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Vecchio 10-02-2007, 04:24 PM   #46
Walter
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Ciao a tutti… è un po’ di tempo che non passo da queste parti.
L’ho fatto per curiosità dopo tanto tempo ed ho notato questa canonizzazione dell’amico Beppe che mi ha un po’ incuriosito.
Ho letto i tuoi messaggi, caro Beppe e debbo dire che scrivi assai bene.
Eppure…
Tutti i tuoi messaggi sono improntati ad una sorta di modernofilia, nel senso che mostri antipatia per tutto ciò che caratterizza la vita di oggi
Non sopporti proprio i bancomat, le carte di credito, la televisione, il cinema, mentre (facile profeta, debbo dirlo) adori la riscoperta del contato umano, dello sguardo diretto, del contatto fisico.
Sai bene, caro Beppe, che ogni nostro pensiero è energia. Diamo energia a tutto ciò che pensiamo, anche a ciò che vediamo sia sotto una luce buona che sotto una luce cattiva.
Da qualche parte hai scritto:
Se un bambino vive nella critica impara a condannare.
Anche un adulto, caro Beppe, non solo un bambino.
C’è questa sottile (ma forse nemmeno troppo sottile) contraddizione in tutti i tuoi messaggi.
E’ impossibile reggere il ruolo del solone e quello dello spiritualista.
L’Amore (quello con la A maiuscola) non vede le divisioni tra buoni e cattivi.
L’Amore (quello con la A maiuscola) ama (soprattutto) chi non ci ama.
L’Amore (quello con la A maiuscola) non critica chi è diverso da noi, ma pone l'Essere come esempio, senza denigrare l’altrui comportamento.
Il mondo più semplice per avere un mondo pulito è tenere pulita la soglia di casa nostra, non criticare la soglia sporca dei nostri vicini.
Non me ne volere, sono un rompiballe per natura (Stefania ahilei mi conosce bene…) e quando leggo qualcosa che non mi convince non mi riesce proprio di stare zitto.
Se debbo stare zitto (o se vengo censurato, com’è accaduto) preferisco andarmene.
Abbraccio te e tutti gli amici del forum.
Walter
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Vecchio 10-02-2007, 04:45 PM   #47
Gaet@no
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Ciao Walter!

Il tuo pensiero è simile a quello di Gibran (l'autore del profeta), che in un brano intitolato "Il Bene e il Male", così parlava:



Io posso parlare del bene che è in voi, ma non del male.

Poiché il cattivo non è che un buono torturato dalla fame e dalla sete.

In verità, quando buono è affamato cerca cibo anche in una caverna buia e quando è assetato beve anche acqua morta.

Siate buoni quando siete in armonia con voi stessi.

Tuttavia, quando non siete una sola cosa con voi stessi, voi non siete cattivi.

Una casa divisa non è un covo di ladri, è semplicemente una casa divisa.

E una nave senza timone può errare senza meta tra isole pericolose senza fare naufragio.

Siete buoni nello sforzo di donare voi stessi, tuttavia non siete cattivi quando perseguite il vostro vantaggio.

Quando cercate di ottenere, non siete che una radice avvinghiata alla terra per succhiare il seno.

Certo, il frutto non può dire alla radice: «Sii come me, maturo e pieno e sempre generoso della tua abbondanza».

Poiché come il frutto ha bisogno di dare, così la radice ha bisogno di ricevere.

Siete buoni quando la vostra parola è pienamente consapevole,

Tuttavia non siete cattivi quando nel sonno la vostra lingua vaneggia.

E anche un discorso confuso può rafforzare una debole lingua.

Siete buoni quando procedete verso la meta, decisi e con passo sicuro.

Tuttavia non siete cattivi quando vagate qua e là zoppicando.

Anche chi zoppica procede in avanti.

Ma chi è agile e forte, non zoppichi davanti allo zoppo stimandosi cortese.

Vi siete buoni in molteplici modi e non siete cattivi quando non siete buoni.

Siete soltanto pigri e indolenti.

Purtroppo il cervo non può insegnare alla tartaruga ad essere veloce.

Nel desiderio del gigante che è in voi risiede la vostra bontà, e questo desiderio è di tutti.

In alcuni è un torrente che scorre impetuoso verso il mare, trascinando con sé i segreti delle colline e il canto delle foreste.

in altri è una corrente placida che si perde in declivi e indugia prima di raggiungere la sponda.

Ma chi desidera molto non dica a chi desidera poco: «Perché esiti e indugi?».

Poiché, in verità, chi è buono non chiede a chi è nudo: « Dov’é il tuo vestito? », né a chi è senza tetto: «Cos’è accaduto alla tua casa?».
(Khalil Gibran)
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Vecchio 10-02-2007, 06:20 PM   #48
Beppe
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Predefinito Risposta

Carissimo Walter,
innanzitutto grazie per i complimenti per come scrivo, ma devo restituirteli perchè se vai a leggere la mia presentazione,scoprirai che i testi che inserisco nel forum non sono scritti da me, io mi limito solo a riportarli e condividerli con voi.
Non è mia intenzione criticare tutto ciò che è moderno, cerco solo di inserire testi che ci aiutino a vivere con coscienza critica.
Un abbraccio Beppe
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Vecchio 10-03-2007, 06:16 AM   #49
Walter
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Predefinito

