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Riflesso di Luna 12-21-2004 05:40 PM

La novella di Serena
 
Novella
Giammai cuore umano possiede autorevole dominanza come nella fervida stagion d’adolescenza.
Cotal è la stagion onde io parlerovvi in discrezione, di una vita di fanciulla intenta a cercar la propria discolpazione. Chiamasi Serena, di nome ma mai di fatto, una fanciulla in preda alla cassa disperazione di soffocare le insondabili urla del suo ingenuo cuore che ogn’altro rumor tacciono, prendendo il sopravvento. Vive colei in un mite paesino, racchiuso tra maestosi monti che chiudono il sipario all’orizzonte, trasavia è la popolana che non manca di sparlar sulla stranezza di Serena. Serena ha ormai già spento le 15 candeline della sua quindicesima festa e, ingrata ai suoi stupendi genitori, per la qual figlia nutrono gran benevolenza, trascorre la più parte delle ore della sua giovinezza chiusa tra le quattro mura della sua stanza a far sfogare il suo cuore scalpitante nel silenzio assordante di un sogno ad occhi aperti. Serena pensa alle sue compagne, tutte. Tutte affaccendate in occupazioni definite, dalle stesse, d’amore. Serena trova difficoltà nel sostener conversazioni di cui lei non ha mai avuta discernenza alcun. Pronte le compagne scagliano taglienti parole contro la sua diversità, che come affilate sagitte colpiscono in profondità l’ingenuo cuore sopra accennato. Ma sfortunatamente natura umana volle che del cuor le ferite non fossero eguali a quelle del resto del corpo; volle sicchè le sue ferite al passar del tempo si aprissero ogn’or di più e che ogni istante si accrescesse il suo dolore. La nostra storia si apre allo scagliar della sagitta più appuntita, mandata al cuore di Serena da un giovane garzone dalla ragguardevole mira.
Così le disse, quel memorabile giorno: “Serena, dimmi… come mai tu non sei una ragazza degna dell’età che ti ritrovi? Non capisco come mai tu non vivi in mezzo a noi, e non fai i nostri giochi”. E Serena alla qual domanda rispose: “ Non mi piacciono i vostri giochi e non è detto che per avere la mia età sia necessario ingannare e prendersi gioco del cuore virtuoso che dentro ognun custodisce!”
“Caro Carlo - disse colei al suo indiscreto compagno – perché dovrei venir tra voi a vendere a poco prezzo il mio, a me caro, corpo? Io non voglio il tatto, voglio l’Amore!”. E Carlo rispose: “scendi dalle nuvole Serena! Sei grande e sei altresì pesante da sostenere su materia inconsistente! Sii normale!”. Serena credette di aver trovato la causa d’afflizione interiore, il guasto della sua serenità, l’anormalità! Avrebbe dovuto essere “normale”, giocare col suo corpo e acquietare il cuor suo divertendosi di lui. Il giorno seguente al suo illuminante incontro, Serena indossò la maschera che in altri tempi aveva amaramente disprezzato: quella di una ragazza come le altre, naturale naturalmente non per la sua natura. Vive ora Serena nel rimpianto. Quando credeva di aver trovato finalmente la sua serenità, l’aveva perduta per sempre. Serena, passò il tempo, s’innamorò seriamente di un ragazzo che conosceva già da tempo nei suoi antichi sogni urlanti. Serena, non riuscì mai più a togliere la dannata maschera che irrimediabilmente copriva il suo reale essere. Così mentre lui, Alessio, cercava all’impazzata l’ideal d’Amore che v’era nella Serena vera, colei che invano continuava a purificar con lacrime amare la sua anima immonda, non trovò mai colui che l’attendeva perché inesorabile il tempo trasformata in eterno l’aveva.

Azazel 04-20-2006 09:54 PM

Buondì,Serena..
Tempo,vedete,da allora è passato..
Gettaste poi la vostra maschera?

Cantastorie,mi chiamano in questi luoghi,in questi tempi..
E vidi questa Novella,impolverata,triste..
Volli nondimeno aprirla..

E invero strano fu ciò che vi trovai!
Oltre la copertina,brucitae erano le pagine consunte dal tempo,
e una maschera nero,come ad imitare Arlecchino,era lì ridotta a brandelli..Solo l'ultima pagina era manoscritta,con chiara scrittura.
Assai mi colpirono quelle lettere,quasi a me l'ignoto autore le indirizzò,ed esse mi colpirono come,Dio m'è testimone,il dardo di Guglielmo Tell trafisse la sua mela.

Dicevano:


Non più in questi lidi
è chi immortalato fu da queste frasi

E oscure nel senso e vuote nel significato m'apparirono invero queste parole

E,prodigio!Una voce,dolce come di fanciulla mi raccontò la vostra storia,dolce Serena..


E infine soggiunse..

Ora sai,o viandante, la triste storia ch'ebbi a custodire

"Ma Serena?Davvero il tempo la trasformò?
Davvero Ella cambiò in eterno? "

Ne ero atterrito..Quanto enorme è un "mai"?
E quanto un "In eterno"?
Non umano,Di certo è il peso di codeste parole,ed imponderabile..

"Hai visto la maschera..
Trai le tue conclusioni.
Il mio tempo s'è esaurito,viandante.
Addio"

Di colpo la candela che illuminava lievemente il luogo,che voi ben conoscete e che inutile sarebbe soffermarmi oltre a descrivere..
E mentre febbrili invano si risolvevano i miei tentativi di riaccendenderla..sentìi un freddo alito lungo la schiena, e un triste gemito..
"Ricorda,la maschera"

E vidi,oh meraviglia..la candela riaccendermi senza alcun mio intervento..
Tremante m'avvicinai al tomo quando vi giunsi a pochi passi..
Esso si dischiuse..
Non v'era più una maschera..
Solo una scritta,come marchiata a fuoco..

"Nel tempo ti bagnerai come ad una fonte
E lenirai i tuoi dolori,ma ricorda:
Immortale è l'anima.
Nemmeno io posso cambiarla..
La Luce in essa contenuta
nemmeno io posso cambiarla.."

E rimasi lì..Mia Signora..
Rimasi lì..


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