AuroraBlu Forum

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Essenza 10-16-2012 12:53 PM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
Il dolore è passato. La vita lo ha trasformato in qualcos'altro; dopo averlo provato, dopo aver singhiozzato, lo si nasconde agli occhi del mondo come una mummia da custodire nel padiglione funerario dei ricordi. Passa anche il dolore provocato dall'amore, non credere. Rimane il lutto, una specie di cerimonia ufficiale della memoria. Il dolore era altro: era urlo animalesco, anche quando stava in silenzio. È così che urlano le bestie selvatiche quando non comprendono qualcosa nel mondo – la luce delle stelle o gli odori estranei – e cominciano ad avere paura e ululare. Il lutto è già un dare senso, una ragione e una pratica. Ma il dolore un giorno si trasforma, la vanità e il risentimento insiti nella mancanza si prosciugano al fuoco purgatoriale della sofferenza, e rimane il ricordo, che può essere maneggiato, addomesticato, riposto da qualche parte. È quel che accade ad ogni idea e passione umane.
(Sandor Marai)

Essenza 10-22-2012 06:36 PM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
Devo togliermi dalle tue mani, ritornare in possesso di me stessa. Sono stata un dono fatale. Sono stata il dono del dolore che cercavi tanto ansiosamente, la massima ricompensa del piacere. Benché avvinti in un selvaggio minuetto, ci siamo librati nello spazio, liberamente, chiunque e qualunque cosa fossimo, o fossimo destinati a essere.
Come creature venute da un altro pianeta perduto. Tu avevi bisogno del dolore. Era il mio dolore che agognavi. Ma anche se adesso non ci credi, la tua fame è saziata in pieno. Ricorda, ora hai il tuo dolore. Sarà "tutto, sempre". Anche se tu mi trovassi, io non ci sarei. Non cercare una cosa che hai già. Anche le ore e i giorni che ci sono stati concessi, e che ora sono finiti per sempre, sono "tutto. Sempre."
Josephine Hart

delfina 10-23-2012 11:19 AM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
« Quando ci possiamo rivedere? »
« Quanto puoi aspettare? »
« Posso aspettare fino a quando il cuore non sanguinerà per il dolore»
« E quanto tempo è? »
« Forse solo cinque minuti ».

Jostein Gaarder

:-):rose

Essenza 11-07-2012 07:52 PM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
Ti ho conosciuto in internet e ti ho scritto, ma non lo farò più, perchè non esisti.
Che ti racconto? Allora, vediamo. Sono a casa. Non sto facendo niente, infatti sono al computer. In vacanza sono stato nel tal posto, lo scorso weekend in quest’altro. Non sono credente, ho tre cicatrici sul corpo, sono del toro, ho un aston martin, Ventotene è tanto triste e ho addosso una stanchezza terribile.
Senti, non ce la faccio. Non ti racconto niente. Ho gia dato. L’ho gia fatta, in passato, questa parte di raccontare cose e situazioni a persone che di fatto non esistono, proiezioni al di là di uno schermo, flirt via email, in chat, in facebook, in myspace, dove ti pare.
Non ce la faccio ogni volta a ricominciare da capo. La verità è che tu non esisti, di fatto non esisti: e non ho voglia di ricadere nello schema e quindi, trasfigurarti, di guardare per mezz’ora l’unica foto che mi hai mandato, di immaginarti secondo strani disegni dell’inconscio. Per poi, un giorno, magari, incontrarti per scoprire sempre e regolarmente che tu sei semplicemente altro. Qualsiasi cosa tu sia, e qualsiasi cosa io abbia immaginato e compreso, tu sarai sempre altro.
E’ una fatica d’inferno, farsi conoscere un minimo. Dico un minimo. Lo è nella vita comune, figurarsi: i margini di imcomprensione superano sempre la nostra immaginazione. Ora che poi esiste la rete, ora che in giro ci sono misere tracce e scampoli di noi tutti, ecco, allora è anche peggio: perchè il quadretto e il pregiudizio sono ancora più superficiali e veloci. E allora è ancora più difficile lasciar intuire anche solo una scintilla autentica di noi, farla conoscere, ma soprattutto riconoscerla noi, ricordarci che siamo al di là della vacanza, delle cicatrici, dello scorso weekend.
Vedi, ci sono due foto, la mia e la tua. Sembrano due bei ragazzi, sono ancora gentili e curiosi uno dell’altro: resta che probabilmente si stanno scrivendo solo per quelle, per le foto. E mi viene quasi voglia di non sporcare le cose, di abbandonarle a questo stato primigenio e perfetto. E’ sabato sera e scrivo a una sconosciuta. Lo resterà. Sembra molto bella, ma non le scriverò più. NON TI SCRIVERO’ PIU’. Perchè non esisti. Ti racconto questo oggi.
Filippo Facci

enrichetto 11-13-2012 07:16 AM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
Senti … ho provato a scrivere tutto quello che c’è tra me e te, tutto quello che penso, che provo, che sento, che spero, che giuro, che voglio, che imbroglio, che credo di aver capito, che so di non aver capito e che comunque che.
Poi ho tolto tutto quello che non è essenziale, tutto quello che fa paura, tutto quello che non è sincero, tutto quello che non è vero, tutto quello che non importa, tutto quello che non conta, tutto quello che può essere frainteso, conteso, mistificato, dimenticato, perso : insomma tutto quello che.
Alla fine è rimasto questo: sono felice quando sei felice, sono triste quando sei triste. E quando non ci sei mi manchi.
Un bacio
(indecente)
(naturalmente)

Carlo Lucarelli


antonella1 11-25-2012 07:34 PM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
Citazione:

Originariamente inviato da essenza
Ti ho conosciuto in internet e ti ho scritto, ma non lo farò più, perchè non esisti.
Che ti racconto? Allora, vediamo. Sono a casa. Non sto facendo niente, infatti sono al computer. In vacanza sono stato nel tal posto, lo scorso weekend in quest’altro. Non sono credente, ho tre cicatrici sul corpo, sono del toro, ho un aston martin, Ventotene è tanto triste e ho addosso una stanchezza terribile.
Senti, non ce la faccio. Non ti racconto niente. Ho gia dato. L’ho gia fatta, in passato, questa parte di raccontare cose e situazioni a persone che di fatto non esistono, proiezioni al di là di uno schermo, flirt via email, in chat, in facebook, in myspace, dove ti pare.
Non ce la faccio ogni volta a ricominciare da capo. La verità è che tu non esisti, di fatto non esisti: e non ho voglia di ricadere nello schema e quindi, trasfigurarti, di guardare per mezz’ora l’unica foto che mi hai mandato, di immaginarti secondo strani disegni dell’inconscio. Per poi, un giorno, magari, incontrarti per scoprire sempre e regolarmente che tu sei semplicemente altro. Qualsiasi cosa tu sia, e qualsiasi cosa io abbia immaginato e compreso, tu sarai sempre altro.
E’ una fatica d’inferno, farsi conoscere un minimo. Dico un minimo. Lo è nella vita comune, figurarsi: i margini di imcomprensione superano sempre la nostra immaginazione. Ora che poi esiste la rete, ora che in giro ci sono misere tracce e scampoli di noi tutti, ecco, allora è anche peggio: perchè il quadretto e il pregiudizio sono ancora più superficiali e veloci. E allora è ancora più difficile lasciar intuire anche solo una scintilla autentica di noi, farla conoscere, ma soprattutto riconoscerla noi, ricordarci che siamo al di là della vacanza, delle cicatrici, dello scorso weekend.
Vedi, ci sono due foto, la mia e la tua. Sembrano due bei ragazzi, sono ancora gentili e curiosi uno dell’altro: resta che probabilmente si stanno scrivendo solo per quelle, per le foto. E mi viene quasi voglia di non sporcare le cose, di abbandonarle a questo stato primigenio e perfetto. E’ sabato sera e scrivo a una sconosciuta. Lo resterà. Sembra molto bella, ma non le scriverò più. NON TI SCRIVERO’ PIU’. Perchè non esisti. Ti racconto questo oggi.
Filippo Facci

.. :-( .. :-) :rose

delfina 12-10-2012 11:03 AM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
La mia notte... che non vorrei più...
La mia notte è come un grande cuore che pulsa.

