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#1 |
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Amico*
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Distacco
Io ti sento tacere da lontano. Odo nel silenzio il tuo silenzio Di giorno in giorno assisto all'opera che il tempo, complice mio solerte, va compiendo. E già quello che ieri era presente divien passato e quel che ci pareva incredibile accadde. Io e te ci separiamo. Tu che fosti per me più che una sposa! Tu che volevi entrare nella mia vita, impavida, come in inferno un angelo e ne fosti scacciata. Ora che t'ho lasciata, la vita mi rimane quale un'indegna, un'inutile soma, da non poterne avere più alcun bene. IO non sò più qual era il porto a cui miravo. Per tanti luoghi insospettati e strani mi trattenne l'amore, ch'è nemico ad ogni alto destino come il vento contrario al navigare: dove persi il mio tempo e logorai le forze del mio cuore. Luoghi a cui, disertati, non tornerò giammai. Sì che per me la terra non è più che un asilo vietato, un cimitero di memorie.
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la strana bellezza del mondo deve di certo fondarsi sulla pura gioia ....... |
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#2 |
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Amico*
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Passato
I ricordi,queste ombre troppo lunghe del nostro breve corpo questo strascico di morte che noi lasciamo solo vivendo i lugubri e durevoli ricordi, eccoli già apparire: melanconici e muti fantasmi agitati da un vento funebre. E tu non sei più che un ricordo . Sei trapassata nella mia memoria. Ora sì, posso dire che m'appartieni e qualche cosa fra di noi è accaduto irrevocabilmente. Tutto finì, così rapido! Precipitoso e lieve il tempo ci raggiunse. Di fuggevoli istanti ordì una storia ben chiusa e triste. Dovevamo saperlo che l'amore brucia la vita e fa volare il tempo.
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#3 |
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Amico*
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Viaggio
Come il parente invidia chi rimane! Come felice, stabile, si mostra il mondo a lui che lo contempla con l'animo d'un esule, con occhi di morituro. Deciso all'addio, egli è, pure indugiando, già in camminoe fuori dalla vita. Così a me tutto apparve, in ogni tempo, come quelle città che salutai verso sera, mentre, partendo, già il ricordo urgeva, o ch'io scopersi fervide e ridendi, dall'alto d'un ponte, passando in ferrovia, rasentando i segreti delle case col treno in corsa che discioglieva i luoghi a me più grati in un gioco di nuvole. Oh senza sosta io vissi ed esule dovunque. Nessun'arte imparai, niuna certezza mi assiste nel punto di salpare ormai per sempre.
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#4 |
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Amico*
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Alla morte
Morire sì, non essere aggrediti dalla morte. Morire persuasi che un siffatto viaggio sia il migliore. E in quell'ultimo istante essere allegri come quando si contano i minuti dell'orologio della stazione e ognuno vale un secolo. Poichè la morte è la sposa fedele che subentra all'amante traditrice, non vogliamo riceverla da intrusa, nè fuggire con lei. Troppe volte partimmo senza commiato! Sul punto di varcare in un attimo di tempo, quando pur la memoria di noi s' involerà, lasciaci, o Morte, dire al mondo addio, concedi ancora un indugio. Al pensier della morte repentina il sangue mi si gela. Morte, non mi ghermire, ma da lontano annunciati e da amica mi prendi come l'estrema delle mie abitudini.
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#5 |
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Amico*
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Adolescente
Su te, vergine adolescente, sta come un'ombra sacra. Nulla è più misterioso e adorabile e proprio della tua carne spogliata. Ma ti recludi nell'attenta veste e abiti lontano con la tua grazia dove non sai chi ti raggiungerà. Certo non io. Se ti veggo passare a tanta regale distanza, con la chioma sciolta e tutta la persona astata, la vertigine mi si porta via. Sei l'imporosa e liscia creatura cui preme nel suo respiro l'oscuro gaudio della carne che appena sopporta la sua pienezza. Nel sangue, che ha diffusioni di fiamma sulla tua faccia, il cosmo fa le sue risa come nell'occhio nero della rondine. La tua pupilla è bruciata dal sole che dentro vi sta. La tua bocca è serrata. Non sanno le mani tue bianche il sudore umiliante dei contatti. E penso come il tuo corpo difficoltoso e vago fa disperare l'amore nel cuor dell'uomo! Pure qualcuno ti disfiorerà, bocca di sorgiva. Qualcuno che non lo saprà, un pescatore di spugne, avrà questa perla rara. Gli sarà grazia e fortuna il non averti cercata e non sapere chi sei e non poterti godere con la sottile coscienza che offende il geloso Iddio. Oh sì, l'animale sarà abbastanza ignaro per non morire prima di toccarti. E tutto è così. Tu anche non sai chi sei. E prendere ti lascerai, ma per vedere come il gioco è fatto, per ridere un poco insieme. Come fiamma si perde nella luce, al tocco della realtà i misteri che tu prometti si disciolgono in nulla. Inconsumata passerà tanta gioia! Tu ti darai, tu ti perderai, per il capriccio che non indovina mai, col primo che ti piacerà. Ama il tempo lo scherzo che lo seconda, non il cauto volere che indugia. Così la fanciullezza fa ruzzolare il mondo e il saggio non è che un fanciullo che si duole di essere cresciuto.
