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#211 |
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Moderatore*
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Quelli che amano tacciono.
l’amore è il silenzio più fine, il più tremante, il più insopportabile. quelli che amano cercano, sono quelli che lasciano perdere sono quelli che cambiano, quelli che dimenticano. il cuore dice loro che non troveranno mai, non trovano, cercano. quelli che amano vanno come pazzi perché stanno soli, soli, soli, consegnandosi, dandosi ogni istante, piangendo perché non salvano l’amore. li preoccupa l’amore. quelli che amano vivono alla giornata, non possono fare di più, non sanno. sempre se ne stanno andando, sempre, da qualche parte. aspettano, non aspettano nulla, ma aspettano. sanno che non troveranno mai. l’amore è la proroga perpetua, sempre il passo seguente, l’altro, l’altro. quelli che amano sono gli insaziabili quelli che sempre – meno male!- resteranno soli. quelli che amano sono l’idra del racconto. hanno serpenti al posto delle braccia. le vene del collo gli si gonfiano anche come serpenti per asfissiarli. quelli che amano non possono dormire perchè se si addormentano se li mangiano i vermi. nel buio aprono gli occhi e in loro cade lo spavento. trovano scorpioni sotto il lenzuolo e il loro letto galleggia come su di un lago. quelli che amano sono pazzi, soltanto pazzi, senza Dio e senza diavolo. quelli che amano escono dalle loro grotte tremanti, affamati, a cacciare fantasmi. ridono di quelli che lo sanno tutto, di quelli che amano per sempre, veracemente, di quelli che credono nell’amore come una lampada d’olio inesauribile. quelli che amano giocano ad afferrare l’acqua, a tatuare il fumo, a non andarsene. giocano al lungo, triste gioco dell’amore. nessuno si può rassegnare. dicono che nessuno si può rassegnare. quelli che amano si vergognano di qualsiasi conformismo. vuoti, ma vuoti da una costola all’altra, la morte li corrode dietro gli occhi, e loro camminano, piangono fino all’alba dove treni e galli si salutano dolorosamente. a volte gli arriva un odore a terra appena nata, a donne che dormono con la mano nel sesso, compiaciute, a ruscelli d’acqua tenera e cucine. quelli che amano cantano tra le labbra una canzone mai imparata, e se ne vanno piangendo, piangendo, la bella vita. (Jaime Sabines) |
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#212 |
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Amico*
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Quest'ultima è bellissima...a volte mi chiedo che cosa pretendano di più i grandi poeti dalla vita se hanno già avuto il dono immenso di riuscire a scrivere questi capolavori....
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E morderò la pelle che batte sul tuo cuore, perchè ti voglio.
- A.B. |
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#213 |
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Moderatore*
Data Registrazione: Dec 2007
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Una parola basta e mi strappi dei gridi,
mi toccherai, uscirà pronto il sangue, mi guarderai, sarò subito cieco. Sei affanno, agguato, zuffa appena che respiri. Se mi arrocco in difesa nell'inverno, negli anni, al petto conto i colpi di un passero impazzito che sbatte ai vetri per uscire incontro. (Erri De luca) |
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#214 |
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Moderatore*
Data Registrazione: Dec 2007
Messaggi: 5.818
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Non è che muoia d'amor, muoio di te.