Sono le tre e trenta del mattino.
La mia notte è senza luna. La mia notte ha grandi occhi che guardano fissi una luce grigia che filtra dalle finestre. La mia notte piange e il cuscino diventa umido e freddo. La mia notte è lunga e sembra tesa verso una fine incerta. La mia notte mi precipita nella tua assenza. Ti cerco, cerco il tuo corpo immenso vicino al mio, il tuo respiro, il tuo odore. La mia notte mi risponde: vuoto; la mia notte mi dà freddo e solitudine. Cerco un punto di contatto: la tua pelle. Dove sei? Dove sei? Mi giro da tutte le parti, il cuscino umido, la mia guancia vi si appiccica, i capelli bagnati contro le tempie. Non è possibile che tu non sia qui. La mie mente vaga, i miei pensieri vanno, vengono e si affollano, il mio corpo non può comprendere. Il mio corpo ti vorrebbe. Il mio corpo, quest'area mutilata, vorrebbe per un attimo dimenticarsi nel tuo calore, il mio corpo reclama qualche ora di serenità. La mia notte è un cuore ridotto a uno straccio. La mia notte sa che mi piacerebbe guardarti, seguire con le mani ogni curva del tuo corpo, riconoscere il tuo viso e accarezzarlo. La mia notte mi soffoca per la tua mancanza. La mia notte palpita d'amore, quello che cerco di arginare ma che palpita nella penombra, in ogni mia fibra. La mia notte vorrebbe chiamarti ma non ha voce. Eppure vorrebbe chiamarti e trovarti e stringersi a te per un attimo e dimenticare questo tempo che massacra. Il mio corpo non può comprendere. Ha bisogno di te quanto me, può darsi che in fondo, io e il mio corpo, formiamo un tutt'uno. Il mio corpo ha bisogno di te, spesso mi hai quasi guarita. La mia notte si scava fino a non sentire più la carne e il sentimento diventa più forte, più acuto, privo della sostanza materiale. La mia notte mi brucia d'amore.

Sono le quattro e trenta del mattino.
La mia notte mi strema. Sa bene che mi manchi e tutta la sua oscurità non basta a nascondere quest'evidenza che brilla come una lama nel buio, la mia notte vorrebbe avere ali per volare fino a te, avvolgerti nel sonno e ricondurti a me. Nel sonno mi sentiresti vicina e senza risvegliarti le tue braccia mi stringerebbero. La mia notte non porta consiglio. La mia notte pensa a te, come un sogno a occhi aperti. La mia notte si intristisce e si perde.

… La mia notte ha voglia di vestirmi e di spingermi fuori per andare a cercare il mio uomo. Ma la mia notte sa che ciò che chiamano follia, da ogni ordine, semina disordine, è proibito. La mia notte si chiede cosa non sia proibito. Non è proibito fare corpo con lei, quest, lo sa, ma si irrita nel vedere una carne fare corpo con lei sul filo della disperazione. Una carne non è fatta per sposare il nulla. La mia notte ti ama fin nel suo intimo, e risuona anche del mio. La mia notte si nutre di echi immaginari. Essa, può farlo. Io, fallisco. La mia notte mi osserva. Il suo sguardo è liscio e si insinua in ogni cosa. La mia notte vorrebbe che tu fossi qui per insinuarsi anche dentro di te con tenerezza. La mia notte ti aspetta. Il mio corpo ti attende. La mia notte vorrebbe che tu riposassi nell'incavo della mia spalla e che io riposassi nell'incavo della tua. La mia notte vorrebbe essere spettatrice del mio e del tuo godimento, vederti e vedermi fremere di piacere. La mia notte vorrebbe vedere i nostri sguardi e avere i nostri sguardi pieni di desiderio. La mia notte vorrebbe tenere fra le mani ogni spasmo. La mia notte diventerebbe dolce. La mia notte si lamenta in silenzio della sua solitudine al ricordo di te. La mia notte è lunga, lunga, lunga. Perde la testa ma non può allontanare la tua immagine da me, non può dissipare il mio desiderio. Sta morendo perché non sei qui e mi uccide. La mia notte ti cerca continuamente. Il mio corpo non riesce a concepire che qualche strada o una qualsiasi geografia ci separi. Il mio corpo diventa pazzo di dolore di non poter riconoscere nel cuore della notte la tua figura o la tua ombra. Il mio corpo vorrebbe abbracciarti nel sonno. Il mio corpo vorrebbe dormire in piena notte e in quelle tenebre essere risvegliato al tuo abbraccio. La mia notte urla e si strappa i veli, la mia notte si scontra con il proprio silenzio, ma il tuo corpo resta introvabile. Mi manchi tanto, tanto. Le tue parole. Il tuo colore.
Fra poco si leverà il sole.

Frida Kahlo - Lettera di Frida Kahlo a Diego Rivera, Città del Messico, 12 settembre 1939. Mai spedita

delfina 12-12-2012 10:16 AM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
Buongiorno

a letto i miei pensieri sono già rivolti a te, mia amata immortale, ora lieti, ora di nuovi tristi, nell’attesa che il destino esaudisca i nostri desideri… posso vivere soltanto unito strettamente a te, non altrimenti. Sì, ho deciso di errare lontano finchè non potrò volare nelle tue braccia e sentirmi perfettamente a casa accanto a te e lasciando che la mia anima, circondata dal tuo essere, entri nel regno degli spiriti – purtroppo così deve essere – ti rassegnerai, tanto più conoscendo la mia fedeltà verso di te, nessuna altra donna potrà mai possedere il mio cuore, mai – mai… O Dio perchè dovresti allontanarmi dall’oggetto di tanto amore? La mia vita a Vienna è ora miserevole… il tuo amore ha fatto di me il più felice e nello stesso tempo il più infelice degli uomini; alla mia età avrei bisogno di vivere in modo uniforme senza scosse ma è ciò possibile nella nostra situazione? Angelo mio, mi dicono ora che la posta funziona tutti i giorni quindi chiudo affinchè tu possa ricevere la lettera al più presto…. sii calma, solo contemplando con serenità la nostra esistenza potremo raggiungere il nostro scopo di vivere insieme… sii calma amami oggi, amami ieri; Quanta nostalgia, quanto rimpianto di te, di te mia vita, mio tutto… addio…. ti prego continua ad amarmi, non smentire mai il cuore fedelissimo del tuo amato

Eternamente tuo Eternamente mia
Eternamente nostri


Ludwig Van Beethoven to his “Immortal beloved”

:rose:rose:rose

enrichetto 12-20-2012 11:27 AM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
Forse quello che mi continua a legare a te è la sensazione che anche se ogni scelta comporta una perdita e lascia fuori qualcosa non perdiamo mai del tutto quel che abbiamo amato e da quel punto, dal punto in cui prendiamo una direzione opposta a quella che ci avrebbe unito, ricomincia una vita parallela in cui io vivo ancora con te, cammino con te e risalgo con te la strada che mi porto qui dentro, visito tutti i posti in cui non siamo stati, i luoghi che mai calpesteremo, scatto le foto in cui non ci siamo e tu vieni sempre bene, sei sempre così bella e ti vedo sorridere.
Mi racconti dei tuoi fiori, delle tue malinconie e mi svegli nel cuore della notte per dirmi che mi hai visto disegnato in una nuvola e la nuvola si è dissolta mentre tu hai aperto gli occhi serena. Mi svegli l’anima bussando da dentro, perché chi bussa da fuori troverà mille altri tesori ma non l’amore. Allora penso che sciocchi che siamo stati. Questo qualcuno la chiama fantasia o forse addirittura follia. Perché se è la realtà che conta io esisto, tu esisti ma noi non esistiamo più, eppure vedo con chiarezza che se non ti ho perso fino adesso ormai non ti perderò più.