Ciao Gaetano, bella la riflessione di Gibran... non l'avevo mai letta, ma Gibran dice che possiamo parlare del bene negli altri e non del male, io in verità dico qualcosa di un po’ diverso (è stato quello che ho detto allora a scatenare ciò per cui poi me ne sono andato). Forse posterò di nuovo qualcosa sull’argomento, chissà che a distanza di mesi le mie parole non facciano un effetto diverso…
Caro Beppe, parli di vivere con coscienza critica, ma davvero, forse, è impossibile farlo. Quando tratto questi argomenti mi vengono sempre in mente le parole di Gesù sui sepolcri imbiancati. Che coscienza critica pensi possa avere chi, ad ogni scarico del suo cesso spreca l’acqua che disseterebbe per un giorno intero un bimbo dei paesi poveri? Se veramente avessimo un minimo di coscienza critica probabilmente ci suicideremmo per la vergogna.
Sai, Beppe, è facile parlare del bene e del male con la pancia piena…
Sì, ripropongo un post sul bene e sul male…
A presto.
Vi abbraccio.
Walter
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Vecchio 10-03-2007, 06:22 AM   #50
Beppe
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Predefinito I monaci e il secchio

Uno dei monaci del monastero di Sceta commise una grave mancanza, e così fu chiamato l'eremita più saggio perché potesse giudicarla. L'eremita si rifiutò, ma i monaci insistettero tanto che lui finì per andare. Prima, però, prese un secchio e lo forò in vari punti. Poi, lo riempì di sabbia e s'incamminò verso il convento. Il superiore, vedendolo entrare, gli domandò che cosa fosse.
"Sono venuto a giudicare il mio prossimo - disse l'eremita -. I miei peccati stanno scorrendo dietro di me, come scorre la sabbia di questo secchio. Ma, siccome non mi guardo alle spalle e non mi rendo conto dei miei stessi peccati, sono stato chiamato a giudicare il mio prossimo!".
I monaci allora rinunciarono alla punizione all'istante.
Paulo Coelho
Da I racconti del maktub
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Vecchio 10-05-2007, 06:25 AM   #51
Beppe
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Predefinito I padroni delle bollicine

Vent’anni fa Emanuele Pirella - giocoliere dell’ironia che ha trasformato la pubblicità italiana - doveva lanciare un’acqua minerale per bambini. Non era conveniente sedurre le madri spargendo dubbi sulla trasparenza della minerale che bevevano gli adulti, anche perchè nella bottiglia dei poppanti c’era la stessa acqua offerta al consumo familiare in ogni supermercato. Cambiava solo l’etichetta; fantasia sublime del marketing. Vedrai che funziona, ma come farla funzionare ? Alla fine Pirella ha avuto l’idea: raddoppiate il prezzo. Chi compra la crederà un portento. Vendite alle stelle. Aveva capito chi siamo. Siamo i più tenaci consumatori di acqua minerale nel mondo. Ogni italiano ne beve 218 litri l’anno, quasi il triplo degli austriaci. Meraviglia il secondo posto della Svizzera dove l’acqua arriva al rubinetto dalle montagne che abbracciano le vallate: 106 litri a persona, non importa se parla italiano, francese o tedesco. Bisogna dire che la vecchia Europa adora l’acqua in bottiglia con o senza bollicine: 38 miliardi di litri, un terzo del consumo mondiale anche se la popolazione è appena il 6 per cento della gente sparsa nei continenti. Ci lasciamo trascinare dalla pubblicità che rinfresca giornali e televisori.
Nel 2004 gli investimenti su pagine e spot sono cresciuti del 10 per cento: 379 milioni di euro. Ed ecco che pur avendo a disposizione in quasi tutte le città l’acqua buona degli acquedotti, anziché interessarsi alla revisione delle tubature, metodi di depurazione e filtraggio, insomma, dedicare ad un bene prezioso la stessa attenzione riservata ai marciapiedi rotti, gli italiani si lasciano catturare dalla retorica: acqua in bottiglia sinonimo di purezza, bontà garantita dall’etichetta, fa bene alla salute perché raccolta alla fonte. Si vuota il bicchiere con l’illusione di passeggiare nei giardini delle terme anche se l’acqua è finita in bottiglia decine di chilometri lontano da dove sgorga. Camion e autostrade. Non è facile spiegare che l’acqua del rubinetto è potabile e controllata con la pignoleria che la legge non impone alle minerali. Voci flebili sovrastate dal tam tam pubblicitario. Quando gli addetti ai lavori dell’acqua pubblica protestano per la pubblicità da loro ritenuta ingannevole e che, indirettamente, invita a diffidare dal liquido che vien fuori dal rubinetto, i colossi minerali fanno causa. Guai minacciare il loro mercato. Può il funzionario dell’ente locale o il dignitario di stato sfidare i signori delle bollicine ? Se per caso la spunta - dopo carte bollate, spese d’avvocati e gironi di tribunali - appena due righe vaganti fra le pagine dell’enfasi pubblicitaria: questo il destino dei kamikaze dell’acqua pubblica. Qualcuno insiste, i volontari danno una mano, ma la lotta è dispari. Appena un giornalista si interroga sulle acque minerali, il suo giornale rischia di perdere le inserzioni. Se è una Tv, gli spot. Meglio non parlarne. Le pressioni arrivano fino al ministero della Sanità come quando ho mandato un fax al ministro e lo stesso giorno mi chiama Mineracqua, associazione che riunisce gli imbottigliatori . Nel 2003 ( governo Berlusconi ), Luca Martinelli giornalista di Altra Economia- l’informazione per agire, manda un fax all’ufficio stampa del professor Sirchia: chiede un’intervista, vorrebbe dare un’occhiata alle analisi delle dieci marche più vendute, Mineracqua si fa viva dopo poche ore. Ammette d’essere stata informata dal ministro e spedisce una lettera al direttore del giornale: diffida di insistere con l’inchiesta. A volte la difesa delle minerali scivola nell’avanspettacolo. Che acqua minerale e acqua del rubinetto siano concorrenti lo ha stabilito l’Antitrust.