Muoio di te, amore, d'amor di te, d'urgenza mia della mia pelle di te, della mia anima, di te e della mia bocca e dell'insopportabile che sono senza te. Muoio di te e di me, muoio d'ambedue, di noi altri, di questo, straziato, diviso, mi muoio, ti muoio, lo moriamo. Moriamo nella mia stanza dove sono solo, nel mio letto dove manchi, nella strada dove il mio braccio va vuoto, nel cinema e nei parchi, i tram i posti dove la mia spalla abitua la tua testa e la mia mano la tua e tutto so di te come me stesso. Moriamo nel luogo che ho prestato all'aria perchè tu stessi fuori di me, e nel posto dove finisce l'aria quando ti butto la mia pelle addosso e ci conosciamo in noialtri, separati dal mondo, felice, penetrata, e certamente, interminabile Moriamo, lo sappiamo, lo ignorano, ci moriamo tra noi due, ora, separati, l'un dall'altro, giornalmente, cadendo in molteplici statue, in gesti che non vediamo nelle nostre mani che ci cercano Moriamo, amore, muoio nel tuo ventre che non mordo né bacio, nei tuoi muscoli dolcissimi e vivi, nella tua carne senza fine, muoio di maschere, di triangoli oscuri e incessanti. Muoio del mio corpo e del tuo corpo, della nostra morte, amore, muoio, muoriamo. Nel pozzo d'amore a tutte le ore, inconsolabile, a grida , dentro di me, voglio dire, ti chiamo, ti chiamano quelli che nascono, quelli che vengono dietro, di te, quelli che arrivano a te. Moriamo, amore, e non facciamo nulla se non morire di più, ora dopo ora, e scriverci, e parlarci e morire. Jaime Sabines |
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#215 |
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Amico*
Data Registrazione: Aug 2010
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Tornerò al mare un giorno
Quando tutto sarà finito sarò di nuovo dove l'io è iniziato Non ci sarà più terra emersa e il riverbero di accecante luce brucerà anche l'acqua Saranno solo le vele a cavalcare i venti e i pesci torneranno a regnare L'onda non troverà più il suo frangersi e piangerà lacrime asciugate dal sole la mia pelle sarà squame di sale. E' rimasta solo l'ombra su una pietra a raccontare di me e quella pietra ricorderà il mio divenire quello che sarei potuto essere, che ormai si è dissolto fluttuando in aria bianca cenere. Giovanni G.
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E morderò la pelle che batte sul tuo cuore, perchè ti voglio.
- A.B. |
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#216 |
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Moderatore*
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Se solamente mi toccassi il cuore,
se solamente mettessi la tua bocca sul mio cuore, la tua bocca sottile, i tuoi denti, se mettessi la tua lingua come una freccia rossa lì dove il mio cuore polveroso martella, se soffiassi nel mio cuore, vicino al mare, piangendo, suonerebbe con rumore scuro, con suono di ruote di treno assonnate, come acque vacillanti, come l'autunno in foglie, come sangue, con un rumore di fiamme umide che bruciano il cielo, suonando come sogni o rami o piogge o sirene di un porto triste, se tu soffiassi nel mio cuore vicino al mare, come un fantasma bianco, al bordo della schiuma, in mezzo al vento, come un fantasma scatenato, in riva al mare, piangendo. Come diffusa assenza, come campana improvvisa, il mare spartisce il suono del cuore mentre piove e si fa sera sulla costa solitaria: la notte cade incontrastata e il suo lugubre azzurro di naufrago stendardo si popola di astri d'argento affievolito. E il cuore suona come un'aspra conchiglia, chiama, oh mare, oh lamento, oh disciolta paura sparsa in disgrazie e in onde scardinate: dalla sonorità il mare accusa le sue ombre reclini, i suoi verdi papaveri. Se esistessi all'improvviso in una costa lugubre, circondata dal giorno morto dinanzi a una nuova notte, piena d'onde, e soffiassi nel mio cuore di freddo pànico, soffiassi nel sangue solitario del mio cuore, soffiassi nel suo moto di colomba con fiamme, suonerebbero le sue nere sillabe di sangue, crescerebbero le sue incessanti acque rosse, e suonerebbe, suonerebbe a ombre, suonerebbe come la morte, chiamerebbe come un tubo pieno di vento o pianto, o una bottiglia che versa orrore a fiotti. È così; e i baleni coprirebbero le tue trecce e la pioggia entrerebbe dai tuoi occhi aperti a preparare il pianto sordo che racchiudi, e le ali nere del mare girerebbero intorno a te, con grandi artigli e crocidii e voli. Vuoi essere il fantasma che soffia, solitario, in riva al mare il suo sterile, triste strumento? Se solamente chiamassi, il suo suono prolungato, il suo malefico fischio, il suo ordine di onde ferite, qualcuno verrebbe forse, qualcuno verrebbe, dalle cime delle isole, dal fondo rosso del mare, qualcuno verrebbe, qualcuno verrebbe. Qualcuno verrebbe, soffia con furia, che suoni come sirena di nave guasta, come lamento, come un nitrito in mezzo alla schiuma e al sangue, come un'acqua feroce che si morde e che suona. Nella stagione marina la sua conchiglia d'ombra circola come un grido, gli uccelli del mare la disprezzano e fuggono, le sue strisce di suono, le sue lugubri sbarre si alzano sulle sponde dell'oceano solo. Pablo Neruda |
