanno tempo... più tardi... Sono moribondi, non hanno... troppo tardi!... non hanno più tempo!... Così gli uomini corrono tutti dietro al tempo, o Signore, passano sulla terra correndo, frettolosi, precipitosi, sovraccarichi, impetuosi, avventati... e non arrivano mai a tutto, manca loro il tempo, nonostante ogni sforzo, manca loro il tempo, anzi manca loro molto tempo. Signore, Tu hai dovuto fare un errore di calcolo. V'è un errore generale: le ore sono troppo brevi, i giorni sono troppo brevi, le vite sono troppo brevi! Tu, che sei fuori del tempo, sorridi, o Signore, nel vederci lottare con esso, e Tu sai quello che fai! Tu non Ti sbagli quando distribuisci il tempo agli uomini: doni a ciascuno il tempo di fare quello che Tu vuoi che egli faccia. Ma non bisogna perdere tempo, sprecare tempo, ammazzare il tempo. Perché il tempo è un regalo che Tu ci fai, ma un regalo deteriorabile, un regalo che non si conserva. Signore, ho tempo, ho tutto il tempo mio, tutto il tempo che Tu mi dai: gli anni della mia vita, le giornate dei miei anni, le ore delle mie giornate, sono tutti miei. A me spetta riempirli, serenamente, con calma, ma riempirli tutti, fino all'orlo, per offrirTeli, in modo che della loro acqua insipida Tu faccia un vino generoso, come facesti un tempo a Cana per le nozze umane. Non Ti chiedo, oggi, o Signore, il tempo di fare questo e poi ancora quello; Ti chiedo la grazia di fare coscienziosamente nel tempo che Tu mi dai, quello che Tu vuoi che io faccia. Michel Quoist |
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#347 |
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Amico*
Data Registrazione: May 2006
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Come sempre un abbraccio grande grande e un grazie
leggerti è sempre un piacere e mi da modo di riflettere...
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#348 | |
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Amico*
Data Registrazione: Jun 2004
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Citazione:
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La vita umana non vale niente , ma niente vale quanto una vita umana. - Andrè Molraux
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#349 |
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Amico*
Data Registrazione: Jul 2007
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Alcuni giorni fa ero in strada con mia nipote, una bambina di circa 8 anni. Stavamo camminando, quando abbiamo visto sul marciapiede un mucchietto di buste e cartoni, con un giovane tutto rannicchiato sopra. Quello che tutti chiameremmo "barbone".
Il mio occhio, anche se "cristiano" ma purtroppo abituato a queste scene, quasi aveva escluso dall'attenzione questa presenza. Ma quello della bambina no! Più ci avvicinavamo al povero, più lei lo guardava con occhio evangelicamente misericordioso. Accortomi di questo atteggiamento, passo una moneta alla bambina per metterla nel cestino, quasi vuoto, del povero. A questo punto il giovane si alza e velocemente si allontana. Dove starà andando? Entra in un bar e quasi subito ne riesce con un ovetto di cioccolato in mano e lo dona alla bambina con un sorriso che non dimenticherò mai! E subito scompare, tornando al suo mucchio di povere cose! Sono rimasto senza parole! Anche la nipotina è rimasta colpita dal dono ricevuto. Mi sono subito ripreso, spiegando alla bambina che quello che conta è l'amore! Noi avevamo donato solo una moneta, lui aveva donato oltre all'uovo di cioccolato un enorme gesto d'amore! "... forse non potrò mai risolvere il problema della povertà per tutti i poveri del mondo, ma per questo povero che ho davanti devo fare tutto quello che è nelle mie possibilità!" (Beata Madre Teresa di Calcutta) Francesco Cipri |
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Amico*
Data Registrazione: Jul 2007
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Matthew Henry è un noto specialista di studi biblici. Una volta, mentre tornava dall'università dove insegna, fu aggredito. Quella sera, egli scrisse questa preghiera:
Voglio ringraziare in primo luogo, perché non sono mai stato aggredito prima. In secondo luogo, perché mi hanno portato via il portafoglio e mi hanno lasciato la vita. In terzo luogo, perché, anche se mi hanno portato via tutto, non era molto. Infine, voglio ringraziare perché io sono colui che è stato derubato, e non colui che ha derubato. Paulo Coelho |
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#351 |
