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#1 |
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Moderatore*
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La classe operaia non esiste piu' e la lotta di classe e' un concetto vecchio e superato,ci viene ripetuto da politici ed editorialisti vari.
E' vero ,alla classe operaia sono stati tolti i diritti,leggi su leggi a favore della precarizzazione ne hanno disintegrato l'identita',il suo peso politico si e' ridotto ai minimi termini,insieme al potere d'acquisto dei salari. Solo se c'è una strage come a Molfetta o alla Thyssenkrupp si fa un po' rumore e si sollecitano provvedimenti. Un rito. La finta indignazione e il cordoglio delle forze politiche. Un rito. L'applauso della folla al passaggio delle bare. Un rito. L'ennesimo decreto urgente. Riti da sbrigare in fretta,per togliersi l'imbarazzo e tornare il prima possibile a trafficare per assicurarsi posti di potere da spartirsi,bipartisan naturalmente. La guerra in corso e' una guerra antica,quella tra lavoro e profitto. E una delle parti la sta rovinosamente perdendo,tanto che se nega l'esistenza. Sono i vincitori a dettare le regole,sono i decaloghi alla Montezemolo a contare.la competizione politica e' ridotta a una gara volta a dimostrare chi puo' eseguirle con piu' zelo ed affidabilita'. La guerra continua,anche i caduti sono da una parte sola,quella della classe operaia che non esiste. Vae victis
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Tutto svanisce, ma non i desideri che abbiamo avuto. |
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#2 |
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Amico*
Data Registrazione: May 2007
Messaggi: 4.028
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Già, hai detto bene Enri caro...."un rito"
.... ...... ........ Faby
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#3 |
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Amico*
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Oddio anche quì!
proprio oggi ho spiegato Marx!!!! :P Scherzi a parte, mai argomento fu più attuale di questo.... è una lettura della società condivisibile o meno, ma pur sempre valida sotto alcuni aspetti.... il divario di cui tu parli, caro Enrichetto, è uno di questo aspetti che, purtoppo, non è mai andato scomparendo nelle scietà di tutti i tempi e di tutti i luoghi di questo nostro pianeta... C'è sempre una classe socile dominane ed una dominata apertamente o subdolamente (quest'ultimo caso è quello dei nostri tempi! ).
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Si vive solo il tempo in cui si ama. C. A. Helvetius |
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#4 |
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Amico*
Data Registrazione: May 2007
Messaggi: 4.028
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..ho sentito parlare di inasprimento delle sanzioni a carico dei datori di lavoro nell'ipotesi in cui non predispongano un ambiente di lavoro idoneo(questo è uno dei tanti obblighi previsti in capo ai datori)...In effetti guardando al vecchia normativa le pene previste possono essere ,sostanzialamente,definite nulle...
Ovviamante il provvedimento legislativo tarderà ad arrivare... Faby
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#5 |
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Amico*
Data Registrazione: May 2007
Messaggi: 4.028
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..ops
ho appena sentito al tg che il decrto sicurezza è stato approvato..anche se,non so se prevederà,come si diceva,sanzioni più dure per i capi...Faby
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#6 |
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Amico*
Data Registrazione: May 2007
Messaggi: 4.028
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#7 |
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Amico*
Data Registrazione: Sep 2006
Località: Un'anima ferita dalla malvagità
Messaggi: 1.915
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Non so se quel decreto legge verrà mai applicato…….non ho molta fiducia……sia perché lo devo ancora vedere un governo che difende a spada tratta i diritti dei più deboli contro gli interessi dei ricchi industriali…….sia perché Confindustria è potente e loro non erano d’accordo con l’inasprimento delle pene….le trovavano troppo “ punitive”…..poverini
Ma questa gente non ce l’ha proprio un po’ di senso del pudore?