E dall’Antitrust esce una sentenza che condanna l’Acea ( gestisce l’acquedotto di Roma ) per aver pubblicizzato la sua acqua come “pura e di montagna” quando le sorgenti sono a soli 409 metri. In Australia sarebbe un picco irraggiungibile; in Italia può finire in galera chi si traveste da scalatore di una altura considerata ragguardevole collina. La mazza dell’Antitrust si abbatte implacabile: per caso favorisce i padroni delle bollicine. Come mai i gestori degli acquedotti non fanno un po’ di pubblicità ? Non ne hanno interesse. Dei 230 0 240 litri consumati al giorno da ogni italiano, solo due o tre vengono utilizzati per bere o cucinare. Il resto docce e sciacquoni. Sfogliando i numeri del grande mercato, qualche dubbio: l’acqua italiana è la più gustosa del mondo oppure le nostre leggi consentono il saccheggio di risorse fino a ieri preziose e nel futuro strategiche ? Le aziende che imbottigliano sono 181; 226 etichette diverse; 8 mila dipendenti, giro d’affari un miliardo e 750 milioni di euro. Degli 11 miliardi e 800 mila litri di acqua minerale raccolti, poco più di un miliardo di litri attraversa ogni anno le frontiere. L’ export vola, nessuna sindrome cinese; bilancia commerciale sempre più rosa: 25 per cento in più dal 2001. Dissetiamo i raffinati del mondo serviti a tavola da quattro multinazionali: Nestlé, Danone, Coca Cola e San Benedetto. La Nestlé si presenta con undici etichette, dalla Perrier alla San Pellegrino, Panna, Levissima: tante ancora. Giro d’affari 870 milioni. La San Benedetto si ferma a 490. L’Uliveto e la Rocchetta della Congedi, 236 milioni; 196 la Danone con Ferrarelle, Vitasnella eccetera; la Spumador della Lombardia, 96 milioni; Sangemini, Fiuggi, 90. Rendiconti superati, risalgono al 2001 quando il grande mercato non era ancora invaso. Non paghiamo solo l’acqua ( e molto cara ): chi consuma o non consuma le minerali è obbligato, e non lo sa, a finanziare lo smaltimento dei rifiuti. Far sparire una bottiglia di plastica nel 2001 costava agli enti pubblici 30 centesimi al chilo. Oggi di più. Ogni anno 150 mila tonnellate di Pet ( un tipo di plastica ) sono a carico della collettività senza contare che il prezzo pagato per l’acquisto delle confezioni impone la tassa invisibile di 40 euro al mese per persona. Ma l’elenco non é finito: oltre alla pubblicità, trasporto e locazione. Esempio dell’Emilia-Romagna. Due immensi depositi privati accolgono duemila autotreni l’anno, uno a Cattolica l’altro verso la Lombardia. Stivano le bottiglie in depositi che sembrano palazzi dello sport ed ogni giorno distribuiscono ai supermercati la quantità richiesta. Rete capillare che funziona. Routine collaudata: ai magazzinieri rende più o meno un miliardo di euro da aggiungere agli euro di prima. Pagano sempre le ragazze che vanno in ufficio impugnando la bottiglietta o gli ultras della curva e i loro bottiglioni proporzionalmente meno cari. Le confezioni mignon, coccolata dalle abitudini delle italiane, costano proporzionalmente il 25 per cento in più delle confezioni da un litro e mezzo. Senza voler ridurre la libertà del drenare le fonti per vendere, si potrebbe mettere un tetto all’invasione pubblicitaria responsabile di abitudini artificiali che cambiano la vita a milioni di inconsapevoli. La legislazione ammette limitazioni: in quasi tutto il mondo è illegale promuovere il latte in polvere per la prima infanzia perché danneggia un bene primario come l’allattamento al seno: proposta- provocazione di Miriam Giovanazza e Luca Martinelli nella lunga inchiesta di Altra Economia- L’informazione per agire. Il problema fondamentale è un altro: la quantità succhiata dalle holding minerali, quanto pesa sulla popolazione che vive attorno alla fonte ?
Tante storie, ne racconto una: storia di un paese umbro – Boschetto – in lotta con Rocchetta: vuole lanciare un nuova etichetta da affiancare a Brio Blu, Elisir e Rocchetta, appunto. E’ stata autorizzata a pompare 300 milioni di litri dal pozzo di Corcia. Teoricamente non ha nulla a che vedere col rio Fergia che alimenta gli acquedotti di Gualdo Tadino e Nocera Umbra, acqua stupenda. Ecco il giallo: uno studio dell’Azienda Regionale per la Protezione dell’Ambiente dimostra che sarà proprio l’acqua del rio Fergia a finire in bottiglia. Cominciano i rubinetti secchi: due frazioni di Gualdo Tadino – Boschetto e Gaifana – verranno staccate dall’acquedotto e a spese dell’Azienda, allacciate ad un altro bacino. Soldi pubblici per agevolare gli interessi privati. Devono rendere bene alla regione e ai comuni se si è deciso così. Rendono, ma non come dovrebbero. La legge Regia delle concessioni risale al 1927, è stata corretta dalla Galli: fa entrare nella casse pubbliche 5 miliardi e 160 milioni l’anno. La Basilicata incassa 0,30 euro ogni mille litri; 0,51 la Lombardia; la Sicilia riceve 0,0010 euro fino a 35 mila litri; 0,65 il Veneto che con le sue montagne cede 2 miliardi e 647 milioni di litri l’anno. Le proposte del Comita Acqua chiede di estendere il regolamento regionale lombardo a tutti i posti d’Italia: prelievo di 0,0516 centesimi di euro, da aggiungere al vecchio canone di concessione, ogni 100 litri. Sarebbero 5 milioni e 68 mila euro, non un capitale ma potrebbe servire ad aprire fontanelle pubbliche. Poi il prelievo fiscale di un centesimo al litro da destinare a progetti di cooperazione: scavare pozzi nelle regioni di sabbia dove l’acqua è oro blu. E’ il suggerimento della Commissione Europea per lo Sviluppo e la Cooperazione. Infine una tassa sui prelievi per coprire i costi indiretti, riciclaggio plastica e smaltimento rifiuti.
Il viaggio nel mondo dell’acqua finisce qui. Mi accorgo di aver dato solo un’occhiata e ascoltato voci che rimbombano nel silenzio distratto di tutti quando sarebbe bene mobilitare esperti e università non chiamate a firmare solo etichette che promettono miracoli. Anche la gente con la bottiglietta in mano ha il diritto-dovere di incuriosirsi di più. Ma è noioso; un altro pensiero da aggiungere ai pensieri che girano attorno. Stappiamo, beviamo e buona notte. Il fatalismo mediterraneo invita ad avere fiducia negli specchi Tv, mentre la praticità francese sta cambiando idea. Per la prima volta dal 1999 i parigini sono tornati all’acqua del rubinetto. Sette anni fa erano secondi solo all’ Italia: il 78 per cento beveva dalla bottiglia almeno una volta la settimana. Il numero è rimpicciolito al 60 per cento. E la discesa continua: “mai abbiamo avuto tanta fiducia nell’acqua che arriva in casa” , parole di Monique Chotard, direttrice della Commissione per l’Acqua. A cosa si deve la conversione ? La gente si è resa conto che l’acqua è un bene limitato. E se proprio bisogna pagare, meglio investire nelle ricerche che possano prolungare il godimento di un bene indispensabile alla vita. Nostra e degli altri .
Maurizio Chierici
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Vecchio 10-07-2007, 07:52 AM   #52
Beppe
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Predefinito I tre alberi

