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Amico*
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Pare che nell’era del consumismo rapido e confezionato anche la coppia ne sia stata colpita e coinvolta. Non solo la coppia ma in genere le relazioni a due. Si dice che c’è un’intera generazione di donne che lamentano il fatto di non essere più corteggiate. Pare che gli uomini corteggiatori siano spariti, estinti come i dinosauri. Non se ne trovano in giro più nemmeno a cercarli con il lanternino, e quelli che sembrano essere corteggiatori in realtà sono solamente tristi replicanti di vecchi luoghi comuni: «Ehi... ciao vieni spesso qui? Sei fidanzata? Beh tanto io non sono geloso!».
Per favore a casa tutti! Allora ho chiesto al mio amico Gianni, esperto di donne e di corteggiamenti. Lui sostiene che le cose sono cambiate negli ultimi anni (non so su quali basi abbia fatto questa affermazione) e che le donne oggi vanno corteggiate dimostrando loro di essere interessati, ma non troppo. «Come essere interessati ma nontroppo?». «Altrimenti si spaventano e scappano». Visto la quantità dei suoi successi mi verrebbe da credergli. Mah... il grande dilemma mai risolto: strategie o vado giù liscio liscio dicendo tutto quello che provo e che penso? Ma la cosa grave, secondo quello che si dice, è che non sia solo la nuova generazione di ragazzini a non corteggiare più, ma che anche quelli un po’ più grandi, che una volta lo facevano, inspiegabilmente abbiano smesso. Quelli che hanno superato i trent’anni per intenderci. Io non so se credere o no a queste voci. Non riesco mai a generalizzare, e la parola «i giovani d’oggi» non l’ho mai capita. Innanzitutto si dovrebbe dire «i giovani» e basta. E poi credo sia troppo larga come definizione. Comunque, seguendo queste voci, sembrerebbe che ormai il corteggiamento si esprima più o meno mandando qualche messaggino con il telefono, magari i più interessati dei fiori o altro, ma che se la cosa non va subito a buon fine abbandonino il terreno senza perdere tempo. Io sono uno dei tanti cresciuti con la frase detta da quelli più grandi: voi giovani volete tutto e subito. Perché no?, mi è sempre venuto voglia di rispondere. Ma è anche vero che ogni cosa e ogni persona ha i propri tempi. Certe cose per rivelarsi, schiudersi, aprirsi hanno bisogno di tempo. Spesso più tempo di chi fa la proposta. Le donne sono come i fiori, non si possono aprire con la forza ma si aprono con il calore. Questa è una delle frasi di Gianni. Ma tu Gianni le corteggi ancora le donne? Io sono un corteggiatore. Lo sono sempre stato. Io ho fatto i chilometri per le donne. Una volta sono andato da Milano fino a Forte dei Marmi per mettere un fiore e un biglietto sulla porta della ragazza con cui volevo uscire. Poi magari per un’altra non sarei nemmeno sceso da casa. Perché il fascino del corteggiamento è proprio questo, stupirsi di se stessi. Scoprirsi in grado di fare cose che un attimo prima sarebbero state impensabili. Magari dopo aver preso in giro un amico qualche tempo prima per aver fatto anche lui qualcosa del genere. Il piacere di arrendersi a quella forza misteriosa che si è accesa in noi. Lasciarsi trasportare. A volte fino anche all’autodistruzione. Perché non sempre va in porto, ma è sempre emozionante. Nessun corteggiamento si dimentica. Si chiamava Claudia. Aveva la mia età. Tredici anni. Faceva la mia stessa scuola ma in sezioni diverse. Quando la vedevo, sentivo tutta una cosa strana nella pancia. Dei rumori. Mi si seccava la gola e le mani mi sudavano. Rimanevo a distanza per continuare a guardarla senza che lei mi vedesse. Era riuscita perfino a farmi alzare un po’ prima al mattino per vederla prima che suonasse la campanella di inizio. Nel cortile mentre parlava con le sue compagne non si accorgeva di me là in fondo dietro la colonna. Le prime ore di lezioni per me erano solo ore d’attesa. La ricreazione mi offriva venti minuti di vista sul mare. Perché per me lei era quello. Un giorno ho preso coraggio e sono andato da mio padre. Ho superato ogni vergogna e gli ho spiegato cosa mi succedeva quando vedevo quella ragazza. Ho chiesto a lui un consiglio. Mi ha consigliato di corteggiarla. Di farle sapere quello che provavo per lei. «Scrivile una lettera, portale un fiorellino, oppure le parli. «Pensaci bene prima e poi fai quello che ti senti. Ricordati