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Amico*
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"VUOLE LAVARE VIA IL SANGUE DEGLI IRACHENI DALLE SUE MANI"
Georgia STILLWELL, madre di un soldato reduce dall'Iraq Vorrei potervi dire che da quando mio figlio è tornato alla vita civile la nostra famiglia è di nuovo intera e felice, ma non è così. Mio figlio ha 21 anni, è senza casa, senza lavoro, e l'11 gennaio scorso ha cercato di suicidarsi guidando l'auto contro un argine. Chiunque abbia visto com'era ridotta la macchina dopo, dice che non avrebbe dovuto sopravvivere allo schianto. Io ricordo il giorno in cui ricevetti la telefonata che diceva che mio figlio era tornato negli Usa. Caddi in ginocchio sul pavimento, singhiozzando, ringraziando il Creatore perché era vivo. Allora non sapevo che quel che era tornato era un mero guscio fisico. Lo spirito e l'anima di mio figlio stanno ancora vagando per le strade dell'Iraq. Vorrei che aveste potuto conoscere mio figlio, questo ragazzo diventato uomo. Era molto sensibile. Voleva un gattino, perché i cani gli facevano paura. Allora andammo in una fattoria, e là prese con sé il micio più magro, brutto e piccolo che c'era. Mio figlio ha dormito con questo gatto fino al giorno in cui ci lasciò per il campo d'addestramento. Quello che è tornato, è lo stesso che da ragazzo mi teneva le mani o mi metteva il braccio attorno al collo quando eravamo insieme da qualche parte? E’ la stessa persona con cui scambiavo la buonanotte e l'assicurazione dell'affetto reciproco? E’ lo stesso che quando eravamo separati telefonava il più frequentemente possibile, e concludeva ogni chiamata con "Ti voglio bene"? È questo il figlio che ho tenuto fra le braccia all'aeroporto, mentre piangevamo insieme, alla sua partenza per l'Iraq? George Bush, ridammi mio figlio! Mio figlio non voleva guardarmi negli occhi, quando è ritornato per la prima volta dall'Iraq. Era nervoso e si muoveva a scatti. Guidando l'auto andava da una stradina all'altra, evitando ogni via frequentata. I rintocchi delle campane lo facevano impazzire. Non riusciva a dormire la notte, e sembrava sull'orlo di un baratro. L'alcool stava diventando il suo modo di prendere sonno. Velocemente arrivò l'agosto del 2005. Non lo sentivo da un po'. Si era lentamente allontanato da chiunque lo amasse e si preoccupasse per lui. Viviamo in stati differenti, e non è facile rintracciarlo. In agosto, l'ho trovato. Sembrava uno scheletro. Il corpo del soldato era sparito. I suoi occhi non esprimevano altro che tristezza. Mi chiese venti lattine di birra, come cibo da mettere in frigorifero, perché non ne aveva. Si trattenne con me mezz'ora, anche se avevo guidato per 300 miglia per vederlo. Me ne tornai a casa. Le chiamate al telefono divennero sempre meno. I giorni divennero mesi. Non lo sentii per il Ringraziamento, non una parola a Natale, l'anno nuovo passò nel silenzio. Poi venne il sogno. Le madri sono legate ai loro figli. Noi sentiamo il loro dolore anche se siamo a migliaia di miglia di distanza. Il 9 gennaio arrivò il sogno. Nel sogno c'eravamo un iracheno, mio figlio ed io. Eravamo legati insieme da corde. All'improvviso mio figlio era lanciato in aria, ed il suo corpo sbatteva contro una trave e non poteva respirare, stava soffocando. Non dimenticherò mai lo sguardo che aveva. Mi svegliai nervosissima ed incapace di tornare a letto. La mattina dopo chiamai la sua ex ragazza, erano insieme dal liceo, ma lui l'aveva lasciata di recente. Mi disse che mio figlio era stato arrestato, durante il fine settimana, per rissa. In tutta la vita, mio figlio aveva preso una multa per eccesso di velocità. Non era un violento. Due ore dopo mi chiamò mia madre. Aveva controfirmato l'acquisto dell'automobile da parte di mio figlio. La banca l'aveva contattata perché il ragazzo era indietro con il pagamento delle rate. Si sarebbero ripresi la macchina. Io diventavo sempre più agitata. Al lavoro, il giorno dopo, ebbi una chiamata d'emergenza dalla ex ragazza di mio figlio. Mi disse fra le lacrime che lui aveva guidato l'auto contro un argine. La ragazza aveva visto l'auto, e non poteva credere che fosse sopravvissuto. Aveva parlato con alcuni dei suoi amici, i quali le avevano raccontato che la notte prima piangeva parlando della guerra. Gli bastano un paio di birre, dicono questi amici, e mio figlio entra in quello che loro chiamano il suo "parlare da matto". Mio figlio disse loro che voleva lavare via il sangue degli iracheni dalle sue mani. Poi prese