Massimo Bisotti da “Il quadro mai dipinto”
:rose:rose:rose

enrichetto 12-26-2012 09:51 AM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
- La prima volta che ci siamo visti, dimmi che hai pensato.
- Dimmelo tu.
- Io ho pensato… che eri bella come la mattina di Natale. Non saprei come dirlo diversamente.
- E perchè me lo dici proprio adesso?
- Forse alla fine uno ripensa all’inizio. E allora ecco qua, volevo che lo sapessi.

Non è mai notte quando vedo il tuo volto;
perciò ora a me non sembra che sia notte,
nè che il bosco sia spopolato e solitario,
perchè per me tu sei il mondo intero;
chi potrà dunque dire che io sono sola
se il mondo è qui a guardarmi?


William Shakespeare - da “Sogno di una notte di mezza estate”

enrichetto 06-20-2013 10:55 AM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
Cleopatra: Se è amore davvero, dimmi quant'è.
Antonio: È un amore miserabile quello che si può misurare.
Cleopatra: Voglio fissare un limite sino al quale essere amata.
Antonio: Allora dovrai per forza scoprire nuovo cielo, nuova terra.
:rose

Da Antonio e Cleopatra di
William Shakespeare



http://lafrusta.homestead.com/files/...a_antonio1.gif

delfina 06-21-2013 11:33 AM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
Citazione:

Originariamente inviato da enrichetto (Messaggio 201976)
Cleopatra: Se è amore davvero, dimmi quant'è.
Antonio: È un amore miserabile quello che si può misurare.
Cleopatra: Voglio fissare un limite sino al quale essere amata.
Antonio: Allora dovrai per forza scoprire nuovo cielo, nuova terra.
:rose

:-):-)
stupendo!! :rose

enrichetto 08-09-2013 03:49 PM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
NORA: Tu non pensi e non parli come l'uomo di cui possa essere la compagna. Svanita la minaccia, placata l'angoscia per la tua sorte, non per la mia, hai dimenticato tutto. E io sono tornata ad essere per te la lodoletta, la bambola da portare in braccio. Forse da portare in braccio con più attenzione perché t'eri accorto che sono più fragile di quanto pensassi. Ascolta, Torvald; ho capito in quell'attimo di essere vissuta per otto anni con un estraneo. Un estraneo che mi ha fatto fare tre figli...Vorrei stritolarmi! Farmi a pezzi! Non riesco a sopportarne nemmeno il pensiero!
HELMER: Capisco. Siamo divisi da un abisso. Ma non potremmo, insieme...
NORA: Guardami come sono: non posso essere tua moglie.
HELMER: Ma io non ho la forza di diventare un altro.
NORA: Forse, quando non avrai più la tua bambola.

Casa di Bambola
Ibsen

Essenza 08-20-2013 02:03 PM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
Ho voglia di far l’amore con te, ma non fraintendermi. Non parlo di carezze o di lingue che giocano, di tutta quella forza che troviamo dentro all’improvviso mentre ci muoviamo come se non facessimo altro da una vita intera. Non parlo di piacere assoluto, di qualcosa di proibito, delle mie gambe intorno al tuo bacino, dei miei piedi che si posano piano sulla tua schiena. Non parlo di quando proprio non dovresti, eppure mi tocchi e te ne freghi, né di quando diventiamo un po’ troppo erotici per il mondo e ci tocca nasconderci in camera. Non parlo di quando mi sfiori il collo, mi chiedi di avvicinarmi e mi sussurri che forse è ora di andare a fare l’amore, ché tu non ce la fai più. Parlo solo di un bacio, di quel bacio che viene dopo qualche bacio, ogni volta che ci vediamo. Il primo è sempre un po’ così, imbarazzato. Poi ci ritroviamo più vicini e ci baciamo di più, e mi sembra che tu entri dentro di me, tanto che forse inizio a fare qualcosa che potrà sembrare strano, e di certo quasi impercettibile: ti accolgo. Ogni volta in cui ti vedo, dopo tutti i giorni passati lontana da te, mi apro e ti accolgo. E non sono nuda, e non arrossisco. Ho voglia di far l’amore con te con un bacio, e lo so che hai capito cosa intendo, lo so.

(Susanna Casciani.)

delfina 08-20-2013 03:53 PM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
Citazione:

Originariamente inviato da Essenza (Messaggio 203033)
Ho voglia di far l’amore con te, ma non fraintendermi. Non parlo di carezze o di lingue che giocano, di tutta quella forza che troviamo dentro all’improvviso mentre ci muoviamo come se non facessimo altro da una vita intera. Non parlo di piacere assoluto, di qualcosa di proibito, delle mie gambe intorno al tuo bacino, dei miei piedi che si posano piano sulla tua schiena. Non parlo di quando proprio non dovresti, eppure mi tocchi e te ne freghi, né di quando diventiamo un po’ troppo erotici per il mondo e ci tocca nasconderci in camera. Non parlo di quando mi sfiori il collo, mi chiedi di avvicinarmi e mi sussurri che forse è ora di andare a fare l’amore, ché tu non ce la fai più. Parlo solo di un bacio, di quel bacio che viene dopo qualche bacio, ogni volta che ci vediamo. Il primo è sempre un po’ così, imbarazzato. Poi ci ritroviamo più vicini e ci baciamo di più, e mi sembra che tu entri dentro di me, tanto che forse inizio a fare qualcosa che potrà sembrare strano, e di certo quasi impercettibile: ti accolgo. Ogni volta in cui ti vedo, dopo tutti i giorni passati lontana da te, mi apro e ti accolgo. E non sono nuda, e non arrossisco. Ho voglia di far l’amore con te con un bacio, e lo so che hai capito cosa intendo, lo so.

(Susanna Casciani.)

:pianto:pianto:pianto:pianto

Essenza 08-20-2013 08:55 PM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
:hug:hug

lady R 08-20-2013 09:58 PM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
Citazione:

Originariamente inviato da Essenza (Messaggio 203033)
Ho voglia di far l’amore con te, ma non fraintendermi. Non parlo di carezze o di lingue che giocano, di tutta quella forza che troviamo dentro all’improvviso mentre ci muoviamo come se non facessimo altro da una vita intera. Non parlo di piacere assoluto, di qualcosa di proibito, delle mie gambe intorno al tuo bacino, dei miei piedi che si posano piano sulla tua schiena. Non parlo di quando proprio non dovresti, eppure mi tocchi e te ne freghi, né di quando diventiamo un po’ troppo erotici per il mondo e ci tocca nasconderci in camera. Non parlo di quando mi sfiori il collo, mi chiedi di avvicinarmi e mi sussurri che forse è ora di andare a fare l’amore, ché tu non ce la fai più. Parlo solo di un bacio, di quel bacio che viene dopo qualche bacio, ogni volta che ci vediamo. Il primo è sempre un po’ così, imbarazzato. Poi ci ritroviamo più vicini e ci baciamo di più, e mi sembra che tu entri dentro di me, tanto che forse inizio a fare qualcosa che potrà sembrare strano, e di certo quasi impercettibile: ti accolgo. Ogni volta in cui ti vedo, dopo tutti i giorni passati lontana da te, mi apro e ti accolgo. E non sono nuda, e non arrossisco. Ho voglia di far l’amore con te con un bacio, e lo so che hai capito cosa intendo, lo so.

