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Vecchio 07-08-2010, 02:10 PM   #1
Donzel Alessandro
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Località: Charvensod - Aosta
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Predefinito Una storia per volare un pò...

A tutti noi almeno una volta nella vita, capita di perderci. In una città, in una melodia, nei nostri sogni o persino tra le stelle. Sta di fatto che perdersi è un’esperienza irrinunciabile che bisogna assolutamente collezionare nel nostro scantinato di ricordi. Una persona non decide di perdersi e nella maggior parte delle volte non ci vorrebbe nemmeno pensare. Ma ciò che da sempre caratterizzò Gillian fu proprio la propensione a smarrirsi. Il mondo ci sorprende sempre con i suoi incantesimi e le sue bizzarre alchimie; ciò che però sorprende ancor di più è la sofisticata complessità tipica della specie umana. Strana specie quella umana, con le sue radicate radici di cemento armato e lacrime insanguinate. Tutto il mondo animale, basito dalla sua irruenza, tace e mantiene chino il capo.
Gillian Blackwood non donava volentieri sorrisi al cielo, ma piuttosto amava contemplare la pavimentazione del mondo, cosi bizzarra anch’essa e cosi varia; Gillian si chiedeva spesso perché l’uomo si curasse cosi tanto di variare e curare ciò su cui cammina e su cui cadeva. Formulava tante ipotesi quella ragazza, sempre assorta nei suoi pensieri alati.
Non era ben accetta da suoi coetanei e neanche da tutti i membri della contea di Swindon . Orfana di padre e di madre, viveva con la sua unica vecchia zia, Alissa Blackwood, una donna stanca di vivere, ormai troppo abituata a desiderare la morte. Alissa era una donna debole e priva di valori, amava lasciarsi trascinare dal vento nemico del destino senza reagire minimamente; non si prendeva neanche cura della nipote che lasciava crescere come un gelsomino selvatico.
Gillian amava i gelsomini. I gelsomini erano l’unica cosa che la confortavano e che le impedivano di piangere ad ogni respiro.
Gillian amava anche perdersi,oltre che a gioire dei fiori crepuscolari, perdersi nelle notti, negli sguardi delle persone, nella sua sofferenza interminabile.’Se mi perdo – diceva tra sé e sé – forse riuscirò a non tornare più in dietro, riuscirò a scappare dalla mia vita , congedare il destino e raggiungere il silenzio delle stelle’.
Quando Gillian parlava i suoi occhi si inumidivano fino a rispecchiare l’essenza marcia delle risate meschine del mondo.
Un giorno di maggio, nel tardo pomeriggio il desiderio di Alissa fu esaudito.
Il giorno dopo Gillian tentò nuovamente la sua fuga per le steppe aride della sua anima e finalmente dopo anni di tentativi, riuscì a smarrirsi completamente nell’ignoto spazio tra le sue amate stelle. Gillian quella sera sorrise spontaneamente al cielo per la prima volta dopo tanti anni; quel sorriso sembrava essersi fermato nel tempo e cosi fu, quel sorriso, oh quel dolce sorriso di rugiada, di sera, di lucciole danzanti ,di notte inebriata dalla luna…
Mattino d’argento; Alissa e Gillian finalmente a casa, sotto quella pavimentazione tanto bizzarra. ‘Chissà perché – si domandava la curiosa ragazza – tutti quei fiori innocenti , per incoronare quel mio volto cosi pallido e funereo?’


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