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Vecchio 01-20-2012, 12:12 PM   #211
Essenza
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Predefinito Riferimento: Il dolore nella poesia

Quelli che amano tacciono.
l’amore è il silenzio più fine,
il più tremante, il più insopportabile.
quelli che amano cercano,
sono quelli che lasciano perdere
sono quelli che cambiano, quelli che dimenticano.
il cuore dice loro che non troveranno mai,
non trovano, cercano.
quelli che amano vanno come pazzi
perché stanno soli, soli, soli,
consegnandosi, dandosi ogni istante,
piangendo perché non salvano l’amore.
li preoccupa l’amore. quelli che amano
vivono alla giornata, non possono fare di più, non sanno.
sempre se ne stanno andando,
sempre, da qualche parte.
aspettano,
non aspettano nulla, ma aspettano.
sanno che non troveranno mai.
l’amore è la proroga perpetua,
sempre il passo seguente, l’altro, l’altro.
quelli che amano sono gli insaziabili
quelli che sempre – meno male!- resteranno soli.
quelli che amano sono l’idra del racconto.
hanno serpenti al posto delle braccia.
le vene del collo gli si gonfiano
anche come serpenti per asfissiarli.
quelli che amano non possono dormire
perchè se si addormentano se li mangiano i vermi.
nel buio aprono gli occhi
e in loro cade lo spavento.
trovano scorpioni sotto il lenzuolo
e il loro letto galleggia come su di un lago.
quelli che amano sono pazzi, soltanto pazzi,
senza Dio e senza diavolo.
quelli che amano escono dalle loro grotte
tremanti, affamati,
a cacciare fantasmi.
ridono di quelli che lo sanno tutto,
di quelli che amano per sempre, veracemente,
di quelli che credono nell’amore come una lampada d’olio inesauribile.
quelli che amano giocano ad afferrare l’acqua,
a tatuare il fumo, a non andarsene.
giocano al lungo, triste gioco dell’amore.
nessuno si può rassegnare.
dicono che nessuno si può rassegnare.
quelli che amano si vergognano di qualsiasi conformismo.
vuoti, ma vuoti da una costola all’altra,
la morte li corrode dietro gli occhi,
e loro camminano, piangono fino all’alba
dove treni e galli si salutano dolorosamente.
a volte gli arriva un odore a terra appena nata,
a donne che dormono con la mano nel sesso, compiaciute,
a ruscelli d’acqua tenera e cucine.
quelli che amano cantano tra le labbra
una canzone mai imparata,
e se ne vanno piangendo, piangendo,
la bella vita.
(Jaime Sabines)
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Vecchio 01-20-2012, 12:19 PM   #212
delfina
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Predefinito Riferimento: Il dolore nella poesia

Quest'ultima è bellissima...a volte mi chiedo che cosa pretendano di più i grandi poeti dalla vita se hanno già avuto il dono immenso di riuscire a scrivere questi capolavori....
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Vecchio 01-23-2012, 12:02 PM   #213
Essenza
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Predefinito Riferimento: Il dolore nella poesia

Una parola basta e mi strappi dei gridi,
mi toccherai, uscirà pronto il sangue,
mi guarderai, sarò subito cieco.
Sei affanno, agguato, zuffa
appena che respiri.
Se mi arrocco in difesa
nell'inverno, negli anni,
al petto conto i colpi di un passero impazzito
che sbatte ai vetri per uscire incontro.
(Erri De luca)
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Vecchio 01-27-2012, 04:24 PM   #214
Essenza
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Predefinito Riferimento: Il dolore nella poesia

Non è che muoia d'amor, muoio di te.
Muoio di te, amore, d'amor di te,
d'urgenza mia della mia pelle di te,
della mia anima, di te e della mia bocca
e dell'insopportabile che sono senza te.
Muoio di te e di me, muoio d'ambedue,
di noi altri, di questo,
straziato, diviso,
mi muoio, ti muoio, lo moriamo.
Moriamo nella mia stanza dove sono solo,
nel mio letto dove manchi,
nella strada dove il mio braccio va vuoto,
nel cinema e nei parchi, i tram
i posti dove la mia spalla
abitua la tua testa
e la mia mano la tua
e tutto so di te come me stesso.
Moriamo nel luogo che ho prestato all'aria
perchè tu stessi fuori di me,
e nel posto dove finisce l'aria
quando ti butto la mia pelle addosso
e ci conosciamo in noialtri,
separati dal mondo, felice, penetrata,
e certamente, interminabile
Moriamo, lo sappiamo, lo ignorano, ci moriamo
tra noi due, ora, separati,
l'un dall'altro, giornalmente,
cadendo in molteplici statue,
in gesti che non vediamo
nelle nostre mani che ci cercano
Moriamo, amore, muoio nel tuo ventre
che non mordo né bacio,
nei tuoi muscoli dolcissimi e vivi,
nella tua carne senza fine, muoio di maschere,
di triangoli oscuri e incessanti.
Muoio del mio corpo e del tuo corpo,
della nostra morte, amore, muoio, muoriamo.
Nel pozzo d'amore a tutte le ore,
inconsolabile, a grida ,
dentro di me, voglio dire, ti chiamo,
ti chiamano quelli che nascono, quelli che vengono
dietro, di te, quelli che arrivano a te.
Moriamo, amore, e non facciamo nulla
se non morire di più, ora dopo ora,
e scriverci, e parlarci e morire.
Jaime Sabines
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Vecchio 02-02-2012, 06:22 AM   #215
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Predefinito Riferimento: Il dolore nella poesia