(Susanna Casciani.)

Intensamente bello :-)

enrichetto 08-22-2013 08:01 AM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
Penso che le persone migliori, quelle per cui ne vale sempre la pena, siano quelle che purtroppo si perdono dietro ad amori impossibili, che impazziscono per qualcuno che non le amerà mai, che ad essere felici ci hanno provato una volta o due e poi hanno smesso, perché tanto la felicità non è roba per loro. Le persone migliori sono quelle che vanno convinte, sono quelle che al primo “ti amo” non credono mai, sono quelle che lo sanno che innamorarsi non è da tutti e per un’ora d’amore sacrificherebbero anni di vita. Le persone migliori non si lasciano impressionare dai complimenti, dal sesso, dai grandi gesti. Le persone migliori si innamorano per motivi assurdi, ché a raccontarli gli viene da sorridere. Penso che le persone migliori soffrano tanto per essere quello che sono.

Susanna Casciani


Essenza 10-13-2013 11:39 AM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
Entrerò nei tuoi pensieri ogni tanto, probabilmente accadrà fino all’ultimo, come tutte le cose impossibili che si legano al vento che soffia nel cuore.
Poi mi spegnerai per dedicarti alla tua realtà ma ci ritroveremo ancora in qualche sogno, in qualche flashback di passato che riaffiora dalle cose che fanno la ruggine e che scorgerai ancora brillante, come un anello che non ha perso mai la sua lucentezza iniziale a dispetto del tempo. Tu lo rimetterai al dito, per ripercorrere incontri, stazioni, aeroporti, magie. Ti scorrerò nelle vene in quel momento così forte da farti sembrare impossibile che io possa entrare come mare nel tuo corpo. Ti accorgerai che la bellezza fa male, che tutto ciò che è troppo forte spinge sul petto e può far soffocare, dilaniare la carne quando debole si è arresa a un facile addio. Siamo morti insieme senza saperlo, per questo vivremo ancora ognuno altrove. Le visioni si mescoleranno alla realtà e immagineremo adulti i bimbi mai avuti, cresciuti nel pensiero senza noi. Forse l’amore non basta, non si può stare bene insieme, non si può stare bene senza. Io sento che saremo felici comunque, perché se così non fosse non avremmo potuto scegliere di sopportare questa distanza. Ci aspetteremo in milioni di altri amori per smettere di aspettarci. Faremo l’amore con corpi senz’anima per scambiarcela ancora una volta. E io realizzerò tutti i miei sogni, tutti quelli per cui basterà il mio impegno e mi mancherai accanto, quando stupidamente mi volterò fra la folla sperando di vedere il tuo sorriso illuminare di presenza un giorno disperato.

Massimo Bisotti

delfina 10-14-2013 05:09 PM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
Citazione:

Originariamente inviato da Essenza (Messaggio 204533)
Entrerò nei tuoi pensieri ogni tanto, probabilmente accadrà fino all’ultimo, come tutte le cose impossibili che si legano al vento che soffia nel cuore.
Poi mi spegnerai per dedicarti alla tua realtà ma ci ritroveremo ancora in qualche sogno, in qualche flashback di passato che riaffiora dalle cose che fanno la ruggine e che scorgerai ancora brillante, come un anello che non ha perso mai la sua lucentezza iniziale a dispetto del tempo. Tu lo rimetterai al dito, per ripercorrere incontri, stazioni, aeroporti, magie. Ti scorrerò nelle vene in quel momento così forte da farti sembrare impossibile che io possa entrare come mare nel tuo corpo. Ti accorgerai che la bellezza fa male, che tutto ciò che è troppo forte spinge sul petto e può far soffocare, dilaniare la carne quando debole si è arresa a un facile addio. Siamo morti insieme senza saperlo, per questo vivremo ancora ognuno altrove. Le visioni si mescoleranno alla realtà e immagineremo adulti i bimbi mai avuti, cresciuti nel pensiero senza noi. Forse l’amore non basta, non si può stare bene insieme, non si può stare bene senza. Io sento che saremo felici comunque, perché se così non fosse non avremmo potuto scegliere di sopportare questa distanza. Ci aspetteremo in milioni di altri amori per smettere di aspettarci. Faremo l’amore con corpi senz’anima per scambiarcela ancora una volta. E io realizzerò tutti i miei sogni, tutti quelli per cui basterà il mio impegno e mi mancherai accanto, quando stupidamente mi volterò fra la folla sperando di vedere il tuo sorriso illuminare di presenza un giorno disperato.

Massimo Bisotti

Stupenda!!!! :heart: Bisotti è inarrivabile!!!!!!!!!!!!!!!

Non poteva non cadermi particolarmente l'attenzione su questa frase:

"...Ti accorgerai che la bellezza fa male..." :-) io e lui andremmo d'accordo ;)

delfina 11-24-2013 07:01 PM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
Si può vivere tagliati in due? Io ci provai.
Decisi di lasciarti e poichè non avevo la forza di dirtelo te lo scrissi. Una lettera volutamente crudele, poche parole impietose:
"È stato bello ma è finito. Vivresti con una persona dimezzata e non è di questo che hai bisogno. Cancellami. Oppure ricordami per la dolcezza che abbiamo condiviso, per i pensieri che ci siamo scambiati. Il rosmarino per i ricordi, le viole per i pensieri".


Eugenio Scalfari - "L'amore, la sfida, il destino", pag.53

delfina 11-27-2013 09:28 PM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
“sì?”
“il tuo seno è prepotente”

“scusa?”
“hai un seno aggressivo”

“lo devo prendere come un complimento?”
“mah, no, direi di no”

“quindi?”
“quindi senienicamente sei arrogante”

“senienicamente?”
“sì, da senieno, come penieno”

“non esiste senieno”
“ora sì”

“dovrei nasconderle?”
“cosa?”

“le tette”
“nel modo più assoluto no”

“mi hai dato dell’arrogante e della prepotente”
“non tu, il tuo seno”

“il mio seno sono io, anche”
“dici?”

“dico”
“e come possiamo fare?”

“guarda che sei tu che hai iniziato con questa storia”
“hai ragione”

“vuoi toccarne una?”
“di cosa?”

“di tetta”
“sei pazza?”

“perché?”
“perché in questo tipo di situazioni non è contemplato che la ragazza faccia un’offerta del genere”

“scusa, chi le decide le regole?”
“nessuno, ma esistono”

“dimmele dunque”
“non le so, le intuisco cammin facendo e anche tu dovresti”

“ti piacciono le mie tette?”
“puoi chiamarlo seno, per favore?”

“va bene, ti piace il mio seno?”
“provo un senso di attrazione-repulsione rispetto al tuo seno”

“più attrazione o più repulsione?”
“sinceramente più attrazione però c’è questa cosa della prepotenza”

“secondo te potrei fare qualcosa per rendere meno prepotente ai tuoi occhi il mio seno?”
“sì, dovremmo conoscerci meglio, frequentarci, fare delle colazioni assieme, delle gite, andare al cinema, al mercato, prendere confidenza, raccontarci dei segreti”

“io e te?”
“io, te e il tuo seno”

“questo è un dialogo assurdo”
“questo è un dialogo di meraviglia e di speranza”

“di speranza di cosa?”
“di speranza di frantumare l’impossibilità di dire”

“di dire cosa?”
“tutto”

“tu credi che sia possibile?”
“sta accadendo”

“anche nel mondo reale?”
“questo è il mondo reale e se non lo fosse significherebbe che io ti sto sognando o tu stai sognando me o fors’anche stiamo entrambi essendo sognati da una farfalla, la qual cosa genererebbe in me - non te lo nego - una certa qual frustrazione”

“dunque?”
“hai delle tette di rara bellezza”.