la macchina e andò a schiantarsi. Ho parlato con lui due volte, da allora. Non vado a trovarlo perché non vuole. La prima volta che gli parlai cominciai a piangere, a dirgli quanto lo amavo. La sua risposta fu: "Già". Durante la seconda conversazione mi ha detto di sentirsi meglio. Si sente meglio perché il suo corpo è pieno di ferite e fratture? D'altronde, ora il suo corpo si accorda con ciò che c'è dentro di lui. George Bush sta per ragguagliarci sullo "stato dell'Unione". Beh, questo è lo stato della mia famiglia. La gente mi dice che mio figlio era un volontario, che sapeva quel che faceva. Mio figlio era un adolescente, e non aveva la più pallida idea di quel che avrebbe incontrato. C'è qualcuno che può davvero capire la guerra senza averla sperimentata? La guerra adesso ci è arrivata in casa, sta tornando a casa con ogni soldato che torna. Il corpo di mio figlio è sopravvissuto all'Iraq. Nient'altro di lui lo ha fatto. |
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Amico*
Data Registrazione: Jun 2004
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Mio Dio !! ... è sconvolgente!!
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La vita umana non vale niente , ma niente vale quanto una vita umana. - Andrè Molraux
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#353 |
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Amico*
Data Registrazione: Jul 2007
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Ai tempi in cui un gelato con sciroppo e frutta costava molto meno, un ragazzo di dieci anni entrò nel bar di un albergo e si sedette a un tavolo. Una cameriera mise un bicchiere di acqua davanti a lui.
"Quanto costa un gelato con sciroppo e frutta?". "50 centesimi" replicò la cameriera. Il ragazzino tirò fuori la mano dalla tasca ed esaminò il numero di monete che aveva. "Quanto costa una porzione di gelato normale?" s'informò. Alcune persone stavano cercando un tavolo e la cameriera era un po' impaziente. "35 centesimi" disse bruscamente. Il ragazzino contò ancora le monete. "Prendo il gelato normale" disse. La cameriera portò il gelato, mise il conto sul tavolo e se ne andò. Il ragazzo finì il gelato, pagò al cassiere e se ne andò. Quando la cameriera ritornò, iniziò a pulire il tavolo e rimase di stucco per quello che vide. Accanto al piatto vuoto, messi ordinatamente, c'erano 15 centesimi, la sua mancia. Bruno Ferrero |
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Amico*
Data Registrazione: Jul 2007
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Un bambino ed il suo papà erano seduti sul treno. Il viaggio sarebbe durato un’ora circa. Il padre si siede comodamente e si mette a leggere una rivista per distrarsi.
Ad un certo punto il bambino lo interrompe e domanda: “Cos’è quello, papà?”. L’uomo si volta per vedere quello che gli aveva indicato il bambino e risponde: “E’ una fattoria.” Incomincia di nuovo a leggere quando il bambino gli domanda un’altra volta: “Quando arriveremo, papà?”. Il padre gli risponde che manca ancora molto. Aveva di nuovo cominciato a leggere la sua rivista quando un’altra domanda del bambino lo interrompe e così per tantissime altre volte. Il padre disperato cerca la maniera di distrarre il bambino. Vede sulla rivista che stava leggendo la figura del mappamondo, la rompe in molti pezzetti e li da al figlio invitandolo a ricostruire la figura del mappamondo. Così si siede felice sul suo sedile convinto che il bambino sarebbe stato occupato per tutto il resto del viaggio. Aveva appena cominciato a leggere di nuovo la sua rivista quando il bambino esclama: “HO TERMINATO”. “Impossibile! Non posso crederci! Come hai potuto ricostruire il mondo in così poco tempo?” Però il mappamondo era stato ricostruito perfettamente. Allora il padre gli domanda di nuovo: “Come hai potuto ricostruire il mondo così rapidamente?” Il bambino risponde: “Non mi sono fissato sul mondo.... dietro al foglio c’era la figura di un uomo, HO RICOSTRUITO L’UOMO E IL MONDO SI E’ AGGIUSTATO DA SOLO !!!!”. Il mondo sarà aggiustato solo quando gli uomini saranno aggiustati ossia, saranno leali ed onesti. |
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#355 |
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Amico*
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Amico*
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La vita di ogni essere umano è come un vaso di terracotta. Decorato o no, rimane qualcosa che deve essere riempito, in un modo o nell'altro, di esistenza.