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#6 |
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Amico*
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Ottobre
Un tempo, era d'estate, era a quel fuoco, a quegli ardori, che si destava la mia fantasia. Inclino adesso all'autunno dal colore che inebria, amo la stanca stagione che ha già vendemmiato. Niente più mi somiglia, nulla più mi consola, di quest'aria che odora di mosto e di vino, di questo vecchio sole ottobrino che splende sulla vigne saccheggiate. Sole d'autunno inatteso, che splendi come in un di là, con tenera perdizione e vagabonda felicità, tu ci trovi fiaccati, vòlti al peggio e la morte nell'anima. Ecco perché ci piaci, vago sole superstite che non sai dirci addio, tornando ogni mattina come un nuovo miracolo, tanto più bello quanto più t'inoltri e sei lì per spirare. E di queste incredibili giornate vai componendo la tua stagione ch'è tutta una dolcissima agonia.
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#7 |
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Amico*
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bellissimo questo topic: adoro Cardarelli!
ABBANDONO Volata sei, fuggita come una colomba e ti sei persa là, verso oriente. Ma son rimasti i luoghi che ti videro, l’ore dei nostri incontri. Ore deserte, luoghi per me diventati un sepolcro a cui faccio la guardia.
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#8 |
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Amico*
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Gabbiani
Non so dove i gabbiani abbiano il nido, ove trovino pace. Io son come loro in perpetuo volo. La vita la sfioro com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo. E come forse anch'essi amo la quiete, la gran quiete marina, ma il mio destino è vivere balenando in burrasca. Sera di Gavinana Ecco la sera e spiove sul toscano Appennino. Con lo scender che fa le nubi a valle, prese a lembi qua e là come ragne fra gli alberi intricate, si colorano i monti di viola. Dolce vagare allora per chi s'affanna il giorno ed in se stesso, incredulo, si torce. Viene dai borghi, qui sotto, in faccende, un vociar lieto e folto in cui si sente il giorno che declina e il riposo imminente. Vi si mischia il pulsare, il batter secco ed alto del camion sullo stradone bianco che varca i monti. E tutto quanto a sera, grilli, campane, fonti, fa concerto e preghiera, trema nell'aria sgombra. Ma come più rifulge, nell'ora che non ha un'altra luce, il manto dei tuoi fianchi ampi, Appennino. Sui tuoi prati che salgono a gironi, questo liquido verde, che rispunta fra gl'inganni del sole ad ogni acquata, al vento trascolora, e mi rapisce, per l'inquieto cammino, sì che teneramente fa star muta l'anima vagabonda.
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#9 |
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Amico*
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Sera di Gavinana
Ecco la sera e spiove sul toscano Appennino. Con lo scender che fa le nubi a valle, prese a lembi qua e là come ragne fra gli alberi intricate, si colorano i monti di viola. Dolce vagare allora per chi s'affanna il giorno ed in se stesso, incredulo, si torce. Viene dai borghi, qui sotto, in faccende, un vociar lieto e folto in cui si sente il giorno che declina e il riposo imminente. Vi si mischia il pulsare, il batter secco ed alto del camion sullo stradone bianco che varca i monti. E tutto quanto a sera, grilli, campane, fonti, fa concerto e preghiera, trema nell'aria sgombra. Ma come più rifulge, nell'ora che non ha un'altra luce, il manto dei tuoi fianchi ampi, Appennino. Sui tuoi prati che salgono a gironi, questo liquido verde, che rispunta fra gl'inganni del sole ad ogni acquata, al vento trascolora, e mi rapisce, per l'inquieto cammino, sì che teneramente fa star muta l'anima vagabonda.