:-):06223::40::wink2:

Ragazza dal seno prepotente - Guido Catalano

Essenza 11-28-2013 11:03 AM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
:icon_eek:

Lun@74 02-11-2014 08:28 PM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
"È così, vero? Due persone, nel bene e nel male. Due persone che si amano pigiate nel barattolo del matrimonio, dove ogni mio respiro le sottrae qualcosa. Inconsapevolmente, si tiene una contabilità meschina con la persona che si ama di più. Alla fine tutto diventa calcolo, bilancio. Credimi (benché ti rifiuti di farlo): non solo ci si rinfaccia chi guadagna e chi lavora di più, in casa o fuori, e chi prende più spesso l'iniziativa a letto. Anche i cromosomi finiti nella cassa comune vengono in qualche modo conteggiati: a chi il bambino somiglia di più, e chi invecchia prima mentre l'altro perde il passo.
Persino... Chi interrompe per primo un bacio.
Allora abbracciami ora (ora!) appoggia la testa sulla mia spalla. C'è un punto che sogno di baciare, a parte il neo segreto: la conca della spalla, vicino al collo. Voglio sentirne il calore, la pelle morbida come velluto, e l'arteria pulsante - la pulsazione silenziosa e incessante della vita che palpita in te.
Vieni, accucciati sotto la mia ala, non dire nulla ma ammetti in cuor tuo che è possibile immaginare il matrimonio anche così: due individui che si osservano, uno di fronte all'altro, in un rito prolungato, lentissimo - il rito dell'esecuzione della persona amata."

Che tu sia per me il coltello - D. Grossman

delfina 02-11-2014 09:47 PM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
Citazione:

Originariamente inviato da Lun@74 (Messaggio 207017)
"È così, vero? Due persone, nel bene e nel male. Due persone che si amano pigiate nel barattolo del matrimonio, dove ogni mio respiro le sottrae qualcosa. Inconsapevolmente, si tiene una contabilità meschina con la persona che si ama di più. Alla fine tutto diventa calcolo, bilancio. Credimi (benché ti rifiuti di farlo): non solo ci si rinfaccia chi guadagna e chi lavora di più, in casa o fuori, e chi prende più spesso l'iniziativa a letto. Anche i cromosomi finiti nella cassa comune vengono in qualche modo conteggiati: a chi il bambino somiglia di più, e chi invecchia prima mentre l'altro perde il passo.
Persino... Chi interrompe per primo un bacio.
Allora abbracciami ora (ora!) appoggia la testa sulla mia spalla. C'è un punto che sogno di baciare, a parte il neo segreto: la conca della spalla, vicino al collo. Voglio sentirne il calore, la pelle morbida come velluto, e l'arteria pulsante - la pulsazione silenziosa e incessante della vita che palpita in te.
Vieni, accucciati sotto la mia ala, non dire nulla ma ammetti in cuor tuo che è possibile immaginare il matrimonio anche così: due individui che si osservano, uno di fronte all'altro, in un rito prolungato, lentissimo - il rito dell'esecuzione della persona amata."

Che tu sia per me il coltello - D. Grossman

che libro superlativo!! :rose

Essenza 03-22-2014 03:15 PM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
Ti resto accanto anche quando non mi vedi.
E cerco di capire, tu che un giorno sei una rosa e quello dopo sei una spina. Ti resto accanto in questo tempo indefinibile, nel tempo che ti prendi per pensare, per trovarti e intanto se la ride, passa e se ne frega. Tempo troppo breve se ci scappa da ridere o da vivere, tempo troppo lungo se ti fai aspettare. Se ti volti non mi vedi. Neanche avanti non mi vedi. Io sono al tuo fianco, senza spingere né tirare, nel posto in cui ti puoi appoggiare quando perdi l’equilibrio. Di fianco, per dirti all’orecchio che ti voglio bene, per non perderti di vista neanche quando ti allontani. Di fianco, per non oscurare la tua luce, per non coprire la strada che vuoi fare, per solleticarti se ti chiudi nei pensieri. E non occorre che allunghi la mano per cercare la mia, non l’ho mai mollata. E non occorre che allungo la mano per cercare la tua, è sempre stata nella mia.

Enrico Cattani

delfina 06-06-2014 09:19 PM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
- Dimmi, enigmatico uomo, chi ami di più? Tuo padre, tua madre, tua sorella o tuo fratello?

- Non ho né padre, né madre, né sorella, né fratello.

- I tuoi amici?

- Usate una parola il cui senso mi è rimasto fino ad oggi sconosciuto.

- La patria?

- Non so sotto quale latitudine si trovi.

- La bellezza?

- L’amerei volentieri, ma dea e immortale.

- L’oro?

- Lo odio come voi odiate Dio.

- Ma allora che cosa ami, meraviglioso straniero?

- Amo le nuvole… le nuvole che passano… laggiù… le meravigliose nuvole!

Charles Baudelaire - "Lo straniero"



