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#1 |
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Amico*
Data Registrazione: Aug 2005
Località: Salzburg (AT)
Messaggi: 821
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75 • SPLEEN I
Pluvioso, irritato contro l'intera città, versa dalla sua urna a grandi zaffate un freddo tenebroso sui pallidi abitanti del vicino camposanto, rovesciando, sui quartieri brumosi, la morte. Il mio gatto, alla cerca d'un giaciglio sul pavimento, agita incessantemente il suo corpo magro e rognoso; l'anima d'un vecchio poeta erra nella grondaia con la voce triste d'un fantasma infreddolito. La campana che si lagna e il tizzo che fa fumo accompagnano in falsetto la pendola raffreddata; intanto in un mazzo di carte dall'odore nauseante, lascito fatale d'una vecchia idropica, il bel fante di cuori e la regina di picche chiacchierano sinistramente dei loro amori defunti. 76 • SPLEEN II Ho più ricordi che se avessi mille anni. Un grosso mobile a cassetti ingombro di bilanci, di versi, di lettere d'amore, di verbali, di romanze e di grevi ciocche di capelli ravvolte entro quietanze, nasconde meno segreti che il mio triste cervello. È una piramide, un'immensa tomba, contiene più morti d'una fossa comune. - Io sono un cimitero aborrito dalla luna, in cui, come rimorsi, si trascinano lunghi vermi accanendosi continuamente sui più cari dei miei morti. Sono un vecchio camerino pieno di rose passe, in cui giacciono in disordine mode sorpassate; e i pastelli miserevoli e i pallidi Boucher, soli, respirano il profumo d'una fiala lasciata aperta. Nulla eguaglia la lentezza di quei giorni azzoppati quando, sotto i pesanti fiocchi delle annate nevose, la noia, frutto della cupa indifferenza, prende le proporzioni dell'immortalità. - Già tu non sei più, o materia vivente, che un granito circondato da un vago spavento, assopito al fondo d'un Sahara brumoso; una vecchia sfinge ignorata dal mondo noncurante, dimenticata sulle mappe: il suo umore selvaggio non canta ormai che ai raggi del sole che tramonta. 77 • SPLEEN III Sono come il re d'un paese piovoso, ricco ma impotente, giovane e vecchissimo, che disprezzando gli inchini dei maestri s'annoia coi suoi cani come con ogni altro animale. Nulla può allietarlo, né la caccia, né il falcone, né il popoloagonizzante sotto il suo balcone. Neppure la grottesca ballata del buffone favorito riesce più a distrarre la fronte di questo malato crudele. Il suo letto a fiordalisi si trasforma in sepolcro, e le dame del seguito, per le quali ogni principe è bello, non sanno più inventare quali impudichi abbigliamenti capaci di cavare un sorriso a quel giovane scheletro. Il sapiente che gli fabbrica l'oro non ha mai saputo estirpare la corruzione dal suo essere; e in quei bagni di sangue che abbiamo ereditato dai romani e a cui i potenti, invecchiati, sono soliti ricorrere, egli non ha saputo riscaldare il cadavere ebete in cui non sangue scorre, ma verde acqua di Lete. 78 • SPLEEN IV Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni, e versa, abbracciando l'intero giro dell'orizzonte, una luce diurna più triste della notte; quando la terra è trasformata in umida prigione dove, come un pipistrello, la Speranza sbatte contro i muri con la sua timida ala picchiando la testa sui soffitti marcescenti; quando la pioggia, distendendo le sue immense strisce, imita le sbarre d'un grande carcere, e un popolo muto d'infami ragni tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli, improvvisamente delle campane sbattono con furia e lanciano verso il cielo un urlo orrendo, simili a spiriti vaganti, senza patria, che si mettono a gemere, ostinati. - E lunghi trasporti funebri, senza tamburi né bande, sfilano lentamente nella mia anima, vinta; la Speranza, piange; e l'atroce Angoscia, dispotica, pianta sul mio cranio chinato, il suo nero vessillo.
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...Io son l'umile ancella del genio creator, ei m'offre la favella, io la diffondo ai cor...