Tornerò al mare un giorno
Quando tutto sarà finito
sarò di nuovo dove l'io è iniziato

Non ci sarà più terra emersa
e il riverbero di accecante luce brucerà anche l'acqua
Saranno solo le vele a cavalcare i venti
e i pesci torneranno a regnare

L'onda non troverà più il suo frangersi
e piangerà lacrime asciugate dal sole
la mia pelle sarà squame di sale.

E' rimasta solo l'ombra su una pietra
a raccontare di me
e quella pietra ricorderà il mio divenire
quello che sarei potuto essere,
che ormai si è dissolto
fluttuando in aria bianca cenere.


Giovanni G.
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Vecchio 02-05-2012, 01:18 PM   #216
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Predefinito Riferimento: Il dolore nella poesia

Se solamente mi toccassi il cuore,
se solamente mettessi la tua bocca sul mio cuore,
la tua bocca sottile, i tuoi denti,
se mettessi la tua lingua come una freccia rossa
lì dove il mio cuore polveroso martella,
se soffiassi nel mio cuore, vicino al mare, piangendo,
suonerebbe con rumore scuro, con suono di ruote
di treno assonnate,
come acque vacillanti,
come l'autunno in foglie,
come sangue,
con un rumore di fiamme umide che bruciano il cielo,
suonando come sogni o rami o piogge
o sirene di un porto triste,
se tu soffiassi nel mio cuore vicino al mare,
come un fantasma bianco,
al bordo della schiuma,
in mezzo al vento,
come un fantasma scatenato, in riva al mare,
piangendo.
Come diffusa assenza, come campana improvvisa,
il mare spartisce il suono del cuore
mentre piove e si fa sera sulla costa solitaria:
la notte cade incontrastata
e il suo lugubre azzurro di naufrago stendardo
si popola di astri d'argento affievolito.
E il cuore suona come un'aspra conchiglia,
chiama, oh mare, oh lamento, oh disciolta paura
sparsa in disgrazie e in onde scardinate:
dalla sonorità il mare accusa
le sue ombre reclini, i suoi verdi papaveri.
Se esistessi all'improvviso in una costa lugubre,
circondata dal giorno morto
dinanzi a una nuova notte,
piena d'onde,
e soffiassi nel mio cuore di freddo pànico,
soffiassi nel sangue solitario del mio cuore,
soffiassi nel suo moto di colomba con fiamme,
suonerebbero le sue nere sillabe di sangue,
crescerebbero le sue incessanti acque rosse,
e suonerebbe, suonerebbe a ombre,
suonerebbe come la morte,
chiamerebbe come un tubo pieno di vento o pianto,
o una bottiglia che versa orrore a fiotti.
È così; e i baleni coprirebbero le tue trecce
e la pioggia entrerebbe dai tuoi occhi aperti
a preparare il pianto sordo che racchiudi,
e le ali nere del mare girerebbero intorno
a te, con grandi artigli e crocidii e voli.
Vuoi essere il fantasma che soffia, solitario,
in riva al mare il suo sterile, triste strumento?
Se solamente chiamassi,
il suo suono prolungato, il suo malefico fischio,
il suo ordine di onde ferite,
qualcuno verrebbe forse,
qualcuno verrebbe,
dalle cime delle isole, dal fondo rosso del mare,
qualcuno verrebbe, qualcuno verrebbe.
Qualcuno verrebbe, soffia con furia,
che suoni come sirena di nave guasta,
come lamento,
come un nitrito in mezzo alla schiuma e al sangue,
come un'acqua feroce che si morde e che suona.
Nella stagione marina
la sua conchiglia d'ombra circola come un grido,
gli uccelli del mare la disprezzano e fuggono,
le sue strisce di suono, le sue lugubri sbarre
si alzano sulle sponde dell'oceano solo.
Pablo Neruda
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Vecchio 02-05-2012, 02:51 PM   #217
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prima della fine non ne avevo intuito l'autore
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Vecchio 02-06-2012, 08:31 AM   #218
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prima della fine non ne avevo intuito l'autore
idem
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Vecchio 03-09-2012, 12:53 PM   #219
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Raccontami di te
t’ho visto svicolare silenzioso, passo di gatto,
a disperderti tra i tetti del tuo cuore.
Non so se posso aspettarti ancora
sull’uscio dei silenzi, tra boccioli sbriciolati
dal sale, tra libri chiusi e pensieri di polvere.
Mi avevi detto che avrei pagato il conto
per questa poca vita che mi hai fatto ingoiare
lentamente, erano stille rubate ad una notte,
erano stelle, candele rosse accese,
fiammiferini di luce fioca e calda,
erano calici di oppio e di parole,
incandescenti bollicine di felicità.
Tu l’hai saldato in una notte il conto
- perché di conti ne hai pagati tanti -
l’ho letto nelle mosse dei tuoi occhi
nelle tue mani svelte e noncuranti.
Raccontami di me, di te,
di ciò che non vuoi dirmi
e del dolore che ti porti addosso.
Lo so che sei soltanto un uomo
forse ero io che t’amavo più di un Dio.