enrichetto 06-17-2015 09:32 AM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
"La nostra storia è durata esattamente dieci anni. Non ricordo mai gli anniversari, neppure i compleanni (neanche il tuo, ammetto, è solo segnato sul telefonino); eppure mi è venuto in mente all’improvviso, mentre facevo la valigia. Ho aperto l’armadio, cercavo i vestiti da portare con me: lo sai come faccio, la valigia sempre all’ultimo minuto, la lista da cui depenno man mano le cose, e stavolta era più difficile, visto che non è solo un viaggio, è un trasloco. Me l’ero dimenticata ed eccolo lì, in fondo all’armadio, l’abito rosso che avevo comprato la prima sera che siamo usciti insieme; comprato d’impulso, perché non avevo mai avuto un abito rosso, perché mi faceva allegria, perché quella seta frusciante mi sembrava la promessa di una carezza, delle tue carezze. L’ho tirato fuori: sull’etichetta, ancora spillato lo scontrino della tintoria; l’avevo messo così poco, dopo. Dopo quella nostra prima sera insieme, dopo la nostra prima notte insieme. Quasi non volessi rovinare il ricordo, la magia. Quel rosso fuoco e tutti quei baci, quello stupore.
E’ stato dieci anni fa. Tu eri sposato, lo sapevo. Eccome se lo sapevo. Non facevi altro che parlare di tua moglie, anzi dei tuoi bambini, dell’ultima nata da poco, delle notti insonni. Almeno è quello di cui parlavi tra colleghi, alla macchinetta del caffè, in quel mese in cui sei arrivato tra di noi, un corso di aggiornamento, lunghe ore ravvicinate insieme. Mi sei piaciuto subito. Sentivo il tuo sguardo addosso quando mi vestivo per venire in ufficio; mi guardavo allo specchio e pensavo a te, forse meglio un altro rossetto, troppo profumo? Starti vicino mentre parlavi. Guardare e non guardare. L’invito a cena è arrivato come per caso: saresti ripartito la mattina dopo, tornato nella tua bella noiosa città, dalla tua bella noiosa moglie. Mi hai chiesto se non avevo programmi, se avevo voglia di farti compagnia; eri stufo del ristorante dell’albergo. Certo, ho risposto. Certo, mi sono detta davanti allo specchio del negozio, comprando quell’abito che mi aspettava: ci passavo davanti da giorni, sapevo che era l’abito giusto per uscire con te, per farmi spogliare da te.
E’ cominciata così. E’ cominciata così e non mi sarei mai immaginata che sarebbe andata avanti così tanto, dieci anni. Io ne avevo 25, l’età giusta per un abito rosso fuoco. E’ cominciata così, con una notte, un’avventura. E poi sorprese e bugie e scenate, promesse e weekend meravigliosi e serate di Natale passate ad aspettare un tuo sms, come in un pessimo film di Hollywood. Mi dicevi: amo solo te. Mi dicevi: è troppo presto adesso, i bambini sono troppo piccoli, hanno bisogno di me. Mi dicevi: devi avere pazienza. Non subito: i primi anni ci sono stati solo incontri fuggevoli, pentimenti, lunghi mesi di niente o di desiderio. E altri uomini, ma questo lo sai. Poi, quattro anni fa, la prima domenica insieme, noi quattro: mi hai portato i tuoi figli, che fino ad allora erano solo voci e foto sul telefonino. Tua moglie? A quel punto sapeva. Separati in casa. Ma è stata una domenica così strana. C’eri ma non eri più tu, non sapevi come presentarmi, come guardarmi o toccarmi… Gli occhi dei tuoi bambini addosso: ora c’erano anche loro, da conquistare, se ti volevo, se volevo te. Pezzo per pezzo abbiamo provato a immaginare un futuro insieme. Io avrei dovuto lasciare il mio lavoro, certo; cercarne uno nella tua città, ovvio. Non potevi andare troppo lontano dai bimbi. E una casa: nello stesso quartiere, vicino a lei, la moglie quasi ex, la moglie che sapeva e perdonava e minacciava e poi alla fine ha detto d’accordo, separiamoci. Eppure che fatica, amore mio. Quante volte ti ho lasciato, mi hai lasciato; quante volte ho detto: basta, non voglio più aspettare. Quante volte ho cancellato tutti i tuoi messaggi dal cellulare e poi ho pianto perché ne avrei voluto almeno uno, da leggere e rileggere; ma non importava, perché i più belli li sentivo scolpiti nel cuore. Quante volte ti ho mandato mail disperate alle due di notte, e poi avrei voluto cancellarle, ma ormai avevo fatto clic. Quante volte ho pensato: adesso è finita, davvero.*
E invece, avevi ragione tu. Dovevo solo avere pazienza. Dovevo solo aspettare. E quando è arrivato tutto – la casa giusta, l’accordo di separazione, l’appuntamento con l’avvocato, un possibile colloquio di lavoro per me, il tuo coraggio – quando è arrivato tutto, ho detto di no. Perché è arrivato invece quel lavoro a Londra. Imperdibile, ti ho detto. Imperdibile, ho detto alle mie amiche. Così imperdibile che ho preferito perdere te. La verità è che ho preso l’aereo, sono andata al colloquio e ho firmato, senza neppure pensarci, come quando sei sullo scoglio più alto e pensi: o mi butto in acqua adesso o non lo farò mai più. Ho firmato e non sapevo come dirtelo. Forse non sapevo neppure come dirlo a me stessa. Ma ho firmato così come ho comprato quell’abito rosso: d’impulso. Lì a Londra, strade sconosciute, la pioggia, un caffè qualsiasi uscita dalla fermata della metropolitana, un caffè con le vetrate dove mi sono fermata a guardare la gente che passava… ho capito che era questo che volevo. Lasciarti. Andarmene. Ricominciare. No, non voglio una storia a distanza. Ti ho desiderato così tanto, ho pensato che avrei accettato tutto, rinunce e compromessi, dividerti con i bambini, non averti mai davvero per me… Ma il desiderio si è sgualcito, strappato. E no, non ti amo più. Ma ti ho amato tanto, davvero. Lo sai. Così come ho tanto amato quest’abito rosso che, sono sicura, non metterò mai più".

LISA CORVA


(raccontino scritto per D di Repubblica Gennaio )




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G-MESH, “IN THOUGHT

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Essenza 06-18-2015 02:02 PM

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Che storia triste. Testimonianza del fatto che ,purtroppo, troppo spesso per moltissime donne l'amore vero è quello che fa soffrire,quello che ti tormenta,quello che ti umilia, facendoti sentire sempre la seconda e mai la prima. Si vive in una bolla fittizia di sentimento e passione, il tutto pronto a scemare quando la realtà prende il sopravvento,quando la vita reale,e non quella immaginata, bussa alla tua porta.
Ti amavo alla follia solo se non potevo averti...nel momento in cui ti ho avuto, non ho sopportato il tuo bagaglio di normalità,e alla prima occasione me la sono svignata.
Tristezza,tristezza infinita!!! A queste donne mi verrebbe voglia di prenderle e scrollarle,farle svegliare , e spiegarle che il principe azzurro non esiste,e che spesso sono loro che vogliono vivere nel tormento perchè in un certo senso le fa sentire vive.
Tutta illusione.

enrichetto 11-13-2015 02:35 PM

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Prima che si concluda questo amore
lascia che io ringrazi il mio destino
per il bene assoluto che m’ha dato,
per la fame dei sensi, per l’arsura
che mi ha preso alla gola. Prima di andare
lascia che ti riporti sul cammino
dove giungesti o mio sanato amore
così divino e immobile e lontano
ch’io non oso toccarti. Addio, mai Nume
fu più profondo e grande , mai d’altezze
tali giunsi al confine. Addio mio inganno.

Alda Merini da “Lettere al dottor G”


http://www.oltrelecolonne.it/wp-cont...ia-150x267.jpg
foto presa dal web

enrichetto 11-30-2015 02:12 PM

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Questa e’ la lettera di un marito francese,Antoine Leires, che ha perso la moglie Helene negli attentati terroristici di Parigi ,al Bataclan.

«Venerdì sera avete rubato la vita di una persona eccezionale, l’amore della mia vita, la madre di mio figlio, eppure non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio neanche saperlo. Voi siete anime morte. Se questo Dio per il quale ciecamente uccidete ci ha fatti a sua immagine, ogni pallottola nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore. Perciò non vi farò il regalo di odiarvi. Sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi quello che siete. Voi vorreste che io avessi paura, che guardassi i miei concittadini con diffidenza, che sacrificassi la mia libertà per la sicurezza. Ma la vostra è una battaglia persa.


L’ho vista stamattina. Finalmente, dopo notti e giorni d’attesa. Era bella come quando è uscita venerdì sera, bella come quando mi innamorai perdutamente di lei più di 12 anni fa. Ovviamente sono devastato dal dolore, vi concedo questa piccola vittoria, ma sarà di corta durata. So che lei accompagnerà i nostri giorni e che ci ritroveremo in quel paradiso di anime libere nel quale voi non entrerete mai. Siamo rimasti in due, mio figlio e io, ma siamo più forti di tutti gli eserciti del mondo. Non ho altro tempo da dedicarvi, devo andare da Melvil che si risveglia dal suo pisolino. Ha appena 17 mesi e farà merenda come ogni giorno e poi giocheremo insieme, come ogni giorno, e per tutta la sua vita questo petit garçon vi farà l’affronto di essere libero e felice. Perché no, voi non avrete mai nemmeno il suo odio».