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Tutte le cose sono collegate. Tutto ciò che accade alla terra, accade ai figli e alle figlie della terra. L'uomo non ha intrecciato il tessuto della vita; ne è solamente un filo. Tutto ciò che egli fa al tessuto, lo fa a se stesso. Capo Seattle |
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#8 |
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Amico*
Data Registrazione: May 2007
Messaggi: 4.028
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il senso del pudore non può sopravvivere fra i potenti :seppure,magari, loro ne abbiano all'inizio ,poi inevitabilmente esso vine meno...
Oggi,giusto per la cronaca,un'altra vittima del lavoro... Faby.. |
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#9 |
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Amico*
Data Registrazione: May 2007
Messaggi: 4.028
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"La classe operaia non esiste piu' "..non so sarò pure noiosa,ma questo è un argomento che mi sta particolarmente a cuore...
Non bisognerebbe dimenticare che il lungo processo che ha formato la classe operaia è lo stesso che ha costruito una fortissima etica del lavoro,un patrimonio per tutti noi... oltre che noiosa mi sa che sto pure fuori post Faby... |
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#10 |
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Amico*
Data Registrazione: May 2007
Messaggi: 4.028
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Ho preso a cuore
questo argomento...Ancora una morte sul lavoro... Un operaio quarantacinquenne muore presso lo stabilimento di Melfi (Potenza).. Si riaprono tutti gli interrogativi del caso.. Il mio: e il decreto sicurezza? Faby |
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#11 |
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Amico*
Data Registrazione: May 2007
Messaggi: 4.028
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....si muore di lavoro..anche oggi un operaiodi Terni(Umbria) ha perso la vita..
....chissà se il governo Berlusconi renderà effettivamente applicabile il decreto sicurezza ormai approvato da tempo.. ? ..staremo a vedere... Faby...... |
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#12 |
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Amico*
Data Registrazione: May 2007
Messaggi: 4.028
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Festa del lavoro, ma gli incidenti non si fermano
Il 1° maggio 4 ustionati all'Ilva di Taranto Quattro lavoratori sono rimasti ustionati la mattina del 1° maggio mentre erano di turno nello stabilimento siderurgico dell’Ilva di Taranto. Lo rende noto con un comunicato la Fiom-Cgil della città pugliese. L'incidente è accaduto nel reparto Cco1 (Colata continua) e tre lavoratori sono stati medicati nell'infermeria dello stabilimento, mentre il quarto è stato trasportato al Centro grandi ustioni dell'ospedale di Brindisi. Secondo quanto riferito nella nota dalla Fiom, durante la fase di colata dalla siviera si è staccato un crostone che, cadendo nell'acciaio liquido ad altissima temperatura, ha provocato la fuoriuscita di parte dello stesso liquido che ha investito i quattro lavoratori. Nessuno di loro è in condizioni critiche. I tre lavoratori medicati nell'infermeria di stabilimento hanno riportato bruciature superficiali agli arti e in altre parti del corpo. Il quarto lavoratore, trasportato al Centro ustioni di Brindisi, è stato investito da una maggiore quantità di liquido bollente ma anche per lui le ustioni sono superficiali e non è stato necessario il ricovero. Tre lavoratori hanno riportato ferite guaribili in cinque giorni; il quarto, ustionato, se la caverà in 15 giorni. “Più volte negli anni passati - sottolinea nella nota la Fiom - le rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza della Fiom avevano segnalato, anche alla Ausl, la necessità di una più precisa prescrizione operativa che, attraverso la pulizia delle scorie dalle siviere, dopo le fasi di colaggio, avrebbe potuto evitare l'inconveniente accaduto oggi”. La Fiom invita quindi l'azienda, gli enti preposti alla sicurezza e i lavoratori “al massimo impegno e alla massima attenzione per la salvaguardia della salute e dell'incolumità dei lavoratori in fabbrica”. In serata la stessa Ilva ha reso noto che per stabilire le cause dell'incidente accaduto allo stabilimento dell'Ilva di Taranto, l'azienda ha avviato un'indagine interna sottolineando che l'incidente - nel quale sono rimasti feriti quattro operai - '”ha avuto un'entità lievè”. Faby.. |
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#13 |
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Amico*
Data Registrazione: Mar 2008
Messaggi: 459
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Vorrei un po' dissentire da chi di voi si augura pene più severe per i "ricchi imprenditori"... non è con le sanzioni che si fa sicurezza, ma con la cultura da apportare agli "addetti ai lavori". Ve lo dico perché mi occupo anche di infortuni, e troppe volte il problema è legato anche ai lavoratori, che non si rendono conto che certe procedure e certi DPI sono fatti apposta per proteggerli, e non tanto per fare.