In un bosco in cima ad una collina, vivevano tre alberi.
Un giorno iniziarono a discutere dei loro desideri e delle loro speranze.

Il primo albero disse: "Spero di diventare un giorno lo scrigno di un tesoro. Potrei essere riempito d'oro, d'argento e di gemme preziose. Potrei essere decorato con intarsi finissimi ed essere ammirato da tutti."

Il secondo albero disse: "Io spero di diventare una nave possente. Vorrei portare re e regine attraverso i mari fino agli angoli più reconditi del mondo. Vorrei che per la forza del mio scafo ognuno si sentisse al sicuro."

Infine il terzo albero disse: "Io vorrei crescere fino a diventare l'albero più alto e più dritto di tutta la foresta. Tutta la gente mi vedrebbe irto sulla cima della collina e ammirando i miei rami contemplerebbe i cieli e Dio vedendo quanto io gli sia vicino. Sarei il più grande albero di tutti i tempi e tutti si ricorderebbero di me."

Trascorse qualche anno e ogni albero pregava che i suoi desideri si avverassero.
Alcuni taglialegna passarono un giorno vicino ai tre alberi.

Uno di questi si avvicinò al primo albero e disse: "Questo sembra un albero molto resistente, riuscirò sicuramente a venderne la legna ad un falegname".
E iniziò a tagliarlo. L'albero era felice perché sapeva che il falegname lo avrebbe trasformato in uno scrigno prezioso.

Giunto dal secondo albero un taglialegna disse: "Questo sembra un albero molto resistente, credo che riuscirò a venderlo ad un cantiere navale."
Il secondo albero era felice perché sapeva che stava per diventare una nave possente.

Quando i taglialegna si avvicinarono al terzo albero, l'albero era spaventato perché sapeva che se fosse stato tagliato i suoi sogni non si sarebbero mai avverati. Uno dei taglialegna disse: "Non ho ancora deciso cosa ne farò del mio albero. Ma intanto lo taglierò". E subito lo tagliò.

Quando il primo albero fu consegnato al falegname fu trasformato in una cassa per contenere mangime per animali. Fu portato in una grotta e riempito di fieno. Ciò non era certamente quello per cui l'albero aveva pregato.




Il secondo albero fu tagliato e trasformato in una piccola barca da pesca.
I suoi sogni di diventare una nave possente e trasportare re e regine era terminato.

Il terzo albero fu tagliato in larghe tavole e abbandonato nel buio.
Gli anni passarono e gli alberi dimenticarono i loro sogni.