Dalla pagina Facebook di Antoine Leiris
:cry:

enrichetto 01-05-2016 12:48 PM

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Cara Nancy,
c’è un giorno che ricordo bene. Dev’essere stato a fine dicembre o gennaio, di sicuro durante le vacanze di Natale. Faceva molto freddo, e noi ci eravamo incontrati per caso in uno dei corridoi vuoti dell’università. Abbiamo deciso di uscire insieme. Volevi lasciare qualcosa a casa, io anche; volevi comprare una maglia; ho chiesto se potevo accompagnarti. Siamo passati prima a casa dei tuoi. Ti sei cambiata, hai dato da mangiare al gatto, hai messo su della musica. Ci siamo seduti per terra, su un tappeto. Vicini, ma non abbastanza... Poi ancora in metropolitana, a casa dei miei; volevo posare dei libri. Il concierge ci ha visto entrare; mi ha strizzato l’occhio, io ho fatto finta di non vederlo. In casa eravamo soli, mi hai chiesto se potevi avere un bicchier d’acqua. Te l’ho portato. Volevo baciarti allora, sai. Ma non ero sicuro che lo volessi anche tu. Ti ho fatto vedere la mia camera, il mio letto, che era rimasto sfatto; ti sei seduta sopra, ma anche allora non ero sicuro che tu quel bacio tu lo volessi davvero. Ti sei avvicinata alla mia scrivania, guardavi tra le mie cose, le mie penne; mi hai detto che ti piaceva tanto la mia Pelikan. Te l’ho regalata. Poi siamo usciti ancora, verso Broadway, abbiamo pranzato insieme. Siamo stati insieme tutto il giorno; eppure, quando ti ho riaccompagnato a casa la sera, neppure allora ci siamo baciati.
Qualcosa è successo - o non è successo - quel giorno. Qualcosa ha fatto sì che tu non mi abbia più voluto vedere. Mi dicevi che mi avresti chiamato, e poi non chiamavi. Ci ho provato io, un paio di volte. Poi ho smesso. Come sarebbe cambiata la nostra vita, se fosse successo qualcosa quel giorno, a casa dei miei o a casa dei tuoi? Non lo so, non posso saperlo. Ma so che in qualche modo sono ancora innamorato di te, così come lo ero in quel freddo giorno d’inverno.
So anche un’altra cosa. Da allora ho capito che non avrei mai avuto il coraggio di fare il primo passo con una donna. Ogni volta che incontravo una ragazza che mi piaceva, inconsciamente ripensavo a quella giornata di freddo, noi due a casa dei tuoi, e poi a casa mia. Il tappeto, la musica, il gatto, il bicchier d’acqua, il letto sfatto, la voglia terribile di baciarti insieme alla terribile sensazione di disprezzo per non avere il coraggio di farlo.
Qualche mese fa ti ho cercato su Facebook. C’eri. Ti ho riconosciuto subito. Anche se avevi troppo rossetto, anche se i tuoi capelli ormai sono bianchi. Del resto, sono passati cinquant’anni. Mezzo secolo fa. E io sono ancora quel ragazzo di diciassette anni che non ha il coraggio di chiamarti.


Andre' Aciman
:rose

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enrichetto 02-15-2016 05:09 PM

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Lettera di Napoleone Bonaparte a Giuseppina Beauharnais

primavera 1797

Non ti amo più; al contrario, ti detesto. Sei una disgraziata, realmente perversa, realmente stupida, una vera e propria Cenerentola. Non mi scrivi mai, non ami tuo marito; tu sai il piacere che le tue lettere gli procurano eppure non riesci nemmeno a buttar giù in un attimo una mezza dozzina di righe.
Che cosa fate tutto il giorno, Signora? Che tipo di affari così vitali vi privano del tempo per scrivere al vostro fedele amante? Quale pensiero può essere così invadente da mettere da parte l’amore, l’amore tenero e costante che gli avevate promesso? Chi può essere questo meraviglioso nuovo amante che vi porta via ogni momento, decide della vostra giornata e vi impedisce di dedicare la vostra attenzione a vostro marito? Attenta Giuseppina; una bella notte le porte saranno distrutte e là io saro.
In verità, amor mio, sono preoccupato di non avere tue notizie, scrivimi immediatamente una lettera di quattro pagine con quelle deliziose parole che riempiono il mio cuore di emozione e di gioia.
Spero di tenerti tra la braccia quanto prima, quando spargerò su di te milioni di baci, brucianti come il sole dell’equatore.

Bonaparte


https://i.pinimg.com/236x/c2/f5/68/c...re-regency.jpghttps://encrypted-tbn0.gstatic.com/i...DZoRnqQW8unXz1

enrichetto 03-10-2016 01:39 PM

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Frida Kahlo incontra Diego Rivera negli anni Venti, quando lui era già un artista affermato e lei ancora una studentessa. Si sposarono nel 1929 ma dopo dieci anni divorziarono a causa dei continui tradimenti (tra le sue amanti ci fu anche la sorella di Frida, Cristina Kahlo). L’amore però non era finito: un anno dopo Rivera tornò da lei. Frida e Rivera si risposarono e furono insieme fino alla morte di lei nel 1954.


Frida Kahlo a Diego Rivera

Una certa lettera, vista per caso, in una certa giacca, di un certo signore, scritta da una certa signorina che viene dalla lontana e maledetta Germania, e che immagino dev’essere colei che Willi Valentiner ha mandato qui a spassarsela con scopi «scientifici», «artistici» e «archeologici»… mi ha causato molta rabbia e, a dir la verità, gelosia…
Perché dovrei essere così sciocca e permalosa da non capire che le lettere, le tresche, e insegnanti di… inglese, le modelle gitane, le assistenti di «buona volontà», le allieve interessate all’«arte della pittura» e le inviate plenipotenziarie da luoghi lontani sono solo avventure, e che in fondo io e te ci amiamo moltissimo, e anche se passiamo attraverso innumerevoli avventure, porte sbattute, insulti e lamenti a livello internazionale, continuiamo ad amarci? Credo che dipenda dal fatto che sono un tantino stupida perché tutte queste cose sono successe e si sono ripetute durante i sette anni vissuti insieme; e tutta la rabbia che ho ingoiato mi ha semplicemente fatto capir meglio che ti amo più della mia stessa vita, e che anche se tu non mi ami allo stesso modo, comunque un po’ mi ami – non è così? E pur se ne dubito, mi rimarrà sempre la speranza che sia così, e di questo mi accontento…
Amami un poco io ti adoro.

http://www.beroad.it/wp-content/uplo...frida-roma.jpg

enrichetto 04-20-2016 01:08 PM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
http://www.e-cheguevara.com/images/band-cuba_picc.gif

Quella che segue è una lettera che Ernesto "Che" Guevara scrisse ai suoi figli nel 1965, dopo essere stato in Congo e prima di spostarsi in Bolivia.

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Cari Hildita, Aleidita, Camilo, Celia e Ernestino,
se un giorno dovrete leggere questa lettera é perché non sarò più
tra voi. Quasi non vi ricorderete di me e i più piccoli non mi
ricorderanno affatto. Vostro padre é stato un uomo che agisce come
pensa ed é stato certamente fedele alle sue convinzioni.
Crescete come bravi rivoluzionari (che vuol dire buona condotta, serietà,
amore alla rivoluzione, cameratismo). Studiate molto, per poter dominare
la tecnica che permette di dominare la natura.
Ricordatevi che ognuno di noi, da solo, non vale niente.
Soprattutto siate capaci di sentire nel più profondo di vuoi stessi ogni
ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo.
E' la qualità più bella di un rivoluzionario.
Arrivederci, bambini miei, spero di rivedervi ancora.
Un grande bacio e abbraccio da papà.

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enrichetto 05-17-2016 04:24 PM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
Johnny Cash per i 65 anni della sua amata June Carter, 23 giugno 1994. Secondo molti questa è considerata la lettera d’amore più bella di tutti i tempi.