che corteggiare è un atto di coraggio. Qualcuno riderà di te». Queste le parole di mio padre. Pace all’anima sua. Mio padre e mia madre quando si sono conosciuti avevano poco più di vent’anni. Abitavano in due paesi diversi, distanti tra loro una quindicina di chilometri. Lui le scriveva una cartolina ogni giorno e un paio di lettere alla settimana. La domenica si vedevano. Qualche giorno dopo quella chiacchierata con mio padre, ho scritto una lettera a Claudia. La mia prima lettera d’amore. Avevo strappato la pagina centrale del mio quaderno. Quella dove ci sono le graffettine e la mia dichiarazione era lunga tre fogli. Nella quarta di copertina, se così si può dire, avevo addirittura fatto un disegno. Quella letterina mi è costata la fatica di un trasloco. Prima di arrivare alla versione definitiva, credo di aver consumato l’intero quaderno. Alla fine ho scelto di scrivere quello che realmente mi succedeva e quello che sentivo quando la vedevo. Ho scritto anche tutte le domande alle quali non sapevo dare risposta. Nessuna strategia. Consegnarla non mi è costato meno fatica che scriverla. Ma poi dopo un paio di giorni che portavo la lettera e la riportavo a casa, una mattina di corsa sparato come un missile su di lei le ho dato la busta dicendole: questa è per te. Ciao. Aveva ragione mio padre. Qualcuno avrebbe riso di me. Le sue amiche per esempio. Ma ho capito subito la potenza che aveva quel mio gesto folle, forse poetico, sicuramente coraggioso. Ho avuto anche la fortuna che a Claudia fossi piaciuto, perché dopo qualche giorno ci siamo fidanzati. Pur essendo diventata la mia ragazza però non stavamo mai da soli all’inizio. Ci si incontrava nei corridoi della scuola, ci si guardava, si abbassava lo sguardo e poi dall’imbarazzo si andava via. Eravamo entrambi un po’ imbranati. Addirittura a volte a quei tempi si mandava un amico a chiedere se la ragazza prescelta era interessata a fidanzarsi. Perché mettersi insieme era il primo step. Non era mica detto che si facesse l’amore subito, anzi la frase corretta è: non era mica detto che si facesse l’amore. Punto. A quell’età, potevi stare anche mesi o addirittura anni prima di farci l’amore. Se si faceva. Ti fidanzavi, ti baciavi e dopo un po’, se avevi beccato quella un po’ emancipata del gruppo, ci facevi l’amore. C’era tutta una escalation da fare: bacio sulla bocca: bacio sulla bocca con lingua: bacio sulla bocca con lingua e mano sul seno (sopra il maglione, naturalmente). Dopo ogni bacio c’erano gli incontri tra amici, e ci si chiedeva: «Cosa ti ha detto? Com’è andata? Com’è? Come bacia?». La risposta che usavamo di più era: «Bacia bene ma è piatta». Ci si lamentava del seno anche a quell’età. Quelli erano pomeriggi di pomiciate che tornavi a casa con la mandibola che ti faceva male come se ti fossi mangiato una fiorentina cruda. Se passavi vicino alle casse dello stereo, facevano lo stesso rumore che fanno adesso quando usi il cellulare lì vicino. Poi c’era un’altra escalation. Il passaggio da sopra i vestiti a sotto: mano sul seno sotto il maglione (ma sopra la maglietta); mano sul seno sotto la maglietta (ma sopra il reggiseno); mano sul seno sotto il reggiseno. Poi si scendeva sulla pancia fino ad arrivare alla cintura. E dopo che lei ti aveva tolto la mano due o tre volte finalmente ti lasciava passare. La gioia maggiore era quando lei, senza dire niente, tirava dentro la pancia per facilitarti il passaggio. Qualche giorno fa mio nipote mi ha spiegato che solitamente lui e quelli della sua età, credo abbia quindici anni, prima fanno l’amore e poi se proprio si piacciono si fidanzano. Le cose che sono successe a me e Claudia alla media adesso succedono alle elementari. Forse è un bene, non so. Certo di questo passo il pisolino all’asilo non si farà più tutti insieme nella stanza grande ma in minicamere doppie con minibagni e minispecchi sul soffitto. Ho incontrato l’altro giorno a Bologna una ragazza di diciassette anni. Ero in un bar e si è presentata lei, anzi diciamo pure che sono stato abbordato. Da come parlava e come si atteggiava ho avuto il sospetto che non fossi il primo uomo a cui si fosse interessata. Le ho chiesto in maniera diretta se si ricordava tutti i ragazzi con cui aveva fatto l’amore nella sua vita. Mi ha risposto: «Sì». «E quanti sono le ho chiesto?». Ha guardato con gli occhi in alto e ha iniziato a