Finché un giorno, un uomo e una donna giunsero alla grotta.
La donna partorì e il neonato fu adagiato nella cassa per il mangime degli animali che era stata fatta con il primo albero.
L'uomo aveva sperato di poter costruire una culla per il bambino, ma fu la mangiatoia a divenirlo.
L'albero avvertì l'importanza di questo evento e capì che aveva accolto il più grande tesoro di tutti i tempi.

Anni dopo, alcuni uomini erano sulla barca da pesca che era stata realizzata con il secondo albero.
Uno degli uomini era stanco e si era addormentato.
Mentre si trovavano in mare un violento temporale li sorprese e l'albero pensò che non sarebbe stato abbastanza robusto per proteggere i passeggeri.
Gli uomini svegliarono la persona che si era addormentata che alzandosi in piedi disse: "Pace".
La tempesta di placò immediatamente.
A questo punto il secondo albero capì di aver trasportato il Re dei Re nella sua barca.

Alla fine, qualcuno arrivò e prese il terzo albero.
Mentre veniva trasportato attraverso le strade, la gente scherniva l'uomo che lo sosteneva.
Quando si fermarono l'uomo fu inchiodato all'albero e innalzato in aria lasciandolo morire in cima ad una collina.
Quando giunse la domenica, l'albero capì che era stato abbastanza robusto da stare in cima ad una collina e così vicino a Dio poiché Gesù era stato crocifisso sul suo legno.



Quando le cose non sembrano andare nella direzione che ti aspetti,
sappi che Dio ha sempre un piano per te.
Se tu hai fiducia in Lui, Lui ti darà grossi doni.
Ogni albero ebbe ciò che voleva
ma non nel modo che avrebbe immaginato.
Noi non sappiamo sempre ciò che Dio ha riservato per noi.
Sappiamo che le Sue vie non sono le nostre vie,
ma le sue vie sono sempre le migliori.
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Vecchio 10-08-2007, 06:27 AM   #53
Beppe
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Predefinito I tre figli

Tre donne andarono alla fontana per attingere acqua. Presso la fontana, su una panca di pietra, sedeva un uomo anziano che le osservava in silenzio ed ascoltava i loro discorsi.
Le donne lodavano i rispettivi figli.
"Mio figlio", diceva la prima, "è così svelto ed agile che nessuno gli sta alla pari".
"Mio figlio", sosteneva la seconda, "canta come un usignolo. Non c'è nessuno al mondo che possa vantare una voce bella come la sua".
"E tu, che cosa dici di tuo figlio?", chiesero alla terza, che rimaneva in silenzio.
"Non so che cosa dire di mio figlio", rispose la donna. "E' un bravo ragazzo, come ce ne sono tanti. Non sa fare niente di speciale...".
Quando le anfore furono piene, le tre donne ripresero la via di casa. Il vecchio le seguì per un pezzo di strada. Le anfore erano pesanti, le braccia delle donne stentavano a reggerle.
Ad un certo punto si fermarono per far riposare le povere schiene doloranti.
Vennero loro incontro tre giovani. Il primo improvvisò uno spettacolo: appoggiava le mani a terra e faceva la ruota con i piedi per aria, poi inanellava un salto mortale dopo l'altro.
Le donne lo guardavano estasiate: "Che giovane abile!".
Il secondo giovane intonò una canzone. Aveva una voce splendida che ricamava armonie nell'aria come un usignolo.
Le donne lo ascoltavano con le lacrime agli occhi: "E un angelo!".
Il terzo giovane si diresse verso sua madre, prese la pesante anfora e si mise a portarla, camminando accanto a lei.
Le donne si rivolsero al vecchio: "Allora che cosa dici dei nostri figli?".
"Figli?", esclamò meravigliato il vecchio. "Io ho visto un figlio solo!".
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Vecchio 10-08-2007, 09:48 AM   #54
Pooh
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Predefinito

Buongiorno Beppe

come andiamo? Spero tutto bene...presto risponderò alla tua mail. Tu sai perchè non ho potuto rispondere prima

Eccomi, finalmente, di nuovo qui, a poter leggere una tua riflessione. Voglio ringraziarti anche per questo ennesimo spunto di riflessione. Voglio ringraziarti anche se quello che è contenuto in quest'ultimo tuo post è una cosa, una condizione su cui rifletto tutti i giorni.
Quanto fanno presto i genitori a vantarsi dei propri figli o perchè sono belli, o perchè sono bravi, o perchè sanno fare questo e quest'altro ma poi, stringi stringi, la bravura si riduce a menefreghismo, altolocaticità, senso di superiorità...praticamente il "figlio" sotto sotto si riduce a niente. Oggi i genitori sono tutta una lode per i figli...non dico che questo sia sbagliato...ma bisogna imparare che nessuno di noi, figli, o genitori, o chicchessia ha niente di speciale. O meglio di COSI' SPECIALE ed è proprio questo NON AVERE NIENTE DI COSI' SPECIALE che ci rende tutti così PROFONDAMENTE SPECIALI. Siamo mondi singolari che si curano insieme. Genitori e figli, figli e genitori. Con l'amore. Non con la lode E' così che si cammina accanto a un genitore o a un figlio. Mano nella mano, con immenso amore. E bisognerebbe anche imparare che "l'apparenza inganna"
Quanti genitori ci sono che fanno paragoni al proprio figlio dicendo "vedi? Tu non devi prendere esempio da chi sa fare meno di te o è meno bravo di te, ma devi guardare quelli migliori" cosa che fino a non molto tempo fa mi sentivo dire anch'io. Ma esiste una persona migliore di un'altra. No, non credo. Non è così.
L'apparenza inganna.
Teniamo gli occhi aperti.