Al momento della nascita, quando veniamo percossi ed iniziamo a piangere, quasi consapevoli della fatica che andremo a fare intraprendendo questo impervio percorso, qualcuno, chiamatelo Dio, chiamatelo fato, chiamatelo come vi pare, prende questo vaso da una mensola sopra ad un caminetto e lo getta in terra. Non importa la violenza con cui lo fa. Lasciato andare o scagliato con forza, andrà in frantumi. Nel corso della nostra esistenza non facciamo altro che recuperare i frammenti di quel vaso di terracotta per incollarli, l'uno all'altro, in maniera da ricomporre la nostra realtà e riempirla con qualcuno o qualcosa. I più fortunati lo riempiono con qualcuno, gli altri lo riempiono di cose inutili solo per il gusto di averlo pieno. E' l'amalgama di quei frammenti e di ciò che contengono che ci rende felici. Ed è l'alchimia che li mescola e li rende magici. Alcuni di questi frammenti di vita sono piccoli, altri enormi. Alcuni tagliano come lame affilate e lasciano cicatrici sui polpastrelli, tanto da indurci, a volte, a rinunciare nell'impresa di ricomporre il nostro puzzle o da farci fermare per un po’. Alcune ferite sono profonde ed arrivano dalle mani al cuore. Il compito a cui siamo chiamati è quello, non si scappa. Ed ogni ferita aperta si richiuderà, insegnandoci che sono tanti i cocci da legare insieme, con l'amore o con l'affetto o, perché no, tutti e due messi assieme. Ed anche il pezzo più insignificante andrà aggiunto al nostro lavoro. Il vaso, prima di toccare il suolo, è intero e così deve ritornare. Le ferite più profonde possono essere inferte anche dai pezzi più piccoli, che ti si infilano sotto le unghie e non vengono più via. La tenacia e la consapevolezza di avere qualcosa da riempire ci aiuterà in questo difficile compito. Quando avremo finito potremo seminare nel nostro vaso per vedere i frutti del nostro lavoro. In un modo o nell'altro, anche se la morte sopraggiungerà implacabile con la sua falce a spezzare la nostra vita, avremo vinto noi. Frammenti, amalgama, alchimia. Amore ed Amicizia. Rosario Laganà |
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Amico*
Data Registrazione: May 2006
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Amico*
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Un uomo duramente provato dalla vita, il quale aveva saputo mantenere sempre integra la sua serenità e il suo coraggio, sentendo avvicinarsi la fine chiamò intorno a sé i figlioli, le nuore, i nipoti e i pronipoti e disse loro:"Voglio svelarvi un segreto. Venite con me nel frutteto".