Diciamo che c'è da lavorare da entrambe le parti, ma con la cultura, non con le sanzioni (salvo casi in cui queste sono necessarie ed auspicabili). |
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#14 |
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Amico*
Data Registrazione: May 2007
Messaggi: 4.028
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Sicuramente è un fatto di cultura come dici tu,perchè a volte gli infortuni sono imputabili a negligenza del lavoratore.
Ma sai..tanti sono i casi in cui i suddetti,pur essendo provocati da mancanza di misure di sicurezza idonee nel luogo di lavoro,sono fatti passare per incidenti determinati da incuria del dipendente il quale,pur di non perdere il posto di lavoro, acconsente ad una situazione di tal fatta.Ovviamente mi riferisco a quei casi in cui il danno all'integrità psicofisica del lavoratore non sia particolarmente grave. Esistono delle sentenze che hanno condannato datori di lavoro che abbiano tenuto siffatta condotta emersa,è chiaro,grazie alla denuncia di qualche lavoratore temerario vittima del danno stesso. Questo soprattutto nella realtà del sud-Italia. Faby |
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#15 |
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Amico*
Data Registrazione: May 2007
Messaggi: 4.028
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PALERMO - I sei operai morti nel depuratore comunale di Mineo non avrebbero dovuto essere li'. E' quanto sostiene la Carfi' Servizi Ecologici, la ditta di cui erano dipendenti 2 delle vittime dell'incidente di ieri.
''Per l'esecuzione del servizio di 'espurgo' non era prevista ne' dalle nostre procedure aziendali, ne' dalle disposizioni del committente (il comune di Mineo, ndr), la presenza di nostro personale all'interno della vasca o comunque lo svolgimento di qualsiasi operazione, anche momentanea, all'interno della vasca stessa'', afferma la nota della ditta. L'azienda precisa inoltre che ''il mezzo di espurgo, posizionato nella stradella adiacente la vasca, viene governato da un operatore addetto ai comandi, che non puo' allontanarsi dal mezzo stesso'' e sottolinea che ''mai, neppure in passato ha svolto per il depuratore di Mineo alcuna attivita' di bonifica e/o manutenzione di vasche, filtri o altro''. ''Allo stato - conclude la nota - attendiamo fiduciosi l'esito delle indagini nella speranza che si possa fare luce, al piu' presto, sulla dinamica dell'incidente, ancora oscura. Nel contempo chiediamo alla stampa, soprattutto nel rispetto del dolore dei familiari, di usare cautela nell'esposizione di tesi o ricostruzioni fantasiose, atti a condannare alcuni operatori, eroicizzandone altri''. L'azienda, infine, ha confermato che Salvatore Smecca era stato appena assunto. 'Una coincidenza su cui stiamo indagando', ha ammesso il procuratore capo di Caltagirone, Onofrio Lo Re, che coordina le indagini. Secondo il magistrato i sei operai morti "non indossavano ne' mascherine ne' respiratori, ma non sappiamo se fossero necessarie''. ''E' ancora presto per fare delle ipotesi sulla esatta dinamica dell'accaduto, ma tutto sara' chiarito dall'autopsia e dagli accertamenti tecnici che ho predisposto'', ha continuato Lo Re confermando che gli operai erano impegnati nella manutenzione ''del tubo di collegamento tra una vasca di decantazione e quella che conteneva i fanghi''. Il magistrato ha sottolineato ''la necessita' che tutti prendano coscienza che il lavoro comporta dei rischi e ci vuole una cultura e una preparazione nel campo della sicurezza e