Buon compleanno principessa,
Andiamo incontro alla vecchiaia e lo facciamo insieme.
Noi pensiamo allo stesso modo. Leggiamo le nostre menti. Sappiamo ciò che l’altro vuole senza chiedere. A volte ci irritiamo un po’ l’un l’altro. Altre volte, forse, ci diamo per scontati. Ma di tanto in tanto, come oggi, penso a tutto questo e mi rendo conto di quanto sono fortunato a condividere la mia vita con la più grande donna che abbia mai incontrato. Sei ancora affascinare e mi ispiri. Mi incoraggi al meglio. Sei l’oggetto dei miei desideri, la prima ragione della mia esistenza sulla Terra.
Ti amo molto.


https://encrypted-tbn0.gstatic.com/i...1jcKk8byMztPqw
foto presa dal web

enrichetto 06-15-2016 10:57 AM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
Charles Baudelaire la incontro’ nel 1842 e s’innamoro’ perdutamente di Jeanne Duval, soprannominata “La Venere Nera”, una bellissima danzatrice di origine haitiana. Il poeta visse la storia in maniera tormentata e una notte le scrisse questa lettera:


Lasciami respirare a lungo, a lungo, l’odore dei tuoi capelli. affondarvi tutta la faccia, come un assetato nell’acqua di una sorgente, e agitarli con la mano come un fazzoletto odoroso, per scuotere dei ricordi nell’aria.
Se tu sapessi tutto quello che vedo! tutto quello che sento! tutto quello che intendo nei tuoi capelli! La mia anima viaggia sul profumo come l'anima degli altri viaggia sulla musica.
I tuoi capelli contengono tutto un sogno, pieno di vele e di alberature: contengono grandi mari, i cui monsoni mi portano verso climi incantevoli, dove lo spazio è più bello e più profondo, dove l’atmosfera è profumata dai frutti. dalle foglie e dalla pelle umana.
Nell’oceano della tua capigliatura, intravedo un porto brulicante di canti malinconici, di uomini vigorosi di ogni nazione e di navi di ogni forma, che intagliano le loro architetture fini e complicate su un cielo immenso dove si abbandona il calore eterno.
Nelle carezze della tua capigliatura, io ritrovo i languori delle lunghe ore passate su un divano, nella camera di una bella nave, cullate dal rullio impercettibile del porto, tra i vasi da fiori e gli orcioli che rinfrescano.
Nell’ardente focolare della tua capigliatura, respiro l’odore del tabacco, confuso a quello dell’oppio e dello zucchero: nella notte della tua capigliatura, vedo risplendere l’infinito dell'azzurro tropicale; sulle rive lanuginose della tua capigliatura, mi inebrio degli odori combinati del catrame, del muschio e dell’olio di cocco.
Lasciami mordere a lungo le tue trecce pesanti e nere. Quando mordicchio i tuoi capelli elastici e ribelli, mi sembra di mangiare dei ricordi.



http://www.nelvento.net/images/melod...atta_da_Ba.jpg

schizzo raffigurante Jeanne Duval eseguito da Baudelaire. 1859


https://upload.wikimedia.org/wikiped...baudelaire.jpg
foto prese dal web

enrichetto 10-13-2016 07:46 AM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
Prima lettera

Come riuscirebbe il mare a dire come mi sento e sento l’averti conosciuto e amato? Come dirti la lama bianca che mi ha sventrato il torace e poi il filo che ha ricucito, aperto, richiuso a strati, cellula dopo cellula, pazientemente, portando dentro i fiori, i pesci, il tuo cuore vivo? Un trapianto, un’anima indifesa nella mia: eri un braccio d’edera, un cespuglio, una collina intera. Vieni a vedere chi sono diventata, inavvertitamente, apparsa sul mio volto, mentre da lontano, da lontanissimo albeggi gli attimi mutilati ai miei. Pulso attonita ogni debolezza che ti appartiene e resta vivo il moncone della mia scellerata grazia: ecco chi sono per genealogia compiuta. Una prodezza che il possesso e l’innesto della fibra può rendere vivo, possibile.
Sono una razza nuova. Sono vecchia, per questo posso partorire nascite straordinarie e cuori sacri, l’aria degli anni infiniti e andati, l’infanzia, i rami vivi poggiati sulle spalle, tutti i segreti degli andirivieni, della fatica, del tremendo amore battuti a zig-zag in un crescendo verticale, un soprassalto a trama stretta. Un’altitudine, un traliccio in cui passa la filovia, il tram, il circuito di esperienze e storie, gli schiamazzi, le parole fioche, le abitudini che avevamo. Sono io la storia. Sembri lo scialle di mia madre sul collo freddo e bianco, come la barca arrivata sulla riva, sul litorale più vicino agli sciacalli, adesso sei sul mio collo, tra il cervello e le spalle, sei pensiero. Tu non tornare se pensi che qui puoi annegare, impantanarti centimetro dopo centimetro nella sabbia, nella mia vita che hai abbandonato. La mia età è sabbia appiccicosa e liscia, sono quel rimedio irrimediabile, infaticabile e chiaro che si attacca alla pelle, alla camicia, al resto dell’orgoglio, del midollo che scommettiamo quando ti lasciavo e ti riprendevo senza consolarti. Sono pentita di non averti sorriso abbastanza, ma, non procedere nella mente con tutto il peso minaccioso. Torna indietro nell’acqua limpida e lunare, in quel manto turchese e rotondo in cui resti immortale. Proteggiti dal tempo che passa e ti rende incerto ai miei occhi. Resta vivo e sii brezza. Vorrei custodirti nel palmo della mano, dove annoto lo scambio dei significati. Non perderti, vorrei non perderti nuovamente, questa volta per colpa mia, del mio andare avanti inesorabile nella dimenticanza, ma se ti ho smarrito, amore, devi accostarti con prepotenza alla mia assenza e piangere con me. Sì, ti sto dimenticando e stai andando lontano alla svelta. Queste mattine, in cui scrivo come bisogno naturale, mi abbandono alla consapevolezza della radice che siamo stati, che sei, che eri. Quando mantengo le distanze dalla fine procedo in uno stato di ingegnosa eccitazione e mi sforzo di apparire un’altra, di sembrare un risentimento intatto, per niente scusabile. Per questo devo ripetere il tuo nome, il mio nome, la storia che ci ha chiamati.

Rita Pacillo da “Prima di andare” – La Vita Felice ed.


http://pds.joins.com/news/component/...23/22035-1.jpg

enrichetto 07-10-2019 03:25 PM

Riferimento: Lettere...o dialoghi
 
http://www.abcvox.info/wp-content/up...na-300x141.jpg

“Claudia Severa alla sua Lepidina, saluti. Questo 11 settembre, sorella, per la celebrazione del mio compleanno, ti ho inviato un caldo invito per essere sicura che tu verrai, così da rendere la mia giornata migliore se tu sarai presente.
Porgi i miei saluti al tuo Cerialis. Il mio Aelius (Elio) e mio figlio ti inviano i loro saluti.
Ti aspetto sorella. Saluti, sorella, anima a me più cara, che spero prosperi e possa salutare.
A Sulpicia Lepidina, moglie di Cerialis, da Severa.”

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Questo e' un passaggio seppur breve , di una lettera conservata al British museum/art resource NY. e rappresenta il primo testo conosciuto scritto da una donna romana in latino.
Un invito della moglie del comandante del forte di Vindolandia,Gran Bretagna,alla sorella. Proviene dalle tavolette lignee rinvenute presso il valo di Adriano databile a cavallo tra il I ed il II secolo d.C.


http://www.abcvox.info/wp-content/up...ia-300x225.jpg

Il forte di Vindolanda , fatto erigere nel 79 d.C. al confine con l’odierna Scozia dopo la conquista romana della Bretagna.
Spesso chi veniva inviato qui, ai confini dell’impero, poteva aver la sensazione di essere isolato ed esiliato dalla lontana, potente e lussuosa Roma.

Foto prese dal web


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