Tutti lo seguirono con curiosità e tenerezza, poiché sapevano quanto il vecchio amasse le piante. Con le poche forze rimaste e rifiutando ogni aiuto, l'uomo cominciò a zappare in un punto preciso, al centro del verziere. Apparve un piccolo scrigno. Il vecchio lo aprì e disse: "Ecco la pianta più preziosa di tutte, quella che ha dato cibo alla mia vita e di cui tutti voi avete beneficiato". Ma lo scrigno era vuoto e la pianticella che l'uomo teneva religiosamente fra le dita era una sua fantasia. Nonostante tutto nessuno sorrise. "Prima di morire", proseguì l'uomo, "voglio dare ad ognuno di voi uno dei suoi inestimabili semi". Le mani di tutti si aprirono e finsero di accogliere il dono. "E' una pianta che va coltivata con cura, altrimenti s'intristisce e chi la possiede ne è come intossicato e perde vigore. Affinché le sue radici divengano profonde, bisogna sorriderle; solo col sorriso le sue foglie diventano larghe e fanno ombra a molti. Infine, i suoi rami vanno tenuti sollevati da terra; solo con l'aiuto di molto cielo diventano agili e lievi a tal punto da non farsi nemmeno notare". Il vecchio tacque. Passò molto tempo ma nessuno si mosse. Il sole stava per tramontare, quando il figlio maggiore rispose per tutti loro: "Grazie, padre, del tuo bellissimo dono; ma forse non abbiamo capito bene di che pianta si tratti". "Sì che lo avete capito. Mentre mi ascoltavate e mi stavate intorno, ognuno di voi ha già dato vita al piccolo seme che vi ho consegnato. E' la Pianta della Pazienza". |
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#359 |
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Amico*
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Il gioielliere era seduto alla scrivania e guardava distrattamente la strada attraverso la vetrina del suo elegante negozio.
Una bambina si avvicinò al negozio e schiacciò il naso contro la vetrina. I suoi occhi color del cielo si illuminarono quando videro uno degli oggetti esposti. Entrò decisa e puntò il dito verso uno splendido collier di turchesi azzurri. "E per mia sorella. Può farmi un bel pacchetto regalo?". Il padrone del negozio fissò incredulo la piccola cliente e le chiese: "Quanti soldi hai?". Senza esitare, la bambina, alzandosi in punta di piedi, mise sul banco una scatola di latta, la aprì e la svuotò. Ne vennero fuori qualche biglietto di piccolo taglio, una manciata di monete, alcune conchiglie, qualche figurina. "Bastano?", disse con orgoglio. "Voglio fare un regalo a mia sorella più grande. Da quando non c'è più la nostra mamma, è lei che ci fa da mamma e non ha mai un secondo di tempo per se stessa. Oggi è il suo compleanno e sono certa che con questo regalo la farò molto felice. Questa pietra ha lo stesso colore dei suoi occhi". L'uomo entra nel retro e ne riemerge con una stupenda carta regalo rossa e oro con cui avvolge con cura l'astuccio. "Prendilo" disse alla bambina. "Portalo con attenzione". La bambina partì orgogliosa tenendo il pacchetto in mano come un trofeo. Un'ora dopo entrò nella gioielleria una bella ragazza con la chioma color miele e due meravigliosi occhi azzurri. Posò con decisione sul banco il pacchetto che con tanta cura il gioielliere aveva confezionato e dichiarò: "Questa collana è stata comprata qui?". "Sì, signorina". "E quanto è costata?". "I prezzi praticati nel mio negozio sono confidenziali: riguardano solo il mio cliente e me". "Ma mia sorella aveva solo pochi spiccioli. Non avrebbe mai potuto pagare un collier come questo". Il gioielliere prese l'astuccio, lo chiuse con il suo prezioso contenuto, rifece con cura il pacchetto regalo e lo consegnò alla ragazza. "Sua sorella ha pagato. Ha pagato il prezzo più alto che chiunque possa pagare: ha dato tutto quello che aveva". - B. Ferrero - |
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#360 |
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Amico*
Data Registrazione: Jul 2007
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Non sono di sicuro il solo a ritenere che l’automobile e la televisione siano i due mezzi che più hanno contribuito a privare l’uomo del paesaggio nell’ultimo mezzo secolo della sua storia. Lo penso avendo vissuto sulla mia pelle questo mezzo secolo di trasformazioni. Ricordo la prima automobile di famiglia, una Renault 8, e gli stravolgimenti che provocò. Ricordo il primo televisore Telefunken in bianco e nero e l’immediata elevazione a focolare domestico. Etimologicamente, televisione viene dal greco "a distanza" e dal latino video, "vedere". Vedere a distanza è la drammatica condizione di chi deve accontentarsi, di chi non può essere attivo e protagonista, perché non può vedere, toccare e sentire con i propri sensi, perché delega ad altri la rappresentazione della realtà, che diventa finzione. L’auto ha stravolto il rapporto spazio-temporale con il mondo. Ci ha dato velocità e ci ha tolto tutto il resto, e soprattutto la possibilità di rapportarsi al mondo con i tempi necessari (che per il cervello umano sono lunghi) e con la propria fisicità. Mettere il corpo nel paesaggio è il primo passo per tentare di ricomporre un rapporto con esso, per ripristinare un contatto autentico e profondo.