contare mentalmente:«…Dieci. Tu saresti l’undicesimo». Ho deglutito e sono andato via. Solo. Ha un sacco di storie da raccontare sulle donne il mio amico Gianni. Io potrei pagargli da bere tutta la vita in cambio dei suoi racconti. La spavalderia della nuova generazione di ragazzini l’ho incontrata anche io. Un po’ spaventa. Sembra sia una generazione veloce, e nella velocità il corteggiamento è quello che ne ha pagato più di tutti le conseguenze. Peccato. Corteggiare è come era una volta il militare. Ti rendeva uomo. Il corteggiamento è un atto di coraggio soprattutto perché ci si deve prendere il rischio di diventare ridicoli. Spesso è un gesto folle, quasi sempre è un’azione poetica che emoziona, incuriosisce, e strappa un sorriso a chiunque la veda, non solo alla persona a cui è diretto. Quando una donna riceve sul posto di lavoro un mazzo di fiori, tutte le donne sorridono, vogliono sapere, partecipare anche solo ascoltando la storia, toccare quel gesto. Poi magari qualcuna di loro è anche invidiosa, ma proprio perché è poetico. Come quando sotto casa si trovava per terra sul marciapiede una scritta fatta la notte da qualcuno con la vernice. Si leggeva il nome dell’amata e poi a fianco le parole: ti amo. Io ero contento per lei anche se non la conoscevo. Perché mi sembrava che dietro a tutto quello che accadeva nel mondo c’erano delle persone che ancora vivevano di queste cose. Mi piaceva sapere che c’era un mondo più piccolo fatto anche solo di due persone che avevano deposto la maschera uno di fronte all’altra e che speravo potesse un giorno appartenere anche a me. La mia amata a cui scrivere sul muro di casa sua i miei sentimenti. Perché la cosa che mi ha sempre affascinato è il corteggiamento che si fa quando si sta già insieme. Corteggiare la propria donna è affascinante. Rinnovare la propria dichiarazione d’amore. Riconquistarla continuamente con gesti improvvisi e pensati solo per lei. Credo che sia uno dei motivi per cui valga la pena vivere una storia d’amore. Ho chiesto al figlio di un mio amico come avesse conquistato la ragazza con cui da un po’ vedo che sta uscendo. Hanno più o meno quattordici anni. Mi ha detto di averle mandato un sms e siccome lei le aveva risposto una cosa che a lui era piaciuta si sono dati appuntamento e poi hanno iniziato a frequentarsi. Fanno l’amore quasi tutti i giorni, come me alla loro età d’altronde. Solamente che loro sono veramente in due. Io invece passavo i pomeriggi a fare l’amore con quelle che mi piacevano, ma c’ero solo io. A occhi chiusi. È evidente che nell’atto del corteggiamento gli sms occupano una parte enorme. Anche le email, ma quelle sono più per gli amanti delle persone sposate o fidanzate. Più difficili da controllare, perché si possono avere mille indirizzi, e poi perché si fa quasi sempre tutto dall’ufficio. Il telefonino ha condizionato tutto il rapporto e il percorso di una coppia. Dal corteggiamento alla frequentazione, spesso anche al tradimento quando c’è. Se è vero che è più facile raggiungere una persona grazie al telefonino, significa che nella fase del corteggiamento aiuta ma nel tradimento penalizza. Una volta era anche più coraggioso corteggiare perché se volevi sentire una ragazza dovevi chiamare a casa e non sempre era lei che rispondeva. A volte capitava che fosse il padre, che magari prima di passartela di chiedeva chi eri e soprattutto cosa volevi. Allora, se il padre era di quelli gelosi un po’ invadenti, ci si portava un’amica alla cabina del telefono e si faceva chiamare lei, poi fatto il favore l’amica la allontanavi perché per le cose che avresti detto alla ragazza che ti piaceva e le espressioni da ebete della tua faccia ti avrebbero fatto diventare la barzelletta tra gli amici. Io a volte chiamavo da casa mia chiedendo l’aiuto di mia sorella, in cambio quando rispondevo io alle telefonate dei suoi corteggiatori non dicevo niente a mio padre e mia madre. I fratelli complici non hanno prezzo. Ma il rapporto amore-telefono è stato totalmente stravolto dal telefonino. Una volta quando una persona usciva di casa di lui non si sapeva più niente. Chiamavi e ti dicevano provi più tardi o addirittura domani. Adesso con il cellulare è decisamente più complicato. All’inizio si usava spesso la scusa che non c’era campo, il cellulare non prendeva bene. Qualcuno la usa ancora ma è già più raro. Devi essere