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#10 |
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Amico*
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Autunno veneziano
L'alito freddo e umido m'assale di Venezia autunnale, Adesso che l'estate, sudaticcia e sciroccosa, d'incanto se n'è andata, una rigida luna settembrina risplende, piena di funesti presagi, sulla città d'acque e di pietre che rivela il suo volto di medusa contagiosa e malefica. Morto è il silenzio dei canali fetidi, sotto la luna acquosa, in ciascuno dei quali par che dorma il cadavere d'Ofelia: tombe sparse di fiori marci e d'altre immondizie vegetali, dove passa sciacquando il fantasma del gondoliere. O notti veneziane, senza canto di galli, senza voci di fontane, tetre notti lagunari cui nessun tenero bisbiglio anima, case torve, gelose, a picco sui canali, dormenti senza respiro, io v'ho sul cuore adesso più che mai. Qui non i venti impetuosi e funebri del settembre montanino, non odor di vendemmia, non lavacri di piogge lacrimose, non fragore di foglie che cadono. Un ciuffo d'erba che ingiallisce e muore su un davanzale è tutto l'autunno veneziano. Così a Venezia le stagioni delirano. Pei suoi campi di marmo e i suoi canali non son che luci smarrite, luci che sognano la buona terra odorosa e fruttifera. Solo il naufragio invernale conviene a questa città che non vive, che non fiorisce, se non quale una nave in fondo al mare.
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#11 |
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Amico*
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CRUDELE ADDIO
Ti conobbi crudele nel distacco. Io ti vidi partire come un soldato che va alla morte senza pietà per chi resta. Non mi lasciasti nessuna speranza. Non avevi, in quel punto, la forza di guardarmi. Poi più nulla di te, fuorché il tuo spettro, assiduo compagno, il tuo silenzio pauroso come un pozzo senza fondo. Ed io m’illudo che tu possa riamarmi. E non fo che cercarti, non aspetto che il tuo ritorno, per vederti mutata, smemorata, aver noia di me che oserò farti qualche amoroso e inutile dispetto.
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#12 |
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Amico*
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BALLATA
Ecco la casa ov’io vidi la luce e la chiesa lì accanto, dove fui battezzato. Consolanti evidenze! Qui antiche donne vivono, mai sazie di ricordare. E narrano una storia ch’io so a memoria e non vorrei sapere. Narrano la mia storia famigliare. Dicono che una notte, col cuore fasciato di crudeltà e d’ira fredda, un uomo fece guasto senza pietà nei suoi affetti più sacri, disperse una famiglia appena in fiore. E la casa natale era al mattino tranquilla e disertata come se visitata l’avessero le streghe. Il tempo come un ciclone spazzò da questi luoghi le care immagini. Di ciò che fu non rimane che un tacito agitarsi di memorie e di ombre. Ma quelle voci ch’io dico sono implacabili e vive. Lamentose quale un funebre canto, alla pietà l’invettiva alternando, mi rammentano come, ancora in fasce, m’abbia poco la sorte vezzeggiato.
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#13 |
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Senior Member
Data Registrazione: Jan 2008
Località: barbaggia
Messaggi: 162
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ESTIVA
Distesa estate, stagione dei densi climi dei grandi mattini dell'albe senza rumore - ci si risveglia come in un acquario - dei giorni identici, astrali, stagione la meno dolente d'oscuramenti e di crisi, felicità degli spazi, nessuna promessa terrena può dare pace al mio cuore quanto la certezza di sole che dal tuo cielo trabocca, stagione estrema, che cadi prostrata in riposi enormi, dai oro ai più vasti sogni, stagione che porti la luce a distendere il tempo di là dai confini del giorno, e sembri mettere a volte nell'ordine che procede qualche cadenza dell'indugio eterno. ... nessuna promessa terrena può dare pace al mio cuore quanto la certezza di sole ...
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“Sotto il cielo tutti sanno che il bello è bello, da cui il brutto. Che il bene è bene, da cui il male. È così che essere e non essere si danno nascita fra loro”. Lao Tze |
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