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#2 |
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Member
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Sovente, per diletto, i marinai
catturano degli albatri, maestosi uccelli marini, che seguono, indolenti compagni di viaggio, il bastimento che scivola sugli abissi amari. Li hanno appena deposti sulle tavole, che questi re dell'azzurro, maldestri e vergognosi, trascinano miseramente le loro grandi ali bianche come dei remi lungo i fianchi. Questo viaggiatore alato, com'è goffo e fiacco! Lui, poc'anzi così bello, com'è comico e brutto! Uno gli stuzzica il bello con una pipa, un altro mima, zoppicando, lo storpio che volava! Il Poeta è simile a un principe delle nubi egli che ama la tempesta e ride dell'arciere; esiliato sulla terra in mezzo agli scherni, le sue ali da gigante gli impediscono di camminare.
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Non puoi programmare di chi innamorarti... succede e basta. |
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#3 |
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Amico*
Data Registrazione: Aug 2005
Località: Salzburg (AT)
Messaggi: 821
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Spesso la musica mi porta via come fa il mare.
Sotto una volta di bruma o in un vasto etere metto vela verso la mia pallida stella. Petto in avanti e polmoni gonfi come vela scalo la cresta dei flutti accavallati che la notte mi nasconde; sento vibrare in me tutte le passioni d'un vascello che dolora, il vento gagliardo, la tempesta e i suoi moti convulsi sull'immenso abisso mi cullano. Altre volte, piatta bonaccia, grande specchio della mia disperazione!
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...Io son l'umile ancella del genio creator, ei m'offre la favella, io la diffondo ai cor...
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#4 |
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Moderatore*
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Inno alla bellezza
Vieni tu dal cielo profondo o sorgi dall'abisso, Beltà? Il tuo sguardo, infernale e divino, versa, mischiandoli, beneficio e delitto: per questo ti si può comparare al vino. Riunisci nel tuo occhio il tramonto e l'aurora, diffondi profumi come una sera di tempesta; i tuoi baci sono un filtro, la tua bocca un'anfora, che rendono audace il fanciullo, l'eroe vile. Sorgi dal nero abisso o discendi dagli astri? Il Destino incantato segue le tue gonne come un cane: tu semini a casaccio la gioia e i disastri, hai imperio su tutto, non rispondi di nulla. Cammini sopra i morti, Beltà, e ridi di essi, fra i tuoi gioielli l'Orrore non è il meno affascinante e il Delitto, che sta fra i tuoi gingilli più cari, sul tuo ventre orgoglioso danza amorosamente. La farfalla abbagliata vola verso di te, o candela, e crepita, fiammeggia e dice: "Benediciamo questa fiaccola!". L'innamorato palpitante chinato sulla bella sembra un morente che accarezzi la propria tomba. Venga tu dal cielo o dall'Inferno, che importa, o Beltà, mostro enorme, pauroso, ingenuo; se il tuo occhio, e sorriso, se il tuo piede, aprono per me la porta d'un Infinito adorato che non ho conosciuto? Da Satana o da Dio, che importa? Angelo o Sirena, che importa se tu – fata dagli occhi vellutati, profumo, luce, mia unica regina – fai l'universo meno orribile e questi istanti meno gravi? |
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#5 |
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Amico*
Data Registrazione: Oct 2008
Località: Marigliano (NA)
Messaggi: 493
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Madrigale triste
Cosa m'importa della tua saggezza? Devi essere bella e triste! Dà un' incanto nuovo il pianto al tuo viso, come un bel fiume al paesaggio; i fiori così ravviva il temporale.. Io ti amo di più quando la gioia fugge dalla tua fronte annuvolata, quando il tuo cuore annaspa nella noia, quando sul tuo presente scende la fosca nube del passato; quando dai grandi occhi versi lacrime calde come sangue e, per quanto ti culli la mia mano, alla tua angoscia troppo greve sfugge un grido d' agonia. E -voluttà divina, inno profondo e delizioso! - aspiro tutti i singhiozzi del tuo petto, e credo che accendano il tuo cuore le perle che ti scendono dagli occhi . |
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#6 | |
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Amico*
Data Registrazione: Oct 2008
Località: Marigliano (NA)
Messaggi: 493
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Citazione:
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#7 |
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Amico*
Data Registrazione: Jan 2008
Messaggi: 1.887
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Elevation
Al di là degli stagni, delle valli e dei monti,dal libro "I fiori del male" di C. Baudelaire |
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