in un ristorante sotto terra o in una fabbrica dove si lavora il piombo. Poi per un po’ c’è stata la scusa della batteria scarica, ma anche qui adesso le cose sono cambiate. Le batterie durano. Poi: «Scusa, non ho sentito avevo la vibrazione». Siamo diventati rintracciabili. E non è sufficiente spegnerlo perché dopo devi comunque giustificarti. Che vita difficile. Il mio amico sposato per un periodo aveva trovato la soluzione facendo nelle ore che gli servivano libere un trasferimento di chiamata dal suo cellulare a un numero fisso di una casa sperduta in un paesino della Sardegna. Se la moglie chiamava, proprio in quelle ore, rispondeva una signora anziana che parlava in una lingua a lei incomprensibile. Il giorno dopo ovviamente la cosa si risolveva dicendo che era sicuramente un problema di linea dovuto alla compagnia telefonica e non certo colpa sua. Ma nell’atto del corteggiamento il cellulare è il mezzo che esprime meglio la velocità con cui comunichiamo. Spesso senza comunicare nulla. Con gli sms c’è stata una accelerazione così rapida nel comunicare i propri pensieri che oggi se sbagli due messaggini puoi essere già eliminato. E poi spesso è difficile scrivere l’intonazione con cui vuoi dire una cosa e spesso si viene fraintesi. Il figlio del mio amico, quello che fa l’amore quasi tutti i giorni, mi ha anche confessato che il messaggio mandato alla ragazza con cui sta uscendo l’aveva inviato anche ad altre. È uscito con lei valutando i feedback. In base alle risposte ottenute. Ma il problema, se mai questo fosse un problema, è che anche molti di noi che abbiamo iniziato corteggiando in maniera più personale, se non altro per la calligrafia, ci siamo adattati a questi mezzi veloci, rapidi, sicuramente più comodi per dichiararci. E tutti possiamo mandare gli stessi messaggi a persone diverse e poi investire su quella che risponde come meglio desideriamo. La pastura si chiamava una volta. Buttare la rete e vedere chi ci salta dentro meglio. Ci sono centinaia di siti in internet con frasi già scritte e catalogate per lo scopo. Frasi d’amore, frasi da dire la prima sera. Frasi per lasciarsi. Perché se è vero quello che mi ha detto il padre di Gianni, cioè che il corteggiamento è un atto di coraggio, è anche vero che i messaggini hanno dato voce a un popolo di codardi. La mia amica Paola con un sms è stata lasciata da un ragazzo con cui usciva da mesi. Lei lo ha richiamato subito dopo averlo ricevuto per gridargli quanto fosse codardo ma non ha potuto farlo perché lui, dopo aver inviato il messaggio, ha spento il telefono per un po’. Io sono sempre favorevole a ogni mezzo di comunicazione. Qualsiasi esso sia perché credo sempre che per qualsiasi cosa la misura sia sempre l’uomo. La persona che utilizza. Per cui credo che i messaggi e il telefonino siano una cosa meravigliosa. Scrivere un pensiero a una persona che lo può ricever subito appena lo hai pensato, in qualsiasi parte del mondo. O quasi. Ieri sera per esempio ho rivisto un film che avevo visto la prima volta con la mia amica Roberta. Lei ora vive a Los Angeles e dal divano di casa mia le ho mandato un messaggio che lei ha letto dalla scrivania di casa sua. Meraviglioso. È ancora una cosa che mi sbalordisce. Ma quando mi arrivano le catene di Sant’Antonio anche da persone intelligenti e sensibili, magari con quella frase finale tipo: manda questo messaggio ad altre cinque persone o il tuo desiderio non si avvererà, mi infastidisco come non mai. Ma perché mi devi mandare un messaggio così? Il senso, il senso di questa cosa dov’è? Oppure email da gente che non sento da mesi e che invece di scrivermi cose della loro vita mi inviano fotografie strane pazze e divertenti da tutto il mondo. Per questo credo che la misura sia sempre l’uomo. E a volte gli uomini sono sotto misura. Credo che la difficoltà di comunicare a volte sia dovuta anche al fatto che la società in cui viviamo non sia solamente ostile alla conoscenza dell’altro ma soprattutto ostile alla conoscenza di sé. Fa strano che in un’epoca dove aumentano sempre i mezzi e i modi di comunicare si abbia la sensazione che in realtà si comunichi meno. Quando ero piccolo c’era una televisione. Dopo mangiato andavamo tutti a vederla e si stava insieme. Genitori, figli, nonni. Me lo ricordo bene. Soprattutto mi ricordo che quando capitavano delle scene in cui qualcuno si