Abbiamo tutti bisogno di staccare la televisione e il computer per uscire da uno spazio chiuso, la casa (placenta di cemento) o l’automobile (placenta di lamiera), e per andare all’esterno... «l’uomo anela al paesaggio come il cervo alla fonte» (Luigi Lombardi Vallauri). Rapportarsi al paesaggio è per l’uomo un’esigenza primaria. Oggi troppo spesso negata da una vita dopata dalla velocità, dalla superficialità, spesso dalla finzione. Lasciare l’automobile, la televisione e il computer significa riappropriarsi dei tempi lenti, della realtà, del paesaggio. Più difficile è riappropriarsi del paesaggio. Come riacquisire quel senso di appartenenza al paesaggio che sembra ineluttabilmente tramontato? Parlo dell’indifferenza, grave e diffusa, verso i nuovi stravolgimenti del territorio perpetrati intorno alle nostre case per fini speculativi, per arricchire pochi e danneggiare tutti gli altri. Come riuscirci se stiamo perdendo il patrimonio di ricordi dei nostri luoghi, se non sappiamo più com’erano i nostri paesaggi, che oggi sono stati stravolti? Può risultare amara la constatazione che la nostra vita è tanto più ricca quanto più abbiamo ricordi. Ma per avere ricordi dobbiamo avere vita, dobbiamo rinnovare i nostri ricordi attraverso nuove esperienze. Personalmente, per riprovare le emozioni di un vecchio cammino devo rifare oggi lo stesso cammino. Ecco perché torno spesso sui miei passi. Per sentire proprio il territorio, questa zolla di terra dove appoggio il piede è mia e quello che vedo è la prosecuzione di casa mia, occorre forse ripartire da un punto zero. Un nuovo rinascimento forte e "inutile". Come nel vero Rinascimento, ci viene incontro l’arte, cioè l’attività umana, svolta singolarmente o collettivamente, che è capace di emozionare, di appassionare chi la pratica e di trasmettere ad altri le emozioni. La raffigurazione del paesaggio, attraverso parole, immagini, disegni, rappresentazioni teatrali e altre forme creative, ci aiuta a sentire più forte e splendente il mondo nel quale ci inoltriamo. Il cammino diventa un’arte; un’arte che è capace di far partire una spirale virtuosa di innamoramento al paesaggio. Rappresentare un paesaggio significa osservarlo, capirlo, prendersi il tempo per sentirlo proprio. Sentire proprio un paesaggio significa conquistarlo, inscriverlo nel proprio catasto affettivo dei beni. E più possediamo di questi beni e più siamo nutriti e ricchi. La nostra vita, veloce e superficiale, ha bisogno di essere nutrita da beni che sfuggono alle regole del mercato di oggi. Un campo, un prato, un bosco posso sentirlo mio, intimamente mio, anche, o forse soprattutto, se non ne ho il possesso giuridico. E’ mio se spesso ci cammino, se lo fotografo, se lo disegno, se ci sto bene. Lo conosco, lo amo, lo proteggo. Per presidiare il territorio da nuovi assalti speculativi bisogna creare affetto al territorio, alle zolle di terra della nostra vita. Bisogna concentrarsi sulle zolle immediatamente intorno alla propria casa, perché prendere un aereo e andare distante non produce gli stessi effetti positivi. Bisogna essere conquistatori dell’"inutile" vicino, che diventa molto utile perché serve alla nostra vita quotidiana. Il tempo che non fa crescere il PIL ma accresce il nostro amore alla terra, alla natura, all’intero Creato, fa bella e speciale la nostra vita. E fa della nostra scelta qualcosa di rivoluzionario a livello geopolitico, perché è qualità e sostenibilità, piacere e crescita senza circolazione di soldi. Siamo chiamati a ricucire lo strappo uomo-paesaggio, ripartendo dalla Bellezza, sicuro che la Bellezza, con le energie e le emozioni positive che è in grado di generare, ci salverà. Riccardo Carnovalini |
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