Un abbraccio speciale a te Beppe e uno a tutto il forum

Con Affetto

-Pooh-

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Vecchio 10-09-2007, 06:53 AM   #55
Beppe
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Predefinito Il bacio

C'era una volta una bambina che si chiamava Cecilia. Il papà e la mamma della bambina lavoravano tanto. La loro era una bella famiglia e vivevano felici. Mancava solo una cosa, ma Cecilia non se ne era mai accorta.
Un giorno, quando aveva nove anni, andò per la prima volta a dormire a casa della sua amica Adele.
Quando fu ora di dormire, la mamma di Adele rimboccò loro le coperte e diede a ognuna il bacio della buonanotte.
"Ti voglio bene!" disse la mamma ad Adele.
"Anch'io!" sussurrò la bambina.
Cecilia era così sconvolta che non riuscì a chiudere occhio. Nessuno le aveva mai dato il bacio della buonanotte o le aveva detto di volerle bene. Rimase sveglia tutta la notte, pensando e ripensando: "È così che dovrebbe essere".
Quando tornò a casa, non salutò i genitori e corse in camera sua. Li odiava. Perché non l'avevano mai baciata? Perché non l'abbracciavano e non le dicevano che le volevano bene? Forse non gliene volevano?
Cecilia pianse fino ad addormentarsi e rimase arrabbiata per diversi giorni. Alla fine decise di scappare di casa.
Preparò il suo zainetto, ma non sapeva dove andare! Era bloccata per sempre con i genitori più freddi e peggiori del mondo. All'improvviso, trovò una soluzione.
Andò dritta da sua madre e le stampò un bacio sulla guancia: "Ti voglio bene!".
Poi corse dal papà e lo abbracciò: "Buonanotte papà", disse, "ti voglio bene!".
Quindi andò a letto, lasciando i genitori ammutoliti in cucina.
Il mattino seguente, quando scese per colazione, diede un bacio alla mamma e uno al papà.

Alla fermata dell'autobus si sollevò in punta di piedi e diede ancora un bacio alla mamma: "Ciao, mamma. Ti voglio bene!".
Cecilia andò avanti così giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese.
A volte, i suoi genitori si scostavano, rigidi e impacciati. A volte ne ridevano. Ma Cecilia non smise.
Aveva il suo piano e lo seguiva alla lettera.
Poi, una sera, dimenticò di dare il bacio alla mamma prima di andare a letto. Poco dopo, la porta della sua camera si aprì e sua madre entrò.
"Allora, dov'è il mio bacio?" chiese, fingendo di essere contrariata.
Cecilia si sollevò a sedere: "Oh, l'avevo scordato!".
La baciò e poi: "Ti voglio bene, mamma!".
Quindi tornò a coricarsi e chiuse gli occhi. Ma la mamma rimase lì e alla fine disse: "Anch'io ti voglio bene!".
Poi si chinò e baciò Cecilia proprio sulla guancia. Poi aggiunse con finta severità: "E non ti dimenticare più di darmi il bacio della buonanotte!".
Cecilia rise e promise: "No mamma, non succederà più!".
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Vecchio 10-10-2007, 06:23 AM   #56
Beppe
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Predefinito Il bambù

C'era una volta un bellissimo e meraviglioso giardino. Era situato ad ovest del paese, in mezzo al grande regno. Il Signore di questo giardino aveva l'abitudine di farvi una passeggiata ogni giorno, quando il caldo della giornata era più forte.
C'era in questo giardino un bambù di aspetto nobile. Era il più bello di tutti gli alberi del giardino e il Signore amava questo bambù più di tutte le altre piante.
Anno dopo anno, questo bambù cresceva e diventava sempre più bello e più grazioso. Il bambù sapeva che il Signore lo amava e ne godeva.

Un bel giorno, il Signore, molto in pensiero, si avvicinò al suo albero amato e l'albero, in grande venerazione, chinò la testa. Il Signore gli disse: "Caro bambù, ho bisogno di te". Sembrò al bambù che fosse venuto il giorno di tutti i giorni, il giorno per cui era nato. Con grande gioia, ma a bassa voce, il bambù rispose: "O Signore, sono pronto. Fa' di me l'uso che vuoi".
"Bambù", la voce del Signore era seria, "per usarti devo abbatterti". Il bambù fu spaventato, molto spaventato: "Abbattermi, Signore, me che hai fatto diventare il più bel albero del tuo giardino? No, per favore, no! Fa' uso di me per la tua gioia, Signore, ma per favore, non abbattermi".
"Mio caro bambù," disse il Signore e la sua voce era più seria, "se non posso abbatterti, non posso usarti".
Nel giardino ci fu allora un grande silenzio. Il vento non tirava più, gli uccelli non cantavano più. Lentamente, molto lentamente, il bambù chinò ancora di più la sua testa meravigliosa poi sussurrò: "Signore, se non puoi usarmi senza abbattermi, fa' di me quello che vuoi e abbattimi".

"Mio caro bambù," disse di nuovo il Signore "non devo solo abbatterti, ma anche tagliarti le foglie e i rami. Se non posso tagliarli, non posso usarti".
Allora il sole si nascose e gli uccelli ansiosi volarono via. Il bambù tremò e disse appena udibile: "Signore, tagliali!".