Margherita Calì
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Vecchio 03-10-2012, 01:31 PM   #220
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Ecco il presagio, il nero presagio,
A parlarmi in silenzio di dolori da soffrire
Più dolenti di tutti i dolori già sofferti.
Il dolore, forse, di non sentire dolore mai più.
Non solo i dolori della carne. Non solo.
Né saranno dolori maggiori, estenuanti.
Sono dolori della mia anima che bela tremante.
Dolori che prima di dolere mi dolgono già qua e ora.
Di cosa in questa vita posso ancora dolermi?
Non mi fanno già male tutti i miei dolori?
E la ruota del dolore, per caso, si fermerà un giorno?
Per quale uomo vivo essa, stanca, si è fermata?
Questo timore presago che mi assale
Sarà quello di perdere l'ultimo, estremo, bene che ho.
La vita annidiata nel mio corpo,
Con il prodigio di godere e di soffrire.
Cos'è che temo, io che niente temo?
La solitudine, forse, di un'eternità futile e inutile?
Ma che! Ciò che mi annienta è il terrore
Di non essere più, di non stare mai più qua.
Tutti voi a vivere, figli di puttana. Solo io no.
Darcy Ribeiro
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Vecchio 03-12-2012, 12:13 PM   #221
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Ecco il presagio, il nero presagio,
A parlarmi in silenzio di dolori da soffrire
Più dolenti di tutti i dolori già sofferti.
Il dolore, forse, di non sentire dolore mai più.
Non solo i dolori della carne. Non solo.
Né saranno dolori maggiori, estenuanti.
Sono dolori della mia anima che bela tremante.
Dolori che prima di dolere mi dolgono già qua e ora.
Di cosa in questa vita posso ancora dolermi?
Non mi fanno già male tutti i miei dolori?
E la ruota del dolore, per caso, si fermerà un giorno?
Per quale uomo vivo essa, stanca, si è fermata?
Questo timore presago che mi assale
Sarà quello di perdere l'ultimo, estremo, bene che ho.
La vita annidiata nel mio corpo,
Con il prodigio di godere e di soffrire.
Cos'è che temo, io che niente temo?
La solitudine, forse, di un'eternità futile e inutile?
Ma che! Ciò che mi annienta è il terrore
Di non essere più, di non stare mai più qua.
Tutti voi a vivere, figli di puttana. Solo io no.
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Vecchio 03-12-2012, 02:36 PM   #222
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mi piace da morire!
l'autore in questa poesia parla della sua morte vicina....
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Vecchio 03-12-2012, 02:47 PM   #223
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l'autore in questa poesia parla della sua morte vicina....
Ho fatto un "gioco" di parole involontario, interpretando diversamente..
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Vecchio 03-13-2012, 11:39 AM   #224
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Vento, grandine, pioggia tempestosa,
foschia che vela il giorno al suo languire,
d’anima e corpo ogni pena gravosa
finché posso vorrei per te patire.
E se potessi amarti t’amerei
perché in una notte infinita
presto si perderanno i giorni miei
e anche la pena mi sarà proibita.
Sarah Teasdale
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Vecchio 03-14-2012, 08:18 AM   #225
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Predefinito Riferimento: Il dolore nella poesia

Vorrei lasciare
tra le tue dita
una parte di me
la più piccola parte di me,
la più indifesa, smarrita.
La parte di me
che ha paura del buio
e dei sogni cattivi,
che spesso s’illude
di avere le ali
e di prendere il volo.
Vorrei lasciare
tra le tue dita
quel poco di me
che tu non comprendi
che tu non conosci.
(Guido Mazzolini)
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