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#1 |
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Senior Member
Data Registrazione: Jan 2008
Località: barbaggia
Messaggi: 163
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TOBLACK
I ….E giovinezze erranti per le vie piene di un sole malinconico, portoni semichiusi, davanzali deserti, qualche piccola fontana che piange un pianto eternamente uguale al passare di ogni funerale, un cimitero immenso, un'infinita messe di croci e di corone, un lento angoscioso rintocco di campana a morto, sempre, tutti i giorni, tutte le notti, e in alto, un cielo azzurro, pieno di speranza e di consolazione, un cielo aperto, buono come un occhio di madre che rincuora e benedice. II Le speranze perdute, le preghiere Vane, l'audacie folli, i sogni infranti, le inutili parole degli amanti illusi, le impossibili chimere, e tutte le defunte primavere, gli ideali mortali, i grandi pianti de gli ignoti, le anime sognanti che hanno sete, ma non sanno bere, e quanto v'ha Toblack d'irraggiungibile e di perduto è in questa tua divina terra, è in questo tuo sole inestinguibile, è nelle tue terribili campane è nelle tue monotone fontane, Vita che piange; Morte che cammina. III Ospedal tetro, buona penitenza Per i fratelli misericordiosi Cui ben fece di sé Morte pensosi Nella quotidiana esperienza, anche se dal tuo cielo piova, senza tregua, dietro i vetri lacrimosi tiene i lividi tuoi tubercolosi un desiderio di convalescenza. Sempre, così finché verrà la bara, quietamente, con il crocefisso a prenderli nell'ultima corsia. A uno a uno Morte li prepara, e tutti vanno verso il tetro abisso, lungo, Speranza, la tua dolce via! IV Anima, quale mano pietosa Accese questa sera i tuoi fanali Malinconici, lungo gli spedali Ove la morte miete senza posa? Vidi lungo la via della Certosa Passare funerali e funerali; disperata etisia degli Ideali anelanti la cima gloriosa! Ora tutto è quieto; nelle bare Stanno i giovini morti senza sole, arde in corona la pietà dei ceri. Anima, vano è questo lacrimare, vani i sospiri, vane la parole, su quanto ancora in te viveva ieri.
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“Sotto il cielo tutti sanno che il bello è bello, da cui il brutto. Che il bene è bene, da cui il male. È così che essere e non essere si danno nascita fra loro”. Lao Tze |
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#2 |
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Amico*
Data Registrazione: Dec 2007
Località: Cintura di Orione, seconda stella a sinistra (un pò sotto Varese)
Messaggi: 2.360
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Desolazione del povero poeta sentimentale
Perché tu mi dici: poeta? Io non sono un poeta. Io non sono che un piccolo fanciullo che piange. Vedi: non ho che le lagrime da offrire al Silenzio. Perché tu mi dici: poeta? Le mie tristezze sono povere tristezze comuni. Le mie gioie furono semplici, semplici così, che se io dovessi confessarle a te arrossirei. Oggi io penso a morire. Io voglio morire, solamente, perché sono stanco; solamente perché i grandi angioli su le vetrate delle cattedrali mi fanno tremare d'amore e di angoscia; solamente perché, io sono, oramai, rassegnato come uno specchio, come un povero specchio melanconico. Vedi che io non sono un poeta: sono un fanciullo triste che ha voglia di morire. Oh, non maravigliarti della mia tristezza! E non domandarmi; io non saprei dirti che parole così vane, Dio mio, così vane, che mi verrebbe di piangere come se fossi per morire. Le mie lagrime avrebbero l'aria di sgranare un rosario di tristezza davanti alla mia anima sette volte dolente, ma io non sarei un poeta; sarei, semplicemente, un dolce e pensoso fanciullo cui avvenisse di pregare, così, come canta e come dorme. Io mi comunico del silenzio, cotidianamente, come di Gesù. E i sacerdoti del silenzio sono i romori, poi che senza di essi io non avrei cercato e trovato il Dio. Questa notte ho dormito con le mani in croce. Mi sembrò di essere un piccolo e dolce fanciullo dimenticato da tutti gli umani, povera tenera preda del primo venuto; e desiderai di essere venduto, di essere battuto di essere costretto a digiunare per potermi mettere a piangere tutto solo, disperatamente triste, in un angolo oscuro. Io amo la vita semplice delle cose. Quante passioni vidi sfogliarsi, a poco a poco, per ogni cosa che se ne andava! Ma tu non mi comprendi e sorridi. E pensi che io sia malato. Oh, io sono, veramente malato! E muoio, un poco, ogni giorno. Vedi: come le cose. Non sono, dunque, un poeta: io so che per esser detto: poeta, conviene viver ben altra vita! Io non so, Dio mio, che morire. Amen.
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Preferisco pormi delle domande che inventarmi delle risposte! |
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