dell'antinfortunistica a tutti i livelli''. ''Indagati? Non parlo di questo, perche' l'inchiesta e' ancora all'inizio ed e' riservata'', ha aggiunto e non ha voluto anticipare neanche il tipo di reato che ipotizzera': ''E' ancora troppo presto - ha spiegato - e attendiamo gli accertamenti medico-legali e tecnici che abbiamo predisposto''. Il procuratore ha confermato anche che le autopsie ''si svolgeranno tra domani e dopodomani''. SACCONI INCONTRA LE PARTI SOCIALI, 'PIANO STRAORDINARIO' ROMA - "Un piano straordinario per arginare il fenomeno delle morti bianche". Lo ha annunciato il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. "Lo Stato e le parti sociali devono reagire e oggi pomeriggio ci incontreremo per varare un piano straordinario", ha detto il ministro arrivando all'assemblea di Confartigianato precisando che il piano conterrà anche un aumento dei controlli. Il ministro incontrera' alle 16:30 le parti sociali e le imprese. I sei operai sono morti dentro una stanza dell'impianto di depurazione probabilmente per l'esalazione di sostanze tossiche. I corpi dei sei lavoratori erano uno sopra l'altro, come se ognuno di loro avesse cercato di salvare il collega di lavoro, senza farcela. E' il film dell'ultima 'strage bianca' consumatasi a Mineo, un paesino della piana di Catania. Le sei vittime dell'incidente sul lavoro di ieri nel depuratore comunale di Mineo erano esperti del settore del quale si occupavano. Giuseppe Zaccaria, 47 anni, era perito industriale, ed era il responsabile della sicurezza dell'impianto. Era stato assunto dal Comune nel dicembre del 2001, dove era entrato come lavoratore socialmente utile dopo la chiusura della sua impresa. Con la moglie, negli anni scorsi, avevano adottato un bambino. Era in ferie ma è rientrato al lavoro per riparare il guasto al depuratore. Nel dicembre del 2001 era stato assunto anche Natale Giovanni Sofia, 37 anni. Lascia la moglie e due figli. Giuseppe Palumbo, 57 anni, aveva due figli grandi, una delle quali si sarebbe dovuta sposare il mese prossimo. La sua grande passione era la caccia. Salvatore Pulici, 37 anni, era il custode dell'impianto. Lascia due figli: un ragazzo di 11 anni e una bambina di pochi mesi che era stata battezzata nelle scorse settimane. Era un 'contrattista', aveva un part-time di 36 ore la settimana e presto sarebbe stato stabilizzato. Due operai attenti e preparati sono definiti anche i tecnici dell'azienda Carfì che sono morti a Mineo. Salvatore Tumino, aveva 47 anni, ed era originario di Ragusa. Salvatore Smecca, anche lui di 47 anni, era originario di Gela (Caltanissetta) ma si era trasferito a Marina di Ragusa. Nel capoluogo ibleo ieri è stato proclamato il lutto cittadino. I corpi non presentano lesioni ma erano sporchi di fango. L'ipotesi che prende corpo sulla dinamica dell'incidente è quella di un 'mix' tra la presenza improvvisa del fango del depuratore che avrebbe invaso inaspettatamente la vasca dove stavano lavorando gli operai e i miasmi emessi dallo stesso fango. A stabilire con esattezza le cause della morte dei sei operai sarà l'autopsia che verra' eseguita nei prossimi giorni. "Sono morti abbracciati uno con l'altro, quasi certamente nel tentativo di salvarsi a vicenda", dice Don Miné Valdini, parroco della chiesa di Sant'Agrippino, patrono di Mineo. "Sono morti - aggiunge il sacerdote - con un gesto d'amore. Un atto di generosità che purtroppo non è servito a nulla". Per il recupero dei corpi, avvenuto nella tarda serata, è intervenuta una squadra speciale dei sommozzatori dei vigili