"Mio caro bambù, devo farti ancora di più. Devo spaccarti in due e strapparti il cuore. Se non posso farti questo, non posso usarti". Il bambù non poté più parlare. Si chinò fino a terra.

Così il Signore del giardino abbatté il bambù, tagliò i rami, levò le foglie, lo spaccò in due e ne estirpò il cuore. Poi portò il bambù alla fonte di acqua fresca vicino ai suoi campi inariditi. Là, delicatamente, il Signore dispose l'amato bambù a terra: un'estremità del tronco la collegò alla fonte, l'altra la diresse verso il suo campo arido.
La fonte dava acqua, l'acqua si riversava sul campo che aveva tanto aspettato. Poi fu piantato il riso, i giorni passarono, la semente crebbe e il tempo della raccolta venne. Così il meraviglioso bambù divenne realmente una grande benedizione in tutta la sua povertà e umiltà.

Quando era ancora grande e bello e grazioso, viveva e cresceva solo per se stesso e amava la propria bellezza. Al contrario nel suo stato povero e distrutto, era diventato un canale che il Signore usava per rendere fecondo il suo regno.
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Vecchio 10-11-2007, 01:36 AM   #57
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Originariamente inviato da Beppe
"Mio caro bambù, devo farti ancora di più. Devo spaccarti in due e strapparti il cuore. Se non posso farti questo, non posso usarti". Il bambù non poté più parlare. Si chinò fino a terra.


Mammamia quante lacrime mi ha fatto versare questo brano Beppe... Soprattutto la frase che ho citato sopra. E' di un penetrante e doloroso assurdo. Quando ho letto questa frase e come se avessi sentito ciò che il Signore a fatto al Bambù...sentito dentro di me...brr...ho ancora i brividi.

Caro Beppe,

anche questo è un brano molto bello...che ci insegna che non bisogna vivere solo per se stessi ma anche, e soprattutto degli altri. Che dobbiamo fare del bene, mostrarci umili, e accettare le condizioni che il nostro Signore mette alla nostra vita.
Perchè è vivendo per gli altri, e servendo gli altri che splendiamo di più. Sia agli occhi del mondo ma, soprattutto, agli occhi di Dio

Ti abbraccio Beppe

-Pooh-

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Vecchio 10-11-2007, 06:35 AM   #58
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Predefinito Il bimbo e il vecchio

Eravamo l'unica famiglia nel ristorante con un bambino.
Io misi a sedere il nostro piccolo Daniel su un seggiolone per bimbi e mi resi conto che tutti erano tranquilli mentre mangiavano e chiacchieravano.
Improvvisamente Daniel si mise a gridare dicendo: "Ciao amico!"
Batteva il tavolo con le sue manone ciccione. I suoi occhi erano spalancati per l'ammirazione e la sua bocca mostrava l'assoluta mancanza di denti. Con molta gioia egli rideva e si dimenava. Mi guardai attorno e capii che cosa lo stava così tanto attraendo.

Era uno straccione con un cappotto logoro sulle spalle, sporco, unto e rotto. I suoi pantaloni erano larghi e le dita dei suoi piedi si affacciavano attraverso quelle che furono delle scarpe. La sua camicia era sporca ed i suoi capelli non erano più stati toccati da lungo tempo. Le sue basette erano lunghe e folte ed il suo naso aveva così tante vene che sembrava una mappa. Non eravamo molto vicini a lui per sentirne l'odore, ma di sicuro puzzava fortemente.

Le sue mani cominciarono a muoversi per salutare: "Ciao piccolo; come ti chiami?", disse l'uomo a Daniel.
Uno sguardo veloce tra me e mia moglie: "Che facciamo?"
Daniel continuava a ridere e a ripetere : "Ciao, ciao amico."
Tutti nel ristorante guardavano noi e il mendicante.

Il vecchio sporco stava scomodando il nostro bel figliolo.
Cominciarono a servirci la cena, mentre quell'uomo continuava a parlare e a gesticolare con Daniel.
Tutti ci trovavamo a disagio per l'atteggiamento di quell'uomo. In più era anche ubriaco.
Mia moglie ed io eravamo chiaramente in imbarazzo e non sapevamo cosa fare.
Mangiammo in fretta e in silenzio; Daniel invece, molto inquieto, mostrava tutto il suo repertorio al mendicante che gli rispondeva con gesti infantili imitando quelli dei bambini piccoli.
Finalmente, finito di mangiare, ci dirigiamo verso la porta d'uscita.
Mia moglie andò a pagare il conto e accordammo di ritrovarci fuori, nel parcheggio.

Il vecchio si trovava molto vicino alla porta di uscita, ed io pregavo sottovoce il Signore che ci facesse uscire prima che quel matto potesse avvicinarsi a Daniel.
Passai vicino all'uomo, dandogli la mia schiena e tentando di trattenere il respiro, per non respirare l'aria che il vecchio aveva respirato.

Mentre io facevo questo, Daniel andò rapidamente in direzione del mendicante e gli alzò le sue braccia per farsi prendere in braccio.
Prima che io potessi intervenire, Daniel saltò in braccio al mendicante e lo abbracciò.
Poi, in un atto di totale fiducia, amore e sottomissione mise la sua testa sulla spalla del povero.
Quell'uomo chiuse gli occhi.
Due grosse lacrime gli solcarono le guance.
Le sue mani vecchie e rugose, piene di cicatrici e dolore, molto soavemente accarezzavano la schiena di Daniel.
Non avevo mai visto nella mia vita due esseri volersi bene così profondamente in così poco tempo. Mi trattenei atterrito.