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#217 |
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Amico*
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![]() ![]() prima della fine non ne avevo intuito l'autore
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#218 |
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Moderatore*
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#219 |
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Amico*
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Raccontami di te
t’ho visto svicolare silenzioso, passo di gatto, a disperderti tra i tetti del tuo cuore. Non so se posso aspettarti ancora sull’uscio dei silenzi, tra boccioli sbriciolati dal sale, tra libri chiusi e pensieri di polvere. Mi avevi detto che avrei pagato il conto per questa poca vita che mi hai fatto ingoiare lentamente, erano stille rubate ad una notte, erano stelle, candele rosse accese, fiammiferini di luce fioca e calda, erano calici di oppio e di parole, incandescenti bollicine di felicità. Tu l’hai saldato in una notte il conto - perché di conti ne hai pagati tanti - l’ho letto nelle mosse dei tuoi occhi nelle tue mani svelte e noncuranti. Raccontami di me, di te, di ciò che non vuoi dirmi e del dolore che ti porti addosso. Lo so che sei soltanto un uomo forse ero io che t’amavo più di un Dio. Margherita Calì
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#220 |
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Moderatore*
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Ecco il presagio, il nero presagio,
A parlarmi in silenzio di dolori da soffrire Più dolenti di tutti i dolori già sofferti. Il dolore, forse, di non sentire dolore mai più. Non solo i dolori della carne. Non solo. Né saranno dolori maggiori, estenuanti. Sono dolori della mia anima che bela tremante. Dolori che prima di dolere mi dolgono già qua e ora. Di cosa in questa vita posso ancora dolermi? Non mi fanno già male tutti i miei dolori? E la ruota del dolore, per caso, si fermerà un giorno? Per quale uomo vivo essa, stanca, si è fermata? Questo timore presago che mi assale Sarà quello di perdere l'ultimo, estremo, bene che ho. La vita annidiata nel mio corpo, Con il prodigio di godere e di soffrire. Cos'è che temo, io che niente temo? La solitudine, forse, di un'eternità futile e inutile? Ma che! Ciò che mi annienta è il terrore Di non essere più, di non stare mai più qua. Tutti voi a vivere, figli di puttana. Solo io no. Darcy Ribeiro |
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#221 | |
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Amico*
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#222 |
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Moderatore*
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l'autore in questa poesia parla della sua morte vicina....
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#223 | |
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Amico*
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#224 |
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Moderatore*
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Vento, grandine, pioggia tempestosa,
foschia che vela il giorno al suo languire, d’anima e corpo ogni pena gravosa finché posso vorrei per te patire. E se potessi amarti t’amerei perché in una notte infinita presto si perderanno i giorni miei e anche la pena mi sarà proibita. Sarah Teasdale |
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#225 |
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Moderatore*
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Vorrei lasciare
tra le tue dita una parte di me la più piccola parte di me, la più indifesa, smarrita. La parte di me che ha paura del buio e dei sogni cattivi, che spesso s’illude di avere le ali e di prendere il volo. Vorrei lasciare tra le tue dita quel poco di me che tu non comprendi che tu non conosci. (Guido Mazzolini) |
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