del fuoco, la Saf (speleo alpino fluviale), che si sono calati nella vasca con bombole di ossigeno. Secondo una prima ricostruzione i due operai avrebbero calato una scala in alluminio nella vasca che ogni mercoledì veniva ripulita e sarebbero entrati con un tubo che immette acqua ad alta pressione in un locale per pulire il filtro dai fanghi di depurazione che poi sarebbero stati caricati su un camion. A quel punto, per motivi che ancora non sono stati accertati e su cui indaga la Procura di Caltagirone, i due si sarebbero sentiti male e gli altri quattro sarebbero via via intervenuti per aiutarsi a vicenda. "Li abbiamo trovati uno accanto all'altro, in fondo alla vasca, coperti da un sottile strato di fango - dice Salvatore Spanò, comandante dei vigili del fuoco di Catania - Quasi certamente hanno tentato di salvarsi prima di rimanere intrappolati dentro quella 'camera della morte'. Stiamo facendo tutti i rilievi necessari, con l'ausilio del nostro nucleo specializzato in interventi chimici e batteriologici, per trovare una spiegazione". E il colonnello Giuseppe Governale, comandante provinciale dei carabinieri, aggiunge: "La situazione è complessa, stiamo verificando con delle perizie tecniche per capire cosa può essere accaduto". I sei operai vengono descritti come persone esperte. Giuseppe Zaccaria era rientrato proprio oggi dalle ferie appositamente per i lavori che si dovevano svolgere nel depuratore comunale. Era infatti il responsabile della sicurezza della struttura, assieme a lui è morto anche il custode. Dopo avere appreso la notizia, i familiari delle vittime si sono recati nell'impianto, trasformato in un luogo di dolore e commozione. "Voglio vedere Giovanni, e fatemi vedere subito mio figlio, non ci posso credere..." ha urlato la madre di Giovanni Natale Sofia. La donna sostenuta da due familiari ha cercato di varcare il cancello, controllato da carabinieri e vigili urbani, ma inutilmente. Sulla stradina che si inerpica verso Mineo, tra rovi e fichi d'india selvatici e piccole strade sterrate il dolore dei parenti delle vittime è stato evidente ma sommesso, quasi controllato. Tutti si sono abbracciati cercando di darsi inutilmente conforto e sostegno. La moglie di una delle vittime, giovanissima, ha urlato: "Perché proprio a me, mio Dio non è possibile". Al centralino del municipio una donna risponde in lacrime: "Erano nostri colleghi, bravissimi colleghi". Il sindaco di Mineo, Giuseppe Castania, si è subito recato nel depuratore. "C'é troppo dolore, le vittime le conoscevamo tutti e il paese è sconvolto - dice con la voce rotta - non so cosa fare ma credo che sia evidente a tutti che domenica prossima alle amministrative qui si dovranno annullare le elezioni, non so chi potrà andare a votare". Il segretario nazionale della Fiom-Cgil Giorgio Cremaschi parla di una "nuova ThyssenKrupp questa volta a Catania". "Vogliamo uno sciopero generale e nazionale per la salute e la sicurezza del lavoro - annuncia Cremaschi - ed è chiaro che nessuno può minimamente pensare di mitigare le leggi e il nuovo testo unico che anzi vanno applicate con tutto il loro rigore". "Alle famiglie dei sei lavoratori che hanno perso la vita va la vicinanza e l'aiuto concreto mio personale e del governo", ha detto in conferenza stampa a Napoli il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dicendo di aver "chiesto al ministro del Lavoro di recarsi sul posto per verificare la dinamica dell'incidente". Il Senato ha osservato un minuto di silenzio per i sei operai morti in Sicilia, su invito del