baciava o faceva l’amore io mi vergognavo a vederle con la mia famiglia a fianco. Davanti a loro ero imbarazzato. Una volta ho detto addirittura: «Giratevi». Smascherando così per sempre la mia vergogna. Il mio disagio. Poi invece la televisione ci ha diviso. Mille canali, mille possibilità di scelta, mille gusti diversi. Dopo i primi tempi in cui si discuteva: «Voglio vedere questo, voglio vedere quello, no il telegiornale, no i cartoni animati», è arrivato un altro televisore che è finito in camera dei miei. L’anno successivo mia nonna con la sua pensione ha comprato un piccolo apparecchio da tenere in stanza per noi due. Il terzo. Così, dopo cena si poteva assistere al fuggi fuggi generale. Ognuno in un locale diverso. Ognuno davanti al proprio programma preferito. Così, invece che trovare un punto di incontro, avevamo trovato una fuga in comune. I tempi erano cambiati troppo velocemente perfino per capirli. Qualche giorno fa salendo in metropolitana ho notato che molti ragazzi e ragazze ascoltavano musica dalle cuffiette. Tutti isolati nel loro mondo fatto di playlist personali, lontani dai suoni che accomunavano tutti. La cosa che mi ha colpito veramente però è stato che di fronte a me il ragazzo e la ragazza adolescenti, con le loro rispettive cuffiette e i loro personali lettori mp3, alla fermata sono scesi insieme abbracciandosi e dandosi anche un piccolo bacio durante l’attesa delle porte che si aprivano. E hanno poi camminato mano nella mano. Stavano insieme. Probabilmente anche fidanzati. Ma ognuno immerso nelle proprie scelte. «Incomunicandosi». Ho cercato di immaginare se anche a casa facessero così, mentre uno lavava i piatti e l’altro scriveva al computer. È chiaro che mi sono chiesto anche se facessero l’amore ognuno con la propria musica preferita. Non c’è niente di male nel vivere le proprie preferenze, e i propri gusti. Certo, se anche la persona che abbiamo a fianco ne facesse parte sarebbe più affascinante. Comunque se mancano i corteggiatori vuol dire che mancano gli uomini coraggiosi. Esercizio per comunicare un po’ di più. Fare leggere questo articolo a un’altra fonte: www.panorama.it
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A. ...la migliore delle sorprese.. ti coglie impreparato, ti spiazza, attira la tua attenzione, rapisce il tuo sguardo e dimentichi tutto il resto, fa saltare tutti i tuoi punti di riferimento e ti stravolge la Vita... |
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Amico*
Data Registrazione: Apr 2006
Località: Napoli
Messaggi: 1.429
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Citazione:
Citazione:
...esser lasciati da una persona tramite sms...a me è capitato...sicuramente rende tutto più facile ed indolore ma il rispetto per chi hai di fronte..quello sta venendo a mancare giorno dopo giorno.. ...comunque bella riflessione che hai postato Arianna...poi io amo il modo di "comunicare" di Fabio Volo...sembra sempre che vuol scherzare e poi invece ti infila quei concetti che ti lasciano così senza parole ...un abbraccio
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Siamo fatti come nuvole che nel cielo si confondono fino a quando arriva il vento dell'est inevitabilmente si dividono. |
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Amico*
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In genere e parlo per la mia esperienza, perchè alle statistiche credo sempre troppo poco, il corteggiamento sono una serie di attenzioni...di carinerie...che fanno sentire speciali...Ne ho vissute tante....di parole e frasi e poesie...pure di fiori....ma il bello come scritto nell'articolo è il dopo...ed il dopo a volte è estremamente deludente...pare che dopo non ci sia nulla da dirsi...fretta nel consumare tutto...relazion fast food...e non voglio esser disfattista...ma io ho vissuto questo...allora mi trovo io sempre a corteggiare chi mi interessa...facendo a lui ciò che vorrei fosse fatto a me...poi per ad un certo punto mi sono stancata anche di questo...per cui penso che la cosa più bella è esser spontanei...senza ruoli...senza niente di niente...ma magari cominciare solo con più lentezza...ed è bellissima la lentezza
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Non esiste nessuna notte così lunga ed infinita da non conoscere le luci dell'alba... |
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