Il vecchio uomo sospirò con Daniel ancora tra le sue braccia e poi, aprendo lentamente gli occhi, mi fissò dicendomi, con voce forte e sicura: "Abbia cura di questo giovanotto!"

In qualche modo gli risposi: "Lo farò", con un immenso nodo alla gola.
Egli separò Daniel dal suo petto, lentamente, come se avesse un dolore, e me lo diede in braccio.
Presi Daniel mentre il vecchio mi diceva: "Dio la benedica, signore. Lei mi ha fatto un regalo immenso.
Riuscii a malapena a dire un sommesso grazie.
Con Daniel in braccio, uscii di corsa verso l'auto.
Mia moglie si domandava perché stavo piangendo stringendomi così forte al petto Daniel, e perché continuavo a ripetere: "Dio mio, Dio mo, perdonami."

Avevo appena assistito all'amore di Cristo attraverso l'innocenza da un piccolo bambino che non si fermò all'apparenza e non fece alcun giudizio; un bambino che vide un'anima ed alcuni genitori che invece videro solo un mucchio di vestiti sporchi.
Ero stato un cristiano cieco, rimproverando invece il bimbo che cristiano lo era fino in fondo.

Sentii che Dio mi stava interrogando: "Sei disposto a condividere con me tuo figlio per un momento, quando Io l'ho fatto per tutta l'eternità?"
Quel vecchio, inconsciamente, mi riportò alla mente le parole di Gesù: "Io vi assicuro che chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso." (Luca 18,17).
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Vecchio 10-12-2007, 05:49 PM   #59
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Predefinito Il cane

Il cane
di Bruno Ferrero

Vagabondando qua e là,
un grosso cane finì in una stanza in cui le pareti erano dei grandi specchi.
Così si vide improvvisamente circondato da cani.
Si infuriò, cominciò a digrignare i denti e a ringhiare.
Tutti i cani delle pareti, naturalmente,
fecero altrettanto, scoprendo le loro minacciose zanne.
Il cane cominciò a girare vorticosamente su se stesso
per difendersi contro gli attaccanti,
poi abbaiando rabbiosamente si scagliò contro uno dei suoi presunti assalitori.



Finì a terra tramortito e sanguinante per il tremendo urto contro lo specchio.
Se avesse scodinzolato in modo amichevole una sola volta,
tutti i cani degli specchi l'avrebbero ricambiato.
E sarebbe stato un incontro festoso.

Si trova sempre ciò che si aspetta di trovare.
Perché le persone sono ciò che noi troviamo in loro.
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Vecchio 10-13-2007, 06:33 AM   #60
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Predefinito Il cappellino

"Se non me lo lasci fare non potrò andare a scuola! Mi vergognerei troppo... È terribilmente importante, mamma!". Elena scoppiò a piangere. Era la sua arma più efficace.
"Uffa', fa' come vuoi..." brontolò la madre, sbattendo il cucchiaino nel lavello.
"Sembrerai un mostro. Peggio per te!".
In altre 23 famiglie stava avvenendo una scenetta più o meno simile.
Erano i ragazzi della Seconda B della Scuola Media "Carlo Alberto di Savoia".
Per quel giorno avevano preso una decisione importante.
Ma gli allievi della Seconda B erano 25.
In effetti, solo nella venticinquesima famiglia, le cose stavano andando in un modo diverso.
Elisabetta era un concentrato di apprensione, la mamma e il papà cercavano di incoraggiarla.
Era la quindicesima volta che la ragazzina correva a guardarsi allo specchio.
"Mi prenderanno in giro, lo so. Pensa a Marisa che non mi sopporta o a Paolo che mi chiama canna da pesca! Non aspetteranno altro!".
Grossi lacrimoni salati ricominciarono a scorrere sulle guance della ragazzina.
Cercò di sistemarsi il cappellino sportivo che le stava un po' largo.
Il papà la guardò con la sua aria tranquilla:
"Coraggio Elisabetta. Ti ricresceranno presto. Stai reagendo molto bene alla cura e fra qualche mese starai benissimo".
"Sì, ma guarda!". Elisabetta indicò con aria affranta la sua testa che si rifletteva nello specchio, lucida e rosea.
La cura contro il tumore che l'aveva colpita due mesi prima le aveva fatto cadere tutti i capelli. La mamma la abbracciò: "Forza Elisabetta! Si abitueranno presto, vedrai...".
Elisabetta tirò su con il naso, si infilò il cappellino, prese lo zainetto e si avviò.
Davanti alla porta della Seconda B, il cuore le martellava forte.
Chiuse gli occhi ed entrò.
Quando riaprì gli occhi per cercare il suo banco, vide qualcosa di strano.
Tutti, ma proprio tutti, i suoi compagni avevano un cappellino in testa!
Si voltarono verso di lei e sorridendo si tolsero il cappello esclamando:
"Bentornata Elisabetta! ".
Erano tutti rasati a zero, anche Marisa così fiera dei suoi riccioli,
anche Paolo, anche Elena e Giangi e Francesca... Tutti! Ma proprio tutti!
Si alzarono e abbracciarono Elisabetta che non sapeva se piangere o ridere e mormorava soltanto: "Grazie...".
Dalla cattedra, sorrideva anche il professor Donati, che non si era rasato i capelli, semplicemente perché era pelato di suo e aveva la testa come una palla da biliardo.
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