presidente Renato Schifani. Dopo aver letto la notizia del grave incidente, Schifani ha ricordato l'urgenza di reistituire la commissione di inchiesta sulle morti bianche anche in questa legislatura. "E' una tragedia orribile che colpisce e ferisce la coscienza di tutti noi. Sei operai, sei uomini morti così, uno dietro l'altro, devono essere un monito: lavorare non deve voler dire morire e quando succede significa che tante cose non hanno funzionato", dice Walter Veltroni. "Le leggi - aggiunge - anche per iniziativa del precedente governo, ci sono e occorre farle funzionare soprattutto per prevenire e controllare, per impedire situazioni di terribile pericolosità. Ora il mio pensiero va a quei sei operai uccisi e alle loro famiglie". NAPOLITANO: BASTA STRAGI SUL LAVORO "Basta con le stragi sul lavoro", ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano di fronte al terribile incidente di Mineo in cui hanno perso la vita sei lavoratori. Gli operai sono morti mentre pulivano il filtro di una vasca all'interno di un depuratore consortile. E' accaduto in Sicilia, a Mineo, a 35 km da Catania. La nuova tragedia sul lavoro sembra sia stata causata dall'inalazione di sostanze tossiche. "Questa ulteriore strage, quest'altro gravissimo episodio di carenza di tutele e di misure di prevenzione, da parte di soggetti pubblici e privati, ripropone l'imperativo assoluto di interventi e controlli stringenti per la sicurezza sul lavoro e per spezzare la drammatica catena di morti bianche". Una catena che conta oggi, in Italia, nove vittime. Altri tre lavoratori hanno perso la vita in varie parti d'Italia, oltre ai sei della Sicilia. A dare l'allarme, a Mineo, e' stato un collega, allertato dai familiari degli operai che non li avevano visti tornare per il pranzo. L'uomo e' andato sul posto e li ha trovati morti. Ha dato subito l'allarme e poi per lo choc e' stato colto da un malore. Ora sta meglio. Inalazione di sostanze tossiche, scossa elettrica o forse il fango riversato da una pompa che, per motivi da precisare, avrebbe riempito la vasca di una sorta di 'sabbie mobili' le ipotesi al vaglio degli investigatori. TRE MESI FA LA STESSA TRAGEDIA A MOLFETTA La nuova tragedia porta subito alla memoria le cinque vittime di Molfetta. Il 3 marzo scorso morirono intossicati nell'autocisterna della 'Truck center', il titolare dell'azienda e quattro dipendenti per le esalazioni venefiche contenute nella cisterna. Oltre che per la gravità dell'episodio, la notizia commosse l'Italia anche perché quattro delle cinque vittime morirono per salvare i compagni. Il primo operaio a cadere nella cisterna fu Guglielmo Mangano, di 44 anni: era impegnato nel lavaggio dell'autocisterna che era forse scivolato. Gli altri, uno dopo l'altro, erano entrati nella cisterna nel tentativo di aiutare i compagni di lavoro: Michele Tasca, il più giovane (avrebbe compiuto 20 anni la domenica successiva), Vincenzo Altomare, il più anziano aveva 64 anni, era il titolare dell'azienda, Luigi Farinola, 37 anni, che non potrà vedere il bimbo che la moglie porta in grembo e Biagio Sciancalepore, anche lui giovanissimo, aveva solo 26 anni e pare lavorasse solo da qualche giorno alla 'Truck center'. L'unico sopravvissuto, Cosimo Ventrella, di 57 anni, avrebbe strattonato Altomare per farlo desistere dal calarsi nella cisterna. Non è stato ancora accertato quale fu la sostanza tossica che provocò la tragedia perché sono ancora in corso le analisi dei campioni prelevati nella cisterna. Faby |
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